📚 Sabato è arrivato e con esso il nostro appuntamento fisso!
Per #CosaLeggoNelWeekend ho scelto “IL TRUCCO DEL DIAVOLO”, il nuovo romanzo di Fabiano Massimi. Autore che seguo dal suo esordio, questa volta ci porta nella Roma del Settecento, nello Stato Pontificio, dove una serie di delitti macabri e rituali sta facendo tremare la Città Eterna. Il Papa, terrorizzato dallo scandalo, decide di chiamare un tipo fuori dagli schemi totali: l’avventuriero corso Xavier Galant. Da lì parte un’indagine tra simboli misteriosi, intrighi dimenticati e un enigma che sembra impossibile da decifrare… un mix di storia, occulto e tensione che mi sta tenendo sveglio fino a notte fonda!
E voi, amici lettori, cosa avete scelto di leggere questo weekend? Ditemelo nei commenti con l’hashtag #CosaLeggoNelWeekend!
Buon #2giugno amici lettori, oggi vi presento “La radiomante di Himmler” di Marco Consentino e Domenico Dodaro!
In piena Seconda Guerra Mondiale, una donna italiana dotata di straordinari poteri di rabdomanzia – capace di “sentire” l’acqua e i metalli nascosti sottoterra – attira l’attenzione ossessiva di Heinrich Himmler.
Nasce così un thriller storico teso, tra spionaggio nazista, fascinazione per l’irrazionale e il coraggio di chi osa dire no.
Ispirato alla storia vera di Maria Mataloni, dimenticata per troppo tempo, il romanzo illumina una pagina oscura e affascinante del nostro passato recente.
Marco Consentino (già Capo dell’Ufficio Cerimoniale del Senato, autore di manuali di costume, ricette e testi teatrali) e Domenico Dodaro (avvocato esperto di diritto d’impresa, romano doc) tornano dopo il successo di “Madame Vitti” e “I fantasmi dell’Impero” (Premio Selezione Bancarella) con una coppia di penne affiatatissima.
Lo avete già letto o avete intenzione di scoprirlo? Ditemi nei commenti!
Italian rhythmic gymnast Sofia Raffaeli is truly out of this world.
Just listen to the crowd erupt as she delivers a breathtaking, sublime performance.
✍️ Appunti di viaggio
Sono passate ventiquattro ore dalla sconfitta di Sinner.
Il velo di tristezza è ancora presente. Sì, presente e pure tanto. Nessuna vergogna ad ammetterlo.
Si vince con Jannik. Si perde con Jannik. Ormai è così.
Aggiungo solo qualche riflessione, prima di guardare avanti.
Ho letto critiche esagerate su Sinner. Definito troppo vulnerabile, poco resistente al caldo, troppi infortuni e crampi, fantasmi, ansie e via a ruota libera. Qualcuno non vedeva l'ora di tirar fuori il file ammuffito dopo 6 Masters 1000 vinti e 30 match vinti di fila. La faziosità di chi riesce a esultare vedendo Jannik in difficoltà fisica sul campo evidenzia invidie recondite. Non perdo tempo a smontare questi teoremi fake. Meglio l'indifferenza, ce lo insegna Jannik. Non ti curar di loro ma guarda e passa.
C'è qualcosa di più serio su cui riflettere. La cultura della sconfitta. Ha perso da eroe Jannik. È riuscito a rimanere in piedi di fronte a una sconfitta dolorissima.
Una spada addosso ma non è crollato. Ha sbandato ma è rimasto lì. Stordito, ma senza cadere in quella dannata polvere rossa. In quell'inferno infuocato di un cratere chiamato Philippe Chatrier. Zero alibi a cui aggrapparsi, eppure ne aveva tantissimi.
Zero scuse per giustificare una sconfitta. Poteva andare negli spogliatoi e rimanerci. Avrebbe perso per ritiro, non per l'avversario. È invece rimasto piegato in due ma ha voluto arrivare alla fine per stringere la mano ad un avversario che aveva dominato 6-3 6-2 5-1. Prima che il malore spazzasse via tutto.
Questa sconfitta vale come i 30 match vinti. Perché Jannik ci ha mostrato come perde un fenomeno. Con dignità. Con rispetto. Con dolore al cuore, ma senza piangersi addosso.
Sinner non ci ha insegnato solo la cultura della vittoria che nel tennis italiano conoscevamo poco. Ma ci ha insegnato anche questa cultura della sconfitta che forse non conoscevamo per niente. Quella più difficile da accettare. Senza scuse e senza alibi. Un diamante raro anche su questo. Un eroe anche nelle sconfitte.
✍️ Angelo
Oggi per l’appuntamento di #CosaLeggoNelWeekend ho scelto “Gioco di prestigio” di Luca Ricci.
Luca Ricci è l’autore che seguo da sempre: la sua quadrilogia delle stagioni mi ha emozionato come pochi altri, libro dopo libro.
Questa volta ci porta dentro la testa di un uomo che ha passato la vita a perdere la partita tra la bottiglia e la poesia… finché una donna un po’ matta gli piazza davanti un’idea folle che potrebbe ribaltare tutto. Intorno a loro girano personaggi strani e veri, dialoghi che spiazzano e quella scrittura tagliente, ironica e profondissima che solo Ricci sa fare. Ti prende, ti scuote e ti lascia con il sorriso e un nodo in gola. Ideale per questo weekend che scotta!
E voi, amici followers cosa avete scelto di leggere in questo caldo weekend?
In fin dei conti, noi vivi siamo un’esigua minoranza rispetto ai morti, e a tutti i non ancora nati. E questo fa apparire la vita per l’attimo evanescente che è.
#librarsinelmondo
“DEVI BERE ALMENO
1,5 DI ACQUA AL GIORNO”.
NON È SCIENZA. È MARKETING.
Prof. @RoyDeVita
Da dove viene la regola di bere almeno 1 litro e mezzo d’acqua al giorno?
Da nessuna parte.
Il nefrologo Stanley Goldfarb dell’Università della Pennsylvania ha analizzato decenni di ricerche. Conclusione pubblicata sul Journal of the American Society of Nephrology: non esistono dati che supportino l’idratazione forzata per individui sani.
I reni sani regolano l’equilibrio idrico con precisione straordinaria. Forzare l’assunzione di liquidi non li aiuta, li fa lavorare di più senza beneficio.
Bere troppa acqua diluisce il sodio nel sangue. Si chiama iponatriemia. Stanchezza, annebbiamento mentale, mal di testa. Nei casi gravi: convulsioni. Ogni anno causa problemi seri tra i maratoneti.
L’evoluzione ha impiegato milioni di anni a perfezionare un segnale: la sete. Fidati di essa.
Eccezioni reali: anziani, atleti, calcoli renali, infezioni urinarie ricorrenti. Per tutti gli altri — bevi quando hai sete.
Nella scienza non si crede.
È un metodo. E i metodi possono essere corrotti.
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Our lives may have many obstacles and much pain. But sometimes a soul will choose a challenging lifetime in order to accelerate its spiritual progress, or as an act of love to help others. A hard life is not a punishment, but rather an opportunity for growth and love.
Oggi ho letto di un orangutan di Sumatra che, ferito al volto, ha fatto qualcosa che dovrebbe far riflettere profondamente la nostra specie. Gli scienziati che lo hanno studiato lo hanno chiamato Rakus.
Questo straordinario primate dopo aver riportato una grave ferita alla guancia destra, è stato osservato mentre selezionava una specifica liana medicinale della foresta tropicale, la Fibraurea tinctoria (“Akar Kuning”). Ma non si è limitato a mangiarla.
L’ha masticata lentamente fino a ricavarne una pasta, quindi ha applicato con precisione il succo direttamente sulla ferita aperta, ripetendo il gesto più volte per diversi minuti.
Successivamente ha coperto la lesione con il residuo vegetale, come una vera medicazione.
Nei giorni successivi la ferita si è chiusa senza infezioni.
Lo studio, pubblicato nel 2024 su Scientific Reports dal Max Planck Institute of Animal Behavior, rappresenta il primo caso documentato di un animale selvatico che tratta attivamente una ferita aperta utilizzando una pianta medicinale appropriata.
E forse la questione più importante non è soltanto biologica. Perché episodi come questo incrinano ancora una volta l’antica arroganza dell’uomo di sentirsi “padrone” assoluto del mondo naturale.
Troppo spesso abbiamo immaginato gli animali come esseri inferiori, guidati soltanto da automatismi ciechi, dimenticando che la Natura custodisce forme di intelligenza molto più profonde, antiche e sottili di quanto il nostro orgoglio sia disposto ad ammettere.
Infatti l’orangutan non sta “imitando l’uomo”. Sta semplicemente vivendo secondo una sapienza inscritta nella vita stessa.
Forse è proprio questo che oggi ci emoziona tanto: scoprire che la distanza tra noi e il resto del vivente non è così assoluta come abbiamo creduto.
Gli animali non cercano di dominare il pianeta. Lo abitano.
E forse la vera superiorità non consiste nel conquistare la Natura, ma nel riuscire a restare in armonia con essa senza distruggerla.
Per l’appuntamento di 📖 #CosaLeggoNelWeekend oggi ho scelto “Ho paura torero” di Pedro Lemebel.
Un romanzo che brucia, tenero e feroce allo stesso tempo. Santiago del Cile sotto la dittatura, una passione impossibile, corpi che sfidano il regime e il silenzio. Lemebel scrive con la grazia di chi sa che la bellezza può essere un atto politico.
Sono curiosissimo di immergermi in queste pagine.
Voi cosa state leggendo questo weekend? Ditemi il vostro titolo nei commenti.
È sabato e torna il nostro appuntamento con #CosaLeggoNelWeekend.
Oggi vi propongo “L’Eden all’alba” di Karim Kattan.
In una Palestina oppressa dall’occupazione, dove ogni spazio è conteso e negato, due giovani palestinesi, Isaac e Gabriel, si incontrano per caso a Gerusalemme durante un’estate di khamsin, il vento caldo del deserto che sembra seppellire tutto. A narrare la storia è il cielo stesso, personificato, che osserva dall’alto le loro vite con curiosità e tenerezza. Tra le mura di un hotel e i racconti di jinn e leggende nasce un amore luminoso, sensuale e intensissimo. La loro passione diventa resistenza: salgono in macchina e partono verso Gerico e oltre, sfidando confini reali e invisibili, alla ricerca di un Eden che forse esiste solo all’alba.
E voi? Cosa avete scelto di leggere questo weekend?