Ci aspettiamo che tornino altre primavere? Sì. Saranno tutte diverse, irreparabilmente diverse.
Video completo qui: https://t.co/9lv7uGYntF
Editing: @noraferri89
Musica: Sofi ULTRA
#savethebees#crisiclimatica#estinzione
«Ci sono soldati ora che si trovano a Gaza e in Libano affinché noi possiamo giocare qui. Ci sono persone che sono morte affinché noi potessimo giocare qui». Lo ha detto Nadav Zilberstein, allenatore della nazionale israeliana under 18, ai suoi giocatori minorenni, prima dell'esordio all'Europeo di categoria in corso fra Trento e Rovereto. Il video lo ha diffuso la Federazione cestistica israeliana. Nessuno gliel'ha rubato.
Il conto dell'altra metà del campo il Comitato olimpico palestinese lo ha depositato alla Camera dei deputati il 13 febbraio 2026: 684 sportivi uccisi dall'ottobre 2023, di cui 178 fra i sei e i vent'anni, circa 290 impianti distrutti fra Gaza e Cisgiordania.
Il primo marzo 2022 la Fiba ha escluso squadre e dirigenti russi da ogni competizione per la violazione della tregua olimpica. La stessa Fiba, il 29 giugno 2025 ai Mondiali under 19 di Losanna, ha assegnato a Israele la vittoria a tavolino sulla Giordania, che si era rifiutata di giocare. Nel rapporto del 16 settembre 2025 la Commissione d'inchiesta indipendente delle Nazioni Unite ha qualificato come genocidio la condotta israeliana nella Striscia.
Prima del torneo i sindaci di Trento e Rovereto, Franco Ianeselli e Giulia Robol, avevano scritto alla federazione israeliana che "il campo da gioco non è un mondo a parte e non è mai neutrale". Il 29 luglio Alleanza verdi e sinistra del Trentino ha chiamato quelle parole "un atto ignobile" che legittima il genocidio di un popolo. Quel giorno il ministero della Salute di Gaza contava 73.335 uccisi dall'ottobre 2023.
La finale si gioca domenica 2 agosto. Fino ad allora resta agli atti la frase con cui una federazione europea ha spiegato a dei diciassettenni che il loro diritto di giocare in Italia si regge su chi muore a Gaza.
#LaSveglia per La Notizia
Ventitré chilometri di terrapieno tagliano oggi la Striscia di Gaza, e non li ha ordinati un tribunale. Le immagini satellitari di Planet Labs, verificate da Associated Press, mostrano l'esercito israeliano che cola nella terra un muro continuo lungo la Linea Gialla, per separare oltre il 50 per cento che controlla, ormai macerie svuotate, dal resto dell'enclave. Interpellato, l'Idf ha confermato di avere costruito la barriera. Nel solo tratto tra Rafah e Muwasi il rilevato è passato da 500 metri il primo luglio a 2,4 chilometri il 15.
L'accordo in venti punti dell'ottobre 2025, avallato a novembre dal Consiglio di sicurezza dell'Onu, descriveva quella linea come provvisoria, in attesa di un ritiro da fissare a una data "da determinare", e impegnava Israele a non annettere Gaza. A dicembre il capo di stato maggiore Eyal Zamir l'ha chiamata «nuovo confine». Da febbraio i bulldozer la scrivono nella terra. È quello che la Corte internazionale di giustizia, nel parere del 19 luglio 2024, definisce occupazione illegale: presenza e appropriazione che ogni giorno violano il diritto.
Ciò che il terrapieno costruisce in silenzio, un corteo lo ha gridato. Il 19 luglio il movimento di coloni Nachala ha marciato verso il confine per «tornare a casa dopo 21 anni», dentro l'area che l'esercito aveva dichiarato zona militare chiusa. Il ministro dell'Economia Nir Barkat ha sfondato un posto di blocco con scarsa resistenza dei soldati; secondo gli organizzatori hanno sfilato 28 tra ministri e parlamentari. Itamar Ben Gvir ha rivendicato il controllo del 70 per cento del territorio e ha detto che Gaza appartiene a Israele.
Dall'inizio della tregua il Ministero della Salute di Gaza conta 1.158 morti, la maggior parte lungo quella linea. Sulla carta la data del ritiro resta "da determinare". Sul terreno ha smesso di servire: la si legge nei ventitré chilometri di terra spostata.
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Diciassettemila ettari di suolo nudo dove due anni fa crescevano colture e praterie. A Gaza la terra scoperta è passata da 3.918 a 17.663 ettari, più 351%, e le superfici vegetate sono scese del 65%, da 5.941 a 2.056 ettari. Lo misura uno studio della Libera Università di Bolzano con la Bethlehem University, pubblicato sulla rivista Progress in Physical Geography e ripreso il 9 luglio dall'agenzia Gea. I ricercatori hanno letto le immagini dei satelliti europei Sentinel-2 tra il settembre 2023 e il settembre 2025. Nello stesso periodo, con clima identico, in Israele la vegetazione cala del 4,5% e il suolo esposto sale del 3,4%. Quella forbice misura l'offensiva. Il clima non c'entra.
Il dato dice una cosa che i bilanci quotidiani lasciano fuori. I conteggi registrano i morti, almeno 1.084 dall'entrata in vigore della tregua il 10 ottobre 2025 secondo il ministero della Salute di Gaza, oltre 73.000 dall'ottobre 2023. Registrano meno la terra e ciò che la rende abitabile. Il suolo senza radici né acqua è la forma lenta e permanente di quello che la Corte internazionale di giustizia esamina come genocidio. La Commissione d'inchiesta dell'Onu, nel settembre 2025, lo ha ricondotto a quattro dei cinque atti della Convenzione.
Il piano di tregua, sulla carta, prevede che Israele non occupi né annetta Gaza. Il 9 luglio, alla Knesset, Boaz Bismuth (Likud), presidente della Commissione Esteri e Difesa, ha rivendicato che «circa il 70% di Gaza è controllato dalle Idf», e ha parlato di una zona cuscinetto permanente. Il territorio che si tiene è lo stesso che si svuota. Su una terra che ha smesso di produrre non si torna, e non si ricostruisce niente.
Luigimaria Borruso, che ha firmato lo studio, lo dice nel linguaggio del metodo. «Quando non è possibile accedere a un territorio, il rischio è che anche i danni ambientali rimangano invisibili». Il suolo di Gaza, adesso, è visibile dallo spazio. È tutto il resto a restare fuori campo.
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Mangiare carne è una scelta personale?
Ne ho parlato con la mia amica @giuliainnocenzi. Insieme abbiamo discusso dei danni degli allevamenti intensivi e del perché questa non sia una questione di libertà individuale, ma una responsabilità collettiva.
Qui: https://t.co/HJP2YGdp23
ALARM!
How on earth is possible that Israel is allowed to assault and seize vessels in international waters just off Greece/Europe? Besides what you can think of Apartheid Israel and its genocidal leaders, this should send shock waves across Europe.
Apartheid without borders.
"La bandiera ebraica, oggi, rappresenta l'opposto di quello per cui si va in piazza il 25 aprile: la libertà, l'uguaglianza; La nostra costituzione dice che ripudiamo la guerra, Israele sta mass4cr4ndo e affamando un popolo!"
Cosi Maso Notarianni, presidente di Arci Milano, ospite ai microfoni di "Urto", spiega il significato della lettera aperta con cui l'associazione ha chiesto di non portare bandiere israeliane al corteo del prossimo 25 aprile.
Diversa, invece, la posizione sulla bandiera della Brigata Ebraica, che — sottolinea - "ha contribuito alla liberazione italiana per cui è assolutamente lecito che sia lì".
#Radiocusano #25aprile #Israele
C’è una parola che oggi arriva con il timbro dell’ONU: “pulizia etnica”. L’Ufficio dell’Alto Commissario per i diritti umani, nel rapporto diffuso a Ginevra, parla di distruzione sistematica, trasferimenti forzati, blocco degli aiuti, detenzioni arbitrarie, torture, morti in custodia. Il lessico è quello dei crimini gravi. La sede è istituzionale. La data è di oggi. Mentre nei palazzi si discute di ricostruzione, l’OHCHR scrive che a Gaza e in Cisgiordania si consolidano pratiche che svuotano il diritto.
A Roma, tra Palazzo Chigi e Farnesina, Amnesty International Italia e Greenpeace Italia hanno acceso un maxi schermo con le immagini dei bombardamenti successivi alla tregua di ottobre. Sotto scorre una cifra: seicento palestinesi uccisi in centotrenta giorni di cessate il fuoco. È una contabilità che entra in conflitto con la retorica della “fase nuova”. Le ONG chiedono lo stop all’invio di armi verso Israele. Le immagini scorrono in silenzio, davanti alle finestre del governo.
Intanto il calendario segna Ramadan. A Gaza il mese del digiuno comincia dentro una tregua fragile, con gli aiuti che restano il vero varco da attraversare. I camion sono numeri, le razioni sono numeri, le cliniche sono numeri. Ogni cifra racconta un collo di bottiglia. La ricostruzione evocata nei consessi internazionali si scontra con la sopravvivenza quotidiana di chi aspetta un passaggio, un sacco di farina, una visita.
In Cisgiordania, a Hebron, nell’area di Jabal Jalis, le forze israeliane conducono una vasta campagna di arresti. Le immagini che circolano mostrano rastrellamenti notturni. Fuori da Gaza, stesso clima di forza e controllo. La parola “processo” resta sospesa, mentre il rapporto ONU elenca fatti.
A Washington si parla di tavoli e partecipazioni. L’Europa rivendica presenza “per Gaza”. Le istituzioni discutono architetture diplomatiche. L’OHCHR pubblica un allarme. A Roma le ONG proiettano i morti della tregua. Il diritto internazionale ha un lessico preciso. Oggi è stato usato.
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I media mainstream e la politica di palazzo non parlano del genocidio in corso a Gaza così come, al tempo del genocidio nazifascista, i loro omologhi preferivano ignorare i crimini in corso.
Mostri d'indifferenza e ipocrisia cangianti ma immarcescibili.
A Gaza la tregua ha la forma di un lager circondato da blocchi di cemento alti tre metri, come confermato dall’esercito israeliano. L’Onu ha avuto il pudore di dire che questa “pace” non regge, mentre la politica occidentale e i quotidiani italiani continuano a venderla come un successo. Ma in questo recinto si continua a morire: nelle ultime 24 ore, secondo il ministero della Sanità di Gaza, altri 45 palestinesi sono stati uccisi, tra cui il giornalista Ahmad Asaad Abu Mutair, colpito mentre faceva il suo lavoro. A Gaza l’umanità è talmente capovolta che si muore anche in tempo di pace.
I valichi che la propaganda annuncia “riaperti” restano un imbuto controllato da chi decide chi può sopravvivere. Nove Paesi europei hanno chiesto l’apertura reale di passaggi sicuri, ma Netanyahu festeggia con Trump e Kushner, mentre Meloni applaude a un modello di pace che tiene perfino i chirurghi in catene: Medici Senza Frontiere chiede il rilascio immediato del dottor Khaled Obeid, detenuto da Israele. In questo tempo sospeso, perfino chi dovrebbe curare è ostaggio di una tregua bavosa, costruita per compiacere i vincitori del racconto.
Intanto una supporter Maga di Trump si gode i popcorn aspettando le bombe su Gaza come fosse una serie tv. E Paolo Mieli, dopo aver definito «sovrappeso» una candidata italo-palestinese in Campania, lancia un razzo verbale contro lo slogan «dal fiume al mare», fingendo di ignorare che la piattaforma del Likud rivendica che solo gli ebrei hanno diritto all’autodeterminazione “tra il fiume e il mare”. Qui si rovesciano le parole per assolvere i colpevoli.
Non c’è niente di più pericoloso di una guerra che chiamano pace. Per questo dobbiamo tenere gli occhi su Gaza.
#LaSveglia per La Notizia
Israel kills, tortures, starves Palestinians.
There are reasonable grounds to believe that the US is complicit with 🇮🇱int'l crimes, and EU states are flagrantly violating their int'l and regional obligations to protect and respect human rights, among others.
The Age of Impunity.
Ora lo dice anche la Corte di Giustizia Ue: la lista dei Paesi sicuri del Governo Meloni è fuori dal diritto europeo.
Nella sentenza di questa mattina su due ricorsi di richiedenti asilo nei centri in Albania, la Corte ha ribadito che un Paese è sicuro quando è sicuro per tutti i suoi cittadini e tale designazione deve essere basata su fonti accessibili, cosa che il governo Meloni non ha fatto. Non solo: i giudici devono poter valutare la lista del governo, garantendo un controllo giurisdizionale effettivo.
Con questa sentenza, va a picco l'intero impianto della strategia Meloni sulle politiche migratorie. Con i centri in Albania, Meloni ha provato a piegare il diritto europeo ai suoi obiettivi politici. Ma i diritti fondamentali non si possono sospendere o svendere per propaganda. Meloni ha usato un decreto fuori dal diritto Ue per mandare in Albania persone che lì non dovevano stare. E quando i giudici italiani hanno esaminato i casi e non le hanno dato ragione, ha reagito con insulti vergognosi alla magistratura.
Meloni si metta il cuore in pace: le leggi valgono per tutti. Anche per il suo Governo. Ora ammetta il fallimento, chieda scusa agli italiani per lo sperpero di quasi un miliardo di soldi pubblici, e chiuda quei centri che violano le norme europee e i diritti fondamentali dei cittadini.
This is not business as usual.
My new UN report, From Economy of Occupation to Economy of Genocide, is out today.
It shows how corporations have fueled and legitimised the destruction of Palestine.
Genocide, it would seem, is profitable. This cannot continue, accountability must follow.
https://t.co/PV5wgeLpr2
#EconomyofOccupation #EconomyofGenocide
BREAKING!!! - 11:18PM UK time; I am with the flotilla online. They have just been reached by the Israel speedboats - 5 vessels circling the flotilla. The captain is instructing the team to stay calm and seated, with their passports and life jackets on. I hear them speaking with Israeli soldiers as I type... telling they are carrying humanitarian aid and go in peace. For the time being they are just circled. I am with them, recording everything.
Grazie a tutte e tutti coloro che hanno SCELTO di non tacere e di agire con coscienza: il muro d’omertà comincia a crollare. Ma è solo l’inizio. Da oggi non si abbassi la guardia un secondo: serve spingere su tutti i fronti — mediatico, politico, legale.
Possa questo essere l’ultimo genocidio. E possa finire presto. Perché sì, è ancora in corso.
Abbiamo vinto! La Corte Costituzionale ha stabilito che le persone con disabilità devono poter sottoscrivere con firma digitale le liste elettorali Ora chiediamo al Governo di aprire la piattaforma pubblica referendaria alla sottoscrizione di liste da parte di TUTTI i cittadini.
Glifosato fino al 2033? No grazie! 🚫Il ricorso presentato alla Corte di Giustizia Europea potrebbe riaprire la partita su uno degli erbicidi più diffusi dichiarato “potenzialmente cancerogeno” già nel 2015. https://t.co/XQrICeVpgU
Cecilia Sala è libera e in volo verso l’Italia. Un sospiro di sollievo e un importante messaggio di speranza per la libertà di stampa. Grazie a chi l'ha reso possibile.
Ti aspettiamo
un grande GRAZIE e un incoraggiamento va alla Sindaca di Gonzaga che con coraggio ha deciso di porre dei paletti stringenti al dilagare degli #allevamentiintensivi.
La proposta di legge a mia prima firma punta a fare proprio questo.
Avanti cosi💪
@giuliainnocenzi