What a legend!✨
il 6 Ottobre 1945 nasceva
Ivan Graziani,
cantautore, chitarrista, rocker, poeta,
ma soprattutto genio incompreso.
#IvanGraziani#pillolerock
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What a legend!✨
il 5 Ottobre 1973 i Genesis pubblicano
“Selling England by the Pound”,
il loro quinto album in studio
e quello di maggior successo della
storica formazione con Peter Gabriel.
Nel Regno Unito l'album debuttò direttamente alla terza posizione
della Official Albums Chart,
il loro miglior piazzamento ottenuto
dai Genesis fino ad allora, fu inoltre
il primo disco della band a piazzarsi
al 70º posto nella classifica
Billboard 200 statunitense.
Dall’album fu estratto il singolo
“I Know What I Like (In Your Wardrobe)"
ma non si può non menzionare
“Firth of Fifth", con il suo lungo
intermezzo strumentale, composto
da tre assoli: il primo eseguito da
Gabriel al flauto, poi un assolo di Banks
al pianoforte ed infine quello di
Steve Hackett in uno degli assoli più celebri nella storia del rock.
Il titolo dell'album proviene da una
strofa del brano di apertura
“Dancing with the Moonlit Knight”.
#Genesis #pillolerock
Il pantano non è un destino e non è solo colpa di chi sta di fronte. Il PD c’è dentro fino al collo, e da anni finge di esserci caduto.
Non è il partito che ha perso una battaglia. È il partito che ha perso il mestiere. Doveva rappresentare chi lavora e ha finito per rappresentare chi commenta. Doveva contendere il potere e ha preferito amministrare il linguaggio. Il risultato è sotto gli occhi: un paese più povero di fiducia, e un PD più ricco di conferenze.
Ha governato e ha chiamato riforme ciò che spesso era resa. Sul lavoro ha liberalizzato senza proteggere, poi ha moralizzato senza redistribuire. Ha lasciato i salari fermi e ha alzato il tono sui diritti che non costavano nulla alle sue clientele. La precarietà è diventata moderna. La protesta, populista.
Ha tenuto scuola, università, cultura, informazione come riserve. Non per farle funzionare: per non perderle. Chi criticava da dentro veniva isolato. Chi criticava da fuori veniva marchiato. Intanto il livello crollava e il PD spiegava che il crollo era colpa di chi non applaudiva.
Ha fatto dell’antifascismo una tessera, non una pratica. Serviva a squalificare l’avversario, non a capire perché l’avversario cresceva. Ogni sconfitta era un allarme democratico. Mai un errore di linea. Mai una domanda sul consenso perduto nei comuni, nelle periferie, tra chi timbra il cartellino.
Ha predicato accoglienza e gestito l’immigrazione come un comunicato stampa. Regole opache, rimpatri annunciati, costi scaricati sui quartieri che non votano più PD. Poi lo stupore, sempre lo stesso: come osa quella gente non essere grata. La gratitudine non è un programma.
Ha usato l’Europa come alibi. Bruxelles imponeva, il PD obbediva e chiamava l’obbedienza responsabilità. Quando il conto arrivava in busta paga o in bolletta, la responsabilità diventava contesto. Il contesto non si vota. Il PD sì, e ha perso.
Ha misurato le vittime col metro della convenienza. Una causa era giusta se stava nel copione. Un’altra era complicata, da non agitare prima del congresso. La moralità selettiva non è equidistanza: è calcolo. E il calcolo, ripetuto, si vede.
Ha sostituito il conflitto sociale con la pedagogia. Il cittadino non andava convinto: andava educato. Se non imparava, era arretrato, aggressivo, catturato dalla rete. Così un partito di massa è diventato un ceto che parla a se stesso e si indigna se la sala non risponde.
Ha protetto i propri apparati come se fossero il bene comune. Fondazioni, incarichi, cordate, giornali amici, magistrati simpatetici: tutto normale, finché non lo faceva l’altro. La legalità era un’arma quando colpiva l’avversario, un tecnicismo quando sfiorava casa.
Ha chiamato unità ciò che era vertice. Primarie per la platea, accordi per i pochi. Leader bruciati in un anno, correnti eterne. Il PD cambia segretario come si cambia copertina e non cambia la domanda che lo rode: a chi serve, oltre a chi ci lavora dentro.
Non è stato solo sconfitto. Ha contribuito a rendere credibile chi prometteva di spazzarlo via. Gli ha regalato la prova vivente del distacco, del doppio standard, del moralismo senza risultato. Una destra rozza non ha bisogno di argomenti migliori, se il PD continua a fornirglieli.
Dire che la colpa è altrove è l’ultimo riflesso di questo partito. Lo assolve, lo tiene in vita come vittima della storia. La storia, intanto, è anche la sua: anni di governo, di egemonia culturale, di occasioni mancate. Lo sterco ha un nome, e non sta tutto dall’altra parte.
What a legend!✨
Pink Floyd: Live at Pompeii
(prima parte)
il 4 Ottobre 1971 i Pink Floyd
cominciano le riprese per un
film concerto in un luogo magico…
l'anfiteatro romano di Pompei.
Le registrazioni durarono
dal 4 al 7 ottobre del 1971,
le prime scene girate ritraevano
la band aggirarsi fra i vapori della
solfatara di Pozzuoli poi,
nell'Anfiteatro Romano, la band
eseguì dal vivo tre brani:
la prima metà e il finale di “Echoes”,
“One of These Days” e
“A Saucerful of Secrets”.
Ogni brano fu eseguito in sezioni separate e poi montate assieme.
#PinkFloyd #pillolerock
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Pink Floyd - Atom Heart Mother
Il 2 ottobre del 1970 i Pink Floyd pubblicano per la Harvest il lp Atom Heart Mother.
Disco celebre anche per la copertina della Hipgnosis che raffigura una mucca, Lulubelle III, senza indicazione del nome della band.
La prima facciata del disco è interamente occupata dalla suite Atom Heart Mother realizzata con il contributo di Ron Geessin sia per le partiture per l’orchestra sia per la direzione della stessa. La registrazione non fu semplice in quanto la base di basso e batteria non andava perfettamente a tempo ciò che aveva messo in crisi gli orchestrali.
Il lato B è composto da quattro brani, la ballata acustica If di Waters, Summer 68 di Wright (uno spaccato di un aspetto della vita on the road), Fat old Sun di Gilmour che la suona quasi da solo (compresa la batteria) brano destinato ad essere suonato live in versioni molto dilatate (bellissimo il solo di chitarra) e la bizzarra Alan's Psychedelic Breakfast brano strumentale che chiude il disco.
Atom sarà il primo disco dei Pink Floyd a raggiungere il primo posto della classifica delle vendite in Inghilterra. Nel proseguo i membri del gruppo hanno in varie occasioni espresso giudizi negativi sul disco, soprattutto Roger Waters e David Gilmour. Richard Wright ha ricordato che: “Non è che scorra molto bene. E’ piena di modifiche, non è che mi convincesse del tutto. A quel tempo mi piaceva ma adesso, se mi guardo indietro, non sono soddisfatto delle registrazioni, anche se mi sono divertito moltissimo mentre ci lavoravamo”
Il brano principale del disco prende le mosse da alcune linee melodiche e di accordi emerse nel corso delle registrazioni della colonna sonora di Zabriskie Point ma viene sviluppato dal vivo a partire dal 17 gennaio del 1970 (a Cottingham) con il titolo provvisorio di The Amazing Pudding.
Il disco viene mixato da Peter Bown coadiuvato da un giovanissimo Alan Parsons che tornerà a lavorare con il gruppo per The Dark Side of The Moon.
@pinkfloyd #Yesterdaypills #RockandOthers #Progrockpills #ProgRock #Musicalmind
Tony Pagliuca
Ieri abbiamo tragicamente sbagliato la foto, mettendo una foto di Page invece che quella del tastierista delle Orme. Errore imperdonabile di cui chiediamo venia se possibile. Pubblichiamo il post con la foto corretta
Il 1 ottobre del 1946 nasce a Pescara Antonio “Tony” Pagliuca tastierista, dal 1968 membro delle Orme dopo avere suonato nei due anni precedenti con Michi Dei Rossi. Nel 1969 il batterista Dave Baker, che sostituisce temporaneamente Dei Rossi, fa ascoltare a Pagliuca i The Nice e il tastierista, convinto che il beat sia arrivato al traguardo, si trasferisce in Inghilterra per conoscere la nuova musica pop e sinfonica (oggi la si definisce progressive) che sta emergendo a Londra e dintorni. A Londra oltretutto conosce Armando Gallo che lo introduce nella Londra post psichedelica. Tornato in Italia contribuisce al primo vero disco progressive italiano, Collage de Le Orme. Seguono Uomo di Pezza e Felona e Sorona, uno dei dischi più belli del prog italiano che uscirà anche in inglese con testi di Peter Hammill. Lascia le Orme negli anni novanta per intraprendere una carriera da solista molto intensa e varia fatta anche di dischi di taglio strumentale. Nel 2004 pubblica una rilettura in chiave jazz di Collage al cui progetto partecipa David Jackson sassofonista dei Van der Graaf Generator. Ha pubblicato dieci dischi da solista.
#TonyPagliuca #ItalianProg #Yesterdaypills #RockandOthers #Progrockpills #ProgRock
#Musicalmind
il 29 Settembre 1991 il video di
“Smells Like Teen Spirit" dei Nirvana,
irrompe in anteprima mondiale su MTV.
Il video diventerà un’icona della
musica rock degli anni ’90,
il simbolo di un’intera generazione.
#Nirvana#pillolerock
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il 29 Settembre 2017 David Gilmour
pubblica “Live at Pompeii”,
il suo secondo live album,
che contiene l'intero concerto tenuto
da Gilmour, presso l'anfiteatro romano
di Pompei, lo stesso luogo dove il
chitarrista si esibì con i Pink Floyd
nella leggendaria esibizione del 1971.
La scaletta ha visto alternare brani
tratti dagli ultimi due album in studio
di Gilmour, “On an Island” e
“Rattle That Lock”, con altri tratti
dal repertorio dei Pink Floyd.
#DavidGilmour #pillolerock
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Se gli europei rinunciano ai propri particolarismi per generare il “buon europeo”, c'è da temere che diano alla luce solo un nuovo nordamericano.
- N. Gómez Dávila
La catastrofica bancarotta politica della cosiddetta "sinistra comunista" in questo articolo di Ingrao del 1998.
Il comunismo di sinistra, non a caso, era stato definito "una malattia infantile" da Lenin. Ed è proprio l'infantilismo delle argomentazioni di Ingrao a colpire.
L’Unione Europea ha inviato agli Stati una lettera. Il tono è quello di sempre: tecnico, compassato, “responsabile”. Tagliare i consumi di gas e di elettricità. Limitare le temperature negli edifici pubblici. Spegnere le luci. Prepararsi all’inverno. Come se si trattasse di un evento atmosferico. Come se la crisi fosse caduta dal cielo.
Non è caduta dal cielo.
Prima si è deciso di fare la guerra per procura. Poi si sono imposte sanzioni a raffica, si è spezzata una fornitura energetica a basso costo che teneva in piedi industrie, case, ospedali. Si è proclamato che era una questione di principi. Si è detto che l’Europa non poteva più dipendere. Si è detto che il prezzo, qualsiasi prezzo, andava pagato. Quel prezzo, si scopre ora, non lo pagano i firmatari delle comunicazioni ufficiali.
Oggi i depositi europei sono più bassi dell’anno scorso. I prezzi salgono. Il commissario scrive ai ministri e invita a “ridurre la domanda per tutto il tempo necessario”. Tradotto: razionate. Fate freddo. Fate buio. Fate meno. E chiamatelo resilienza.
Questa è la sequenza classica del potere che non rende conto a nessuno. Prima si crea il disastro con una decisione politica. Poi si presenta il disastro come un dato di natura. Infine si chiede al popolo di adattarsi, in nome della comunità, della sicurezza, della “crisi di approvvigionamento”. L’approvvigionamento non è mancato per magia. È stato interrotto. È stato sostituito con forniture più care, più lontane, più volatili. Qualcuno ci ha guadagnato. Qualcun altro dovrà spegnere il termosifone.
Si parla di “misure volontarie”. È la formula prediletta di chi non vuole pronunciare la parola razionamento. Volontario, finché lo è. Poi diventa raccomandazione. Poi diventa obbligo. Poi diventa spegnimento selettivo. La burocrazia ha sempre un vocabolario per non dire quello che sta facendo.
Chi ha votato quelle sanzioni non passerà l’inverno a 19 gradi. Chi ha applaudito ogni nuovo pacchetto di sanzioni non spegnerà l’illuminazione del palazzo. Chi ha trasformato la politica energetica in un’arma continuerà a parlare di valori mentre le bollette fanno quello che le armi non osano fare in pubblico: colpire i civili in casa loro.
Ci sia almeno un minimo di onestà. Se la scelta era la guerra e l’embargo, se si è deciso di spezzare i tubi e di comprare altrove a prezzo di mercato, allora si abbia il coraggio di dire: abbiamo scelto noi questa povertà energetica. Non è un incidente. Non è Putin che chiude il rubinetto stanotte. Non è un mistero meteorologico. È il conto di una politica.
Invece no. Arriva la lettera. Arriva l’invito a consumare meno. Arriva la predica sull’efficienza. Arriva, puntuale, la morale a senso unico: il cittadino deve sacrificarsi perché i decisori non debbano mai ammettere di aver sbagliato.
È una infamia precisa. Non è un errore di calcolo. È il trasferimento sistematico del costo di una strategia geopolitica sulle spalle di chi non l’ha disegnata e non può revocarla. Si bombarda il mercato dell’energia e poi si chiede alla famiglia di abbassare il riscaldamento. Viene
chiamata responsabilità. È predazione con timbro europeo.
Basta con questa follia. Basta con la finzione che il razionamento sia virtù e la continuità della stessa linea sia coraggio. Il coraggio sarebbe dire che si è preferito il conflitto al calore, la posa morale al pane, la comunicazione alla verità. Finché non lo si dice, ogni nuova lettera su gas ed elettricità è solo l’ultimo capitolo di un ricatto: prima vi abbiamo portato qui, ora spegnete la luce.
I 24,8 milioni che non pagano l’Irpef? Per gli analfabeti funzionali che prendono i titoli e li sparano come fossero dardi al lunapark…
Il dato dei 24,8 milioni di italiani che non versano Irpef proviene dal rapporto 2026 di Itinerari Previdenziali sulle dichiarazioni dei redditi 2024 (presentate nel 2025).
Su una popolazione di circa 58,9 milioni, i dichiaranti sono 42,8 milioni. Chi versa almeno 1 euro di Irpef sono 34,1 milioni. La differenza rispetto alla popolazione totale è appunto 24,8 milioni (circa il 42% dei residenti). Non significa che siano tutti evasori.
Circa 8,7 milioni lavorano o hanno un reddito, ma l’Irpef netta è zero per regole fiscali, non perché “non dichiarano nulla”:
• 5,3 milioni di dipendenti: la no tax area (fino a 8.500 euro lordi per dipendenti e pensionati) e le detrazioni da lavoro azzerano l’imposta; altri la azzerano con detrazioni su spese mediche, affitto, bonus edilizi, ecc.
• circa 2 milioni di partite Iva in regime forfettario: pagano un’imposta sostitutiva, non l’Irpef ordinaria.
• circa 1,4 milioni di autonomi in perdita.
Gli altri circa 16,1 milioni non hanno (o hanno esente) un reddito Irpef:
• 9,7 milioni di minorenni (i minori che lavorano sono poche decine di migliaia);
• circa 2 milioni di universitari che non lavorano;
• circa 900 mila studenti maggiorenni delle superiori;
• circa 1 milione di persone con invalidità civile (assegno esente) che non lavorano;
• circa 2,5 milioni di altri inattivi (in gran parte persone, soprattutto donne, fuori dal mercato del lavoro per motivi familiari).
Secondo le stime dell’Agenzia delle Entrate, gli evasori totali (lavorano in nero e non dichiarano alcun reddito) sarebbero nell’ordine delle 200 mila persone, non decine di milioni.