Carissimi amici della Stampa che avete scritto questo articolo sento il dovere morale di dirvi alcune cose.
"Incubo El Nino" già basterebbe, manca solo la colonna sonora di un film catastrofico e siamo a posto. El Nino non è il telecomando dell’estate italiana, è un fenomeno del Pacifico equatoriale, può influenzare la circolazione globale, ma non si traduce automaticamente in "estate torrida" sull’Italia come se qualcuno avesse premuto il tasto caldo dal Pacifico meridionale. Tra l'altro ormai è acclarato che un eventuale fase forte del fenomeno è prevista non prima dell'autunno-inverno.
Il vero capolavoro di disinformazione però è questo: "clima sempre più tropicale" ed "estate torrida". Dovete prendere una decisione perchè torrido e tropicale non vanno d'accordo tra loro visto che il caldo tropicale non è torrido ma afoso ed umido. L’Italia non è un Paese tropicale. Quello tropicale è un regime climatico con caratteristiche precise, temperature elevate tutto l’anno, bassa escursione stagionale, forte ruolo dell’umidità, della convezione e dei regimi delle piogge.
L'Italia è un Paese mediterraneo e temperato che subisce gli effetti del cambiamento climatico ma resta ancora una Penisola dal clima temperato. Non serve impastarlo con El Nino, incubi e tropici usati a caso.
BREAKING! US court ha suspended the US sanctions against me!
As the judge says: "Protecting the Freedom of speech is always just the public interest".
Thanks to my daughter and my husband for stepping up to defend me, and everyone who has helped so far.
Together we are One.
Ti stanno abituando a essere povero.
Non è una rapina con il passamontagna. È peggio: è un furto al rallentatore.
Nessuno entra in casa tua e ti porta via il televisore. Ti tolgono un pochino ogni giorno, un eurino ogni mese. Ed è proprio questo il punto: funziona perché è quasi indolore. Finché un giorno ti guardi intorno e dici: porca paletta, ma com’è successo?
Succede con due complici fissi: il furto al rallentatore e il linguaggio.
Tre tecniche le vedi ogni giorno, anche se ormai quasi non le noti più.
Shrinkflation — La scatola di biscotti è la stessa, il prezzo è lo stesso. Solo che prima erano 8 biscotti, adesso sono 7 e mezzo.
Skimpflation — Stesso prezzo, stessa promessa, qualità più bassa. Il servizio resta “uguale” solo sulla carta.
Costi nascosti e abbonamenti sparsi — Il prezzo in vetrina è uno, alla cassa è un altro. E poi ci sono i piccoli addebiti mensili: uno qua, uno là, finché non sai più nemmeno cosa stai pagando.
E qui entra in gioco il secondo grande tema: il linguaggio.
Perché mentre ti tolgono valore, cambiano anche le parole per non fartelo pesare.
Non è “meno prodotto”.
È “nuovo formato”.
Non è “servizio peggiore”.
È “esperienza ripensata”.
Non è “ti stiamo togliendo qualcosa”.
È “ottimizzazione”.
Ed è questo il passaggio più insidioso: non è solo un problema economico. È un problema di percezione. Perché se non hai le parole giuste per descrivere quello che sta succedendo, finisci per normalizzarlo.
Che fare allora? Non ho la ricetta magica, ma tre riflessioni sì.
→ Smetti di guardare solo il prezzo. Il prezzo da solo non dice niente. Guarda il prezzo al chilo, al litro, la quantità reale, la qualità di base. Devi diventare molto più bravo a osservare.
→ Usa l’AI contro i costi nascosti. Perplexity o qualunque altro strumento, anche fatto a mano, per analizzare costi ricorrenti, abbonamenti zombie, fee che non dovrebbero esserci.
→ Accorgiti quando il livello si abbassa. Se un prodotto o un servizio peggiora, reagisci. Cambia prodotto, cambia servizio, cambia fornitore.
Perché oggi il rischio non è solo spendere troppo.
È abituarsi, poco alla volta, a ricevere sempre meno senza reagire.
(Questo post è stato scritto dall'AI partendo da un video di Monty)
L'Italia importa oltre il 70% dell'energia che consuma. Non abbiamo nucleare, le rinnovabili coprono solo il 21% dell'energia primaria e paghiamo l'elettricità il doppio di altri paesi. Il problema non è da chi compriamo energia, ma che dipendiamo quasi totalmente dall'estero.
L’ambasciata israeliana in Italia non ha apprezzato questa copertina de L’Espresso. Scrivono: “Condanniamo fermamente l’uso manipolatorio della recente copertina de L’Espresso. L'immagine distorce la complessa realtà con cui Israele deve convivere, promuovendo stereotipi e odio. Un giornalismo responsabile deve essere equilibrato e corretto.”
Ma questa foto è vera. L’autore si chiama Piero Masturzo e lo scatto è parte di un reportage dalla Cisgiordania, scritto da Alae al Said, che documenta tutte le angherie che i palestinesi subiscono da parte dei coloni.
Il viso mostruoso di questo giovane non è deformato dal fotografo, ma dalla sua stessa cattiveria e inumanità. Il fotografo ha soltanto avuto la grande capacità di catturarlo in una espressione che parla più delle parole. Questo fa il fotogiornalismo.
Grazie a @espressonline dunque, e agli autori del reportage, per il lavoro svolto. La reazione provocata ne certifica il valore.
Ogni anno il 17 febbraio non è un giorno come tutti gli altri.
È la lingua fuori bocca anche per gettare una buccia di banana nell'umido.
È un muro scrostato in cameretta nel tentativo di imitare le sue schiacciate.
È un logo, che diventa moda, sulle scarpe, sulle felpe, sulle giacche, sulla pelle.
È un braccio che si allunga venti metri per battere i Monstars.
È prima di internet, dei social, delle smart tv, quando un vecchio televisore di 64kg, spesso come una lavatrice, ci consentiva di star svegli la notte per guardare le sue partite.
È i Chicago Bulls.
È "Sirius" degli "The Alan Parsons Project" e l'intro di presentazione più bella di sempre.
È il Dream Team, la squadra più forte nella storia di qualunque sport.
È l'unico nome di un giocatore di basket che conoscono anche le nonne, e che scrivono senza errori anche sulla Gazzetta dello Sport.
È la vena che ti si chiude quando senti dire da qualche ragazzino "Ah sì, lo conosco! È quello che produce le scarpe!"
Sono le 6 finali vinte su 6 disputate.
È quello che sognavamo un po' tutti di essere, anche se alla fine siamo diventati dei panchinari in prima divisione da 3.6 punti e 4.8 falli di media a partita.
È MJ, o His Airness, o più semplicemente un altro modo di dire “pallacanestro”: un binomio inscindibile, che ha travalicato i confini dello sport, poi della cultura, infine della leggenda.
È, citando Larry Bird, Dio sceso sulla terra che si è travestito da lui.
E oggi, il Dio del basket, compie 63 anni: buon compleanno Michael Jordan.
(@Jumpman23, @SkySportBasket, @NOWTV_It)
Se al Louvre avessero esposto queste immagini di Michael Jordan in 4K, i ladri avrebbero rubato queste e non i gioielli di Napoleone.
Ipnotico.
Iconico.
Incredibile.
Unico.
⚡️Must watch:
Netanyahu reveals to Hebrew audiences after the press event where Trump revealed the 20-point plan to end the war on Gaza, that he has no intention of withdrawing Israeli troops from Gaza – “No way, that’s not happening.”
He said:
“This is a historic visit. Instead of Hamas isolating us, we turned the tables and isolated Hamas. Now the entire world, including the Arab and Muslim world, is pressuring Hamas to accept the terms we set together with President Trump: to release all our hostages, both living and deceased, while the IDF remains in most of the Strip. Who would have believed this? After all, people constantly say, the IDF should withdraw… No way, that’s not happening.”
Translations by @ireallyhateyou.
Video shared by PM of Israel’s official Hebrew account on X.
I colonialisti sono tornati
Due vecchi malvissuti, Trump e Netanyahu, con la complicità degli europei e di un pugno di arabi miliardari, decidono le sorti di un popolo senza mai consultarlo, come nel 1947. Nella compagnia c'è pure Blair condannato dal suo parlamento per le menzogne della guerra in Iraq nel 2003. Al dio degli inglesi, diceva il poeta, non credere mai.
Correva l'anno 1982.
Hamas non esisteva. Hezbollah nemmeno. E Israele vantava già trent’anni di crimini documentati.
Dedicato ai politici dalla memoria corta, ai giornalisti al libro paga della politica di cui sopra, ai connazionali dall’etica intermittente.
Air Jordan "1" ai piedi.
Air Jordan "1" che Nike legò ad una clausola contrattuale, ossia incassare almeno 3 milioni di dollari in 4 anni dalla vendita di quel modello: ne incassarono 70 in tre mesi, e 146 in un anno.
Tubolari di lana anti-scavigliata.
Catena al collo in oro massiccio 18 carati e 18 kg di peso, ideale per giocare a basket.
Occhi ad altezza ferro al solo scopo di minacciarlo.
Polsino portato sull'avambraccio che ha causato la presenza di milioni di polsini sull'avambraccio in tutti i campetti del mondo.
Correva l'anno 1985, Slam Dunk Contest NBA.
Si parla spesso, anche a sproposito, del concetto di aura: il primo Jordan, tra eleganza, strafottenza, cafonaggine, e talento, ha toccato picchi di aura mai raggiunti da nessun essere umano nella storia.
Oh Mondo, sei di un altro mondo!!
A Stoccolma nuovo record del mondo di Duplantis: 6.28 metri
Il suo 12° primato mondiale.
Vale doppio per Mondo: non ne aveva mai realizzato uno a casa, in Svezia.
L' unico che a 25 anni può dare del tu al cielo
#StockholmDL
📷 @Diamond_League
Bianca Balti "ho il pene migliore del mondo...anzi dirò di più...adesso scriverò il libro 'come il pene mi ha guarita dal cancro'...
sarà un best seller"
Bianca sei vita
#belve#BincaBalti#Fagnani