Le infrastrutture energetiche non possono essere ridotte a slogan 'facciamo come la Spagna' e le conseguenti contromisure al costo dell'energia non si risolvono in un tutto rinnovabili o tutto nuke. Qui un tweet esemplificativo, scritto bene. 👇👇👇👇
Un esempio molto chiaro di cosa sono i costi di integrazione delle fonti rinnovabili.
Poiché vendere l'energia a zero euro non conviene e i produttori non sono Onlus, da qualche altra parte gli impianti devono ricevere una remunerazione, altrimenti chiudono.
a) Gli impianti che godono di sussidi, incentivi e prezzo fisso prestabilito attraverso contratti per differenza con il GSE (CfD) sono protetti dal prezzo zero, ricevendo comunque una remunerazione prefissata, che viene pagata da tutti in bolletta nella componente Asos. Circa 8 miliardi di euro all'anno in Italia. Questo non si vede nel prezzo spot.
b) Quando vi è un eccesso di produzione rispetto alla domanda, Terna lo deve gestire a livello di dispacciamento, pagando altri produttori perché non producano. Questo non si vede nel prezzo spot.
c) Le centrali che vengono chiamate a produrre appena il fotovoltaico va a dormire sono pagate non solo con il prezzo per l'energia prodotta, ma anche per la loro disponibilità ad intervenire rapidamente. Questo ha un costo che non si vede nel prezzo spot.
d) Con un prezzo del gas a 44 €/MWh e le quote CO₂ a 75 €/tonnellata, il costo marginale di una centrale a gas con efficienza del 52% si attesta intorno a 113-114 €/MWh. Il picco serale visibile nel grafico, dove il PUN tocca 162 €/MWh appena il fotovoltaico smette di produrre, non è quindi spiegabile dal solo costo marginale. Infatti i circa 50 €/MWh di differenza rappresentano quello che viene chiamato il "missing money" che le centrali a gas devono recuperare. Sono quei costi fissi di ammortamento, manutenzione e personale che non possono essere coperti nelle ore diurne, quando il fotovoltaico le esclude dal mercato tenendo il prezzo a zero. In altre parole, il prezzo zero di mezzogiorno e il prezzo di 162 euro della sera non sono fenomeni separati, bensì sono le due facce dello stesso sistema. Il consumatore finale le paga entrambe.
e) Gli impianti fotovoltaici che non hanno sostegni o CfD con il Gse, cioè puramente merchant, tendono a privilegiare la stipula di contratti PPA, vendendo cioè a lungo termine il profilo dell'energia prodotta direttamente a grandi consumatori, saltando il mercato spot.
f) Ne consegue che i nuovi impianti fotovoltaici puramente merchant, cioè senza sostegni, senza CfD e senza PPA, sono destinati a... non arrivare mai, come sta già accadendo in Spagna. Con ciò mettendo in difficoltà il raggiungimento degli obiettivi di capacità installata da fotovoltaico.
g) Ovviare a tutto questo richiede il celebre storage, ci viene detto. Batterie giganti in grado di accumulare energia durante la sovra-produzione giornaliera per poi rilasciarla di sera, abbassando il missing money degli impianti a gas e fornendo agli impianti merchant un possibile arbitraggio tra prezzo zero a mezzodì e prezzo alto all'ora dell'aperò.
Benissimo! Sembra molto cool. Peccato che:
1) Questo non risolve il problema dello storage stagionale. Si può spostare energia da mezzogiorno alle 18-20, ma non si risolve la stagionalità, cioè l'accumulo di energia solare estiva per l'inverno. Questo significa che d'inverno i prezzi possono essere anche molto alti, se fotovoltaico ed eolico dormono. In Germania la chiamano Dunkelflaute, bonaccia scura (non suona molto rassicurante, vero? Chi ha letto La linea d'ombra di J. Conrad alzi la mano.)
2) Le batterie costano tanto, si dice. Ma questo è un falso problema, in realtà, il loro costo cala rapidamente. Il problema non è tanto il costo della batteria in sé, quanto il rapporto tra costo dell'investimento e ore di stoccaggio disponibili.
Provo a spiegare. La tua batteria, caro possessore di accumulo, guadagna comprando energia quando costa poco e rivendendola quando costa tanto (mezzogiorno-sera).
Ma può farlo solo per poche ore al giorno (2-4 ore di ciclo), quindi ogni giorno guadagni poco, e ci vogliono anni per recuperare il costo dell'impianto.
Nel frattempo, più batterie entrano nel mercato, più il divario tra prezzo basso e prezzo alto si riduce, perché tutte comprano nello stesso momento e tutte vendono nello stesso momento, abbassando i tuoi guadagni proprio mentre stai ancora pagando l'investimento.
Cioè, più operatori entrano, più il mercato diventa efficiente, e più l'efficienza distrugge esattamente la rendita su cui si basava il business.
h) Il risultato è che anche lo storage, esattamente come le rinnovabili merchant, fatica a reggersi sul solo mercato senza qualche forma di remunerazione garantita. E quella remunerazione, alla fine, sarà pagata da qualcuno in bolletta.
P.S.: lo so, ora arriveranno frotte di saputelli con: la Spagna, le nuove batterie quantiche al cadmio rotante, il costo zero del sole e del vento, la Cina, la lobby dei fossili, il gas russo, la corruzione, Trump, le riforme e il familismo amorale.🤷♂️
@ominodellaluce La cosa ancora più grave è che di fatto ai primi 10 posto non c'è neppure un'auto prodotta in Italia. Autolesionismo allo stato puro, usare fondi pubblici, fare debito e favorire l'import da altri paesi
Ukraine isn't just surviving - it's rewriting the rules of modern warfare.
The grandson of Gen. Patton went to the front lines and came back stunned by what he saw. I really recommend you read this. History in the making.
https://t.co/smO7B3qRD0
@AvvocatoAtomico Dopo la famosa mappa siti idonei per lo stoccaggio nazionale rifiuti radioattivi tutto tace: il che da una misura tra le dichiarazioni di intenti (dovremmo avere il nuke in Italia) e la reale possibilità che ciò avvenga nei prossimi 25 anni
La stessa Schlein ha proposto in questi giorni il congedo di paternità da coprire con il taglio dei sussidi ambientalmente dannosi. Cioè con l’aumento delle accise.
Deciditi Elly.
Il caso Rogoredo è lo specchio dei garantismi a gettone: sei innocente se mi conviene, sei colpevole se mi viene comodo. Destra e sinistra speculano, la cronaca diventa propaganda. Ma il garantismo non è tifo: o vale per tutti, soprattutto per chi detesti, o è solo un gargarismo
Vannacci era l’addetto militare italiano a Mosca quando Putin ammassava le forze armate sul confine ucraino. Secondo quanto racconta l’allora ambasciatore italiano in Russia, Giorgio Starace, a febbraio 2022 due volte interpellò il generale Vannacci per capire cosa stesse succedendo: pochi giorni prima dell’invasione russa dell’Ucraina e subito dopo l’invasione.
Prima che i carri armati di Putin varcassero i confini ucraini, Vannacci disse all’ambasciatore italiano di stare tranquillo: non ci sarebbe stato “un conflitto di vaste proporzioni”. Quando, pochi giorni dopo, Putin annunciò “l’operazione speciale” e la colonna di carri armati russi si mise in marcia verso Kyiv, Starace convocò una riunione d’emergenza per conoscere di nuovo il parere dell’esperto: “Il generale Vannacci usa un’espressione colorita: i russi entrano in Ucraina ‘come un coltello nel burro’ e in un paio di settimane avranno raggiunto Kiev e ottenuto la capitolazione di Zelensky”.
Questo per dire che il generale capisce poco in generale, ma è soprattutto nella sua materia che non capisce niente.
Un nuovo abisso raggiunto da @FranceskAlbs: “Israele è il nemico comune di tutta l’umanità”… La pluricittadina onorario di troppe incaute amministrazioni insiste nella sistematica deumanizzazione di Israele e di tutti gli ebrei, proseguendo la tradizione del Protocollo dei Savi di Sion e del Mein Kampf. E mentre sogna la sua soluzione finale, condivide il palco con il terrorista Khaled Meshaal, leader di Hamas e con il Ministro degli Esteri dell’Iran Abbas Araghchi, con sangue fresco sulle mani per l’uccisione di 30.000 giovani iraniani. Forse è l’ora di dire basta: l’Europa, l’Italia e i paesi democratici pretendano la revoca del suo incarico ONU e considerino sanzioni nei suoi confronti. L’antisemitismo e il fiancheggiamento di organizzazioni terroristiche sono reati gravi
@ominodellaluce@Citroen@Corriere Il costruttore europeo ha concepito il muso corto perché ha sbattuto il muso su ipotesi delle favole di Tavares... Il muso corto quindi è una conseguenza del frontale con la realta del mercato e non una scelta di stile...
PUTINISTI (DI SINISTRA) A BRUXELLES
Da qualche settimana tra i funzionari del gruppo @Left_EU in Europa – di cui fanno parte @Mov5Stelle e @SI_sinistra di Fratoianni – fa capolino Alessandro Bianchi. Membro dello staff, l’uomo, in passato consulente dell’ufficio legislativo M5s alla Camera, è un amico di Alessandro Di Battista. Ma soprattutto, oggi, pare il prescelto dall’eurodeputato pentastellato @Dani_DellaValle: abbastanza russofono e molto russofilo, con parentesi di studio alla Duma.
Bianchi è il fondatore del sito @Lantidiplomatic, un megafono della propaganda putiniana in Italia: per anni ha vergato analisi sul “maccartismo anti-russo” e sulle “fake news” a nocumento di Mosca. Secondo un report del 2022 di NewsGuard, che ha un Centro di monitoraggio della disinformazione sul conflitto Russia-Ucraina, L’Antidiplomatico di Bianchi è uno dei dieci siti più influenti nella disinformatija: “Un sito di estrema sinistra che si occupa di notizie internazionali che ha pubblicato spesso contenuti falsi e ha dato spazio alla disinformazione russa”.
Con queste credenziali, Bianchi è approdato in Europa. Nella commissione di Cooperazione parlamentare si occupa dei rapporti tra l’Unione europea e la Russia (rapporti tecnicamente congelati dal 2014, dopo l’annessione della Crimea), degli affari esteri e dei rapporti con le democrazie a rischio. Le commissioni nelle quali è coinvolto sono tre: Cooperation Commettee, Commettee of Foreign Affairs e Special committee on the European Democracy Shield.
Di tutte e tre è membro ossia filo rosso (anzi russo) proprio l’europarlamentare del partito di Giuseppe Conte. Della Valle, cinghia di trasmissione tra Bianchi e The Left, sarebb quindi l’albero di cotanto frutto. Radice e specchio del suo assistente. D’altra parte il deputato – laureato con una tesi sull’entrata della Russia nel Wto – prima di fare politica aveva una rubrica su L’Antidiplomatico. Lo scorso dicembre Della Valle chiedeva di fermare l’appoggio all’Ucraina: “Fermiamoci tutti, in particolare sull’uso degli asset russi”.
Il 16 febbraio 2022 Della Valle apriva un articolo sul blog di @beppe_grillo con una citazione di Maria Zakharova, la famigerata portavoce del ministero degli Esteri russo, per smontare la “propaganda” dell’Occidente che descriveva un Putin intenzionato a muovere guerra: “Sono settimane ormai che si sente parlare ininterrottamente di un’imminente invasione russa in Ucraina. La narrazione classica russofoba”. Il deputato del M5s non ha cambiato idea sull’Occidente “russofobo” neppure quando, una settimana dopo, Putin ha davvero invaso l'Ucraina.
Dal canto suo, l’Antidiplomatico Bianchi, a Bruxelles animerà la frangia pentastellata di The Left in linea con i contenuti del sito. Tra gli ultimi titoli: “Lavrov spiega perché gli Usa attaccano l’Iran” e “Frana di Niscemi: il prezzo della subalternità agli Usa e del Muos”. Il sito ha recentemente rafforzato la sua componente filo-Putin. Nel 2023 è infatti diventato socio di Bianchi @vitopetrocelli, l’ex presidente della Commissione Esteri del Senato che festeggiava la “festa della liberaZione” usando la “Z” simbolo dell’invasione russa. Ve espulso dal M5s per aver votato sin dall’inizio contro gli aiuti militari all’Ucraina (quella che ora è la linea del M5s).
Petrocelli è entrato nel capitale (comprand il 25%) della “L.a.d. Editore”, la società di Bianchi proprietaria del sito l’Antidiplomatico e della casa editrice Lad Edizioni. Attualmente è presidente dell’Istituto “Italia Brics”, che supporta l’agenda politica di Russia e Cina. Come l’Antidiplomatico di Bianchi, che fa parte del “Belt and Road News Network”, la rete mediatica globale lanciata da Xi Jinping per diffondere propaganda a favore di Pechino, sotto la supervisione del Quotidiano del Popolo, l’organo ufficiale del Partito comunista cinese... Dalla Duma a Bruxelles, passando per la Via della Seta.
Con @GinevraLeganza. 👇
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😂😂😂
Immagina una stazione di ricarica con dieci di queste. 15 MW di potenza che vanno e vengono ogni 5 minuti, random.
Immagina venti o trenta stazioni come quella.
Immagina la rete di distribuzione delle città italiane.
Immagina il botto.
Immagina, puoi.
Sintetizzando su #EpsteinFiles un gruppo di maiali pedofili - imprenditori, “principi”, icone della sinistra no global, presidenti passati e presenti, sostenitori della destra tradizionalista e chi più ne ha più ne metta- non solo hanno commesso la qualsiasi, ma lo hanno fatto con disinvoltura, ritenendosi intoccabili e facendosi anche “infiltrare” da Putin.
Chiediamoci poi perché l’Occidente sta cadendo.
Oggi al Senato in Commissione si è votata una mozione unitaria sull’Iran. Unici astenuti i 5S. Sempre dalla parte giusta della storia. Avanti cosi con Maduro, Putin e Ayatollah vari.
Il “Socialismo del XXI secolo” di Chávez e Maduro è stato peggio di una guerra
A sinistra, un po’ come per la Rivoluzione bolscevica c’è chi è convinto che Lenin aveva fatto le cose giuste e poi Stalin ha rovinato tutto, così per la Rivoluzione bolivariana c’è chi pensa lo stesso di Hugo Chávez e del suo successore Nicolás Maduro. Eppure, sul piano economico, era tutto prevedibile sin dall’inizio. L’ascesa del chavismo e il suo sprofondo sono apparentemente divisi dalla morte di Chávez, ma in realtà appartengono allo stesso ciclo populista.
La caratteristica del Venezuela è che la sua crisi è senza precedenti nell’ultimo mezzo secolo: numeri da paese in guerra per un paese in pace. L’iperinflazione dello Zimbabwe sotto Mugabe; le ristrettezze del Período especial della Cuba dopo il crollo dell’Unione sovietica; il crimine dilagante della Colombia in mano ai narcos; l’emigrazione di massa della guerra civile in Siria; la disoccupazione della Bosnia alla fine della guerra nella ex Jugoslavia; un crollo del pil triplo rispetto alla Grecia della crisi del 2011. Tutto insieme.
Con la differenza, rispetto a questi paesi, che il Venezuela è storicamente una delle nazioni più ricche dell’America latina grazie alle sue risorse naturali: le più grandi riserve petrolifere del mondo.Negli anni 70 il Venezuela aveva di gran lunga il pil pro capite più alto del Sud America, ora è il più basso. L’avvento al potere di Chávez, ex militare golpista, vincitore delle elezioni sul finire del millennio in un paese fiaccato dalla stagnazione e provato da una crisi indotta dal crollo del prezzo del petrolio, sembrava l’alba di un nuovo avvenire: il Socialismo del XXI secolo.
Erano i tempi del movimento No global, dei World Social Forum, della sfida al capitalismo. Chávez ne era diventato il leader politico globale, forte del carisma e della fortuna: arrivò al potere con il petrolio a 10 dollari al barile, minimi storici da decenni, e in pochi anni il prezzo aumentò di oltre dieci volte. Un fiume di petrodollari che gli ha consentito di consolidare il potere negli strati sociali più bassi della popolazione, espandendo il bilancio pubblico ed estendendo il controllo dello stato sul settore privato. A sinistra si riteneva che la crescita fosse dovuta alle politiche eterodosse di nazionalizzazione e redistribuzione, senza rendersi conto che le spese allegre erano possibili solo per il prezzo elevato delle materie prime sui mercati internazionali. Il No global Chávez non avevano inventato “un’economia alternativa”, era semplicemente il benzinaio della globalizzazione.
Ma già nel 2013, anno della morte di Chávez, i salari reali erano il 21% più bassi rispetto al 1999, anno della sua presa del potere. Da allora in poi la situazione è precipitata ulteriormente: nel 2017-2018, alla fine del primo mandato di Maduro, il pil crollava a un ritmo del 15% annuo, il deficit di bilancio aveva superato il 30% e l’inflazione il 130.000%. Una catastrofe economica e sociale, pur senza considerare la soppressione delle libertà civili e politiche, senza pari. Nel 2020, il pil del Venezuela è crollato del 75% rispetto al 2013. Ora il pil pro capite si aggira attorno ai 5 mila dollari l’anno, nel 1954 – settanta anni fa – era circa 10 mila dollari: il doppio.
Nel 2021 la povertà ha raggiunto il 95% della popolazione. Due terzi della popolazione ha perso 10 chili di peso. Anche la disuguaglianza è notevolmente aumentata: il Venezuela è diventato il paese più disuguale del continente, nel continente più disuguale del mondo. Secondo l’Unhcr, 7,7 milioni di venezuelani sono emigrati all’estero(un quarto della popolazione): più dei rifugiati siriani dopo la guerra civile (5,5 milioni) e dei rifugiati ucraini dopo l’invasione russa (6,5 milioni).
Un livello di devastazione economica e sociale che, appunto, si vede solo negli stati dilaniati dai conflitti militari: è la guerra che il chavismo sta conducendo da decenni contro il popolo venezuelano.
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