Maybe it’s time for Meloni and her far-right allies to ask themselves why hundreds of thousands of Italians have chosen to move to Spain.
They are all welcome here. Italians are our friends.
Con un comunicato, il governo Sánchez informa che la chiusura dello spazio Schengen decisa dall’Italia nei confronti della Spagna dopo i fatti di Ceuta, una misura senza precedenti nella storia recente, è stata adottata “senza avvisi, in forma unilaterale e con motivazioni pretestuose che non sono conformi né al Codice Frontiere Schengen né alla realtà dei fatti”.
Ragioni per le quali, Madrid invita il governo italiano "a fare marcia indietro, porre fine ai controlli e trattare gli spagnoli come il resto dei cittadini europei. Qualora non lo facesse entro la conclusione di domenica 9 agosto, la Spagna sarà costretta ad adottare misure proporzionate per tutelare gli interessi e la dignità dei propri cittadini”.
L’articolo su Repubblica
#rep
La donna che non ha mai tagliato
Con l’ultima sentenza della Cassazione si è chiuso il percorso giudiziario sulla strage di Bologna. Quarantasei anni, ottantacinque morti, cinque esecutori materiali condannati in via definitiva: Fioravanti, Mambro, Ciavardini, Cavallini, Bellini. Le sentenze hanno individuato, con ruoli differenti tra mandanti, finanziatori e organizzatori, Licio Gelli e Umberto Ortolani della P2, Federico Umberto D’Amato dell’Ufficio Affari Riservati del Viminale e Mario Tedeschi, senatore del Movimento Sociale Italiano, direttore del Borghese. Nessuno dei quattro è stato processato: erano già morti.
La verità giudiziaria è finita. Quella politica non è mai cominciata.
Alla guida del paese c’è una donna che in quell’ambiente si è formata. Nel 1992, a quindici anni, si iscrisse al Fronte della Gioventù nella sezione della Garbatella. Roma era piena di sezioni, di collettivi, di parrocchie, di circoli. Scelse quella. Trovò una comunità che funzionava come una famiglia allargata, con i suoi lutti, i suoi anniversari, i suoi morti da onorare ogni anno alla stessa ora. Da quel mondo, politicamente, non è mai uscita.
Ad accoglierla fu Fabio Rampelli, oggi vicepresidente della Camera. Allora era il capo di Colle Oppio, la prima sezione missina d’Italia, settanta metri interrati all’Esquilino intitolati a Stefano Recchioni, il militante ucciso ventenne nel 1978 durante gli scontri seguiti alla strage di Acca Larentia. Quando la sezione ha riaperto, nel 2023, Il Foglio ha raccontato che l’impresa dei lavori aveva cancellato dalle pareti i nomi che vi campeggiavano: Evola, Papini, Degrelle, Tolkien. Bisignani sostiene che Rampelli sia stato il vero scopritore di Giorgia Meloni, il suo padre politico, e che forse è proprio per questo che lei lo ha messo da parte.
Rampelli non ha tagliato niente neppure lui. Una informativa della Digos, depositata all’Archivio di Stato tra gli atti declassificati, lo colloca tra i tredici arrestati nel maggio 1989, durante la contromanifestazione per i combattenti di Salò organizzata a Nettuno mentre George Bush visitava il cimitero americano. A guidare il gruppo c’era Gianni Alemanno. Trent’anni dopo, in un video del 2019 pubblicato da Fanpage, Rampelli è nel picchetto durante il rito del presente. Non alza il braccio, è l’unico. Sta lì, però.
Da quella sezione si usciva con dei nomi in tasca, e tra quei nomi c’erano anche i De Angelis. Nanni, morto a Rebibbia il 5 ottobre 1980, ventidue anni, arrestato il giorno prima, in circostanze mai chiarite, diventò subito una reliquia. Marcello, tre anni scontati per associazione sovversiva e banda armata, poi direttore di Area, poi del Secolo d’Italia, poi senatore di Alleanza Nazionale. Germana, che sposa Luigi Ciavardini, trent’anni in via definitiva per la strage di Bologna, oltre all’omicidio dell’agente Francesco Evangelista e a quello del giudice Mario Amato, che sull’eversione nera indagava e per questo fu assassinato.
Una famiglia sola contiene un martire, un parlamentare della Repubblica e uno stragista. Chi è cresciuto lì racconta che era quasi impossibile non conoscerne almeno uno.
Meloni li conobbe. Bisignani e Madron, ne I potenti al tempo di Giorgia, scrivono che a sedici anni ebbe una relazione con Marcello De Angelis, allora trentaduenne e appena uscito dal carcere, e che in seguito si legò al fratello Renato. È una ricostruzione affidata a un’unica fonte e non cambia nulla, da sola. Dice però qualcosa dell’ambiente: un uomo appena uscito da una condanna per banda armata non era un imbarazzo da evitare, ma una presenza perfettamente integrata in quel mondo.
Nel 2004, presidente di Azione Giovani, Meloni è a una conferenza stampa a Catania insieme a Luigi Ciavardini: lo ha ricostruito Il Fatto Quotidiano sulla base del lavoro di Andrea Palladino. Non a quindici anni. A ventisette, con un incarico nazionale, mentre il processo che porterà Ciavardini alla condanna definitiva è ancora aperto.
Negli stessi anni Giuseppe Dimitri, detto Peppe, tra i fondatori di Lotta Studentesca e di Terza Posizione, condannato per banda armata e assolto invece dall’accusa di omicidio, otto anni di carcere scontati fino al 1988, lavora come consulente di Gianni Alemanno al ministero delle Politiche agricole. Dal 2001 al 2006, sotto il terzo governo Berlusconi. Quando muore in un incidente stradale, il 30 marzo di quell’anno, ai suoi funerali sfilano ministri e parlamentari della maggioranza in mezzo ai simboli neofascisti, Alemanno in testa. Nicola Rao li ha definiti l’ultima grande manifestazione del neofascismo italiano.
Nel novembre 2022, fresca di Palazzo Chigi, Meloni riceve un premio dalle mani di Domenico Gramazio, uno dei grandi dirigenti della destra romana. Il suo nome compare nelle vicende di Mafia Capitale per rapporti documentati con Massimo Carminati, mentre il figlio Luca sarà tra gli imputati del processo. Un’altra figura storica di quello stesso ambiente politico che occupa un posto di riconoscimento pubblico.
Nel 2023 il suo partito impone alla presidenza della Commissione parlamentare Antimafia Chiara Colosimo, classe 1986, Azione Studentesca, sezione Garbatella, la stessa di Meloni. Casellario immacolato, nessuno scheletro, il prodotto puro del vivaio. Viene eletta con i soli voti della maggioranza, mentre le opposizioni lasciano l’aula e i familiari delle vittime chiedono di non votarla. Il motivo è una fotografia scattata a Rebibbia con Ciavardini, conosciuto, dice lei, tramite l’associazione per il reinserimento dei detenuti gestita da sua moglie. Germana De Angelis. Il cerchio si chiude da solo.
Nell’agosto dello stesso anno Marcello De Angelis, portavoce della Regione Lazio, scrive su Facebook che con Bologna Fioravanti, Mambro e Ciavardini non c’entrano nulla, e che non è un’opinione ma una certezza assoluta. Tre sentenze definitive cancellate con un post. La linea del partito è che le scuse bastano e che il licenziamento è escluso. Se ne andrà tre settimane dopo per una vecchia canzone antisemita, non per la strage.
Intorno, tutto resta al suo posto. Isabella Rauti, già moglie di Alemanno, è sottosegretaria alla Difesa, figlia di quel Pino Rauti che fondò Ordine Nuovo, l’organizzazione da cui uscirono Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte, ergastolo definitivo nel 2017 per la bomba di piazza della Loggia, otto morti durante un comizio antifascista. Rauti padre in quel processo fu imputato e assolto. Resta che la sua creatura politica ha prodotto due ergastoli per strage e che sua figlia oggi firma atti in nome della Repubblica.
Nel giugno 2026 Alemanno esce da Rebibbia dopo un anno e dieci mesi per traffico di influenze illecite. In cella lo hanno visitato Ignazio La Russa, Francesco Storace, Alfredo Mantovano, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, e Fabio Rampelli. Trentasette anni dopo Nettuno, gli stessi due uomini: uno dentro e uno che va a trovarlo.
Nel frattempo Arianna Meloni dirige la segreteria politica del partito e decide candidature e nomine, e Francesco Lollobrigida, Fronte della Gioventù pure lui, resta ministro dell’Agricoltura anche dopo la fine del matrimonio con lei. Nel vivaio si smette di essere parenti, non si smette mai di essere della stessa sezione.
Nessuno di questi episodi prova responsabilità personali. Presi insieme, però, mostrano una continuità di relazioni, di simboli e di gruppo dirigente che non è mai stata oggetto di una rottura politica esplicita. È questo il punto: quel legame non è mai stato reciso.
Non è una questione penale. È una questione politica. Altre culture politiche italiane hanno attraversato, in forme diverse, congressi laceranti, scissioni, dirigenti espulsi, parole scritte una volta per tutte. Questa destra ha traghettato tutto intatto fino a Palazzo Chigi senza lasciare per strada nemmeno una valigia.
Non è nostalgia. La nostalgia si cura. È la certezza di non dover rendere conto: ogni due agosto una corona, un comunicato solenne, e nessuno che chieda perché una donna con il potere di scegliere abbia scelto sempre dentro quel perimetro.
I giudici hanno finito. Non c’è più sentenza da aspettare.
@NicolaPorro Viola Ardone a Madrid ci è andata da sola, non mandata da nessuno, rompendo il suo salvadanaio, e da scrittrice non da giornalista, per raccontare quello che sentono in tanti: in Italia si vive nella paura e nella costruzione paranoica del nemico. Informati prima di scrivere.
Italy’s position is unworthy of a European partner. When migration is weaponised, Europe answers with solidarity, not selfishness.
After 700,000+ arrivals from Libya, Italy received European support, not lectures. Solidarity is not a one-way street.
La solidaridad y la empatía son opcionales.
El respeto a los tratados europeos y a los datos, no.
👇🏼
Número de entradas irregulares entre 2021 y 2026 según Frontex:
Por Italia: 478.600
Por los Balcanes occidentales: 340.600
Por Grecia: 259.800
Por España: 234.760
Por la frontera oriental: 48.000
No es tiempo de dividir. Es tiempo de seguir construyendo una UE fuerte y unida.
Sessantasette anni
Il paese senza ricambio
Undici giorni fa la Corte dei conti ha messo per iscritto quanto sono costate le Olimpiadi a costo zero. Centosettantasei milioni e mezzo di perdite. Quasi un miliardo di debiti della Fondazione Milano Cortina. A ripianare saranno i soci pubblici, che ne hanno garantito la copertura: Lombardia, Veneto, le Province autonome, lo Stato. Fra i soci c’è anche il Comune di Cortina, che i suoi conti in ordine non li vede da più di un decennio.
Lo stesso giorno la Corte costituzionale ha dichiarato inammissibili le questioni sollevate dalla gip di Milano sul decreto del 2024 che ribadiva la natura privata della Fondazione. Secondo la Corte, la Fondazione era già privata per la legge del 2020. Il decreto del 2024 non aveva cambiato nulla. L’inchiesta della procura per corruzione e turbata libertà degli incanti si avvia all’archiviazione. Un miliardo di soldi pubblici, nessuna gara, nessun processo.
Quella fondazione era presieduta da Giovanni Malagò. Il 22 giugno, cinque settimane prima delle relazioni della Corte, l’assemblea della Federcalcio lo ha eletto presidente con il 68,58 per cento dei voti. Sessantasette anni. Non sto dicendo che quel miliardo lo abbia fatto lui, i bilanci di una macchina simile hanno cento mani dentro. Dico un fatto: quella presidenza la conoscevano tutti, e quei conti non hanno impedito la sua elezione.
Sessantasette è anche la soglia della pensione di vecchiaia in Italia. Dal primo gennaio 2027 diventeranno 67 e un mese, dal 2028 67 e tre, perché la legge di bilancio ha spostato l’asticella spalmando l’aumento su due anni per farlo sentire meno. L’età in cui una cassiera esce dal lavoro è l’età in cui un dirigente italiano ne comincia uno nuovo.
Voglio essere preciso su cosa mi preoccupa, perché il discorso sui vecchi al potere di solito scivola sull’ingiustizia e lì si ferma.
Il problema non è la longevità individuale.
È l’assenza di ricambio.
Un ottantenne capace alla guida di qualcosa non ha mai fatto male a nessuno; un sistema che rende quasi impossibile l’ingresso dei successori fa danni per decenni. Da questa chiusura discendono due conseguenze, e il pericolo sta nella loro somma. La prima è che aumenta la probabilità di decisioni sbilanciate sul presente. La seconda è che chi dovrebbe raccogliere l’eredità non viene formato, perché per formarlo bisognerebbe lasciargli decidere qualcosa.
Comincio dall’estensione del fenomeno, altrimenti sembra una faccenda di sport. Carlo Sangalli, classe 1937, guida Confcommercio dal 2006 ed è stato riconfermato per acclamazione nel marzo dell’anno scorso, a ottantasette anni, con un mandato che scade nel 2030 quando ne avrà novantatré. Pier Ferdinando Casini siede in Parlamento senza interruzioni dal 1983, quarantatré anni. Ignazio La Russa presiede il Senato e ha compiuto settantanove anni nove giorni fa. Mattarella è stato rieletto al Quirinale a ottanta perché un’intera classe politica, in una settimana di votazioni, non ha saputo tirare fuori un’alternativa. Nel calcio la scelta di giugno è avvenuta dentro un insieme di tre uomini che sommano duecentoquattordici anni, tutti già passati per quelle stanze.
Questi incarichi hanno una cosa in comune. Nessuno viene assegnato da un mercato che punisce gli errori. Li assegna un’assemblea di persone che si conoscono da trent’anni, dove pesa la fiducia personale, e la fiducia personale premia chi è lì da più tempo. Sangalli non è stato eletto, è stato acclamato. Il curriculum, da noi, si scrive con gli incarichi ricoperti molto più che con i risultati ottenuti.
Vediamo la prima conseguenza. Un uomo che nel 2030 avrà novantatré anni può essere lucido, informato, perfino visionario. Resta il fatto che preoccuparsi allo stesso modo di un conto in scadenza nel 2045 gli richiede di attribuire la stessa importanza a conseguenze che, con ogni probabilità, non vivrà. Non serve immaginare nessuno in malafede. Le pensioni che nel 2050 non ci saranno, il debito, la transizione energetica, il lavoro impiegatizio che l’automazione sta smontando mentre scrivo: sono tutti problemi il cui esito matura oltre l’orizzonte di chi decide. In quelle condizioni, il costo del rinvio diventa quasi invisibile.
Ma quella stessa conseguenza ne produce un’altra, che riguarda la lettura del presente. Le categorie con cui interpretiamo il mondo si formano soprattutto nei primi decenni della vita e poi cambiano molto meno in fretta della realtà. Chi comanda adesso ha imparato cosa siano il lavoro e la casa in un paese che cresceva, dove uno stipendio pagava un mutuo e l’azienda ti accompagnava fino alla liquidazione. Ha visto arrivare i computer negli uffici quando ne aveva quaranta, ha visto che l’occupazione non crollava, ne ha ricavato una regola generale. Adesso applica quella regola a un fenomeno che non somiglia a niente di già visto. Ai convegni parlano di riqualificazione con la faccia serena di chi ha già attraversato tutto. Pochissimi, in quelle sale, sanno cosa succede a un uomo di cinquantadue anni quando il suo mestiere sparisce in diciotto mesi.
La seconda conseguenza è più lenta e fa più danni. Sotto quel tappo cresce una generazione di adulti che non ha mai deciso niente. A cinquant’anni in Italia sei ancora il giovane della situazione, aspetti il tuo turno, impari che la carriera si costruisce non contraddicendo nessuno. Chi non accetta il patto se ne va: nel 2024 il saldo fra partenze e rientri di laureati tra i venticinque e i trentaquattro anni è stato negativo di ventunmila persone. Se ne vanno in silenzio, e il silenzio è il problema. Chi parte non occupa una piazza, non vota contro, non contesta in assemblea. Esce dalla porta e il sistema registra soltanto che le contestazioni sono diminuite. Un meccanismo che non riceve più segnali di errore continua a funzionare uguale fino al giorno in cui si spacca.
Nel frattempo la trappola demografica si stringe. Il rapporto Istat di maggio conta 355 mila nati nel 2025, 1,14 figli per donna, primo parto a 32,7 anni di media. Carriere lente e stipendi da precario producono figli tardi e pochi, i pochi figli producono un paese ancora più vecchio, il paese più vecchio elegge dirigenti ancora più vecchi. Il sistema fabbrica le condizioni della propria sopravvivenza.
Qui devo dire la cosa più scomoda, perché altrimenti sto scrivendo un lamento. Questa classe dirigente non ci ha invaso. Ci somiglia. L’età media degli italiani è 47,1 anni, un quarto della popolazione ha superato i sessantacinque, l’elettore mediano è un signore oltre i cinquanta con una casa da difendere e una pensione da proteggere. Un politico di settant’anni che promette di non toccare niente sta rappresentando il paese reale con precisione millimetrica. Non c’è una congiura da smascherare, c’è un consenso da smontare, e smontare un consenso è molto più difficile.
Il pericolo, alla fine, è tutto in una data. Quel gruppo un giorno se ne andrà insieme, che è la cosa che i gruppi anagrafici fanno, e in quel momento serviranno persone abituate a decidere. Saranno a Berlino, oppure saranno ancora qui, con sessant’anni sulle spalle e nessuna decisione mai presa in vita loro. Nel frattempo, a chi resta e aspetta il proprio turno da vent’anni, prima o poi si presenta qualcuno che promette di buttare giù l’impianto intero, regole comprese, e trova una platea disposta ad ascoltarlo.
Non arriveremo al declino con un tonfo. Ci stiamo arrivando con un paese amministrato in modo decoroso, i conti quasi in ordine, i cantieri inaugurati, che non ha la più pallida idea di dove stia andando perché il futuro di quel paese comincia dove finisce l’orizzonte di chi oggi lo governa.
Spain’s players refused to celebrate with Trump after the U.S. president attempted to insert himself into the middle of their victory photo. He was politely pushed aside.
Non si integrano.
Non è possibile integrarli con la nostra cultura.
E se non prendiamo provvedimenti saremo sostituiti etnicamente dai fascisti.
Bisogna remigrarli a casa loro: nelle fogne.
Ecco il video comunicato sindacale che la Rai non ha voluto mandare in onda:
Avevamo chiesto di trasmetterlo per porre l'attenzione sullo smantellamento di RaiTre.
Vi chiediamo di condividere il video per raggiungere più persone possibili perché RaiTre non muoia.
#VivaRai3
SINTESI DELLA SETTIMANA 245 – 29 GIUGNO 2026
NON MORIREMO TUTTI!
Viste le recenti polemiche sull’allarmismo climatico, io vorrei rassicurà gli scettici e quelli che so’ fatti prende dall’ansia: non moriremo tutti! Morirete solo voi poveri!
>>
Social media trends have turned the world’s most beautiful places into endless bathroom lines at a concert, where everyone waits for hours just to take the same photo to show to people who couldn’t care less 🌎📸
Nothing captures the shallow decay of our time better than this
Noruega le da una paliza histórica a Israel y dona TODAS las ganancias del partido a Palestina.
Noruega aplastó 5-0 a Israel y celebró con una alegría que se sintió en todo el mundo.
Pero lo más poderoso no fue solo el resultado: el equipo y la federación noruega decidieron donar el 100% de los ingresos del partido a Palestina.Esto no es solo fútbol.
Es una declaración política clara y valiente en medio del Mundial 2026. Mientras Israel sigue con su campaña de destrucción en Gaza y Líbano, y amenaza a Irán, Noruega elige ponerse del lado correcto de la historia.Un país que entiende el valor de la solidaridad y la justicia.
Un equipo que transforma una victoria deportiva en ayuda concreta para un pueblo que sufre ocupación y masacres.
Este gesto contrasta fuertemente con la hipocresía de la FIFA y de varios gobiernos occidentales que protegen a Israel pese a todo.
Gracias, Noruega.
El mundo necesita más acciones concretas como esta.
¿Qué opinas tú?
¿Crees que más selecciones deberían seguir el ejemplo de Noruega?
Comenta, comparte y celebra esta victoria con significado.
Sì, lo so, è presto. L’annuncio è appena arrivato e qualcuno dirà che bisogna dare tempo. È proprio adesso, invece, che conviene mettere in chiaro dove vi collocate, prima che le parole si consumino.
Sulla politica estera siete chiari, e va bene. A me interessa il resto, quello di cui si parla sempre meno.
Comincio dall’evasione, e non la liquido come un’ovvietà. In Italia è la prima ingiustizia sociale. Chi paga fino all’ultimo euro mantiene chi non versa niente, e lì il patto tra cittadini e Stato si spezza. Combatterla sul serio è già redistribuzione. Non mi basta sentirvi dire che siete contrari, lo sono tutti. Voglio sapere come, con quali strumenti, con quale durezza.
Poi il fisco vero. Siete disposti a spostare il peso dal lavoro alle rendite e ai grandi patrimoni? Lì si capisce chi siete, perché è il punto dove i moderati di solito cambiano discorso.
La sanità e la scuola pubbliche. Dieci anni di tagli le hanno svuotate. Le considerate la condizione perché la libertà valga per tutti, e non solo per chi se la può comprare, oppure una voce di spesa da limare fino a farla sparire?
Il lavoro. “Per chi crea lavoro” lo dicono anche a destra. La questione è a quali condizioni. Salario dignitoso, fine dei contratti pirata, un rapporto serio con chi quel lavoro lo fa ogni giorno. Sì o no.
La casa, che quasi nessuno nomina. Affitti impossibili, una generazione che a trent’anni sta ancora dai genitori. È la nuova questione sociale. La vedete?
L’Europa. Europeisti lo siamo in molti. Volete un’Europa solo del mercato e dei conti in ordine, o anche un’Europa che protegge il lavoro mentre affronta la transizione?
Sui diritti e sulla laicità immagino non ci siano dubbi, e sarebbe già qualcosa.
C’è poi la cosa che troppi dimenticano. La questione morale. Non è un tema di destra o di sinistra, è la precondizione di ogni altra promessa. Berlinguer la mise al centro nel 1981 e non parlava di Pil, parlava di partiti che occupano lo Stato e di politica che si fa casta. Voglio sapere dove state sull’immunità parlamentare, sui conflitti di interesse, sulla trasparenza, su chi finanzia i partiti, perché è lì che un cittadino capisce se siete diversi o se siete come gli altri.
Sono domande che ho fatto al PD decine di volte senza risposta. Le rifaccio a lei. Una proposta che parte dalla libertà e arriva alla giustizia sociale, con le mani pulite, mi interessa davvero. Una che parte dalla libertà e si ferma prima l’abbiamo già vista troppe volte. Ditemi fin dove arrivate.
Eddie Vedder of Pearl Jam on Israel: "I swear to god there's some people out there just ready to kill and go across borders and take over land that doesn't belong to them, and they should get the fuck out. We don't want to give them our taxes to drop bombs on children. No more!"