Ieri sono stata ospite di @OmnibusLa7 per parlare delle nuove norme europee in materia di immigrazione, che smentiscono la narrazione del governo, e spiegare che non è tramite quelle norme che si riuscirà ad assicurare maggiore sicurezza. Su questo l’azione dell’esecutivo è stata piuttosto fallimentare.
#omnibusla7
La puntata: https://t.co/BCz4yiXjx5
Qui due brevi parti:
Scandalous.
18 months in arbitrary detention. No charge. No evidence. Torture attested by his lawyer, marks visible on his body.
And instead of covering this, @BBC amplifies Israel's unproven claims casting doubt on a hostage doctor.
>BBC's journalism in the time of genocide.
"È inaccettabile che un pediatra, che ha dedicato la propria vita a salvare quella degli altri nella Striscia di Gaza occupata, sia sottoposto a torture e maltrattamenti". Leggi il commento
https://t.co/RemNjxABvz
🚨We are deeply alarmed by the reports that there is an imminent threat to Dr. #HussamAbuSafiya’s life as a result of torture and other ill treatment he has been suffering while in Israeli custody. Israeli authorities must immediately and unconditionally release Dr. Abu Safiya. Pending his release, we call on the Israeli Prison service to ensure he is fully protected from abuse, granted urgent adequate medical care and allowed immediate visitation by independent monitors.
Act now: https://t.co/vaPOQtMRC4
#FreeDrHussamAbuSafiya
Il Monte Ararat visto dal Monastero di Khor Virap, uno dei luoghi più suggestivi dell'Armenia.
Il Monastero è sul fiume Araks che segna la frontiera tra Armenia e Turchia.
Dal XIII secolo, oltre ad essere un luogo di culto, divenne un importante polo di educazione e di scienze per illustri studiosi medievali armeni.
Il Monte Ararat è perennemente innevato, alto 5.137 metri si trova oggi in territorio turco, ma appartiene storicamente e spiritualmente all'Armenia.
Secondo la tradizione religiosa, è il luogo dove si posò l'Arca di Noè dopo il diluvio universale.
Questo lo rende il pilastro e il simbolo sacro della nazione, che fu il primo Stato al mondo ad adottare il Cristianesimo come religione ufficiale.
La montagna per circa 3.000 anni, fino agli inizi del XX secolo, faceva parte del territorio armeno ed è raffigurata al centro dello stemma nazionale
“Stiamo morendo ma non interessa a nessuno".
Era l'appello del dottor Abu Safiya per il suo popolo di Gaza, a dicembre 2024.
Dopo 556 giorni, Abu Safiya ha lanciato un altro appello, stavolta per la sua vita.
Con un filo di voce ha detto al suo avvocato: "Questa è l'ultima volta che mi vedrai… Mi hanno portato qui per uccidermi. Non credo di sopravvivere. Questa è la fine".
Il pediatra simbolo del genocidio di Gaza sta morendo nelle carceri israeliane.
Al colloquio con il suo avvocato si è presentato con il volto tumefatto, incapace di restare seduto senza cadere.
I soldati israeliani continuano a picchiarlo e a torturarlo, tanto da rendere il suo viso e il suo corpo pressoché irriconoscibili, ha raccontato l'avvocato.
Israele lo detiene senza accuse e senza prove dal 27 dicembre 2024.
La sua ultima foto in servizio ha scosso il mondo, ma non di certo la politica né certi media, che continuano a non dedicare spazio alla vita di questo pediatra.
Il suo camice bianco tra le macerie è la fotografia che inchioda Israele e il suo genocidio.
E tuttavia, i suoi appelli inascoltati inchiodano allo stesso modo il silenzio complice dell'Occidente, di chi poteva agire ma non lo ha fatto.
Prima del suo arresto si era rivolto alla comunità internazionale chiedendo un intervento prima che fosse troppo tardi.
Quel tardi è arrivato: il genocidio è stato portato avanti a ritmo sostenuto, senza che arrivasse nemmeno una sanzione per Israele.
Neppure una.
Abu Safiya si è rifiutato di abbandonare il suo ospedale, quello di Kamal Adwan, e i suoi pazienti. Israele lo ha catturato e lo sta spegnendo lentamente in carcere.
L’Occidente, complice, lo ha abbandonato.
#freeabusafiya #gazagenocide
Ringrazio Anna Paola Lacatena, una delle più brillanti esperte italiane sul tema, per questo articolo che rimette un po’ in fila la questione. Sottolineo che l’allarmismo in questione nasce dalle famose “fonti del governo", e la cosa già dovrebbe essere di suo motivo di sospetto.
Dacia Maraini, è giusto rilanciare la proposta del Nobel per la pace agli abitanti di Lampedusa per il loro impegno con i migranti?
«Penso che sia una buona idea, si sono sempre comportati con grande generosità con chi sbarca, spesso trovano anche dei cadaveri sulla riva. Sarebbe un segnale contro la brutalità e la violenza, tutte cose che oggi, purtroppo, sono legittimate. A Lampedusa invece hanno dimostrato empatia e carità cristiana, dare loro il Nobel per la pace sarebbe un riconoscimento importante».
L'intervista di Franco Giubilei è su La Stampa
#LaStampa #Lampedusa #Papa
“Mi sono fermato a Nabatiyeh per raccontare cosa rimane dei villaggi oggi occupati da Israele. Pur essendoci il cessate il fuoco, di cui nessuno si fida, gli attacchi sono quotidiani e a chiunque si avvicini troppo al confine, i soldati sparano a vista con i cecchini o lanciando droni esplosivi”.
Così Angelo Calianno dal Libano del sud, in particolare da Nabatiyeh, città da cui ha lavorato negli ultimi tre anni.
Il reporter spiega che quando si parla di persone che “si avvicinano troppo al confine”, sono ragazzini e anziani che cercano di tornare nelle proprie case per recuperare qualcosa, anche solo un ricordo.
Calianno ha trascorso la giornata in pattuglia con i paramedici di Nabatiyeh. I Nabatyie Paramedics sono un gruppo indipendente non legato a nessun partito politico. Malgrado questo, sono diventati un bersaglio dell’IDF.
Mohamed, il responsabile dello staff dei Paramedics, ha perso il figlio sedicenne in un attacco con un drone. Il ragazzo aiutava come volontario i paramedici nella distribuzione del cibo.
“Di tutte le guerre, questa è la peggiore. Non avevano mai attaccato il nostro gruppo, non avevano mai attaccato i medici, così come i giornalisti, come in questi mesi” racconta Mohamed.
Nel sud del Libano, racconta Calianno, Israele sta distruggendo le coltivazioni con diserbanti e fosforo bianco.
Sono state distrutte scuole, come quelle di Nabatiyeh, ospedali, monumenti e ulivi secolari.
“Questo non è combattere Hezbollah. Nulla di queste azioni può rientrare in quello che Israele chiama ‘mettere in sicurezza un territorio’, quando la minaccia alla sicurezza sono loro” spiega il reporter dal Libano.
Dal 2 marzo 2026, in Libano Israele ha ucciso oltre 4303 civili e ne ha feriti 12202.
#lebanongenocide
#fascisti e le cose buone che hanno fatto, insieme ai #nazisti.
"La legarono ad una sedia con in braccio il figlio di soli tredici mesi. Quando non parlò, pugnalarono il bimbo, costringendola a guardare. Poi si avventarono su di lei, stroncando anche la sua vita.
Modesta ⬇️
Israele vuole limitare il canto del muezzin perché, si legge, "è un rumore che costituisce un problema per la salute pubblica".
Tant'è che il disegno di legge ha già superato la lettura preliminare del Parlamento.
Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta: "Alle moschee sarebbe vietato installare o utilizzare gli altoparlanti senza un permesso israeliano.
Permessi che verrebbero concessi in base a diversi parametri, quali la vicinanza della moschea ad aree residenziali e il suo impatto sui vicini".
Immaginate, in Cisgiordania, specialmente nelle aree B e C, cosa possa significare questo. In quelle zone, i vicini di casa dei palestinesi sono i coloni.
Il disegno di legge è stato introdotto dal partito di Itamar Ben Gvir, Potere Ebraico.
Se questa proposta diventasse legge, si tratterebbe di “una dichiarazione di guerra religiosa all'interno del Paese”, si legge su Middle East Eye.
Definire l'adhan un problema di rumore offende la religione islamica e vietare il richiamo del muezzin, o imporre di abbassarne il volume, viola la libertà di culto.
L'obiettivo della Knesset, più che limitare l'inquinamento acustico, sembra essere ancora una volta quello di colpire l'identità palestinese e islamica.
Per diventare legge, questa iniziativa dovrà essere approvata anche in seconda e terza lettura. Per ora ha incassato 50 voti favorevoli e 36 contrari. Sintomo del fatto che in Israele i suprematisti sembrano essere la maggioranza.
#israel #palestine
Ecco il video comunicato sindacale che la Rai non ha voluto mandare in onda:
Avevamo chiesto di trasmetterlo per porre l'attenzione sullo smantellamento di RaiTre.
Vi chiediamo di condividere il video per raggiungere più persone possibili perché RaiTre non muoia.
#VivaRai3
Le malattie genetiche rare di media impiegano 5 anni per essere diagnosticate, tra decine di visite ed esami. Un test genetico alla nascita (secondo me meglio in gestazione alla 9-10 settimana) può rivelare molte di queste patologie. Con un test semplice ed affidabile.
Sali le scale e quando sei arrivato in cima ti chiedi se sei arrivato in paradiso, incanto,delicata bellezza,meraviglia, emozione pura. Beato Angelico Museo San Marco Firenze
Un atto di cinismo istituzionale: questo è stato il faccia a faccia in Belgio tra i rappresentanti della Commissione europea e di 15 Stati membri e cinque emissari dall'Afghanistan. Sul tavolo le procedure di espulsione degli afghani "indesiderati"
Continua a leggere l'editoriale della nostra Antonella Mariani
https://t.co/o82e4jvq1k
Bisogna lavorare seriamente su sé stessi, ritrovando la pratica dell'esame di coscienza e l'esercizio della virtù della prudenza. Un proverbio medievale diceva: “Quidquid agis, prudenter agas et respice finem”, qualsiasi cosa faccia, compila con prudenza, badando al fine.
«Requiem per la narrazione occidentale del cambio di regime. A Teheran è morta l'idea, coltivata da americani, israeliani e da una parte degli europei, di incarnare il Bene e di doverlo esportare generosamente ai popoli oppressi attraverso guerre e/o colpi di Stato.
Nel caso iraniano, Trump e Netanyahu hanno scambiato uno Stato, depositario di una plurimillenaria cultura imperiale, per un semplice regime. Hanno confuso la superficie con la sostanza.
Più in generale, hanno messo a nudo un tabù che potremmo definire la nevrosi del cambiatore di regime (cdr). Consiste in una sequenza automatica e irriflessa di assunti tanto perentori in teoria quanto sistematicamente smentiti nella pratica.
Si parte dall'idea di rappresentare il Bene, cui aspirerebbero gli oppressi del regime di turno. Si prosegue con la convinzione che esista un popolo naturalmente buono, costretto al Male da governanti abusivi, non si sa bene come emersi, data la presunta bontà del ceppo autoctono.
Segue la ricerca del capo "giusto", selezionato di norma nella diaspora ospitata dal cdr, cioè fra persone che con quel popolo hanno ormai perso contatti diretti - come Reza Ciro Pahlavi, esiliato negli Stati Uniti - oppure, paradossalmente, fra i supercattivi, ritenuti così insospettabili di sudditanza verso il cdr. È il caso dell'ex presidente Mahmud Ahmadinejad, l'uomo che voleva cancellare Israele dalla carta geografica e che, secondo questa logica, Netanyahu e Trump avrebbero finito per voler insediare a Teheran.
È un modello in tre stadi destinato spesso al fallimento, perché la luminosa ricetta si scontra con la rugosa realtà, che non può essere compressa negli automatismi logici dei sedicenti redentori.
Il risultato è che a cambiare non è il regime, bensì l'immagine del presunto benefattore, sia nel resto del mondo sia nel Paese dei "buoni", lasciati infine a sé stessi.
Il popolo dei buoni va bene per le favole, non per la nostra variegata umanità».
(Lucio Caracciolo sull'ultimo numero di @limesonline)