Lavrov at the UNCS: "Ursula von der Leyen and other figures in Brussels and various European capitals grandiosely declare that Ukraine is moving toward the European Union, and that they must continue supporting it with money and weapons because — pay attention, I quote — 'Ukraine is defending European values.'"
"This means that racism, the persecution of the church and its priests, and the glorification of Nazism in the form of disgusting, bestial Ukrainian nationalism are the very values upon which the European Union rests today."
Latest Report:
List of countries whose delegations walked out of the UN General Assembly hall during Netanyahu’s speech:
Iran
Iraq
Syria
Tuvalu
Turkmenistan
Yemen
Egypt
Panama
Senegal
Palestine
Sudan
Tunisia
Türkiye
Venezuela
Antigua and Barbuda
Republic of the Congo
Oman
Qatar
Saudi Arabia
Tonga
Uzbekistan
Angola
Barbados
Colombia
Comoros
Dominica
Djibouti
North Macedonia
San Marino
South Africa
Somalia
Algeria
Bangladesh
Brunei Darussalam
Brazil
Chile
Democratic Republic of the Congo
Lebanon
Liberia
Eritrea
Chad
Central African Republic
Libya
Mauritania
Jordan
Nicaragua
Madagascar
Niger
Peru
Saint Lucia
Slovenia
Afghanistan
The Bahamas
Bosnia and Herzegovina
Botswana
North Korea
Eswatini
Uganda
Pakistan
Lesotho
Bolivia
Spain
Cuba
Equatorial Guinea
Kyrgyzstan
Mozambique
Myanmar
Ireland
Maldives
Indonesia
Kuwait
Namibia
Malaysia
Guyana
Kenya
La famiglia di Netanyahu controlla i media? È quello che si scopre guardando The Bibi Files. Il 30 settembre ci sarà una proiezione evento in tantissimi cinema italiani.
Scopri quali sono gli oltre 130 cinema: https://t.co/VbT32pWZTU
Si è scatenato un vero e proprio linciaggio mediatico a reti unificate contro alcuni giovani del Partito Democratico che hanno coraggiosamente preso posizione contro la guerra e addirittura celebrato il comunismo storico novecentesco. Nel loro intervento, alcuni di questi ragazzi disallineati rispetto al verbo unico della globalizzazione neoliberale si sono detti contrari alla guerra contro la Russia e hanno addirittura dichiarato di essere pronti a organizzare la diserzione. Come se non bastasse, violando l'etichetta di quel Partito Democratico che rappresenta non già la continuazione, bensì la tomba del pensiero e dell'azione di Marx e di Gramsci, hanno fatto professione di comunismo, rinnegando in toto l'ordine simbolico neo-liberale dominante. Che la destra li abbia derisi e scherniti, non stupisce: essa vede il nome del comunismo come Superman vede la kryptonite. È, da sempre, la parte che supporta la società così com'è. Che anche larga parte della sinistra abbia agito egualmente, dovrebbe destare qualche riflessione critica: come non mi stanco di sottolineare, la sinistra, o meglio la sinistrash, facendosi indistinguibile dalla destra stessa, ha aderito al pensiero unico della globalizzazione liberale e imperialistica. È divenuta ciò che un tempo combatteva, facendosi in tutto e per tutto guardia arcobaleno della globalizzazione neoliberale. A cagione di ciò, oggi la sinistra appare, Semmai è possibile, ancor più spregevole della destra: quest'ultima, in quanto parte della apologia dello status quo, non ha deluso, rivelandosi sempre all'altezza delle aspettative. La sinistra, invece, ha rinnegato ciò che era per diventare ciò che combatteva, assumendo lo sguardo di chi, in alto, ci odia. Sentire dei giovani che ripudiano la guerra e che ugualmente respingono il discorso unico della globalizzazione neoliberale ci segnala incontrovertibilmente che l'encefalogramma della società non è ancora del tutto piatto e che qualche bagliore di speranza, dopo tutto, sopravvive. L'opposizione alla guerra e all'imperialismo è un punto saldo, a cui tutti dovrebbero aderire, soprattutto i cittadini comuni, quelli che, per inciso, in caso di guerra, verranno mandati al fronte a sacrificarsi per i sacri valori dell'Occidente, cioè il mercato, la competitività, il nichilismo. Per quel che riguarda, poi, il richiamo al comunismo, esso potrà apparire vintage e naturalmente la parola non gode oggi, nell'epoca post1989, di grande forza attrattiva: lo si potrà, allora, chiamare comunitarismo, socialismo o in molti altri modi ancora, ma, mutato nomine, resta la sostanza, ossia la sacrosanta esigenza di una rettifica della società iniqua in cui siamo incagliati, vale a dire il desiderio di migliori libertà e di ulteriorità nobilitanti rispetto alla lotta per la sopravvivenza innalzata a solo stile di vita. Con le parole di Bertolt Brecht, è la semplicità che è difficile a farsi.
Mentre in Occidente la transizione ecologica viene rallentata, contestata o ridotta a slogan, in Cina la “civiltà ecologica” è diventata una vera linea di sviluppo.
Sono andato a vedere cosa significa concretamente: ex aree industriali riconvertite, città più verdi, ricerca pubblica, agricoltura sperimentale, energie rinnovabili e tecnologia applicata alla tutela dell’ambiente.
A tratti sembra quasi un’utopia solarpunk trasformata in politica industriale.
La Cina sta costruendo un modello di ambientalismo che l’Occidente non riesce più nemmeno a immaginare?
Ci vediamo qui https://t.co/tmrggB5bnX
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Continua la giusta e meritata batosta per il cancelliere teutonico Merz. L'AfD vince anche in Meclemburgo-Pomerania, mentre Berlino va alla Linke. Il partito del cancelliere Merz guadagna consensi minuscoli, venendo di fatto travolto da una vera e propria valanga. AfD, come già abbiamo sottolineato, trionfa per la sua opposizione fermissima alla guerra contro la Russia. La Linke, per parte sua, si impone grazie a un programma incardinato sul sociale e rappresentante, oltretutto, la prova che la sinistra, se rinuncia ai ridicoli simboli dell'arcobaleno e della green economy, ottiene consensi. In ogni caso, esce pesantemente sconfitto il neoliberismo imperialista del cancelliere teutonico, che vuole la guerra e azzera il sociale. La sonante batosta subita da Merz procede di conserva con il grande successo conquistato da Vladimir Putin alle elezioni per il rinnovo della Duma: il partito di Putin trionfa con il 57,31% dei voti, seguito dal Partito Comunista Russo, quello che, per inciso, accusa Putin di essere troppo morbido e accomodante con l'Occidente. Naturalmente, per la grancassa politicamente corretta del mainstream liberale e atlantista si tratta, more solito, di elezioni truccate da parte dell'autocrate e zar rossobruno Vladimir Putin: la vera democrazia è sempre e solo quella dell'Occidente, ove la pluralità dei partiti disponibili si risolve nel loro essere articolazioni interscambiabili del Partito Unico fintamente articolato del capitale. Sia quel che sia, il fabula docet è che i russi sono con Putin, mentre gli europei non sono con Merz, von der Leyen e con gli altri ierofanti del verbo unico europeisticamente corretto che vogliono portarci alla guerra inevitabile con la Russia stessa.
L’Europa non è stata conquistata: si è consegnata. Non con i carri armati, ma con i trattati, le basi, le sanzioni e la retorica. Ai vertici di Unione europea e Regno Unito si è consolidata una classe dirigente che ha fatto dell’allineamento a Washington non una scelta contingente, ma un riflesso condizionato. L’atlantismo è diventato professione, e la professione ha i suoi onorari.
Sul fronte russo si è recitato a soggetto. Si è finto di non vedere l’allargamento militare, le promesse disattese, l’addestramento e l’armamento di un vicinato trasformato in avamposto. Quando le provocazioni hanno prodotto la guerra, si è gridato all’aggressione pura, come se la storia cominciasse il giorno in cui esplode il primo colpo. L’Europa ha pagato il conto: energia, industria, inflazione, frattura sociale. Gli Stati Uniti hanno venduto gas, armi e narrativa.
Nel Medio Oriente lo schema è ancora più nudo. Guerre, occupazioni, embargo, bombardamenti “mirati”, Stati smembrati e società ridotte a macerie. Ogni ciclo si apre con la stessa litania: sicurezza, democrazia, diritti. Ogni ciclo si chiude con basi, contratti e un nuovo equilibrio di dipendenza. Chi resiste viene dichiarato paria; chi collabora viene chiamato partner. Il vecchio continente applaude, finanzia, sanziona e poi si meraviglia se i rifugiati bussano alle sue porte.
Il Venezuela è il capitolo più sfacciato. Un paese ricco di petrolio viene strozzato, isolato, delegittimato. Si parla di dittatura, di popolo oppresso, di transizione democratica. Si omette l’essenziale: le riserve, i flussi, il controllo delle rotte e dei prezzi. L’appropriazione non avviene sempre con lo sbarco dei marines; avviene con il blocco, con il riconoscimento selettivo di presidenti, con il sequestro di attivi e con la pazienza di chi sa che la fame piega prima delle divisioni corazzate.
A coprire il tutto stanno i media a gettone. Non tutti, non sempre, ma in quantità sufficiente a fissare il senso comune. Ripetono il ritornello dei diritti umani come si canta un jingle. Serve a tutto: a una guerra per procura, a un embargo che affama civili, a un raid che uccide famiglie, a un colpo di mano sulle risorse altrui. La parola “barbarie” viene riservata al nemico di turno; la propria resta “operazione”, “pressione”, “responsabilità di proteggere”.
Il trucco è vecchio e funziona perché è morale. Chi obietta viene tacciato di cinismo o, peggio, di complicità con il tiranno. Così il dibattito si sposta dal rapporto di forze alla liturgia dei valori. Intanto l’industria europea perde pezzi, le bollette salgono, i budget militari si gonfiano e la sovranità si riduce a comunicati stampa.
Non è destino. È una scelta di classe e di ceto: una élite che ha preferito il ruolo di vicario a quello di soggetto. Ha scambiato l’autonomia con un posto a tavola, e ha scoperto che a tavola si mangia quel che passa il padrone di casa. Il continente che un tempo pretendeva di dettare il diritto delle genti oggi presta la propria voce a un impero che del diritto fa uso intermittente.
Si potrà continuare a chiamare tutto questo “ordine internazionale”. Si potrà continuare a vendere come etica ciò che è interesse. Ma i fatti restano ostinati: l’Europa ha acconsentito, ha pagato, ha taciuto. E i diritti umani, ridotti a slogan, sono serviti da foglia di fico a chi sapeva già, in partenza, chi doveva vincere e chi doveva essere spogliato.
JULIAN ASSANGE: "The goal is to have an endless war, not a successful war."
War is a taxation based money laundering racket for the transnational security elite - it matters very little to them whether it's in Ukraine or Afghanistan, the goal is theft of public money.
🔴Rusia mató a 300.000 personas en Japón con bombas atómicas. No, fueron los Estados Unidos.
🇩🇪 Rusia mató a entre 5 y 6 millones de judíos.
No, fue Alemania.
🇨🇩 🇧🇪 Rusia mató a 6 millones de personas en el Congo.
No, fue Bélgica.
🇬🇧 Rusia mató a cientos de miles de personas hambrientas en la India y esclavizó a naciones de Asia y África.
No, fue Inglaterra.
🇬🇧🇪🇸🇵🇹 Rusia deportó a millones de africanos encadenados para esclavizarlos en América.
No, eso lo hicieron los británicos, españoles y portugueses.
🇩🇿 Rusia mató a miles de personas en Argelia.
No, fue Francia.
🇻🇳🇰🇭🇺🇸 Rusia mató a 3 millones de personas en Vietnam y a 2 millones en Camboya.
No, fueron los Estados Unidos.
🇰🇷🇰🇵🇺🇸 Rusia mató a seis millones de coreanos —tanto del Sur como del Norte— y a un millón de chinos durante la Guerra de Corea.
No, fueron los Estados Unidos.
🇮🇷 Rusia mató a un millón de personas en Irak, incluso mediante el uso de bombas de uranio empobrecido que todavía provocan que nazcan bebés con deformidades veinte años después.
No, fueron los angloamericanos.
🇦🇫🇺🇸 Rusia mató a más de 240.000 personas en Afganistán.
No, fueron los EE. UU.
🇱🇾Fue Rusia quien bombardeó Yugoslavia y Libia.
No, fueron los EE. UU. y la OTAN.
🇲🇽🇵🇷 Rusia cometió genocidio contra los pueblos indígenas y se anexionó la mitad de México, Puerto Rico, Hawái y otros territorios.
No, fueron los Estados Unidos.
Rusia mató a 100.000 palestinos en la Franja de Gaza tan solo durante el actual conflicto de Oriente Medio.
No, fue Israel.
La propaganda de los medios de comunicación difunde exactamente lo contrario.
La NATO ha 4000 pagine di piani per la guerra contro la Russia.
Lo ha dichiarata con un inglese livello "Renzi-Ferst riacscion sciok" il nostro Ammiraglio Cavo Dragone. Aggiungendo che, da questo confronto, la Russia ha tutto da perdere (senza però specificare cosa abbiamo da guadagnarci noi da uno scontro nucleare sul nostro territorio).
Mentre gli Eu-ristocratici si asciugano la bava alla bocca, sognando di conquistare la Kamchatka con 5 carri armati Rheinmetall, Bloomberg ci fa sapere che gli USA - gli USA non la Russia - hanno finito i missili.
Patriot dimezzati, scorte di Tomahawk ridotte di un terzo, munizioni per Thaad manco a parlarne. La Germania dovrà aspettare almeno cinque anni prima di ricevere le prime forniture.
Poco male. Ci vuole ben altro per fermare le Sturm Truppen. Berlino convoca i giovani in età di leva per la visita medica militare e allestisce la medicina da guerra per gli ospedali che da qui a breve dovranno essere predisposti per ricevere 1000 feriti al giorno direttamente dal campo di battaglia.
Intanto, da sabato Kiev ha lanciato almeno 1600 droni d'attacco contro la sola città di Mosca, in conclusione del processo di voto. Un deposito e la più grande raffineria della capitale sono stati colpiti. Ma non solo. Due membri del comitato elettorale sono stati uccisi ed una scuola-seggio è stata rasa al suolo.
Quale miglior metodo per far trionfare la democrazia che non sabotare le elezioni?
Ne parliamo stasera in diretta qui https://t.co/8UVR8O9V9F streaming alle 21 con Clara Statello e Stefano Orsi a La Bolla, il format di geopolitica di OttolinaTV.
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La lucida analisi di #Travaglio su Virginia Libero, sull’insensato polverone che si è sollevato per le sue dichiarazioni e su #Zoro e ciucci simili che hanno commentato senza aver capito una mazza
#AccordieDisaccordi
🚨 « La plus grande menace hybride pour l’Europe n’est pas la Russie, Mesdames et Messieurs, mais Mme Kallas, ici présente, qui veut nous entraîner dans une guerre nucléaire.
Et savez-vous ce qu’on appelle le désespoir ? C’est lorsque l’establishment allemand, uniquement pour battre l’AfD aux élections, organise une opération de renseignement à Leipzig et en accuse la Russie.
Ils ont complètement détruit leurs relations avec les Russes, et ils ont quand même perdu les élections. Parfait ! Même Mr Bean n’aurait pas fait autrement. Non seulement ce sont des perdants, mais en plus ils sont incapables.
Madame Kallas, vous parlez sans cesse de “menaces hybrides”, alors qu’en réalité, c’est exactement l’inverse.
C’est vous qui, depuis des années, menez une guerre sanglante contre la Russie. Vos armes tuent des Russes. Vous vous réarmez comme à l’époque d’Hitler et votre rhétorique antirusse est au niveau de celle des nazis.
La dure vérité, c’est que les Russes n’ont attaqué aucun des pays de l’Union européenne. C’est vous qui avez attaqué la Russie.
C’est vous qui vous êtes étendus jusqu’aux frontières russes. C’est vous qui, pendant des décennies, avez cherché à provoquer un changement de régime en Russie.
Et maintenant, vous avez peur de goûter à votre propre médecine, comme de petits enfants gâtés.
Vous êtes une belliciste extrême, Madame Kallas. Allez-vous-en ! »
Ľuboš Blaha, eurodéputé slovaque.
Premesso che se fossi russo, voterei per il Partito comunista della federazione russa,che sta all'opposizione di Putin (anche se per i nostri media non esiste nonostante sia l'opposizione maggiore) perchè il suo programma politico e sociale è quello più vicino alle mie idee. Ma