Lo scrittore ucraino pacifista Artem Chapeye, arruolatosi all’inizio dell’invasione russa, risponde alla segretaria dei Giovani Democratici, Virginia Libero:
«Fanno bene i giovani a rifiutare le guerre di aggressione mosse dai loro governi. Ma la resistenza a un’invasione non è “la vostra guerra di destra”. È la stessa guerra che fecero i vostri partigiani. Onestamente, ne ho abbastanza di rispondere a formule astratte di persone privilegiate, che non si rendono nemmeno conto di quanto lo siano a non dover prendere decisioni così difficili come le nostre e a potersi limitare a fare retorica teorica. Spero davvero che gli italiani non si ritrovino mai più nella stessa situazione in cui siamo noi. Solo ora comprendo il significato profondo di quest’espressione, e da una città in guerra ve lo auguro sinceramente: la pace sia con voi». (La Repubblica)
No: woke non significa “diritti civili”. È proprio questa equivalenza furba che ha fatto danni.
I diritti civili sono libertà individuali, uguaglianza davanti alla legge e non discriminazione. Il woke è diventato spesso altro: ossessione identitaria, tribalismo, moralismo linguistico, processi alle intenzioni, classificazione delle persone per appartenenza e delegittimazione di chi dissente.
E il risultato politico si è visto: invece di allargare il consenso sui diritti, ha trasformato battaglie sacrosante in guerre culturali, regalando alla destra una quantità enorme di voti e argomenti.
Quindi no: criticare il woke non significa essere contro i diritti civili. Significa rifiutare un’ideologia che, pretendendo di difenderli, troppo spesso li ha resi più divisivi
The left have got to stop believing themselves to be virtuous by fetishising and elevating people who they ring fence beyond criticism or scrutiny and venerate as 'minorities'.
La política internazionale, un tempo che sembra oramai secoli fa, era basata sugli interessi nazionali e non sulle ideologie dei partiti al governo. Si facevano accordi anche con avversari ideologici se questo conveniva al proprio paese.
La CECA e la CEE non sarebbero altrimenti mai nati.
Oggi la politica internazionale viene usata per miserabili guadagni elettorali e di propaganda spicciola, fregandosene dei danni di lungo periodo che questo causa.
Questo comportamento è comune, da un paio di decenni, ai due pollai ideologici ma, con l'arrivo di Trump al potere, la destra occidentale ha deciso che oramai "vale tutto".
L'interesse nazionale può essere tranquillamente distrutto per alimentare un po' di isteria ideologica: iniziarono con la battaglia contro l'euro e l'Unione Europea e da allora è stato un crescendo che sembra non avere limiti.
Tutto questo è altamente distruttivo ma dubito lo si possa fermare a base di argomenti razionali.
Forse sarà necessario un disastro vero e questo chissà quando arriva e in che forma. Nel frattempo la miglior gioventù continuerà ad andarsene altrove.
La bassa politica non è solo polemica e divertimento sui social e al bar. Ha effetti profondi e drammatici nel lungo periodo e li pagate voi, cittadini italiani del futuro.
Meno battute e più consapevolezza che anche le stronzate ed il sarcasmo dei "grandi leader politici" fanno danni duraturi. E li pagate voi, per sempre.
@ora_italia
Just a friendly reminder. If the US had taken only a small fraction of the money and military equipment it has squandered fighting and losing to Iran, and instead helped Ukraine, the Middle East would be more stable and Russia would be facing defeat.
L'Italia importa oltre il 70% dell'energia che consuma. Non abbiamo nucleare, le rinnovabili coprono solo il 21% dell'energia primaria e paghiamo l'elettricità il doppio di altri paesi. Il problema non è da chi compriamo energia, ma che dipendiamo quasi totalmente dall'estero.
I genuinely don’t understand why everyone suddenly rushed to prove that soot is black and that there was no specific “attack on Putin’s residence.”
What I understand even less is why everyone automatically accepted these rules of the game, where Russia — in its aggressive war — is allowed to systematically plunge entire Ukrainian cities into cold and darkness, attempt assassinations on Zelensky, collapse apartment buildings full of civilians with missile strikes, wage full-scale warfare, and repeatedly refuse any ceasefire — and none of this is supposed to create any problems for the so-called “peace negotiation process.”
Meanwhile, Ukraine is expected to sit quietly and endure the strikes in silence, just so as not to “threaten the prospects of a peaceful settlement”?
That’s not going to happen. And the very fact that this state of affairs exists at all, in the largest war of aggression of the modern era, only shows how far the catastrophic degradation of global politics has gone under Trump.
Ci sarebbero da dire molte cose su questa vicenda allucinante, e molte sono state dette (ad esempio consiglio di leggere @alfo_lanzieri).
Poichè mi interessano specialmente le questioni generali e sono un uomo che ha un attaccamento profondo verso l'Università- vorrei soffermarmi su questo ragionamento riportato nel post sotto:
"Gli studenti che hanno interrotto Fiano avevano tutto il diritto di poterlo fare e di non accettare che nel "loro" spazio di formazione venissero propalate tesi che non condividevano a priori."
Contesto profondamente questa idea. L'Università è uno spazio sacro di formazione degli studenti. La formazione significa spirito critico, significa amore per la verità, significa studio, significa non aver mai paura o timore del conflitto intellettuale, anche aspro, se basato sulla discussione e il rispetto reciproco.
Ma se diviene sfiducia verso gli altri, sfiducia a priori di un dialogo, sfiducia anche della possibilità di provare un dialogo, è solo violenza di gruppo mascherata da indignazione.
Nel 1978 uno dei più grandi evoluzionisti dopo Charles Darwin, forse il più grande, Edward O. Wilson, dovette subire una pubblica umiliazione ad una conferenza da parte di una folla di giovani. La sua colpa? Avere scritto un libro, Sociobiology, in cui numerose nuove idee sulla natura umana venivano esposte per la prima volta. La folla di giovani urlava: "Wilson, non puoi nasconderti, ti condanniamo per genocidio". Alcuni tirarono bicchieri colmi di acqua verso il grande evoluzionista.
Wilson non replicò.
Si asciugò gli occhiali, poi cominciò a parlare e sorridendo fece un discorso scientificamente memorabile. Giuste o sbagliate che fossero le sue idee (molte giuste, retrospettivamente), facendo così ha onorato l'intelletto umano e la comunità dell'Accademia cui faceva parte.
I liberali viziati da ottant’anni di pace… A tratti li invidio, ma poi mi rendo conto che non vorrei mai assomigliare alla loro mollezza, così ben mascherata da principio…
Sento di dover ringraziare @direzioneprc e @anpirimini, perché, insieme a potere al popolo ed altre sigle nostalgiche stanno facendo un grande lavoro di divulgazione per gli eventi di Yuri. Ma li ringrazio anche per aver finalmente reso pubblica la natura fascista del loro millantato antifascismo.
Basta leggere questo articolo (link 👇) per vedere come i racconti di questo ragazzone italiano alto due metri, ex camionista di Bergamo - che ho avuto la fortuna di conoscere a Kyiv - che ha deciso di rischiare la vita andando in prima linea, scendendo nel fango e nella polvere delle trincee, dove ha visto compagni morire, pur di difendere il diritto di un popolo ad esistere, vengano spacciati come un’iniziativa “di chiara matrice guerrafondaia e fascistoide”. Perché nel pensiero perverso di questi tromboni antistorici, è guerrafondaio chi sta dalla parte del popolo invaso anziché chi ha costretto gente comune ad imbracciare le armi e cioè l’invasore russo. Così come fascista non è chi da fascista si comporta, occupando territori altrui, ammazzando civili, organizzando pulizie etniche, rapendo, stuprando e torturando, bensì chiunque si opponga al paese in cui si stanno tirando di nuovo a lucido falce e martello e ricompaiono le effigi di Stalin.
Ciò che delude - ma non sorprende - è che tra i divulgatori di contro-verità ancora una volta si trovi l’ANPI, molte delle cui sezioni hanno collaborato in questi anni alla proiezione di documentari di propaganda russa, prodotti da canali sanzionati dall’UE per diffondere menzogne in favore di uno Stato dichiarato sponsor del terrorismo. Il tutto con la disinvoltura di chi non coglie il paradosso di dover custodire i valori della resistenza italiana, ma vuole zittire quella ucraina, di chi si intesta la lotta contro il fascismo, ma poi supporta apertamente una dittatura criminale e liberticida che ha scatenato una guerra di conquista e sottomissione.
D’altra parte il fallimento morale di pezzi significativi di questa associazione lo si capisce dalla definizione “guerra civile” attribuita all’opera di destabilizzazione ed invasione orchestrata dalla Russia ormai 11 anni fa nel Donbass, una posizione condivisa, oltre che con Marco Travaglio, anche con una manciata di ridenti democrazie del calibro di Cuba, Venezuela, Bielorussia e Corea del Nord, mentre la Corte Penale Internazionale l’ha riconosciuta come parte dell’aggressione russa del 2022. Un’aggressione verso la quale l’ANPI, fino ai suoi massimi rappresentanti, ha manifestato sempre una straordinaria ambiguità, dimostrando chiaramente di voler semmai asservire dei valori che dovrebbero essere patrimonio comune ad una ideologia oppressiva e antidemocratica. Ma anche di voler usare l’inestimabile eredità di chi ha sacrificato la propria vita per difendere le libertà e combattere contro le dittature di ieri, pur di lusingare quelle di oggi.
Piaccia o no a questi millantatori, Yuri è un partigiano. Lui è il simbolo della lotta contro il totalitarismo e l’oppressione. È l’eroe che dovrebbero loro per primi ascoltare ammirati, perché incarna i valori dei quali si riempiono la bocca senza avere idea di cosa sia una guerra, e che invece, da vili impostori della resistenza, vogliono silenziare.
È il fascismo dei nostri tempi. Quello che antepone le ideologie alle idee. Che ignora ogni crimine, ogni violenza, ogni assassinio, tortura o violazione delle libertà, purché vengano commessi con il pugno sinistro alzato. È il fascismo degli antifascisti.
L'allucinante fenomeno del "finto esperto televisivo della @UniLUISS" dice nulla su di lui.
Mediocri avventurieri del genere sono disponibili, a dozzine, in ogni paese, ogni giorno e su ogni argomento.
Il fenomeno rivela invece la mediocrità e la profonda corruzione intellettuale di due fondamentali istituzioni:
1. L'università. Tutta, dato che dopo tre anni e mezzo nessun gruppo di ordinari di scienze politiche ha protestato pubblicamente per questo scempio.
2. Il giornalismo nazionale. Tutto, visto che il fenomeno è stato creato a tavolino, con pervicace determinazione, da specifici giornalisti e dai loro padroni.
Invece di perdere tempo a sbeffeggiare un ridicolo Dulcamara sarebbe il caso di occuparsi di chi lo ha voluto e creato, di chi lo usa e di chi, con la propria omertà, permette che questo scandaloso fenomeno continui dopo quasi 4 anni.
P.S. Vale la pena osservare che costui non è una eccezione ma solo la versione, più sfacciata e offensiva, della regola in entrambe le istituzioni. Che sono profondamente immarcescite.
Fa sempre un po’ sorridere quando ad accusarti di ipocrisia sono proprio coloro che vivono immersi in una sorta di strabismo morale cronico.
Quelli che provano un dolore lancinante solo per le vittime che incontrano il loro favore ideologico, che piangono a comando — purché il morto sia “quello giusto”.
Quelli che, sotto sotto, sperano che la parte per cui tifano stermini davvero l’altra — che siano palestinesi, ebrei o ucraini, poco cambia. Donne, neonati, anziani: tutto va bene, purché resti etichettabile come “danno collaterale” della loro ideologia, della loro abissale e compiaciuta ignoranza.
Una tragedia umana ridotta a sport da curva.
Un orrore travestito da coscienza politica, ma grondante d'odio e disprezzo.
#SlavaUkraini #FreePalestine
Russia is bombing Ukrainian cities and Ukraine is bombing the bombers that are bombing Ukrainian cities, and the news is trying to make this sound equivalent.
Il giovanotto siede in uno studio televisivo in un paese democratico e medita di come, invece di combattere, sia meglio essere schiavi come Sherazade ed allettare il proprio aguzzino nella speranza che non t’ammazzi e non ti stupri. Questo è il degrado del pensiero e del verbo