@25_utopia@siriomerenda Il conflitto a Gaza è stato definito dalle organizzazioni internazionali come il più letale di sempre per i giornalisti. https://t.co/XGpMS26WEk
I saw a post on Reddit that said that “The underlying purpose of AI is to allow wealth to access skill while removing from the skilled the ability to access wealth.” And I don’t think I’ve ever seen AI described so incisively.
For over two decades, men’s tennis has been defined by something of a paradox: electrifying predictability. Starting with Roger Federer in 2003, a group of five men has utterly dominated the major tournaments in an unprecedented consolidation of power at the top of the game. Between Fed’s first major win in 2003 and Novak Djokovic’s (probably) final one in 2023, those two legends and Rafael Nadal combined to win the biggest tournaments in tennis a staggering 66 out of 77 possible times. The Big Three then gave way to the duopoly of Carlos Alcaraz and Jannik Sinner, who have captured every one of the last nine majors and almost certainly many more to come.
This dynamic has produced epic match after epic match among a tiny tennis oligarchy and borne some of the greatest moments in sports history, writes Benjamin Hart. “But the consolidation has come with a price: It has sapped much of the drama from most major tournaments until those last two or three days, since, except on very rare occasions, almost nobody had a real chance to win.”
This year’s unpredictable and downright wacky French Open is a stark departure from all that, writes Hart. And the absence of the best players in the world have made it the most exciting major in years.
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Rape with objects. Gang rape. Rape by trained dogs. Targeted genital shooting. Filmed. Photographed. Archived by the perpetrators. Across 12 named Israel detention sites.
The UN calls it a pattern. B’Tselem calls it a network of torture camps. Both are correct.
“Gasparri che fa il giustiziere in Parlamento e poi vota contro il salario minimo”
Zerocalcare replica alle accuse pretestuose di questi giorni come sa fare solo lui.
Sgombriamo subito il campo dagli equivoci.
Hamas è un movimento jihadista, autoritario e antisemita. Il suo progetto politico non nasce per costruire uno Stato palestinese accanto a Israele, ma per negare la legittimità stessa di Israele. Dopo la vittoria elettorale del 2006 e la presa violenta del potere a Gaza nel 2007, Hamas ha trasformato la Striscia in una piattaforma armata: tunnel, razzi, repressione interna, guerra permanente e uso politico della popolazione civile. Fonte Reuters sul rapporto Amnesty sui crimini di Hamas del 7 ottobre: https://t.co/ro3eCIFBSl
Il 7 ottobre 2023 non è stato un episodio “resistenziale”. È stato un massacro: circa 1.200 persone uccise, in gran parte civili, e 251 ostaggi portati a Gaza. Donne, anziani, bambini, famiglie intere. Un attacco pianificato, rivendicato e accompagnato da una ferocia che nessuna occupazione può giustificare. Fonte Reuters: https://t.co/ro3eCIFBSl
Anche il ruolo dell’Iran e di Hezbollah va detto senza ambiguità. Teheran ha costruito per anni una rete regionale di milizie e gruppi armati :Hezbollah, Jihad islamica palestinese, Hamas e altri attori , usata per pressione militare, destabilizzazione e guerra per procura contro Israele e contro gli equilibri regionali. Fonte CFR: https://t.co/hkzz5ph6kM
Dunque sì: il Medio Oriente è stato avvelenato da rifiuti arabi, terrorismo palestinese, jihadismo, Iran e Hezbollah. Ma è stato avvelenato anche da decenni di occupazione israeliana, colonizzazione, blocco e governi che hanno preferito gestire il conflitto invece di chiuderlo.
Vediamo come è andata.
Il piano ONU del 1947 prevedeva la partizione della Palestina mandataria in due Stati, uno ebraico e uno arabo, con Gerusalemme sotto regime internazionale. La leadership ebraica lo accettò; quella araba lo respinse. È un fatto storico fondamentale, e chi lo cancella falsifica l’origine del conflitto. Fonte ONU, Risoluzione 181: https://t.co/3Q8BXnPrCs
Dopo la dichiarazione d’indipendenza di Israele del 14 maggio 1948, cinque Stati arabi invasero il territorio dell’ex Mandato britannico. Anche questo è vero. Però dire semplicemente “i palestinesi attaccarono Israele” è una scorciatoia: nel 1948 non esisteva uno Stato palestinese con un esercito regolare. Parliamo di Stati arabi, milizie, leadership locali e popolazioni civili travolte dalla guerra. Fonte Dipartimento di Stato USA: https://t.co/jHJ3tUQCRU
Sul 1967 bisogna essere più precisi. La crisi fu provocata da mosse gravissime del mondo arabo: mobilitazione egiziana nel Sinai, ritiro delle forze ONU, chiusura degli Stretti di Tiran, retorica bellica. Ma la guerra dei Sei Giorni cominciò materialmente con un attacco preventivo israeliano contro l’Egitto. Dunque dire che “i palestinesi attaccarono Israele nel 1967” è storicamente sbagliato. La responsabilità araba nella crisi fu pesante; la sequenza militare va raccontata per ciò che fu. Fonte Dipartimento di Stato USA: https://t.co/VGUOoV5ouI
Nel 1973 il quadro è diverso: Egitto e Siria attaccarono Israele nel giorno dello Yom Kippur per riconquistare territori persi nel 1967. Anche qui, però, parliamo di Stati arabi, non genericamente “dei palestinesi”. La precisione non è banale: serve a non trasformare un secolo di storia in una colpa etnica.
Sui negoziati, la ricostruzione “hanno sempre rifiutato due Stati” è troppo comoda. La leadership palestinese ha certamente perso occasioni storiche, e alcune in modo gravissimo. Ma negli anni Novanta Oslo fu esattamente un tentativo di riconoscimento reciproco: l’OLP riconobbe il diritto di Israele a esistere in pace e sicurezza; Israele riconobbe l’OLP come rappresentante del popolo palestinese. Poi Oslo fallì, anche per terrorismo palestinese, espansione degli insediamenti, estremismi interni, sfiducia reciproca e assassinio di Rabin. Fonte ONU, lettere Rabin-Arafat del 1993: https://t.co/VztpAIjADd 1/2 🧵