Vorrei sottolineare che alla spesa per i vaccini contribuiscono tutti coloro che pagano tasse e contributi, anche quelli che il vaccino non lo fanno (io per esempio). Paghiamo per chi lo fa!
Quindi, anziché criticare, dovrebbero solo ringraziarci.
#COVIDー19#vaccini
IL CASO MARCEL (5 ANNI): 45 GIORNI DI TORTURA SINTOMATICA E IL GRANDE INGANNO DEL MAINSTREAM.
Ancora una volta, i media mainstream, in Italia come all'estero (in questo caso in Belgio), celebrano la solita, ipocrita liturgia.
Esattamente come avevo già evidenziato nel mio recente post sulla scomparsa del giovane soprano 25enne Patricia Janečková.
Ma lei non è un caso isolato: insieme a lei ed il piccolo Marce, ci sono migliaia, se non milioni, di altre povere vittime.
Di fronte alla tragedia di un bambino di soli 5 anni strappato alla vita da un tumore cerebrale in appena un mese e mezzo, titolano a reti unificate:
"MARCEl (5), 45 GIORNI DOPO LA DIAGNOSI
PERDE LA SUA BATTAGLIA CONTRO IL CANCRO.
ORA BASTA.
È il momento di denunciare la perversione di questa narrazione.
Non è stato Marcel a "perdere".
È il protocollo terapeutico dogmatico che ha fallito miseramente, ancora una volta.
Ma nella narrazione guidata di regime, la colpa viene scaricata sul corpo di un bambino pur di non mettere mai in discussione la sacralità dell'industria farmacologica.
45 GIORNI DI CALVARIO E SEDAZIONE GUIDATA
45 giorni. Tanto è durato il calvario dalla diagnosi. 45 giorni in cui un bambino di 5 anni è stato spinto nel tritacarne di:
Interventi invasivi e bombardamenti chimici;
Chemioterapie devastanti e dolori immensi;
La sequenza finale delle cure palliative: morfina, ansiolitici, cortisonici e antiemetici.
Le "grandi conquiste" della medicina sintomatica: 45 giorni di pura sofferenza per poi approdare a una sedazione finale guidata.
E intanto i numeri dell'ecatombe continua, tra bambini, ragazzi e adulti, continuano inesorabilmente a salire.
Se i risultati peggiorano, com'è possibile che la ricetta rimanga sempre la stessa?
IL BLOCCO DELLE ALTERNATIVE E IL TRUCCO DEL "VELENO"
Mentre si distrugge il corpo di un bambino con trattamenti citotossici che non scalfiscono le cellule staminali tumorali (le quali finiscono per sviluppare chemio-resistenza), si sbarra la strada a qualsiasi alternativa reale.
Esistono molecole e farmaci antiparassitari riposizionati dai meccanismi d'azione straordinari.
Opzioni che si potrebbero e dovrebbero tentare prima di demolire un organismo già provato.
Ma la regola del sistema è spietata: se qualcosa funziona ed è a basso costo, deve essere resa irreperibile.
Un farmacista mi ha riferito che l'Ivermectina è stata persino catalogata come "veleno".
È lo stesso identico schema già visto in passato:
Boicottata la Melatonina ad alti dosaggi;
Ostacolata e affondata la Somatostantina;
Ridicolizzati e bloccati i Funghi Medicinali e l'approccio metabolico.
E tante altre molecole naturali.
Appena una molecola mostra efficacia senza generare i profitti miliardari dei brevetti oncologici, scatta la censura, la demonizzazione mediatica e la rimozione dal mercato.
"Chiaramente non verrà mai investito un solo centesimo in un clinical trial che, già a priori, si sa che non genererà profitto."
UNA MACCHINA DA SOLDI SULLA PELLE DEI BAMBINI
Manca del tutto la visione d'insieme: zero attenzione alla nutrizione cellulare, zero focus sul metabolismo, zero interesse verso una prevenzione primaria profonda.
Ci troviamo davanti a un modello basato solo su sovradiagnostica e farmaci ad altissimo costo, progettato per mantenere in piedi una macchina da soldi infinita, non per guarire, ma trattare le persone.
In onore del piccolo Marcel, dei suoi genitori e di tutte le famiglie devastate da questo sistema, dobbiamo smettere di credere ciecamente al dogmatismo farmaceutico.
La vera vittoria non sarà più piangere i nostri figli mentre "perdono la loro battaglia", ma smettere di mandarli al macello con le armi sbagliate, pretendendo una medicina al servizio della vita e non del profitto.
"Anarchia sta per liberazione della mente umana dal dominio della religione. Liberazione del corpo umano dal dominio della proprietà. Liberazione dalle manette e dalle costrizioni del governo. Sta per ordine sociale basato sulla libera associazione degli individui"
Emma Goldman
Oggi,5 anni fa,il maledetto Green Pass diventava obbligatorio per accedere ai luoghi di lavoro per tutti i lavoratori. Non dimenticheremo. Mai.
15 ottobre 2021.
Il giorno della vergogna nazionale.
https://t.co/Gc4mBY7Vgy
Non bisognerebbe mai dimenticare che la scuola è un apparato ideologico di Stato. Non un luogo neutro in cui si trasmette il sapere, non un tempio laico della ragione, non l’anticamera disinteressata della cittadinanza. Un apparato. E, in quanto tale, incaricato di una funzione precisa: far sembrare naturale ciò che è storico, far sembrare meritato ciò che è ereditato, far sembrare libero ciò che è prescritto.
Chi entra in un’aula crede di trovarvi la grammatica, la storia, la matematica. Trova invece, prima di ogni disciplina, una disciplina. L’orario, il registro, il voto, la campanella, la fila, il silenzio imposto, la mano alzata: tutto questo non insegna la materia. Insegna l’obbedienza a un ordine che non si discute perché si presenta come ordine delle cose. Il bambino impara presto che il tempo non gli appartiene, che la parola gli viene concessa, che il giudizio cade dall’alto e non si appella. È la prima lezione, e non è scritta su nessun programma.
Si dice che la scuola formi cittadini. Formi, sì: li forma secondo il calco di cui lo Stato ha bisogno. Il cittadino utile non è quello che interroga il fondamento delle leggi, ma quello che le interiorizza al punto da non accorgersi più di obbedire. La Costituzione si studia a memoria; le condizioni materiali che la rendono lettera morta per intere classi non si studiano affatto. Si celebra l’uguaglianza formale nel momento stesso in cui si misura, si classifica, si scarta. Il voto diventa il sacramento di una gerarchia che si vuole giustificata dalla natura, non dalla nascita. Eppure basta guardare chi arriva in fondo e chi resta indietro per vedere che la nascita non ha smesso di contare: ha solo cambiato nome.
La neutralità è la maschera più efficace. Nessun maestro, salvo eccezioni rare e punite, sale in cattedra per predicare un partito. Non ne ha bisogno. Il programma è già stato scelto, i manuali già approvati, le date già fissate, gli eroi già nominati, i silenzi già concordati. Si insegna la storia delle vittorie e si tace la storia di chi ha pagato quelle vittorie. Si insegna il lavoro come dovere e non come rapporto di forza. Si insegna la patria come affetto e non come costruzione. L’ideologia non ha bisogno di essere proclamata quando è diventata il senso comune dell’aula.
Chi obietta che la scuola apre le menti confonde l’eccezione con la regola. Apre alcune menti e chiude le altre nella convinzione di essere state giudicate con equità. Il fallimento scolastico non è un incidente: è il prodotto regolare di un apparato che deve riprodurre, insieme alle competenze, le diseguaglianze. Senza scarto non c’è selezione; senza selezione non c’è gerarchia legittimata; senza gerarchia legittimata lo Stato dovrebbe giustificare con la forza ciò che oggi giustifica con il registro.
Non si tratta di negare che in quelle aule passi anche del sapere vero. Si tratta di non confondere il sapere con la funzione. Un apparato può trasmettere fatti esatti e restare un apparato. Può insegnare a leggere e insieme insegnare che cosa non si deve leggere. Può celebrare il pensiero critico e punire, con il voto o con l’espulsione, chi lo esercita sul presente. La coerenza non è richiesta. È richiesta la continuità.
Per questo ogni riforma che lascia intatto il dispositivo — l’esame, la classifica, la separazione tra chi sa e chi esegue, tra chi decide e chi subisce la decisione — non è una riforma. È una manutenzione. Si cambia il linguaggio, si aggiornano i manuali, si introducono parole nuove per la stessa operazione: far accettare l’ordine esistente come l’unico ordine possibile, e farlo accettare da coloro che ne pagano il prezzo.
Non bisognerebbe mai dimenticare che la scuola è un apparato ideologico di Stato. Dimenticarlo significa prendere la lezione per la verità, il voto per la giustizia, e l’aula per un luogo in cui si entra liberi e si esce soltanto più istruiti. Si esce istruiti, sì. Istruiti anche, e soprattutto, a non vedere l’apparato. Anche in Francia.
Carrellata di alcuni personaggi che in tempo di covid, 💉💉💉 hanno solamente sputato veleno nei confronti di noi novax.........tempo al tempo, ogni parola d'odio è come un boomerag, più passa il tempo più la botta è forte, quindi...
@AltVelox Per carità, tutto giusto. Ma bisogna affrontare il problema a monte, con quali criteri vengono stabiliti i limiti di velocità?
Perché vedere strade a due corsie con limite a 70 o addirittura a 50, fa pensare male.
Chi controlla come vengono determinati?