@fawollo13 Chi decide quando si può menare uno?
Il potere esecutivo non è dei cittadini: lo abbiamo stabilito dopo il ventennio di squadrismo fascista.
@MatthijsPog@FabrizioRomano Ma quale ora venderlo?
Ora chi vuole (chi lo vuole?) verrà con l'idea dello sconto o del prestito a zero: opportunità di mercato distrutte.
Meglio tenerlo da esempio, chiuso in magazzino coi racattapalle fino a scadenza e poi regalarlo ad una squadra cipriota.
@smilingeyes_mm Ritenendo gravi i motivi di richiesta di assenza, il datore di lavoro può concedere aspettativa non retribuita. Nessun contributo, nessun stipendio. Al termine del contratto c'è la NASpI.
Depois de alguns anos, resolvi assistir novamente a Watchmen (2009). E continuo considerando-o um dos melhores filmes de super-heróis (não tão super-heróis assim) já realizados.
Então, como na primeira vez, eu fiquei pensando no Dr. Manhattan após aparecer os créditos finais do filme. Não por causa dos poderes, embora sejam impressionantes: a capacidade de desmontar matéria, de existir simultaneamente no passado e no futuro, de reconstruir corpos. Mas, desta vez, fiquei pensando nele por outro motivo: ele sabia demais, sabia de tudo. E, de certa forma, isso foi suficiente para afastá-lo de tudo aquilo que o tornava humano.
Alan Moore fez uma coisa estranha e genial com Watchmen. Em vez de nos dar um super-herói, nos deu um importante experimento filosófico. Manhattan não vive o tempo como nós, ou seja, aquela sequência ansiosa de antes e depois, do ontem que passou e do amanhã que a gente não sabe bem como vai ser. Para ele, tudo já está resolvido. O tempo é uma mesa posta. Não existem escolhas de verdade. Existe apenas a execução de algo que já estava decidido antes mesmo de começar.
Isso tem até um nome filosófico: determinismo. Laplace, no século dezenove, imaginou uma inteligência capaz de conhecer a posição e o movimento de cada partícula do universo, e concluiu que essa inteligência poderia prever absolutamente tudo. O futuro inteiro, revelado como uma equação já resolvida. Bonito como ideia. Aterrorizante como vida.
E aí está o problema do herói azul. Ele não abandona a humanidade por arrogância, ou por crueldade, ou porque passou a nos achar patéticos, embora, convenhamos, a gente dê muitos motivos pra isso. Ele nos abandona porque a surpresa foi embora. Porque, quando nada pode te surpreender, é difícil se importar de verdade com alguma coisa. O conhecimento absoluto cobra um preço que nenhum superpoder consegue pagar: ele leva junto o encantamento.
Então, foi pensando nisso que o vi na realidade de hoje, pois, de certo modo, estamos construindo algo bem parecido.
Não exatamente um deus azul que flutua sobre Marte, mas sistemas que analisam volumes de informação que nenhum ser humano conseguiria processar em várias vidas infinitas. Que identificam padrões onde a gente mal consegue enxergar algum ruído visual. Que respondem perguntas complicadas em frações de segundo. Em alguns domínios, esses sistemas sabem mais do que qualquer pessoa viva. E, apesar disso tudo, ou talvez por causa disso tudo, sei lá, continuam sem chegar perto daquilo que faz a experiência humana valer alguma coisa.
Uma IA pode até prever qualquer palavra que vem depois. Mas ela não pode querer que venha outra. Ou seja, ela não tem domínio sobre a percepção do conhecimento. Ela não tem emoção. Pode catalogar expressões de tristeza, mas não pode acordar às três da manhã com aquela tristeza sem nome que a gente nem sabe de onde veio. Ou sabe, mas prefere ficar caladinho só matutando.
Tem algo de irônico nisso tudo e Moore, me parece, sabia exatamente o que estava fazendo. Watchmen foi publicado em 1986, mas a metáfora parece ter amadurecido com o tempo, como essas e várias outras histórias que ficaram mais verdadeiras quanto mais o mundo ao redor delas avançou.
Quanto mais nos aproximamos de inteligências que conseguem saber quase tudo, mais fica claro que o valor da vida nunca esteve no conhecimento. Sempre esteve na incerteza, na dúvida, no questionamento. Na possibilidade real de errar tentando acertar. Na expectativa de algo que ainda não aconteceu. No fato de que amanhã, por mais que a gente tente prever, ainda guarda alguma coisa que não está completamente decidida. Na verdade, para o amanhã nada está decidido.
Dr. Manhattan tinha um poder que a maioria das religiões reservou para seus deuses. O que ele não tinha era a única coisa que, ao que parece, torna a existência humana realmente interessante: a capacidade de não saber o que vem depois. De acordar e pensar: o que será que vai acontecer hoje?
Nós ainda podemos fazer isso.
Ferrari ci ha fatto vedere la Luce
Ieri sera, alla Vela di Calatrava, Maranello ha mostrato al mondo la sua prima elettrica. Quattro motori, 1.050 cavalli, 530 chilometri di autonomia, design di Jony Ive, l’uomo che ha disegnato l’iPhone. Stamattina il titolo in Borsa ha perso il sei per cento e i social sono diventati quello che diventano sempre in questi casi: un coro stonato di gente che grida al tradimento. “Non è più una Ferrari.” “Senza il rombo del motore è morta.” “Sembra una Toyota Prius.” Lo stesso copione, parola per parola.
Lo stesso copione di quando arrivò il cambio automatico e i puristi dissero che non era più guidare. Di quando le carrozze a cavalli vennero soppiantate dalle automobili e i benpensanti dell’epoca giurarono che quei trabiccoli puzzolenti non avrebbero mai sostituito un buon tiro a quattro. Di quando il treno superò i trenta chilometri orari e seri scienziati ottocenteschi avvertirono che a quella velocità gli organi interni dei passeggeri si sarebbero spostati. Di quando il CD soppiantò la musicassetta e i puristi si misero a dire che la musica digitale non era vera musica, perché ti volete mettere le frequenze calde di un nastro analogico.
La storia umana è lastricata di queste profezie, tutte sbagliate, tutte ripetute con la stessa identica convinzione.
Qui però c’è qualcosa da guardare più da vicino, perché ridurre tutto a “ignoranza” è troppo comodo. Heidegger aveva un’intuizione su cui fermarsi: l’uomo vive immerso in un mondo di “cose a portata di mano”, strumenti familiari che usiamo senza pensarci, che diventano estensione del nostro corpo e della nostra identità. Finché lo strumento funziona, scompare dalla coscienza, diventa noi. Quando si rompe, o quando viene sostituito, all’improvviso emerge come oggetto estraneo, e con esso emerge la nostra finitudine, il fatto che le cose che davamo per scontate non lo erano affatto. Il rombo del V12 era questo: una “cosa a portata di mano” per chi ci era cresciuto dentro, un suono che non veniva ascoltato perché era parte del mondo. La Luce lo strappa via, e quello strappo non fa rumore (è il punto), ma fa male.
C’è poi una legge della mente umana, che chiunque ha intuìto da solo: perdere qualcosa di familiare pesa due o tre volte più del piacere di guadagnare qualcosa di equivalente. Non è un difetto di calcolo, è eredità della savana, dove chi si fidava dell’ignoto moriva e chi restava aggrappato al noto sopravviveva. Perdere il suono del motore a scoppio fa più male di quanto faccia piacere guadagnare 1.050 cavalli silenziosi e 530 chilometri di autonomia. Non è razionale, è viscerale.
E c’è qualcosa di più profondo ancora: il rombo Ferrari non è solo identità, è erotismo. È il suono attraverso cui generazioni di ragazzini si masturbavano l’immaginazione davanti a un poster, imparando il desiderio per via acustica prima ancora che visiva. Togliere quel suono significa toccare la libido prima della memoria. Per questo la reazione si fa furiosa. Difendere il rombo significa difendere se stessi, la propria giovinezza, l’idea di mondo in cui si è imparato a volere.
Le tradizioni del resto non sono mai eterne, sono invenzioni recenti che si spacciano per antiche. Il “vero” suono Ferrari di cui oggi si piange la scomparsa ha sì e no settant’anni di storia, una manciata di decenni in cui un motore endotermico ha imparato a fare un certo verso e quel verso è diventato sinonimo di una certa emozione. Prima non esisteva, dopo non esisterà più. Una pratica relativamente breve diventa “eterna” nella percezione collettiva, e su quella finta eternità si costruiscono identità, comunità, mercati: un’azienda non vende solo automobili, vende l’idea che possedendone una si entri in una stirpe.
Chi si aggrappa alla tradizione sta difendendo non il passato, ma la versione del passato che ha conosciuto da giovane, quando il mondo gli sembrava comprensibile.
E poi c’è quell’altra cosa, che mi pare la più feroce di tutte: una Ferrari è un oggetto di cui si parla molto e che si possiede pochissimo.
Chi grida al tradimento sui social non sta difendendo la propria auto, sta difendendo un sogno che non si realizzerà mai. Sta facendo il lutto di una cosa che non ha mai avuto. E un lutto del genere, senza appigli nella realtà, può durare per sempre.
Il punto è questo, e mi ci metto dentro anch’io perché sarebbe disonesto chiamarsi fuori: chi grida al tradimento oggi è figlio o nipote di qualcuno che gridò al tradimento ieri, per ragioni diverse e con gli stessi identici argomenti. Cambia il totem, resta intatta la liturgia del rifiuto. Tra trent’anni, quando qualcuno proverà a sostituire la Luce con qualcosa che ancora non sappiamo immaginare, ci sarà un signore di mezza età, magari sarò io, a spiegare su qualche social del futuro che le vere Ferrari, quelle sì, erano elettriche. E avrà torto. Avremo torto.
I had a heart attack at 52. My cardiologist put me on 80mg of Lipitor.
Within months I started losing my memory.
He switched me to Crestor. Then Repatha. Nobody asked why a cholesterol drug was affecting my brain.
I fired my cardiologist. I healed myself. This is the thread about what I found.
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Chi lo vive da fuori fatica a rendersene conto. Non si tratta di due eventi nello stesso giorno, ma nello stesso luogo. Bisogna conoscere la logistica del posto: per entrare all’Olimpico un terzo degli spettatori (tutta la tribuna Monte Mario, distinti nord e sud) deve attraversare il villaggio del foro italico e passare proprio a pochi metri dai campi di tennis. Sotto il centrale. Parliamo di decine di migliaia di persone con annessi cori, urla, botti, fumogeni. Un elicottero che gira ininterrottamente dalle prime ore del mattino. Io vivo nel quartiere che viene totalmente militarizzato, con la polizia che piazza uno schieramento di decine di autoblindo e agenti in assetto antisommossa, isolando cento metri di strada per impedire che le due tifoserie vengano a contatto. I romanisti stazionano vicino all’obelisco, i laziali a ponte Milvio. Per ore, prima e dopo la partita bevendo e cantando. La polizia inizia a bonificare la zona dal giorno prima cercando armi che possono essere nascoste ovunque. Per buona parte del la giornata i botti sono così potenti che il mio cane si spaventa a 1km, figuriamoci a 200 metri. E tutto questo nasce per l’insipienza di chi non ha tenuto conto della concomitanza e perciò avrebbe almeno dovuto scusarsi e porsi con la dovuta umiltà. Gli internazionali sono un evento bellissimo, arriva gente da tanti paesi che non sa neppure cosa sia il derby (e i suoi annessi e connessi) e non è tenuta a saperlo e compra i biglietti un anno prima. Un evento che la FIT ha saputo far crescere con grande bravura e curando ogni dettaglio, migliorandolo ogni anno. Al punto di avere l’ambizione di tentare l’impossibile: portare roma nel giro degli slam tra qualche anno. E tutto questo rischia di essere rovinato dal fatto che inspiegabilmente la Lega serie A non vuole giocare lunedì (come sarebbe stato logico anche televisivamente). La verità è che il prefetto ha dovuto arrendersi davanti alla prospettiva che entrambe le curve restassero fuori, con potenziale miccia di una guerra urbana. E questa è una sconfitta totale. Non si trattava di spostare di mezz’ora la finale, perché prima di quella c’è la finale del doppio, ci sono altri eventi. Io purtroppo l’arroganza la vedo solo da una parte. E non è la FIT. Onestamente.
🚨 Les cellules 4680 de Tesla déçoivent après 5 ans de promesses ⚡🔋
Densité énergétique inférieure (-13 %), -52 km d’autonomie sur Model Y, charge plus lente… Tesla les installe discrètement et les clients s’en rendent compte.
Article complet 👇
https://t.co/EuLJdkyNId
(Source qui mentionne d’ailleurs mon post sur X 👀)
Tesla va-t-elle réussir à maîtriser ses batteries maison ? 💭
#Tesla #4680 #BatteryDay #EV #ModelY
Piccola riflessione:
Nelle ultime due settimane vado a trovare mio papà nella terapia intensiva di un ospedale romano. Le infermiere e gli infermieri sono al 70% stranieri, per lo più est EU, molti extra EU (Ucraina, Moldova,Turchia). Devo dire anche molto gentili e disponibili⤵️
Puede que sea polémico. Voy a contar una realidad desde mi experiencia personal:
Ayer dejé el @Volkswagen ID.4 en el concesionario, para actualizar el software del coche, ya que es una campaña. Tenía la versión 3.7 y me han instalado la 3.8 (que lleva 8 meses liberada y debería ser OTA pero se ve que todavía no).
La actualización tarda 5 horas y como no lo tienen en el día te dejan un coche de sustitución. Por otro lado la actualización ha fallado 3 veces pero al final lo han conseguido. En total el coche ha estado en el concesionario unas 30 horas. Y a mí me han dado sin coste un Volkswagen Polo 1.0 TSI (sorprendente lo que anda para 90cv)
Se me ha desconfigurado todo el coche, asientos, luz ambiental, colores/ajustes de la pantalla, etc. tonterías al fin y al cabo.
Y en el concesionario F.Tomé me han tratado estupendamente (igual que en sus instalaciones de Audi y de Skoda), ellos no tienen la culpa del sistema ni mucho menos.
Por otro lado, antes de ayer me llegó al @Tesla de 2019 la actualización 2026.14.1, se descargó sola, se instaló de madrugada en 35 minutos. Y a la mañana siguiente mi coche estaba como siempre, con alguna función nueva.
Paraos a pensar en ambos modelos. ¿Qué coste tiene para VW el tener que recepcionar coches, perder a un técnico 5 horas, sufragar un coche de sustitución (a todo riesgo), me han entregado el coche lavado, cuanta gente involucrada… para tener un retorno directo de 0€?
¿Qué coste tiene para Tesla desplegar un rollout de una actualización?
¿Y para el usuario? En un caso he faltado 1 hora al trabajo ayer. Y he perdido 1 hora hoy para ir a buscar el coche, además de gastar 10€ de gasolina y andar pendiente del teléfono por si me quedaba sin coche el fin de semana. En el otro caso me supuso una notificación en el móvil que decía “actualización disponible, pulse para instalar”.
Me es inevitable comparar. Son de esas cosas que como decía @mgarces83 no se ven hasta que no las has vivido, y que parecen tonterías a la hora de decidir por un coche o por otro, pero dicen mucho de cómo se va a definir tu experiencia de uso.
Lithuanian composer and conductor Mindaugas Piečaitis, directs his orchestra on the notes of Nora the cat playing the piano.
She earns a standing ovation.
@marcopalears Perché il Cybertruck è così spigoloso? L'acciaio inossidabile è ultra-resistente (ma non piegabile), compone un esoscheletro monolitico, la è produzione low-cost piegando come origami.
La tecnica fa la forma.
@learning_yohei Io sono sempre in anticipo e questo mi fa spesso aspettare (leggo qualcosa); quando rischio di essere in ritardo mi agito.
In genere però gli italiani sono puntuali sul lavoro.
Villette già pagate e finite all'asta, una vittima: «Persi 190mila euro. Avevamo già comprato i mobili: ora li rivendiamo su https://t.co/4CFpkcEM4D e dormiamo in tre nel vecchio letto» https://t.co/SK2kYdwZKd
Seicentodieci milioni di euro. Li chiamano “definanziamenti”. Il ministero del Lavoro ha cominciato a mandare lettere ai Comuni: comunicazioni secche, senza preavviso, senza confronto, che azzerano o riducono i fondi destinati a percorsi di autonomia per le persone con disabilità e all’housing temporaneo per i senza dimora. Due capitoli della Missione 5 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, componente 2, che insieme valevano 960 milioni: il taglio ammonta a 610, due terzi esatti del totale.
I Comuni li hanno ricevuti mentre i progetti erano già avviati. Soggetti attuatori contrattualizzati, stati di avanzamento in corso, persone prese in carico. A giustificazione formale, il governo cita i ritardi nella compilazione di ReGis, il sistema di monitoraggio del Piano. Solo che ReGis non è aggiornato in tempo reale, e lo sa anche il governo.
Un conto da 610 milioni sui fragili
Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli e presidente dell’Anci, ha preso carta e penna. Nella lettera ai ministri Marina Calderone (Lavoro e Politiche Sociali) e Tommaso Foti (Affari europei, Pnrr e Politiche di coesione) ha chiesto la sospensione immediata di ogni procedura di definanziamento. Il motivo è semplice: i Comuni che ricevono quelle lettere stanno portando avanti i propri interventi e stanno rispettando le scadenze finali del Piano. La normativa vigente, ricorda Manfredi, prevede definanziamenti solo in caso di mancato completamento dell’intervento entro i termini del Pnrr, non per scostamenti intermedi. Già, ma la normativa è quella che il governo interpreta.
La risposta di Calderone e Foti è arrivata rapida. Nessuna “rottura di patti né tagli improvvisi”, scrivono: solo una sollecitazione per verificare lo stato di avanzamento, già concordata nella Cabina di Regia del 26 settembre 2025. Il governo ha anche convocato una riunione, tenutasi ieri, con tutti i soggetti attuatori. Spirito collaborativo, dicono. Solo che le lettere erano già partite e i progetti già bloccati. “Verificare lo stato di avanzamento” con una comunicazione di definanziamento è un eufemismo di cui si farebbe volentieri a meno.
La geometria di ogni rimodulazione
Questa è la sesta, forse la settima rimodulazione del Pnrr da quando Giorgia Meloni siede a Palazzo Chigi. Il copione si ripete con precisione: ogni volta che il governo taglia, lo fa sulle infrastrutture sociali. Sono andati i fondi per gli asili nido e per le case di comunità, poi i servizi per gli anziani. Adesso i percorsi per i disabili e gli alloggi per i senza dimora. L’analisi dei dati su ReGis a febbraio 2026 lo mostra senza ambiguità: mentre le risorse per il welfare calano, quelle destinate ai crediti d’imposta per le imprese crescono. La Transizione 4.0, nell’ultimo aggiornamento, segna più 4,7 miliardi.
Del resto, Foti stesso in Parlamento aveva assicurato che non ci sarebbe stato nessun taglio ai 194 miliardi complessivi confermati per l’Italia. Tecnicamente, la capienza del Piano resta invariata. Cambia solo per cosa vengono usati i soldi. Alle persone con disabilità, a chi non ha un tetto, viene tolta la quota che spettava. Alle imprese viene aggiunta. Il Piano scritto da Mario Draghi, costruito su obblighi espliciti verso la riduzione delle disuguaglianze, con vincoli sull’occupazione femminile e giovanile che questo governo ha già eliminato, viene svuotato pezzo per pezzo di ogni contenuto redistributivo.
Il nome tecnico è “rimodulazione”. L’effetto concreto è che un ragazzo con disabilità che attendeva un percorso di autonomia finanziato, oggi aspetta ancora. Che una persona senza dimora cui era stato promesso un alloggio temporaneo, oggi rimane per strada. Seicentodieci milioni spostati. Da chi non ha niente verso chi ha già incentivi fiscali. Il governo li chiama aggiustamenti tecnici. Funzionano benissimo.
(il mio articolo per @LaNotiziaTweet)
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