Vittima di Gratteri: assolto dopo 2 anni e 8 mesi ai domiciliari. Oggi sul Foglio la storia di Cesare Pasqua, accusato di reati gravissimi e infamanti (concorso esterno in associazione mafiosa, scambio elettorale politico-mafioso, corruzione aggravata dal metodo mafioso, minaccia aggravata), per poi essere assolto da ogni accusa. 77 anni, ex dirigente dell’Azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia, Pasqua è tra i principali imputati dell’inchiesta “Maestrale-Olimpo-Imperium”, avviata da Nicola Gratteri nel 2023 e finita nei giorni scorsi in primo grado con 102 assoluzioni su 181 imputati. Nei suoi confronti la procura aveva chiesto la condanna a 14 anni di reclusione.
L’inchiesta ha devastato l’esistenza di Pasqua, stimato dottore di Vibo Valentia. A causa degli arresti domiciliari infatti, durati quasi tre anni, Pasqua non ha potuto stare accanto al fratello in punto di morte né partecipare ai suoi funerali. Non ha potuto incontrare i propri nipotini se non al massimo per due ore durante le festività (come se i bambini potessero portare messaggi mafiosi dall’esterno). Ha dovuto smettere di lavorare e la sua reputazione è stata demolita. Poiché la polizia giudiziaria si recava costantemente, anche di notte, nella sua abitazione per controllare se era presente, la moglie – anziana e gravemente malata – ha cominciato a non dormire più la notte per paura che lui non sentisse il campanello e dovesse andare in carcere. Uno stato d’ansia che la moglie di Pasqua si porta dietro ancora oggi.
Sul Foglio tutti i dettagli della vicenda ⬇️
@InOndaLa7 Chiedere ai politici come si finanziano le loro proposte è finalmente diventato un tema giornalistico. Speriamo rimanga tale nei confronti di tutti i partiti. Lo si deve all'azione dell'unico partito da votare nel 2027 @ora_italia
Le firme a favore della legge che richiede di indicare nei programmi dei partiti come saranno finanziate le promesse elettorali ha superato le 15K firme in pochi giorni. Se pensate che la politica debba cambiare, firmate su https://t.co/hMnGvsSJka e retwittate! Grazie.
I paesi europei, nell’aggiornare la loro postura militare, dovrebbero tenere a portata di mano "un codicillo segreto: il numero da chiamare per arrendersi senza perdere tempo".
Leggere un numero di Limes è un’esperienza che vale la pena fare, se si vuole comprendere quante forme può assumere la propaganda e quanto diverse possano essere le sembianze dietro le quali può camuffarsi.
L’ultimo volume teorizza, in modo tutt’altro che velato, che la Russia, sia pure nelle vesti di aggressore, agisca tutto sommato in difesa di quella che ritiene essere la propria “sfera di influenza” e lo abbia fatto in Ucraina con un conflitto abbondantemente provocato dall’Occidente (tesi riportata nel saggio Kultur e Zivilisation), che avrebbe accerchiato ed umiliato Mosca. Un conflitto che Putin avrebbe quindi avviato come una sorta di riflesso incondizionato e che sarebbe stato invece gestito male dall’Europa. Sempre l’Europa lo avrebbe ora trasformato in una inesistente minaccia russa per giustificare il riarmo.
La parte più interessante è che il numero appena uscito si riferisce in modo esplicito al riarmo tedesco, con riferimenti che definire allusivi sarebbe un eufemismo. Viene ad esempio citato esplicitamente il 2039 come anno-obiettivo per la "superiorità tecnologica" della nuova Bundeswehr, sottolineando che questo traguardo coincide esattamente con il centenario dell'attacco tedesco alla Polonia e dell'inizio della seconda guerra mondiale. Non è un dettaglio casuale, ma una precisa scelta drammaturgica volta a proiettare un'ombra di revanscismo storico sulle intenzioni di Berlino, avvalorando il sospetto che, visti i precedenti, della Germania non ci si debba fidare (altro ricorrente tormentone della propaganda russa).
In un altro punto, si evoca apertamente il parallelismo con l'attacco nazista del 22 giugno 1941 e la conseguente Vernichtungskrieg (la guerra di sterminio sul fronte orientale). Invece di trattare il Cremlino come l'aggressore unilaterale del presente, questa narrazione riattiva la memoria della Russia storica come "vittima" della furia teutonica, spostando implicitamente l'asse della colpa morale.
Anche l'articolo di Giacomo Mariotto evidenzia malignamente come la classe imprenditoriale tedesca veda l'Ucraina principalmente come un "laboratorio" in cui le nuove tecnologie belliche vengono testate e sviluppate in condizioni di combattimento, specificando che "Berlino non intende morire per Kiev".
Il tutto viene giustificato sulla base di un certo salafismo geopolitico, una dottrina secondo la quale esiste una tendenza “genetica” di alcune nazioni a compiere determinate azioni. Il risultato politico di questa impostazione è che se i popoli si muovono per istinti tribali immutabili, allora l'invasione dell'Ucraina non è più un crimine deliberato del regime di Putin che viola il diritto internazionale, ma diventa una "fatale e inevitabile reazione" all'eterno ritorno dell'espansionismo tedesco verso est.
In questo senso l’editoriale di Caracciolo compie un piccolo capolavoro, attribuendo anche la postura antirussa della Polonia ad un trauma storico legato alla Battaglia di Varsavia del 1920, ma soprattutto citando la Svezia e la sconfitta della battaglia di Poltava del 1709. Quest’ultimo esempio è perfetto non solo per ribadire che ogni tentativo di invasione della Russia da parte di paesi occidentali è destinato al fallimento (come accadde a Napoleone e Hitler), ma anche che in quell'occasione l'etmano cosacco Ivan Mazepa tradì lo zar Pietro il Grande per allearsi con gli svedesi nel tentativo di ottenere l'indipendenza ucraina. Il fallimento di Mazepa viene implicitamente usato dalla rivista per suggerire una costante storica: l'Ucraina che cerca di sganciarsi da Mosca alleandosi con una potenza occidentale compie un percorso ciclico e comunque destinato a trasformare il proprio territorio in un deserto di macerie.
Non a caso Caracciolo nel pezzo parla cinicamente di Kyiv come di “campo del sangue”, anche riferendosi al conflitto di oggi, come fosse un terreno di scontro ta potenze, avvalorando così la tesi della guerra per procura, tanto cara alla propaganda di Mosca e a certi propagandisti nostrani, e azzerando il coraggio e la determinazione che in quattro anni e mezzo l’Ucraina ha dimostrato sul campo.
Il formato della rivista blasonata e le citazioni erudite servono insomma a legittimare sul piano “scientifico” l’idea che le pulsioni imperiali di Mosca siano in fondo una costante geografica immutabile e che l'Occidente, spingendosi militarmente in quelle terre (perché in questi termini viene letto l’aiuto dato a Kyiv), sta solo replicando l'errore tattico e storico dei sovrani svedesi del Settecento e di altri dopo di loro.
La soluzione? Probabilmente lasciar compiere alla Russia i suoi crimini in santa pace, senza assumere una postura militare alla quale tanto, per vincoli sociali ed economici nessuno dei paesi europei potrà dare seguito.
Una lettura perfetta per appagare palati troppo raffinati per farsi bastare la propaganda da mercato delle vacche di Travaglio e D'Orsi.
Il sistema pensionistico italiano, così com'è, non è sostenibile. È la prima voce di spesa pubblica, comprime tutto il resto e grava sempre di più sul lavoro. E quasi nessuno, in fondo, si è pagato la propria pensione: a pagarla è chi lavora oggi. Ne parliamo nella newsletter.
Dopo alcuni mesi posso dirlo con certezza: a #Padova mancano i taxi. Ad ogni ora del giorno e della notte attese insensate persino in stazione.
Basta rendite dei privilegiati a spese dei cittadini! Nel 2027 bisognerà cambiare!
@ora_italia
@ADeLuca_SlcCgil Ma no, lo accusano di mettere in contraddizione spesa in difesa con spesa in welfare. Mossa astuta per buttarla in caciara. La realtà è che chi ha progettato il bonus 110% quando parla di spesa pubblica ha perso totalmente la sua credibilità. L'elettorato informato se la ride.
1/ Il Parlamento europeo non è riuscito a respingere Chat Control 1.0. La stessa misura che a marzo era stata bocciata due volte.
La maggioranza dei deputati votanti era contraria: 314 no, 276 sì, 17 astenuti.
No, non era “una frase”. Era una posizione politica inaccettabile (e basata su una citazione falsa) a proposito di un pilastro essenziale di una alleanza di governo.
Dear followers, please see this new paper on the labor market and macroeconomic effects of low birth rates. Although almost all analysts and policymakers are very worried about the prospect of stagnant and aging populations, the evidence from cross-country and within the United States points to the opposite: lower birth rates predict faster growth of GDP per worker and wages. The reason: labor scarcity encourages more technology adoption.
Conte ieri a Napoli ha falsificato le parole del Comandante supremo della Nato in Europa. Mica di Pinco Pallino. Gli ha attribuito proprio il contrario di ciò che aveva dichiarato.
Alexus Grynkewich a metà giugno all’Ila Berlin Air Show ha detto che la Russia probabilmente non aprirà un conflitto con l’Europa perché i russi comprendono che in tale caso ne uscirebbero sconfitti, vista la forza e la determinazione della Nato: “Il mio compito è garantire che la Russia capisca che, se dovesse tentare qualcosa negli Stati baltici, non ci riuscirebbe. E proprio perché sa che non ci riuscirebbe, non correrà un rischio del genere”. Grynkewich si era anche rallegrato perché “la maggior parte degli alleati ha aumentato i propri bilanci per la difesa, l’anno scorso, ma i denaro da solo non basta a creare capacità: occorre che ciò avvenga attraverso una base industriale solida e innovativa”.
Conte traduce l’intervento del generale con in linguaggio campolarghese e attribuisce a Grynkewich (peraltro richiamando una inesistente intervista al Financial Times) questa frase: “Posso dire che né oggi né domani la Russia rappresenta una minaccia per l’Europa”. La cito testualmente, si è premurato di dire Conte. Solida base, secondo lui, per cancellare gli accordi di Ankara e sventare la manovra con cui Europa e Nato “stanno costruendo una minaccia russa per convincerci che dobbiamo armarci fino ai denti per andare a far guerra”.
Ma quella frase è stata inventata da Conte.
Essere putiniano comporta questa abnorme tendenza al mendacio, ma forse, chissà, a Conte viene naturale.
@GiuseppeConteIT Il parlamento la cacciò perchè non era in grado di far vaccinare la popolazione (preferiva fare le primule) e di presentare progetti decenti nei tempi per il PNRR. Ciò che fece Draghi in 4 minuti. @emifittipaldi non è stato in grado di farglielo notare.
Ieri a Strasburgo tutti i deputati #Pd, insieme al gruppo Socialista e alla maggioranza del Parlamento Europeo, hanno votato con convinzione a favore del Rapporto sull’#Ucraina, dove tra l’altro si legge che “La #Russia conduce una guerra di aggressione su vasta scala, illegale, non provocata e ingiustificata contro l’Ucraina” e che “le recenti e continue violazioni della sovranità degli Stati europei da parte della Russia confermano che i suoi obiettivi vanno ben oltre l’Ucraina e rappresentano una minaccia esistenziale per la libertà e le democrazie europee”.
Domando quindi: come si concilia questa posizione - che fotografa la pura e semplice verità dei fatti - con le parole di Giuseppe Conte, secondo il quale la minaccia russa sarebbe null’altro che una costruzione politica per giustificare il riarmo? Non l’ha detto a casa sua, l’ha detto ieri a Napoli dal palco di una manifestazione ufficiale (di una parte) della coalizione con cui ci accingiamo a sfidare il
centrodestra. Come possiamo far finta di niente?
La "balcanizzazione" della Russia è appena iniziata.
La regione di Oryol ha già smesso di condividere il gas con i residenti di altre regioni, e altre regioni stanno pensando di fare lo stesso con il petrolio.
Perché mai una regione periferica dovrebbe mandare il proprio petrolio a Mosca, se questa non gli garantisce la sicurezza contro i droni?
Infatti le diverse raffinerie, non ottenendo aiuti dal Governo, stanno agendo in maniera autonoma a livello regionale. Il problema è che le forze armate regionali non si preoccupano di abbattere i droni se questi si dirigono verso un'altra regione, scrive lo sviluppatore di UAV Alexey Chadaev. "Gli specialisti locali anti-drone si attengono al principio di protezione degli obiettivi: se non vola verso di noi, lasciamolo andare. L'importante è che non finiamo sui giornali e che i nostri obiettivi non vengano danneggiati". Secondo Chadaev, la dirigenza può punire gli artiglieri antiaerei se sprecano munizioni per difendere obiettivi diversi dai propri.