The anti-heroic, antiutopian nature of Western liberalism is the greatest enemy of religious radicals, priest-kings, and collective seekers after purity and heroic salvation. Occidentalism, Buruma&Margalit.
Io sono #sionista non ebrea e, visto che siamo in periodo vacanze, vorrei sapere in anticipo le strutture "no sionisti", da evitare come la peste e i nazisti.
Many now understand that the once great Amnesty International has turned into an enemy of human rights.
As you can see in the thread below, Amnesty supports terrorists, tyrants, Holocaust deniers, and homophobes.
Join the true human rights movement: https://t.co/DftLEoSJxM
Roberto Donini. Italian man. Battling cancer.
Just trying to enjoy a quiet day at the park with his partner.
Tarek Amida Giuma, an African migrant, walks up.
She recognizes him immediately. He’d already stolen her wallet and phone before.
He violently pushes her to the ground.
Roberto, weak from chemo and fighting for his life, still steps forward to protect her.
The migrant beats him repeatedly with a pair of pliers. Then runs.
Roberto died in the hospital 7 days later from the internal injuries.
This is Europe in 2026.
Open borders. Mass migration. Zero consequences.
Innocent Europeans getting murdered in broad daylight by people who should never have been allowed in.
The same suicidal policies the Democrats are trying to force on America.
Italy, Europe, America…enough.
Put our people first or keep watching them die.
Notare il “bianco”. E poi dicono che no, va tutto bene. Che sono tutte allucinazioni. p.s. la persona in questione sembra che sia stata rilasciata tra l’altro perché estranea ai fatti
Oggi il 68°🧵evoluzionista della Domenica vuole rendere omaggio ad un grande scienziato.
Due settimane fa è scomparso improvvisamente il Professor Antonino Cattaneo, uno dei più grandi neuroscienziati italiani e Presidente dell’EBRI (European Brain Research Institute). Ho conosciuto Antonino quando era professore ordinario di Fisiologia e Direttore del Laboratorio di Biologia della Scuola Normale Superiore di Pisa. Ero allora un giovane ricercatore precario della Scuola Normale, ma non ho mai avvertito distanza o gerarchia accademica con Antonino, semplicemente perchè non era nel suo modo di fare e di intendere la professione di scienziato.
Pur non essendo stato direttamente suo studente o collaboratore, conservo molti ricordi personali e pubblici di Antonino. L’ultimo si riferisce proprio ad un anno fa. Molti sanno che Cattaneo era stato uno degli studenti prediletti di Rita Levi Montalcini, da cui aveva ereditato la passione per le neuroscienze e anche responsabilità accademiche. Ma pochi sanno che Cattaneo si era laureato con Mario Ageno, il primo e più grande biofisico italiano, allievo di Fermi e personalità scientifica irripetibile. Antonino mi aveva più volte confidato che sentiva un debito immenso verso quel suo Professore scontroso e geniale, perchè gli aveva aperto le porte al connubio tra studi molecolari biologici e razionalizzazione fisica. Ne parlava sempre volentieri, e mi ha fatto il regalo di raccontare la sua esperienza umana e scientifica con Ageno in sessioni di conferenze che ho organizzato. Un vero regalo, di quelli per cui non esiste ringraziamento sufficiente, vista la mia venerazione per Mario Ageno nata e cresciuta leggendo i suoi scritti.
E così, un anno fa, Antonino è stato l’ospite d’onore della sessione “At the Heart of Biophysics: the Enduring Lesson of Mario Ageno”, che col caro collega e amico Paolo Calligari abbiamo organizzato per il 15th European Biophysics Congress (EBSA) a Roma, il 4 Luglio del 2025.
La lezione di Antonino è stata così bella che ho continuato a rimuginare sul tema. E quando la bravissima Gabriella Piroli, Direttrice di Prometeo, mi ha offerto di scrivere un articolo, non mi sono fatto sfuggire l’occasione. Ho coinvolto Clara Frontali, anche lei allieva di Ageno e cara amica, e abbiamo scritto l’articolo che allego di seguito.
Lo dedichiamo alla memoria di Antonino, pensando che gli avrebbe fatto piacere leggere un omaggio al suo Maestro, specie su un tema di così grande fascino.
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L'unico problema di Ratzinger, come capita talvolta ai più saggi, fu quello di precedere il proprio tempo, di aver colto con straordinaria lucidità i segni della storia quando il mondo non era ancora maturo per comprenderli.
https://t.co/ld1XHuXTEr
In 1948 only the Czechs in the whole wide world were willing to sell weapons to Israel as it was invaded by 4 Arab states. In 1967 only France sold it weapons, till De Gaulle stopped all sales. In 1973 the Arab oil embargo silenced Israel's few friends. Now it has firm allies.
Gli italiani devono finirla di cantarsi del loro straordinario patrimonio artistico e culturale banalmente perché non sono loro gli eredi di chi ha costruito quell’arte e quella cultura.
Gli eredi dell’impero romano non sono gli italiani e non sono gli europei
@vanabeau Attingo a questo social anche e soprattutto per idee su cosa leggere.
Questa volta, suggerisco la lettura:
"Il ponte sulla Drina" di Ivo Andric.
"How dreadful are the curses which Mohammedanism lays on its votaries!".."Individual Muslims may show splendid qualities, but the influence of the religion paralyses the social development of those who follow it. No stronger retrograde force exists in the world." Churchill 1899
Decumani Hotel De Charme, in Italia, non so dove, ha appena rifiutato una stanza a una persona a loro interamentesconosciuta perche' apparentemente residente in Israele. Adesso comincia il resto della vita di chi ha cosi deciso, in cui nome, cognome, numero CI e' gia emerso
L'UE ha deciso di tagliare i fondi ai partiti che non rispettano i valori fondanti dell'UE.
Tra i valori fondanti dell'UE c'è l'uguaglianza e i diritti umani. Nel Corano c'è scritto che la donna vale metà dell'uomo.
L'UE taglierà i fondi ai partiti che hanno candidati islamici?
La foto del profilo WhatsApp di Lamin Saidilly che sabato mattina ha accoltellato per divertimento il pover’uomo che si trovava fuori da un bar a San Siro.
Guardatela.
Guardatela bene. Vi deve rimanere fissata in testa.
Prendiamo buona nota
Italia Israele Today
❗️DECUMANI HOTEL DE CHARME DI NAPOLI. UNA VERGOGNA ITALIANA.
Una turista israeliana ha ricevuto un'e-mail automatica da un hotel che aveva prenotato in Italia , la quale la informava che l'hotel aderiva alla campagna "No Room for Genocide" del movimento BDS Italia, inducendola a cancellare la prenotazione
Il Decumani Hotel De Charme ha scritto: "Questa struttura appoggia la campagna No Room for Genocide e rispetta la libertà e i diritti umani delle comunità che subiscono discriminazioni di natura razziale, etnica, sociale e di altro genere. Diamo un caloroso benvenuto ai palestinesi, ai rifugiati e a tutti coloro che resistono pacificamente all'oppressione e lottano per ottenere i loro diritti riconosciuti a livello internazionale".
L'obiettivo della campagna No Room for Genocide è quello di fare pressione sui paesi affinché perseguano gli israeliani che, come afferma BDS Italia, "sono coinvolti in crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidio contro i palestinesi sul loro territorio".
Email automatiche e domande di base
Il testo dell'e-mail proviene dal toolkit "No Room for Genocide" di BDS Italia, e BDS Italia raccomanda di includerlo nelle e-mail di conferma per le aziende che aderiscono alla campagna e utilizzano https://t.co/ozIVLwvvnw.
Il Decumani Hotel De Charme di Napoli è di proprietà della società Centro Decumani S.r.l., il cui Amministratore Unico e legale rappresentante è l'imprenditore Gianfranco Gambardella.
Credits The Jerusalem Post
Athena, Penelope, Circe, Calipso, Nausica...
Tutti personaggi potenti, ma secondo questa attricetta ignorante ai personaggi femminili non è stato dato abbastanza spazio in Odissea.
Non sono della generazione di @IlVeroUltimo e non posso dire che sia il mio mondo musicale. Però non riesco a non riconoscergli una cosa: ha costruito un fenomeno di massa restando fuori dal recinto di chi, in Italia, pretende ancora di decidere cosa sia “alto”, cosa sia “basso”, cosa meriti rispetto e cosa no.
Il percorso, da solo, basterebbe. Sanremo 2018 vinto tra le Nuove Proposte, secondo posto tra i Big l’anno dopo, poi il 4 luglio 2019 il primo Olimpico: sessanta e più mila persone a Roma, a 23 anni, diventando il più giovane artista italiano ad arrivare a quello stadio da protagonista. Da lì non c’è stata la fiammata di una hit estiva, ma una crescita lunga, testarda, quasi anomala per il mercato musicale di oggi: Olimpici, San Siro, Circo Massimo, oltre quaranta stadi, sette album, decine e decine di certificazioni. E poi Tor Vergata 2026: 250mila biglietti venduti in poche ore per un solo concerto. Non è moda. Non è algoritmo. È consenso popolare, costruito anno dopo anno.
Musicalmente #Ultimo non inventa una lingua nuova. Anzi, forse fa il contrario. Mentre buona parte del pop giovanile si americanizza, tra trap, drill, barre, posa e distacco emotivo, lui resta dentro una tradizione italianissima: piano, melodia, canzoni d’amore, fragilità detta senza vergogna. C’è Venditti, c’è Baglioni, c’è Renato Zero, c’è quella linea romana e sentimentale che molti fingono di considerare superata solo perché non sanno più scriverla. Un ragazzo tatuato, cresciuto nell’epoca di Instagram, che parla ai coetanei usando una grammatica emotiva che apparteneva ai loro genitori. E funziona proprio per questo.
Ma la parte più interessante, secondo me, non è nemmeno il numero degli stadi. È quello che si vede guardando il suo documentario: dietro il fenomeno non c’è l’arroganza del predestinato, ma una ferita costante. C’è uno che sembra vivere il successo non come una corazza, ma come una prova continua. Il bisogno di dimostrare, la paura di non essere abbastanza, la rabbia di chi si è sentito fuori posto, poi la rinascita sul palco, davanti a una comunità che evidentemente riconosce quella stessa frattura. Ultimo non piace a milioni di ragazzi perché racconta una vita perfetta. Piace perché non finge di aver risolto tutto.
E questo spiega anche perché irriti tanto certi ambienti. La critica italiana ha un riflesso pavloviano: se piace a milioni di ragazzini, allora deve essere banale. Succede con Ultimo come succede ovunque il pubblico voti col portafoglio invece che con la tessera del circolo giusto. Il salotto lo snobba, ma il salotto non ha mai riempito uno stadio. E allo stadio nessuno chiede il permesso di commuoversi.
Si chiama Ultimo perché ha scelto fin dall’inizio di dare voce a chi si sente ultimo. La cosa notevole è che quella promessa l’ha mantenuta anche diventando enorme. Questo, più dei record, è il punto: non ha trasformato la fragilità in una posa estetica, l’ha trasformata in una lingua comune.
Non serve piacere ai critici per entrare nella storia della musica popolare italiana. Serve riempire un luogo con 250mila persone mentre loro discutono ancora se sia arte.