Gli attacchi ad @ora_italia e a @micheleboldrin degli ultimi due giorni hanno alcune singolari 𝐜𝐚𝐫𝐚𝐭𝐭𝐞𝐫𝐢𝐬𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐧 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐞:
1. Alcuni provengono da trascurabili soggetti che hanno tentato fortuna nel partito e a cui è andata malissimo: bene che li abbiamo 𝐬𝐜𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚𝐭𝐢, ‘𝐬𝐭𝐢 𝐯𝐢𝐥𝐥𝐚𝐧𝐢;
2. Altri provengono da profili fortemente schierati a favore del governo israeliano: ci chiamano propal e ci attaccano a testa bassa. Un attacco a noi che non ci allineiamo? 𝐀𝐛𝐛𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐥𝐚 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐩𝐢𝐜𝐜𝐨𝐥𝐚 𝐂𝐞𝐮𝐭𝐚!
3. Nella grandissima parte, 𝐙𝐄𝐑𝐎 riferimenti politici ai nostri temi e posizionamenti, ma soltanto bile e pettegolezzi su Boldrin e @Forchielli, Segretario e Presidente di ORA! che godono della piena 𝐬𝐭𝐢𝐦𝐚 𝐞 𝐟𝐢𝐝𝐮𝐜𝐢𝐚 𝐝𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞 𝐦𝐢𝐚 𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐢𝐬𝐜𝐫𝐢𝐭𝐭𝐢.
A questi adulti che sprecano il loro tempo a spettegolare, memare (male) e screditare, rivolgo come sempre l’invito a partecipare attivamente alla vita politica nel mondo vero, dove si lavora per guadagnarsi la fiducia ed il voto dei cittadini, e dove si affrontano difficoltà enormi per provare a cambiare in meglio le nostre città ed il paese: ce n'è bisogno davvero.
Non preoccupatevi che noi, nonostante le vostre trascurabili punturine, continueremo a farlo.
𝐎𝐑𝐀! 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐚 𝐜𝐡𝐢 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐚!
#Pogacar should go on to win the Vuelta, the 3rd WC and then retire. He'll go down in history as the GOAT of cycling and will avoid the next doping enquiry just like Indurain avoided the Festina scandal. If he races other two years, he'll go down in history as Lance Armstrong.
@ammattipyoraily I don't think beating a record made by someone racing with a 60 percent ematocrit is something to be proud of. The day pogacar will fall the same way Armstrong did, I will celebrate.
A #Bologna una sinistra tanto cieca e violenta quanto la destra che inneggia a Roggero, trasforma un'occasione di civismo unitario nel suo opposto lasciandosi andare ad inutili atti di teppismo e violenza.
L'Italia ha bisogno di una classe politica all'altezza delle sfide che dobbiamo affrontare.
Costoro, sia a destra che a sinistra, sono totalmente inadeguati, in malafede e fondamentalmente eversivi.
Non è legittima difesa: è vendetta.
La destra lo sa, ma usa cinicamente ogni fatto di cronaca per alimentare paura e violenza, approfittando della connivenza, del senso di colpa e della paura della sinistra e del centro parlamentare. Non previene i reati, non rafforza polizia, giustizia e carceri: preferisce la propaganda dei giudizi sommari.
Chi crede nello Stato di diritto deve smettere di tacere: gli italiani vogliono sicurezza, non un Paese in cui ognuno si fa giustizia con una pistola.
@micheleboldrin
#Vannacci, più che il problema, ne è il sintomo, legittimando attitudini che erano già presenti in milioni di italiani i quali adesso si sentono liberi di esprimerle. @ora_italia deve fare lo stesso con la parte sana del paese e dimostrare che la maggioranza siamo noi.
Si, forse ha ragione @Ivan_Grieco: fargli continuamente le domande a cui non vuole e non puo' rispondere serve a far perdere a lui e ad ai suoi accoliti la facciata di responsabilita' che cerca di costruirsi.
Sono questa roba qua.
La cosa drammatica - per davvero - e' che ci sono un paio di milioni di italiani a cui va bene esattamente questa roba qua. E' questo il problema non il signore che diventa violento quando gli fanno le domande scomode.
A memoria mia i tre partiti di governo sono stati compatti in questi casi:
- nel difendere Daniela Santanché dalle accuse di falso e truffa ai danni dello Stato
- nel condurre una battaglia stupida contro la cd carne coltivata
- nel volere e finanziare la stupidata del CPR in Albania
- nel difendere Pozzolo per la pistolettata di capodanno
- nel difendere Del Mastro prima per l'accusa di rivelazione di segreto d'ufficio e poi per la società con il prestanome dei Senese
- nel difendere la famiglia nel bosco
- nel difendere il poliziotto che sparò a Rogoredo e occultò le prove
- nel dichiarare, per bocca di Meloni Tajani e Salvini, che a Trump dovesse essere assegnato il Nobel per la pace
- nell'inventare balle a sostegno del referendum sulla giustizia
- nel difendere il gioielliere Mario Roggero
Quanto ci si può fidare di una coalizione che vanta un track record di minchiate così?
Il generalissimo e' in prima serata televisiva tutte le sere davanti a giornalisti che sembrano fare a gara per alzargli la palla e non riescono a fare una domanda seria che sia una (le coperture: ma le chiedevate a Renzi, Conte o Meloni le coperture???)
Ne parlano tutti i giornali tutti i giorni, in negativo o positivo non importa: ne parlano.
Ogni scemenza che profferisce viene diffusa, analizzata, criticata, rivoltata senza sosta in ogni maledetto social.
Poi vi stupite che salga nei sondaggi?
Una massiccia campagna elettorale del tutto gratuita e ossessiva come questa non l'ha avuta manco Trump!
Con @micheleboldrin, segretario di “Ora!”, una nuova formazione politica liberale, abbiamo parlato di ciò che non funziona in Italia, a partire dal peso delle #pensioni.
Ascolta il suo intervento qui: https://t.co/Ps2U26eo9F
@brusco_sandro Non solo. Ho scoperto recentemente che il carcere è un altro tema nimby il che significa che se il politico nazionale non ha niente da guadagnare su un nuovo carcere, il politico locale ha tutto da perdere nel permettere la costruzione nel suo comune.
La feccia violenta - che prima si celava in Lega e Fd'It - ora si sente in diritto di palesarsi e minacciare, cominciando a farlo persino nelle aule del Parlamento.
Non sorprende, anzi rende chiaro chi siano costoro, allevati nel seno di Lega e Fratelli d'Italia, focolari ed incubatori di feccia violenta ed ignorante.
La domanda importante diventa: a questa feccia, che da decenni ha infiltrato e insozzato le istituzioni del paese, cosa contrapporre?
Perche' se l'alternativa sono le deboli e rituali litanie "antifasciste" dell'attuale centro-sinistra ed i tentennamenti quando non son simpatie di certo "centro liberale", siamo messi decisamente male.
Il compito di re-inventarsi un modello di paese ed un progetto d'Italia che renda costoro impotenti e li rispedisca nei cunicoli da cui sono usciti e' pesante. Non bastano slogan, non basta denunciarli per quel che sono, non basta provare nei pubblici dibattiti che non propongono politiche ma slogan vuoti e odio diffuso.
Occorre anche PROPORRE UN MODELLO PER IL PAESE CHIAMATO ITALIA che sia alternativo sia ai loro slogan vuoti e violenti sia alle fantasie inconcludenti e dannose della sinistra storica. Non bastano slogan roboanti e bandiere con tante stelline, servono progetti concreti di riforma che abbiano il respiro adeguato e non siano il prodotto di contingenze, furberie, tatticismi e noiose ripetizioni di slogan.
C'e' molto lavoro da fare per @ora_italia e serve l'intelligenza di tutti per provarci.
@Forchielli
Le logiche contorte e opache del sistema mediatico: un progetto totalmente sconosciuto come questo, costruito a tavolino da Bettini per creare la gamba riformista del Campo largo, viene invitato subito. Un movimento nato dal basso come quello @ora_italia, già sondato da diversi istituti e con oltre 10k iscritti, sta ancora aspettando. Buona tv a tutti voi.
Se chi ha fatto il liceo classico ha successo nella vita, in media, perché?
Chi ha fatto il classico ha più successo della media. La domanda giusta non è se ma perché. E la risposta scientifica è scomoda. Gran parte non è merito della scuola.
Ecco i canali isolati dalla letteratura. Divisi tra quello che la scuola intercetta e quello che la scuola causa davvero.
Quello che il classico NON causa. Lo seleziona soltanto:
1-Origine sociale. Chi sceglie il classico ha già genitori più istruiti e ricchi.
2-Abilità cognitiva pre-esistente. Si entra già più forti.
3-Tratti non cognitivi. Ambizione disciplina capacità di aspettare.
4-Reti familiari. Capitale sociale ereditato.
Quello che il classico forse causa davvero:
5-Effetto dei pari. Un'aula di compagni forti e ambiziosi alza aspirazioni e sforzo. È il canale causale più solido. Con un rovescio. Nella scuola top sei un pesce piccolo e questo a volte abbassa autostima e voti.
6-Segnale. Il diploma classico funziona come etichetta di status verso università e datori. A prescindere da cosa hai imparato.
7-Curriculum generalista. Logica argomentazione astrazione lingua. Capitale umano flessibile. Il vocazionale paga di più all'ingresso. Il generalista paga di più nel lungo periodo.
8-Struttura del tracking. Il binario scelto a 14 anni vincola le opzioni a 19. Il classico apre la strada all'università e alle facoltà che rendono di più.
9-Identità e aspirazioni. Una scuola percepita come élite cambia l'immagine di sé e ciò che consideri normale ambire.
10-Qualità della scuola. Docenti intensità rapporto alunni-insegnante. Conta ma è dominata dal background. Curiosità dai dati. Aggiunge di più a chi parte svantaggiato.
Il classico forma le élite o le élite scelgono il classico?
Uno Stato giusto non schiaccia chi produce reddito.
Ogni mese i contributi dei lavoratori finanziano le pensioni attuali. Ma i contributi non bastano per sostenere il sistema pensionistico: nel 2024 lo Stato ha trasferito all’INPS circa 180 miliardi (oltre i 300 che ottiene già dalle tasse sul lavoro).
Dove vanno questi soldi?
2 milioni di pensionati percepiscono un reddito totale non superiore a una volta il minimo.
14 milioni di pensionati sono sopra la soglia minima (ogni pensionato percepisce in media 1,4 prestazioni.)
€29.019 lordi è il reddito pensionistico medio, escludendo le pensioni sociali (prive di contribuzione) e gli assegni di reversibilità.
E il resto degli italiani non pensionati?
Secondo i dati OCSE, l’Italia è uno dei pochi Paesi sviluppati dove i pensionati guadagnano in media più dei lavoratori attivi.
Intanto chi lavora: stipendi bassi, precarietà, tasse record sul lavoro.
Chi è davvero fragile va protetto.
Chi in passato ha ottenuto vantaggi irripetibili deve contribuire.
Serve un ricalcolo graduale delle sole pensioni retributive, proporzionato all’importo percepito e al reddito familiare.
Nessun intervento sulle pensioni sotto la soglia di povertà assoluta regionale.
L'impatto è contenuto tra le pensioni medie (~2.100 e ~2.700 €/mese lordi). Progressivo oltre.
Così risparmiamo 6–12 miliardi/anno per abbassare le tasse sul lavoro e da reinvestire in istruzione, welfare e politiche per la famiglia.
Uno stato giusto deve difendere chi lavora oggi e chi lavorerà domani. Serve riequilibrio, ORA!
Caro Direttore de @repubblica, sembra qualcosa non funzioni con la sua email e con quella della redazione.
Le copiamo quindi qui, nel caso le interessasse, una breve lettera inviatele la settimana scorsa.
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Gentile Direttore,
abbiamo letto con interesse l'articolo "La galassia centrista: uno spazio c'è, manca una strategia comune", e ringraziamo l'autore per aver scritto che il re è nudo (i voti dei cosiddetti partiti di centro non sono sommabili algebricamente) e per lo sforzo di chiarirne i tre motivi: leadership, eterogeneità degli elettorati e divergenti prospettive strategiche.
Ci permetta, simmetricamente, tre commenti.
Gli elettorati. A guardarli da vicino, appaiono meno eterogenei di quanto le dichiarazioni dei leader lascino presagire. È vero che per alcuni viene prima la crescita, per altri i diritti civili. Ma due tratti sono comuni e forti. Il primo è l'estraneità ai populismi di sinistra e di destra. Il secondo è l'acuta consapevolezza che il Paese è in declino e che tale declino è arrestabile solo superando l'arretratezza istituzionale concentrata negli apparati, nelle funzioni e nella spesa dello Stato. Sono due collanti che pesano assai e si riflettono nella richiesta di "lista unica".
I leader. I conflitti personali esistono, è vero; ma ciò è accaduto anche perché in questo spazio politico nessuno si è mai fatto carico di avviare un processo costituente di massa. I leader sono sempre arrivati dall'alto: tipicamente da uno scranno parlamentare conquistato in un altro partito per poi costruire la nuova formazione attorno a sé stessi. Le rivalità personali non sono soltanto questione di caratteri: sono la conseguenza di partiti nati senza una legittimazione propriamente congressuale.
Le strategie. C'è una differenza radicale tra quanto può essere fatto nel breve e quanto può essere ottenuto in un orizzonte più ampio. Nel breve, con l'urgenza di guadagnare qualche scranno purchessia, i leader di questa area si autocondannano a un ruolo di secondo piano in uno dei due schieramenti. Generano anche sfiducia nell'elettorato potenziale, che giustamente non vede alternative politiche credibili. Se l'orizzonte va oltre la fregola di assicurarsi qualche seggio, allora la domanda diventa: esiste una volontà strategica di essere davvero alternativi all'esistente o è solo una finta per raccogliere qualche voto? Noi siamo ottimisti sul fatto che un approccio che vada oltre la convenienza politica di breve periodo può portare alla creazione di una forza che abbia come punto programmatico centrale la promozione dello sviluppo economico. Questa può dare frutti importanti, ben al di sopra della somma delle formazioni che si muovono ora in questa area.
Queste tre osservazioni suggeriscono un meccanismo per sciogliere l'incertezza e risolvere l'ambiguità oramai decennale: un processo costitutivo aperto, gestito collettivamente dalle leadership attuali, ma senza un punto di arrivo predefinito. Bisogna buttare il cuore oltre l'ostacolo, non avere paura di pensare in grande e non aver paura di andare al cuore dei problemi per paura di dar fastidio all'una o all'altra corporazione.
Non un cartello elettorale e non l'ennesima federazione costruita per equilibrio tra capi, bensì un percorso in cui siano gli aderenti a definire programma e gruppo dirigente, e dunque anche la collocazione.
Resta la domanda che conta, e che giriamo volentieri ai lettori: un processo del genere è davvero possibile, o è soltanto una chimera?
@micheleboldrin@brusco_sandro