Chiariamo un po' le cose.
Sono un medico,
A chi interessa racconto come sta questo genere di cose, visto che è il mio lavoro.
Trattasi di delirio eccitato, condizione a elevatissimo rischio di arresto cardiaco per tono iperadrenergico, ridotto ritorno venoso e verosimile assunzione di cocaina o eccitanti, soprattutto in situazione di necessaria pronazione per ovvie ragioni di sicurezza
Assunto: il delirio eccitato non è minimamente contattabile con le parole, non si può parlare con un soggetto in delirio eccitato perché clinicamente non esiste più nessun barlume di ragione in lui: solo violenza e infinita aggressività gratuita. Si può solo sedare per proteggere noi, lui e le persone, prima che la situazione evolva verso condizioni irreparabili.
Ci sono precise procedure alle quali ognuno si noi si attiene ed è giusto che le persone sappiano le cose
Il soggetto deve essere pronato dalla polizia..questa è la situazione sine qua non per poter agire in sicurezza. Una persona sdraiata sulla schiena è ingestibile.
Il delirio eccitato è a rischio arresto cardiaco se sta pronato e per questo va supinato quanto prima
Ma non prima di essere sedato
Sedare un 100 kg eccitato senza parametri con i farmaci che abbiamo che hanno un indice terapeutico basso e sono molto pericolosi è una procedura a priori estremamente rischiosa ma è l'unica cosa che si può fare.
La prima cosa che facciamo in una situazione simile è sedare velocemente il soggetto e ci sono due modi:
1 Se la polizia riesce a tenere perfettamente immobile una mano (difficolt�� immensa) si mette una cannula in una vena del braccio, o della mano e si somministrano 0.05-0.1 mg kg di midazolam a bolo. Tempo di effetto: 30 secondi. Spesso non ha effetto. Si ripete il dosaggio fino a 2 volte.
2 Se proprio è impossibile trovare la vena, ketamina 2-4 fiale in muscolo o midazolam 10-15 mg in muscolo, la prima più efficace ma più pericolosa per un raro rischio aritmico in questa circostanza, il secondo molto meno efficace in muscolo e molto più lento.
Io preferisco farmi immobilizzare il soggetto, tenere l'infermiera lontana per evitare quello che già mi è successo ovvero naso rotto e due costole rotte (ma ovviamente a nessuno importa di noi), e rapidamente mettere l'accesso venoso, è difficile ma se sei bravo riesci.
Mi sono punto un paio di volte ma diciamo che a nessuno interessa di noi, si sa. Rischi del mestiere, HIV, HCVi.
Una volta ottenuta la sedazione, (cosa per nulla scontata perché se il soggetto è pieno di cocaina potrei anche non arrivare a sedarlo con tutte le fiale a disposizione o arrivare a sedarlo provocandone un arresto respiratorio improvviso con rapidissima desaturazione a rischio arresto), immediatamente senza aspettare un secondo supinare il soggetto, mettersi alla testa, appoggiare reservoir o ambu con 15 litri di ossigeno e velocissimamente ottenere i parametri vitali pronti a ventilare o intubare al volo, con rischi enormi e concreti di non riuscirci perché in una situazione di cattività estrema (visione limitata, strada, luce, monitor che non legge, vena che si è persa). Potrebbe diventare la situazione di un aereo che sta precipitando e tu non hai neanche più il radar. E sta precipitando perché è fallato non per colpa tua, anche se sai già che tutti diranno che è colpa tua
Nessuno immagina quanto sia pericoloso tutto ciò. Per tutti. Pericoloso ma inevitabile
Pur lavorando bene e con anni di esperienza e conoscendo bene procedure rischi e farmaci, su centinaia di deliri eccitati (in media una a turno, UNO A TURNO, voi non avete idea di cosa sia diventato il mondo) due o tre volte sono andato vicino a situazioni di reale emergenza e ne sono uscito ossigenando con estrema solerzia e facendomi un bel segno della croce, sapendo bene che se per caso le cose fossero andate male sarei passato da anonimo medico a assassino bastardo da decapitare sui social
Voi veramente non avete idea.
Ed è giusto che ne abbiate idea.
Buona giornata a tutti.
Since the 1980s, the Sahara has shrunk by roughly 8%. Satellite data show widespread greening, a pattern that is playing out across the planet.
Around 50% of Earth's vegetated land has become significantly greener, an area roughly three times the size of the United States.
The dominant driver is not rainfall or land use change, it is rising atmospheric CO2.
Higher CO2 lets plants photosynthesize more efficiently, they lose less water, they tolerate heat and dryness better.
The effect is strongest along desert margins, across the Sahel, the Middle East, Australia's interior and the southern edge of the Sahara.
Rising CO2 is making the deserts, and the planet as a whole, greener.
🧵 HILO: Nadie te está contando lo que va a pasar con la comida en 2027. Yo si
1/ Ormuz lleva 2 meses efectivamente cerrado. Todo el mundo habla del petróleo. Nadie habla de lo que de verdad te va a afectar en el supermercado el año que viene.
Questo DevDroid ucraino è davvero incredibile: grazie alla sua mitragliatrice Browning M2 da 12,7 mm ha retto la linea del fronte per ben 45 giorni consecutivi nell'Oblast' orientale di Kharkiv.
Gli ucraini hanno mimetizzato e nascosto questo robot in un bunker "tana", dove ogni 48 ore veniva rifornito di proiettili e di batterie tramite droni Baba Yaga.
Il cambio delle batterie e delle munizioni avveniva in appena 5 minuti, e in totale autonomia grazie a sistemi magnetici.
Grazie a questa meraviglia della tecnologia, comandato da 15 km di distanza tramite Starlink e con l'ausilio di ripetitori LTE locali, gli operatori ucraini hanno mantenuto il fronte per ben 45 giorni consecutivi.
Nel frattempo la 20ª armata interforze russa, ignara che si trattasse solo di un robot, ha lanciato ben sette distinti assalti di fanteria contro il bunker nascosto negli alberi, ma ogni volta che il fuoco di sbarramento si interrompeva, i sensori termici dell'IA riacquisivano i bersagli e facevano di nuovo fuoco sui nemici, decimandoli.
Finché il 15 gennaio i russi diedero il via a un bombardamento pesante, con veicoli blindati e proiettili termobarici, e la posizione venne espugnata. Ma quando i gruppi d'assalto russi entrarono nella trincea, non trovarono nessun cadavere, ma solo migliaia di bossoli da 12,7 mm, e il telaio carbonizzato del robot, che aveva sparato finché l'ultimo ingranaggio aveva continuato a funzionare.
Solo a quel punto i russi hanno capito che, per 45 giorni, avevano combattuto contro una macchina.
Una macchina che da sola è riuscita mantenere la posizione per 45 giorni, un compito che di solito impegna un'intera squadra di fanteria, con la differenza che quest'ultima ogni 3/5 giorni deve ruotare, e che soprattutto subisce perdite umane e un calo di morale quando ci si trova sotto assedio.
In questo caso, invece, nessun soldato morto, e quasi cinque volte le munizioni sparate di solito da una squadra umana, H24, ininterrottamente, sotto qualsiasi condizione meteorologica.
Qualche giorno dopo sia il Consiglio Atlantico che il Ministero della Difesa ucraino hanno detto apertamente che questa rappresentava una una svolta dottrinale nella guerra del 21° secolo, e l'Ucraina ha dichiarato che sempre più questi sistemi robotici verranno implementati nelle trincee, dove potrebbero sostituire circa 150.000 soldati in ruoli difensivi statici.
We put Putin's 19 December speech next to Hitler's 1939 Reichstag address.
Seven steps. Same sequence. Same wording.
"I wanted peace." "They rejected everything." "I was forced to act."
The formula aggressors use to make conquest sound like self-defense hasn't changed in 86 years. Will the response? https://t.co/qQvDbkpDnE
🧵Le conversazioni di Steve Witkoff con i negoziatori russi sono state registrate dai servizi di intelligence statunitensi, e alcuni frammenti di queste registrazioni sono finiti nelle mani dei giornalisti. Poiché in entrambe le conversazioni trapelate finora compare Yuri Ushakov — il principale consigliere di politica estera di Vladimir Putin — è plausibile che il telefono intercettato fosse il suo.
A questo punto non siamo più di fronte a una “fuga di notizie”. La diffusione delle trascrizioni assomiglia più a un’operazione di divulgazione controllata. Resta da capire chi ne sia il regista: e soprattutto perché abbia deciso di rivelare il dietro le quinte di un passaggio cruciale per l’Europa, per gli Stati Uniti e per la moribonda Alleanza Atlantica.
Nel nuovo post sul blog (link nei post successivi del thread) ho riportato la traduzione integrale delle conversazioni pubblicate da Bloomberg: quella tra Witkoff e Ushakov, in cui l’inviato americano spiega al consigliere di Putin come manipolare Trump, e quella tra Ushakov e Kirill Dmitriev (il capo del fondo sovrano russo che avrebbe negoziato con Witkoff il “piano di pace” proposto in questi giorni), che rivela la matrice interamente russa del piano.
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Questo thread è solo un adattamento minimo del post completo pubblicato oggi sul mio blog. Lì trovate oltre alla ricostruzione integrale, i link alle fonti, il commento delle implicazioni politiche. Si legge molto meglio rispetto ai frammenti forzati dei social.
Se volete sostenere questo lavoro di divulgazione potete iscrivervi alla newsletter.
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La trascrizione è accompagnata da alcune osservazioni che ne spiegano la portata politica — una portata che, considerato il testo del piano svelato qualche giorno più tardi, sfiora il livello storico. Le telefonate mostrano infatti, senza filtri né eufemismi, il grado di allineamento dell’amministrazione statunitense alle richieste del Cremlino, e il modo in cui vengono trattati i due soggetti sacrificati nel processo: l’Ucraina, l’aggredito, e l’Europa, il vecchio alleato. Se i negoziatori danno per scontato che l’Ucraina debba essere costretta ad accettare la propria resa, l’Europa – da tempo il principale finanziatore della resistenza ucraina – non viene mai nemmeno presa in considerazione.
Molto sinteticamente, le telefonate confermano cinque punti chiave:
1. La paternità russa del piano è esplicita.
2. Il Cremlino auspica che il piano sia presentato come un’iniziativa congiunta USA–Russia.
3. Witkoff agisce come un facilitatore degli interessi russi, non come un mediatore.
4. L’intera dinamica è asimmetrica: Mosca detta, Washington esegue.
5. Le telefonate, insieme al contenuto del piano e alle successive reazioni dell’amministrazione americana (di cui darò brevemente conto nel paragrafo successivo) mostrano che l’Ucraina non viene considerata una parte negoziale, ma un oggetto di scambio.
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🚨🪖🇵🇱🇺🇦🇷🇺 Ho ascoltato un discorso monumentale di Donald Tusk. Lasciate da parte i colori politici: non è questo il punto. Non più. Non in questo momento. C'è un primo ministro che parla alla sua nazione con una schiettezza da pelle d'oca. Dice che la Polonia è in guerra, che è importante che i suoi connazionali lo capiscano. La Storia non è finita. La Storia è tornata, davvero. Buona lettura.
"C’è la guerra. Oggi il compito più grande, il compito più importante di tutti i leader dell’opinione pubblica è rendere consapevoli fino in fondo, nel profondo delle menti e dei cuori, l’intera comunità occidentale e l’intera comunità transatlantica che c’è la guerra. Una guerra non voluta, a tratti strana, di un nuovo tipo, ma pur sempre guerra.
Non serve tornare a Tucidide e alla sua, purtroppo, universale e sempre confermata tesi secondo cui la pace è soltanto un incidente tra stati naturali di conflitto e di guerra. Suona pessimista, ma è tremendamente realistico.
Appartengo a quella generazione che è nata e cresciuta dopo la guerra. Tutto era “post-bellico”. Eppure quella guerra era ancora a portata di mano, nei suoi segni, nella memoria di ciò che comporta la guerra.
Quando abbiamo visto le immagini scioccanti di Bucha, le testimonianze di donne violentate, i racconti di massacri di bambini e anziani, mi sono tornate alla mente le parole di mia nonna che raccontava la sua esperienza a Danzica durante la Seconda guerra mondiale.
Quando abbiamo visto Mariupol distrutta, abbiamo visto città polacche. Io non sono così vecchio, ma quando andavo a scuola nella mia Danzica natale, metà del tragitto era ancora tra le rovine della Seconda guerra mondiale.
Sembrava che quel dopoguerra sarebbe stato qualcosa di duraturo. Soprattutto a Danzica, dove nacque Solidarność e dove fu abbattuto il comunismo, sembrava che le ultime conseguenze negative della Seconda guerra mondiale fossero state definitivamente cancellate.
La caduta del comunismo, la dissoluzione dell��Unione Sovietica, la riconquista della libertà da parte della Polonia e degli altri Paesi della regione, quel trionfo dell’Occidente: alcuni proclamarono perfino la “fine della storia”. Sembrava che non solo la mia generazione, ma anche quella dei miei figli e dei miei nipoti avrebbe vissuto in pace.
È meglio che ci sia chiaro: non viviamo nell’illusione.
La pace non è data una volta per tutte.
La pace non è qualcosa di scontato, men che meno in questa parte del mondo. È esattamente il contrario.
(...) Voglio dirlo chiaramente, e voglio che in Polonia i miei connazionali lo sentano con forza: questa guerra è anche la nostra guerra.
Spesso, sia qui a Varsavia sia altrove nel mondo, sentiamo persone dire: “Non è la nostra guerra, non ci riguarda. Che se la sbrighino da soli, non vogliamo pagare, non vogliamo sacrificare né soldi né tempo, e tanto meno la vita dei nostri soldati”.
Ma dobbiamo essere consapevoli che la questione non è se qualcuno ami l’Ucraina o se nella storia abbia avuto buone o cattive esperienze con l’Ucraina. Non è una questione di semplice solidarietà con un Paese aggredito. È una questione di sicurezza e di sopravvivenza dell’intera civiltà occidentale.
Questa è la nostra guerra perché la guerra in Ucraina è solo una parte di un progetto sinistro che ciclicamente riappare nel mondo. Lo scopo di quel progetto politico è sempre lo stesso: come sottomettere i popoli, come togliere la libertà ai singoli individui, come far trionfare autoritarismi e dispotismi, crudeltà e negazione dei diritti umani.
Non elencherò tutti gli attributi di ciò che è oggi proprio del regime di Putin, e non solo in Russia. Ma per questo, che piaccia o meno, questa è la nostra guerra.
Non solo per solidarietà con gli aggrediti, ma per il nostro stesso interesse fondamentale.
Se perderemo questa guerra - e dobbiamo parlarne in prima persona - le conseguenze ricadranno non solo sulla nostra generazione, ma anche su quelle future, in Polonia, in Europa, negli Stati Uniti e ovunque nel mondo.
Non dobbiamo avere illusioni su questo.
Quando dico che questa è la nostra guerra, deve avere anche conseguenze pratiche. La Polonia lo ha capito abbastanza presto, non solo per ragioni geografiche e storiche, ma anche per una valutazione lucida di ciò che è la Russia contemporanea.
Abbiamo capito presto che sulla sicurezza non si può risparmiare, e che la solidarietà e l’unità dell’Unione Europea, della NATO e dell’intera famiglia transatlantica sono condizioni indispensabili non solo per sopravvivere, ma per sconfiggere chi attacca i fondamenti della nostra civiltà.
Lo so: non è un compito semplice. Ma ricordiamoci tutti - non solo qui in Polonia - che bisogna prima di tutto contare su se stessi. Per questo abbiamo deciso di armare la Polonia e di modernizzare il nostro esercito su larga scala, perché sappiamo che dobbiamo contare prima di tutto su noi stessi. Se vogliamo contare sugli alleati, dobbiamo essere un elemento a pieno titolo del Patto Atlantico.
A volte abbiamo l’impressione che nella comunità transatlantica compaiano delle crepe. Traiamone una lezione. Non chiediamoci come mantenere l’unità perfetta o come convincere gli Stati Uniti a un maggiore e duraturo impegno sull’Ucraina. Dimostriamo prima di tutto che noi europei siamo capaci di mobilitare le nostre società, i nostri governi e la nostra comunità a un’azione efficace.
L’America ha il diritto di chiedere un maggiore impegno all’Europa, così come noi abbiamo il diritto di aspettarci dall’America che tratti la comunità transatlantica come una priorità assoluta, come una garanzia della sopravvivenza del nostro mondo. Non si tratta di impartire lezioni reciproche, ma di imparare gli uni dagli altri i propri doveri di fronte a questa guerra - la nostra guerra.
Non è vero, come sostengono in molti, che questa guerra non si possa vincere. Tutto dipende dalle nostre teste, perché i numeri parlano da soli. Se l’Ucraina, pur pagando un prezzo enorme - e sappiamo bene qui in Polonia quanto sia alto quel prezzo - dimostra che non esiste la logica della resa, allora dobbiamo trarne forza.
Se l’Ucraina non si è arresa, se l’Ucraina continua a combattere - e se persino il presidente Trump, con sorpresa di molti, ha detto pubblicamente “Sì, l’Ucraina può vincere questa guerra” - queste parole hanno un peso.
La fede in questa possibilità ha un peso enorme, perché si perde o si vince prima nelle menti e nei cuori, e solo dopo sul campo di battaglia.
Se l’Ucraina riesce a resistere in modo eroico ma anche razionale e pragmatico, perché mai tutta l’Europa e l’intera comunità transatlantica dovrebbero cadere nei complessi di fronte all’aggressore?
Se anche solo per un istante pensassimo che questa guerra l’Occidente debba perderla, saremmo maledetti fino alla fine del mondo.
Sarebbe imperdonabile.
Tutti i dati ci dicono il contrario: guardiamo a noi stessi, all’America, guardiamo a come combatte l’Ucraina. Non c’è alcuna ragione per pensare in termini di capitolazione. Nessuna, se non la debolezza di volontà, il dubbio, la codardia, la mancanza di immaginazione.
Se liberiamo i nostri cuori e le nostre menti da tutto questo, non ci sarà alcun motivo per rinunciare alla solidarietà, alla cooperazione e al sostegno all’Ucraina con ogni mezzo disponibile. Lo ripeto: lo facciamo per noi stessi, non solo per gli ucraini. Lo facciamo per noi, per il nostro futuro.
E oggi abbiamo un altro esempio che dimostra che non serve essere una potenza per vincere. Spero che l’immagine da Varsavia arrivi a Chișinău, alla nostra amica Maia Sandu: la Moldova ha vinto ancora una volta contro una potenza. Conoscete bene la piccolezza del loro esercito, eppure hanno resistito non solo all’occupazione de facto oltre il Dnestr, ma anche a un’aggressione diretta con brutali ingerenze russe nel loro processo elettorale.
Hanno vinto perché nei loro cuori e nelle loro menti avevano la convinzione che non ci si deve arrendere, e perché credevano nella solidarietà, e non sono rimasti delusi dall’Europa.
Per questo la parola “solidarietà”, che in Polonia ha un significato particolare, oggi dovrebbe averlo per tutto l’Occidente. Dobbiamo essere solidali non per sentimentalismo, ma perché solo la solidarietà può garantire la vittoria. Se saremo solidali, come recita lo slogan del nostro incontro di oggi, non perderemo. Sarà l’Ucraina a vincere questa guerra, sarà salva l’indipendenza dell’Ucraina, sarà salva la prospettiva delle nostre future generazioni.
Io ci credo fermamente. Pensateci, parlatene e agite.
Grazie".
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#Garlasco Chiara Poggi, l'AI Analizza la Perizia: L'Orario della Morte Coincide e Rafforza l'Alibi di Stasi.
Un'analisi computazionale indipendente della perizia medico-legale sull'omicidio di Chiara Poggi produce un risultato netto: l'orario della morte stimato da un'intelligenza artificiale, a cui sono stati forniti solo i dati grezzi senza le conclusioni, coincide perfettamente con quello della perizia originale. La finestra oraria individuata, la tarda mattinata del 13 agosto 2007, è quella in cui l'alibi di Alberto Stasi risulta essere l'unico documentato e solido.
Analisi Tecnica e Dati di Input
L'esperimento è consistito nel fornire a un sistema di intelligenza artificiale esclusivamente i dati tanatologici e circostanziali riportati nella perizia del procedimento N. 1699/07 R.G. G.I.P., omettendo qualunque conclusione per garantire una valutazione oggettiva. I dati di input, estratti direttamente dal documento, sono stati i seguenti:
* Ora del Ritrovamento: La segnalazione da parte di Alberto Stasi ai Carabinieri è avvenuta alle ore 13:50 del 13 agosto 2007.
* Temperatura Rettale: Alle ore 17:00 è stata rilevata una temperatura interna del corpo di 33,1°C.
* Temperatura Ambientale: Nel luogo del ritrovamento (scala della cantina) la temperatura era di 23°C.
* Dati Antropometrici: Statura di 157 cm e un peso corporeo stimato in un intervallo tra 45 e 55 kg.
* Fenomeni Cadaverici (ore 17:00): Rigidità cadaverica descritta come "sfumata nei vari distretti corporei" e macchie ipostatiche "ventrali, scarse, roseo-violacee, improntabili".
* Contenuto Gastrico: Presenza di "scarso materiale poltaceo, di colorito bruno-grigiastro".
* Abbigliamento: La vittima indossava un "indumento estivo da notte".
Elaborazione e Risultato dell'Analisi
Il sistema di IA ha processato le variabili fornite applicando i modelli matematici standard utilizzati in medicina legale per la stima dell'intervallo post-mortem, tra cui il metodo basato sul decremento termico, le formule di Moritz e il nomogramma di Henssge. La perizia stessa sottolinea come questi metodi forniscano risultati con ampi margini di errore e con carattere "orientativo, non tassativo".
Nonostante le differenze intrinseche tra i vari modelli, la loro applicazione convergente ha permesso all'intelligenza artificiale di identificare un intervallo di massima probabilità per il decesso, collocandolo tra le ore 10:00 e le ore 12:00 del 13 agosto 2007. Questo risultato è pienamente sovrapponibile a quanto si evince dalla discussione tecnica contenuta nella perizia originale.
Conclusioni e Rilevanza
La finestra temporale individuata dall'analisi computazionale indipendente è di importanza cruciale. Alberto Stasi, che allertò i Carabinieri alle 13:50, ha un alibi documentato (il lavoro sulla sua tesi al computer) che copre proprio la fascia oraria indicata dall'analisi come quella del decesso.
L'analisi, pertanto, non introduce nuovi elementi fattuali ma fornisce una validazione scientifica indipendente dei dati orari. Questa validazione conferma che, sulla base degli elementi scientifici raccolti sulla scena del crimine, l'evento delittuoso si colloca in un momento incompatibile con la presenza di Alberto Stasi sul luogo del delitto.
Caro @marcotravaglio, qualche sera fa ho assistito alla tua ennesima performance di propaganda ad @OttoemezzoTW cui ha partecipato, in qualità di tuo complice, anche Lucio Caracciolo e continuo a trovare incredibile la naturalezza con la quale, senza vergogna, menti pubblicamente, in violazione delle regole etiche e deontologiche che dovrebbero guidare il tuo lavoro.
Quando sostieni che il mito - o meglio “balla” come l’ha definita @paolomieli - della responsabilità di @BorisJohnson nel naufragio dei colloqui tra Russia e Ucraina nel 2022 a Istanbul sarebbe avvalorata dalle parole del capo negoziatore della delegazione di Kyiv David Arakhamia, mi domando se tu quell’intervista l’abbia mai veramente ascoltata o ti sia invece limitato a fare il copia e incolla delle manipolazioni che ne hanno fatto i principali organi di disinformazione pro Mosca.
Io l’ho fatto. L’intervista è stata rilasciata alla giornalista e autrice ucraina Natalia Moseichuk, ed è andata in onda il 24 novembre 2023 sul canale 1+1. A circa un terzo del lungo confronto si parla proprio dei colloqui a Istanbul, in merito ai quali il funzionario dichiara esattamente il contrario di quello che tu sostieni.
In particolare Arakhamia conferma che il punto centrale delle richieste di Mosca fosse la non adesione alla NATO, ma non dice affatto che era stato raggiunto un accordo. In vari interventi tv ed editoriali tu parli di 18 bozze che le delegazioni si sarebbero scambiati e di una finale persino firmata. Queste affermazioni erano state fatte da Putin in persona davanti ad una rappresentanza di alcuni leader africani ai quali aveva persino detto che quel documento si chiamasse “Accordo sulla neutralità permanente dell'Ucraina e sulle garanzie di sicurezza”.
Se tu avessi veramente ascoltato l’intervista di Arakhamia, sapresti che quel documento semplicemente non esiste, tanto che l’intervistato fa notare alla giornalista che, se fosse stato reale, Putin non avrebbe esitato a mostrarlo, cosa che invece non ha mai fatto. La ragione è semplice e ovvia per chiunque sappia come funziona una democrazia: la delegazione non aveva potere di firmare nulla, tanto più un accordo in violazione della costituzione Ucraina (che prevede l’obiettivo dell’adesione alla NATO dal 2019). Un eventuale accordo lo avrebbe semmai potuto firmare il Presidente, per poi sottoporlo al vaglio della Rada, che a differenza di quanto avviene con la Duma in Russia, a Kyiv non è un organismo di mera ratifica.
L’intervistatrice peraltro incalza Arakhamia, chiedendo il perché non avessero accettato quelle condizioni. E lui spiega ciò che tutti tranne te e Caracciolo sanno bene, e cioè che dopo 8 anni di annessioni, scontri e provocazioni l’Ucraina pretendeva garanzie per la propria sicurezza che Mosca non era disposta a dare.
Segue poi una domanda diretta sul ruolo di Johnson e sulle sue presunte ingerenze, alla quale il consigliere risponde chiaramente che si tratta di menzogne dette da chi vuole interferire politicamente e che quella di non firmare fosse appunto, invece, una scelta della parte Ucraina, a causa delle condizioni poste dalla Russia, oltre che per i vincoli giuridici e costituzionali. Johnson visitò effettivamente Kyiv, ma, come spiega Arakhamia, quel viaggio era avvenuto dopo il rientro della delegazione da Istanbul. Lo stesso intervistato precisa anche che l’Ucraina non aveva ricevuto alcuna pressione dai partner occidentali, i quali avevano accesso alle bozze di accordo, ma che non erano nemmeno al corrente di tutti i dettagli dei colloqui.
Di fatto quindi quella dell’intervento di Johnson resta una balla colossale, come sostenuto anche da Foreign Affairs e New York Times, mentre le tue presunte prove sono menzogne di disinformazione, incredibilmente identiche a quelle diffuse dal Cremlino e che tu ripeti da bravo e obbediente propagandista, anziché verificarle come invece dovrebbe fare un giornalista.
Dimostrami che sono io che mento, se ci riesci. Qui o di persona. Io ci sto.
The war 🇺🇦/🇷🇺 of 2025 has nothing to do anymore with the war of 2022.
The tactics used in 2022 and 2023 are now completely obsolete on the Ukrainian front and new lessons have been learnt.
🧵THREAD🧵1/20 ⬇️
Barbero usa un concetto di relazioni internazionali (dilemma della sicurezza) per spiegare un evento storico. L'applicazione è errata. Lo si fa notare. I gonzi arrivano in orde a dire "Barbero è uno storico!" "pure militare", dimostrando di capirne ancora di meno./1
Anche Giuseppe Conte cita un famoso articolo di Foreign Affairs per dire che si poteva fare la pace già nel 2022 a Istanbul, ma Boris Johnson, un europeo, la fece saltare. Però nell’articolo di Foreign Affairs gli autori scrivono: “La versione secondo cui l’occidente avrebbe costretto l’Ucraina a ritirarsi dai colloqui con la Russia è senza fondamento”. Sono 11 mesi che nei programmi televisivi opinionisti e politici citano quell’articolo e nessuno – né chi lo cita né chi intervista chi lo cita – lo ha letto. È lungo, ma è pubblico, è qui:
La narrazione malevola dalemian-prodiana secondo cui “la NATO avrebbe provocato la Russia” rimuove totalmente un passaggio storico e parte da due presupposti fallaci, uno anti-occidentale e uno anti democratico.
1. Rimozione storica: nel 1994 con il Memorandum di Bucarest la Russia accettò di fatto e di diritto che la sicurezza e l’integrità dell’Ucraina fosse garantita dall’Occidente, in cambio della rinuncia di Kyiv all’arsenale nucleare sovietico che aveva sul proprio territorio;
2. Presupposto anti-occidentale: ritenere che la NATO abbia per sua stessa natura velleità aggressive nei confronti della Russia.
3. Presupposto anti-democratico: aderire alla tesi delle sfere d’influenza determinate e fissate da Yalta, e non accettare invece che con il crollo del Muro di Berlino si è affermato un sacrosanto principio di autodeterminazione dei popoli, dai tedeschi dell’Est ai baltici, dai rumeni ai georgiani, dai polacchi agli ucraini.
Questa tesi - badate bene - è una enorme zavorra ideologica, ed è la ragione per cui, nonostante i tanti riformisti sinceri, la sinistra italiana è totalmente inadeguata a governare l’epoca durissima che stiamo vivendo.