Ayer ha sido algo espectacular. Estoy muy emocionada y muy feliz de haber tenido la suerte de compartir, no solo esta noche, sino también 30 años juntas por el mundo, con muchos ideales, valores e ideas en común.
@shakira, te admiro muchísimo por tu manera de ser, por no haberte rendido nunca y por transmitir siempre un mensaje de fuerza y esperanza a todos.
Eres una gran artista. Te adoro muchísimo. Gracias por esta noche. 🤍
Cuando murió Freddie Mercury, el único que parecía tener un poco de altura para actuar de solista de Queen era George Michael.
Escuchad esto con los ojos cerrados.
40 anni di Rispetto.
Dentro c’era anche questa, con il testo di Gino Paoli: Come il sole all’improvviso.
40 years of "Rispetto"
There was also this, with lyrics by Gino Paoli: Come il sole all’improvviso.
Fiore di maggio (F. Concato)
“E ti ricordi c’era il paese in festa, tutti ubriachi di canzoni e di allegria…” (speriamo!).
Buon Primo Maggio da Lunisiana soul.
Inizia il mese che ci riporterà on the road… meno due settimane!
#PrimoMaggio#FioreDiMaggio#FabioConcato
Proprio pochi giorni fa, Alex #Manninger aveva raccontato: "Ora sono tornato a fare il falegname. Mi ha insegnato il sudore e la fatica. E oggi sono felice. Il calcio di oggi è solo moda e business, io invece non ho nemmeno Instagram, pensi un po’. Sono felice nella mia pace e nella semplicità.
Fare il falegname mi ha insegnato l’importanza del sudore e dei sacrifici. Sia Conte che Klopp, nel tempo, hanno apprezzato questo aspetto. Mi dicevano che ero fondamentale per trasmettere ai più giovani l’attitudine al lavoro.
Adesso negli spogliatoi si pensa più ai capelli e ai post da fare che a lavorare sodo. Ah, come mancano figure come Del Piero, Buffon e compagnia... "
Ciao, Alex
🚨 VIDEO #Spalletti post #JuveGenoa 2-0: "1° tempo da squadra top, nel 2° siamo entrati nella fase di nessuno, successo troppe volte... ti viene il dubbio «Che saremo domani?», non si riesce a dare continuità. Si deve attivare subito quell'auto-esigenza di essere di livello top"
«Io non pago per le donne», ha scritto un uomo di 52 anni.
Mi sono presentata all’appuntamento senza trucco e con le scarpe da ginnastica.
Ci sentivamo da circa due settimane. Giovanni era una di quelle persone rare, educato, diretto, senza giochi mentali. Divorziato, due figli grandi, lavorava nell’edilizia. Aveva ironia, equilibrio, cultura. Quando mi ha chiesto di uscire, ho accettato senza esitazione.
Poi è arrivato quel messaggio, chiaro, quasi tagliente.
“Mettiamo le cose in chiaro: non pago per le donne agli appuntamenti. È un mio principio. Spero non sia un problema.”
Sinceramente, non lo è stato.
Anzi, ho apprezzato la trasparenza. Meglio sapere prima a cosa si va incontro, piuttosto che trovarsi davanti al conto a fare finta di niente.
Gli ho risposto: “Va bene, nessun problema. Ci vediamo sabato.”
Dentro di me è nata un’idea.
Un esperimento semplice. Onesto.
Sabato mattina mi sono svegliata presto. Ho 46 anni e so perfettamente cosa significa “prepararsi” per un appuntamento. Ho aperto l’armadio, preso il vestito giusto. Poi il trucco: fondotinta, correttore, ombretti, mascara, rossetto. Il rituale di sempre.
Lì mi sono fermata. Perché?
Se siamo davvero alla pari… se ognuno paga per sé… se non ci sono ruoli…
perché io devo passare due ore a prepararmi?
Perché devo sembrare impeccabile, mentre Giovanni probabilmente arriverà in jeans e maglietta, pronto in dieci minuti?
Così ho deciso.
Jeans. Maglione grigio. Scarpe comode.
Coda di cavallo.
Niente trucco.
Solo io.
Allo specchio mi sono sentita strana. Non peggio. Solo… diversa. Abituata a vedermi “costruita”, mi sono ritrovata semplicemente normale.
“Vediamo”, pensai.
Al bar, Giovanni era già seduto. Mi ha salutata, sorriso, tutto tranquillo. I primi minuti sono stati piacevoli, naturali. Pensavo quasi di essermi posta troppe domande.
Poi si è fermato, mi ha guardata meglio e ha detto:
“Non ti sei preparata molto per vedermi, vero?”
“Cosa intendi?”
“Nelle foto eri più curata… il vestito, il trucco… Adesso sembri… come se fossi uscita per fare una commissione.”
Ho sorriso. Perché in quel momento ho capito che l’esperimento stava funzionando.
“Giovanni”, gli ho detto con calma, “ti ricordi cosa mi hai scritto sul conto?” Annuiì. “Sì.”
“Tu hai parlato di uguaglianza. Ognuno paga il suo. Nessun ruolo, nessuna aspettativa. Tu sei indipendente, io sono indipendente.”
“Sì… e quindi?”
“Quindi mi sono chiesta: perché l’uguaglianza vale solo per i soldi? Tu sei venuto comodo, senza sforzi particolari. Io ho fatto lo stesso. Non è coerente?”
Rimase in silenzio. Poi provò a spiegarsi.
“Ma sono cose diverse…”
“Perché diverse?” gli ho chiesto.
Parlò di abitudini, di “natura femminile”, del fatto che alle donne piace curarsi.
Lo ascoltai. Poi dissi una cosa semplice:
“Curarsi costa. Tempo, energie, soldi. E spesso viene dato per scontato. Si parla di uguaglianza quando si tratta di pagare, ma si continua ad aspettarsi una donna perfetta… gratis.”
Cercò di difendersi:
“Ma alle donne piace…”
Ho sorriso.
“Sì, mi piace sentirmi bella. Ma mi piace anche essere me stessa. Dormire di più. Non preoccuparmi del trucco. Mettere scarpe comode.”
Mi guardava senza sapere cosa dire.
Abbiamo finito il caffè parlando d’altro. Poi è arrivato il conto. Diviso a metà.
Perfetto.
Ci siamo salutati con educazione.
Non ci siamo più cercati.
No, non me ne pento.
Quell’incontro mi ha insegnato qualcosa.
Viviamo in un tempo in cui tutti parlano di uguaglianza, ma spesso solo dove conviene.
Si vuole una donna indipendente, autonoma, ma anche impeccabile, curata, perfetta.
La vera uguaglianza non è dividere un conto.
È condividere lo stesso impegno, lo stesso rispetto, lo stesso sforzo.
Se non vuoi offrire una cena, va benissimo.
Ma allora non aspettarti che qualcuno investa ore per apparire perfetto per te.
Se siamo uguali… siamo uguali davvero.
Senza doppi standard.
Giovanni voleva l’uguaglianza.
L’ha avuta.Solo che non era quella che immaginava.
Rassegnare le mie dimissioni un minuto dopo la fine della gara contro la Bosnia, era un atto impellente, che mi usciva dal profondo. Spontaneo come le lacrime e quel male al cuore che so di condividere con tutti voi.
Mi è stato chiesto di temporeggiare per far fare le giuste riflessioni a tutti.
Ora che il Presidente Gravina ha scelto di fare un passo indietro, mi sento libero di fare quello che sento come atto di responsabilità, perché, pur nella sincera convinzione di aver costruito tanto a livello di spirito e di gruppo con Rino Gattuso e tutti i collaboratori, nel pochissimo tempo a disposizione della Nazionale, l’obiettivo principale era riportare l’Italia al Mondiale.
E non ci siamo riusciti.
È giusto lasciare a chi verrà dopo la libertà di scegliere la figura che riterrà migliore per ricoprire il mio ruolo.
Rappresentare la Nazionale è per me un onore ed una passione che mi divora fin da quando ero un ragazzino.
Ho cercato di interpretare il mio incarico mettendoci tutte le mie energie, guardando a tutti i settori per essere anello di congiunzione, di dialogo e di sinergia tra le varie giovanili, cercando di strutturare, insieme ai vari responsabili, un progetto che partendo dai giovanissimi arrivi fino alla Nazionale U21.
Il tutto per ripensare il modo nel quale si allevano i talenti della futura Nazionale maggiore.
Ho chiesto ed ottenuto l’inserimento di poche, importanti figure di forte esperienza, che insieme con le competenze già presenti, stanno dando vita a questi cambiamenti necessari con visione a medio e lungo termine.
Questo perché credo nella politica della meritocrazia e della specializzazione delle mansioni.
Starà a chi di dovere giudicare la bontà di queste scelte.
Porto nel cuore tutto, con gratitudine per il privilegio e l’insegnamento che, anche nell’epilogo doloroso, questa intensa esperienza mi lascia.
Forza Azzurri sempre.
Negli ultimi anni sono esplosi i termini “malessere” e “malessera”: persone da cui siamo attratti, ma che mostrano comportamenti ambivalenti. E spesso si tratta di persone emotivamente non disponibili. Sappiamo che non ci daranno l’impegno che desideriamo, eppure continuiamo a cadere nelle stesse dinamiche. Ma perché accade? Per capirlo, ne abbiamo parlato su #SkyInsider con lo psicologo, sessuologo e content creator Livio Ricciardi https://t.co/Bce74JlnwR