Basta così. Non sottoporremo le 57 persone a bordo di #SeaWatch5 a un viaggio di altri 1.100 km per raggiungere Marina di Carrara. È tortura di Stato. Disobbediamo a questo ordine assurdo e facciamo rotta verso Trapani.
Gran parte delle persone informate è prudente se non addirittura scettica sulle prospettive di una pace a medio-lungo termine tra Israele e Palestina dopo gli accordi di queste ore, per non parlare di quelle di una futura autodeterminazione dei palestinesi.
Qualcosa di molto importante, però, è già accaduto. Questi due anni di conflitto hanno segnato la fine di un consenso - raffazzonato, spesso ipocrita, ma pur sempre un consenso - su come si debbano combattere le guerre, ossia nella maniera il più possibile limitata, rispettando la vita e le proprietà civili anche a costo di penalizzare le operazioni militari.
Era un consenso che aveva le sue radici nelle leggi umanitarie di guerra emerse in particolare dopo gli orrori della Seconda guerra mondiale, ma che era molto più ampio della lettera delle convenzioni internazionali - toccava il sentire di ampie fette dell'opinione pubblica non solo nei paesi più ricchi.
Il punto chiave non è semplicemente che questi due anni di guerra sono stati i più brutali del 21° secolo e tra i più violenti dell'intero dopoguerra. Il punto è che la violenza è stata trasparente, accettata e - persino - rivendicata. È questo a segnare una spaccatura.
Pochi se lo ricordano, ma nel 1991 la coalizione a guida americana distrusse in cinque settimane di bombardamenti il 90% della capacità di generare energia elettrica dell'Iraq riportando il paese, come scrisse una commissione Onu, a un'epoca "pre-industriale" e causando un numero di vittime multiplo dei 3.500 civili uccisi direttamente dai bombardamenti.
Per portare avanti un'operazione militare così devastante per la vita civile e, al contempo, mantenere l'immagine di una guerra giusta, chirurgica, concentrata su obiettivi militari, ci volle la complicità ingenua o interessata della stampa e della diplomazia di mezzo mondo, la quasi totale assenza di informazioni dall'Iraq e un conflitto che, almeno sulla carta, appariva così legittimo da essere stato autorizzato persino dall'Unione sovietica.
Negli ultimi due anni - invece - abbiamo visto abbattersi sulla popolazione palestinese un multiplo di questa distruzione e con ragioni molto più discutibili - se nel 1991 si poteva dubitare che l'esercito iracheno fosse il "quarto più potente al mondo", sentir parlare oggi di una milizia male armata come di una minaccia esistenziale per una potenza nucleare è semplicemente grottesco.
Ma soprattutto, differenza del 1991, la distruzione questa volta non è stata nascosta da una cortina di ferro. È stata trasmessa in diretta in tutto il mondo, spesso senza la mediazione di media tradizionali. Ed è stata spesso rivendicata come una giusta punizione collettiva contro una popolazione complice. La parte più radicale della leadership israeliana ha fatto sorprendentemente poco per nascondere ciò che stava avvenendo.
E nonostante tutto questo, la reazione della maggior parte dei governi internazionali è stata tiepida, tardiva se non addirittura complice. Se è vero che nella società civile la guerra ha prodotto mobilitazioni senza precedenti, questo è avvenuto quando la misura era ormai colma e al successo di queste mobilitazioni ha contribuito indubbiamente il posto speciale che il conflitto israelo-palestinese ha rivestito nell'immaginario di molteplici generazioni in Europa e negli Stati Uniti.
Ma cosa accadrà quando altri attori, in teatri dove l'attenzione è minore, decideranno di usare le stesse tattiche? Da oggi sarà molto più difficile per la comunità internazionale dire "questo è troppo". Già oggi vediamo i sostenitori della Russia giustificare i bombardamenti delle città ucraine sostenendo che sono moderati, che causano una frazione dei morti e delle distruzioni provocati da Israele.
Le guerre e il loro andamento sono dettate soprattutto dai rapporti di forza. Ma i rapporti di forza non derivano soltanto dal numero di missili e carri armati. Anche la legittimità di una causa e dei metodi con cui viene portata avanti hanno un ruolo in questa equazione. E dopo la distruzione di Gaza, molti dei fattori che spingevano verso la moderazione, la prudenza e - persino - l'umanità, sono finiti sbriciolati insieme ai palazzi distrutti dalle bombe che, fino all'ultimo giorno, la parte più "civile" del mondo ha continuato a consegnare.
Aerei militari israeliani provenienti dalla base di Nevatim sono atterrati e decollati dopo poche ore dalla base italiana di Sigonella.
Cosa ci fanno aerei militari israeliani nelle basi italiane ? Per la Flotilla o il governo da supporto militare ?
https://t.co/WWCXQ5IIiK
Rilancio questo tragico rapporto Onu nel quale si dice che il 70% delle 44mila vittime di #Gaza sono donne e BAMBINI. 15 mila bambini uccisi. Ci sono notizie che invecchiano in fretta altre che vengono ignorate in fretta come questo rapporto.
@BeppeGiulietti@ZiaLulli1
The horrific reality for people of #Gaza & #Israel since 7 October 2023 detailed in @UNHumanRights report.
Close to 70% of those killed in Gaza are children & women.
Unprecedented violations of IHL give rise to concerns of atrocity crimes. The violence must stop immediately.
Il 70% delle morti accertate nei primi sei mesi dell’invasione israeliana a Gaza sono donne e minori (il 44%), la maggior parte aveva tra 5 e 9 anni. Il rapporto Onu. Tel Aviv annuncia: i palestinesi non potranno tornare nel nord della Striscia
#9novembre#primapagina
Crolla il «modello Albania». Il Tribunale applica la giustizia europea e ordina di riportare subito i migranti trasferiti nel campo di concentramento oltremare. Meloni furiosa per il fallimento attacca le toghe e annuncia l’ennesimo decreto. Deciderà lei cos’è uno «Stato sicuro»
Porti pazienza il collega Canettieri de Il Foglio. Il #naufragio dello yacht #Bayesian a #Porticello e i naufraghi #migranti non sono proprio "fattispecie totalmente diverse" (e non andrebbe forse neppure ripetuto per più di una volta davanti a un microfono).
Cominciamo intanto dal buon senso, prima ancora degli obblighi che muovono leggi e convenzioni internazionali.
Dovessimo ritrovarci in venti su un gommone certificato per quattro Persone giustamente verrebbe subito la Guardia Costiera a bloccarci, non solo per evidenti violazioni ma per patente e imminente Pericolo. Ora. Proviamo a immaginare un gommone usa&getta cinese mono tubolare di sette metri, con 100 e dispari Persone a bordo. Proviamo a immaginare un barchino in ferro di sette metri con 50 Persone a bordo, costruito con pannelli saldati a cocci di saldatura tunisina. Proviamo a immaginare un barcone in legno di 9 metri, meglio dire forse un vascone da dozzinale cantieristica libica, con 140 Persone a bordo: incluse quelle calcate sottocoperta che spesso, durante i soccorsi, vengono trovate morte per esalazioni da carburante. Proviamo a immaginare un peschereccio malmesso di 20 metri con 700 Persone a bordo, rispetto a uno Yacht di 56 metri con 25 Persone a bordo.
Cosa suggerisce dunque il buon senso al suo minimo sindacale?
È una "questione biblica" che atteniene "alla gestione dei flussi" in "una dinamica molto più complessa"; o sono Persone in pericolo da soccorrere subito? Per i 'migranti' in mare, il galleggiamento o una andatura che non esentano la classificazione di evento SAR per una imbarcazione sovraccarica di Persone. Qualsiasi imbarcazione stracarica, che lascia la costa di partenza, viene automaticamente classificata in Distress, viene considerata automaticamente in Pericolo anche quando non è "in avaria". Lo dice il regolamento Europeo 🇪🇺 Frontex 656/2014, lo dicono le linee guida IMO⚓️🌐 (authority marittima ONU), quelle di EUnavForMed e via andare: tutte fonti peraltro contemplate nel decreto del Piano SAR nazionale per assorbimento da fonti superiori.
Naufraghi, si chiamano "Naufraghi".
Nel caso in cui non si rivelassero sufficienti il buon senso prima e le norme internazionali poi: i 'migranti' a bordo vanno chiamati "Naufraghi" - anche quando galleggiano o navigano - e a ricordarcelo autorevolmente qui nel secondo video è un comandante della Marina Militare, al tempo in servizio su Nave San Giusto⚓️🇮🇹.
Dimenticavo. Sui porti lontani di sbarco, anche lì, no, mi spiace davvero doverne confutare l'improvvida pubblicità comparativa. Alle navi ONG vengono assegnate rotte vessatorie con porti di sbarco lontani, anche con Superstiti a bordo da eventi SAR dove le Persone stavano letteralmente in acqua (soccorse pure in alcuni casi anche sotto i colpi di mitra sparati da criminali libici spacciati per guardia costiera, che operano su vedette Made In Italy fornite ancora 'oggi' dal governo Meloni a mezzo memorandum Minniti).
Leonardo Sciascia una volta disse che sui nomi occorre fare attenzione alla fatalità delle coincidenze. Viva dunque la signora Norma che ha chiamato stamane al filo diretto di Prima Pagina, viva la sua umana saggezza. Viva la lezione di Norma, vale più della prolusione di un giurista esperto.
🌊👋🏾
A #Bergamo grazie al registro #ImpactEffettoCooperativo realizzato da @confcoopbg crescono le cooperative sociali e di lavoro di qualità. Centralità del lavoro, procedure certificate, innovazione e responsabilità sociale gli indicatori qualificanti del https://t.co/seWFxoxIf3
Il Papa contro il business delle armi? Il governo vara 27 nuovi programmi militari.
@OssMilex fa le pulci al governo Meloni e mostra l'impegno di spesa per l'acquisto di mezzi e software di ultima generazione. Il pontefice grida allo scandalo
https://t.co/mIiI2yvH34
Ricardo 🇦🇷 e Riccardo 🇮🇹
Será que é o nome do ator é requisito para protagonizar essa história? Hehe Uma coincidência divertida, né?
🎬 Ricardo Darín protagonizou o filme Sétimo (2013) e Riccardo Scamarcio a adaptação Desaparecidos na noite (2024)