Con quale coraggio quel coglione di Salvini vorrebbe chiedere soldi agli Italiani per partecipare alle spese legali di Mario Roggero
Con la benzina a 2 € il litro?
Con persone che non arrivano a fine mese?
Questo Governo non conosce la vergogna, maledetti voi e chi vi ha votato.
Barbara Spinelli era l’avvocata di Abderrahim Fakir. Curava le pratiche per il rinnovo del permesso di soggiorno. Leggete le sue parole 💔
#AbderrahimFakir
Chi, in nome della “sacralità della vita”, chiedeva 12 anni di carcere per Cappato che aiutava persone consapevoli a morire con dignità, oggi pretende che un duplice omicida non veda nemmeno un giorno di carcere.
Si vede che la vita è “sacra” secondo la loro discrezionalità.
Alla Camera è andato in scena un momento che svela perfettamente tutta la goffa retorica della destra-destra.
Per tre volte di fila il deputato vannacciano Emanuele Pozzolo - si, quel Pozzolo - si è rivolto alla Presidente di turno, Anna Ascani, chiamandola provocatoriamente “Signor Presidente”.
A quel punto Ascani glielo ha fatto gentilmente notare:
“Collega, mi scusi, siccome è la terza volta che lo sento: se usa ‘Signor’, dica ‘Signora Presidente’, se no va bene ‘Presidente’”
Risposta di Pozzolo, immediata:
“Grazie, SIGNOR Presidente”.
Proprio così, a sfregio.
A quel punto Ascani ha dato la risposta perfetta, l’unica possibile di fronte a una tale e conclamata mancanza di rispetto e di buon gusto:
“Grazie, collega DEPUTATA Pozzolo, prosegua” ha detto, scatenando la rabbia idrofoba di Pozzolo, che è letteralmente impazzito per quello che evidentemente considera un affronto.
“Lei non può permettersi!” ha urlato il deputato vannacciano in direzione di Ascani.
Allora, com’è che funziona, deputato (o deputata) Pozzolo?
Lei può declinare una Presidente donna al maschile, ma se la stessa osa chiamare lei al femminile all’improvviso diventa un’onta, una vergogna e un’offesa?
La risposta di Ascani è un manuale di come sia facile in fondo ridicolizzare questa destra.
Sono bastate quattro parole e una vocale per metterne a nudo tutta la inconsistenza politica e la penuria di argomenti, costretti ad aggrapparsi a queste polemiche da bar pur di esistere.
E sarà anche poco, ma dice moltissimo della miseria politica e intellettuale di certi personaggi.
Non sono cattivi, sono scarsi.
Un’aggressione razzista di stampo squadrista. Il razzismo non può diventare spettacolo.
Un ambulante senegalese di 30 anni, regolarmente residente in Italia, titolare di partita IVA e autorizzato a svolgere la propria attività, è stato aggredito con spray al peperoncino mentre lavorava a Borgo Sant’Angelo.
È stato medicato all’ospedale Santo Spirito con una prognosi di due giorni e ha presentato denuncia. Secondo quanto riferito dalla vittima, durante l’aggressione sarebbero state pronunciate frasi come: «C’è ancora un africano qui? Torna a casa tua.»
La vicenda vede coinvolto Simone Carabella. Se quanto denunciato sarà confermato dalle indagini, ci troveremmo di fronte non solo a un grave episodio di violenza, ma a un’aggressione con un possibile movente razzista, incompatibile con i principi fondamentali di uno Stato di diritto.
Se davvero un uomo è stato aggredito per il colore della sua pelle o per la sua origine mentre esercitava regolarmente il proprio lavoro, siamo davanti a un comportamento che richiama una logica squadrista: intimidire, umiliare e colpire chi viene considerato diverso, sostituendo la forza al diritto e la violenza al confronto civile.
È ancora più inquietante quando simili episodi vengono ripresi con uno smartphone e trasformati in contenuti per i social, quasi fossero intrattenimento. Il razzismo non è uno spettacolo. L’umiliazione di una persona non è un contenuto da monetizzare o da usare per ottenere visibilità. È un’offesa alla dignità umana e ai valori democratici.
Mi auguro che la magistratura accerti rapidamente tutti i fatti e le eventuali responsabilità.
In una democrazia non c’è spazio per la violenza, per il razzismo, né per chi, con metodi squadristi, pensa di poter intimidire lavoratori, cittadini e persone innocenti.
Difendere la legalità significa difendere il diritto di ogni essere umano a vivere e lavorare senza paura, indipendentemente dal colore della pelle o dalla sua provenienza.
Disamina molto attenta e profonda di @AUniversale su Vannacci a ottoemezzo:
Premetto che mi sono risparmiato l'orrore a quanto vedo.
🤦
"Pensavamo che con Salvini avessimo toccato il fondo. Poi la Lega ha impugnato la trivella: e dal sottosuolo, sull'attenti, è spuntato Vannacci.
Questa sera, a Otto e Mezzo, Lilli Gruber e Lina Palmerini hanno fatto una cosa semplicissima: hanno lasciato parlare Roberto Vannacci.
È bastato quello.
Sui diritti civili, il vicesegretario della Lega ha spiegato: "I gay hanno tutti i diritti in Italia: se vanno in ospedale li curano, se vanno per la strada possono tranquillamente guidare".
I gay possono guidare. E in ospedale li curano pure. Per il generale l'uguaglianza è tutta qui: patente e pronto soccorso. Praticamente la Svezia.
Poi ha voluto citare il vocabolario della lingua italiana, lo Zingarelli. Lo ha chiamato "Zingaretti". Il dizionario scambiato per l'ex segretario del PD e Nicola Zingaretti e per l'attore. Da un europarlamentare che si presenta come uomo di cultura e vende libri a centinaia di migliaia di copie.
Sul Ponte sullo Stretto: "L'importante è che l'infrastruttura vada avanti e il ponte si faccia, poi se ci sono stati reati di corruzione si vedrà dopo". Prima il cemento, la legalità a fine cantiere. Quella vale solo per i migranti.
Sul caporalato: "Se non ci fossero i clandestini, nessuno li sfrutterebbe". La colpa dello sfruttamento ricade così sugli sfruttati. Lo schiavo diventa responsabile delle proprie catene. E meno male che è cattolico.
Poi la perla: "Non sono in cerca di poltrone". Detto da uno che in meno di due anni è passato da generale a europarlamentare a vicesegretario della Lega. E che ora sta imbarcando la qualunque nel proprio partito. Le poltrone, evidentemente, cercano lui.
E sui rimpatri, il gran finale: "Se non ci sono accordi bilaterali con i paesi d'origine, li portiamo in un paese terzo sicuro". Quale paese, con quali accordi, a quali costi: particolari. L'importante è dirlo con il tono di chi ha tutto sotto controllo.
Peccato che l'Italia abbia accordi di rimpatrio soltanto con una parte di quei paesi. E peccato che, per trasferire i migranti in paesi terzi sicuri, il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo richieda comunque degli accordi. Accordi che a oggi mancano. Un cerchio perfetto: per rimediare agli accordi che mancano, servono altri accordi. Che mancano.
Gruber prova a chiedergli come funzionerebbe, in pratica. E va in scena questo:
Gruber: "Come rimpatriamo i migranti se non c'è l'accordo con i paesi di origine?"
Vannacci: "Paesi terzi sicuri".
Gruber: "Ma in concreto?"
Vannacci: "Li deportiamo".
Gruber: "Ma dove?"
Fine.
Per tutta la puntata ha girato a vuoto, si è smentito da solo, ha arrancato dietro alle domande più normali del mondo, mentre due giornaliste lo smontavano pezzo per pezzo semplicemente chiedendogli di argomentare.
Lo chiamano il fenomeno da mezzo milione di preferenze, l'uomo forte, il futuro della destra.
Stasera, in diretta, ha dimostrato solo che la destra non conosce limiti e può ancora continuare a scavare."
#vannacci
@AUniversale
#futuronazionale"