Vivaldi's “Winter,” visualized in a fascinating way, so that the auditory experience is even more intense; one can literally “see” the music, so to speak
In 1964, a young University of Michigan anthropologist went to live with a tribe untouched by modernity.
What he found destroyed the noble savage myth.
Then his own discipline spent the next four decades trying to destroy him for publishing it. 🧵
L’Unione Europea ha inviato agli Stati una lettera. Il tono è quello di sempre: tecnico, compassato, “responsabile”. Tagliare i consumi di gas e di elettricità. Limitare le temperature negli edifici pubblici. Spegnere le luci. Prepararsi all’inverno. Come se si trattasse di un evento atmosferico. Come se la crisi fosse caduta dal cielo.
Non è caduta dal cielo.
Prima si è deciso di fare la guerra per procura. Poi si sono imposte sanzioni a raffica, si è spezzata una fornitura energetica a basso costo che teneva in piedi industrie, case, ospedali. Si è proclamato che era una questione di principi. Si è detto che l’Europa non poteva più dipendere. Si è detto che il prezzo, qualsiasi prezzo, andava pagato. Quel prezzo, si scopre ora, non lo pagano i firmatari delle comunicazioni ufficiali.
Oggi i depositi europei sono più bassi dell’anno scorso. I prezzi salgono. Il commissario scrive ai ministri e invita a “ridurre la domanda per tutto il tempo necessario”. Tradotto: razionate. Fate freddo. Fate buio. Fate meno. E chiamatelo resilienza.
Questa è la sequenza classica del potere che non rende conto a nessuno. Prima si crea il disastro con una decisione politica. Poi si presenta il disastro come un dato di natura. Infine si chiede al popolo di adattarsi, in nome della comunità, della sicurezza, della “crisi di approvvigionamento”. L’approvvigionamento non è mancato per magia. È stato interrotto. È stato sostituito con forniture più care, più lontane, più volatili. Qualcuno ci ha guadagnato. Qualcun altro dovrà spegnere il termosifone.
Si parla di “misure volontarie”. È la formula prediletta di chi non vuole pronunciare la parola razionamento. Volontario, finché lo è. Poi diventa raccomandazione. Poi diventa obbligo. Poi diventa spegnimento selettivo. La burocrazia ha sempre un vocabolario per non dire quello che sta facendo.
Chi ha votato quelle sanzioni non passerà l’inverno a 19 gradi. Chi ha applaudito ogni nuovo pacchetto di sanzioni non spegnerà l’illuminazione del palazzo. Chi ha trasformato la politica energetica in un’arma continuerà a parlare di valori mentre le bollette fanno quello che le armi non osano fare in pubblico: colpire i civili in casa loro.
Ci sia almeno un minimo di onestà. Se la scelta era la guerra e l’embargo, se si è deciso di spezzare i tubi e di comprare altrove a prezzo di mercato, allora si abbia il coraggio di dire: abbiamo scelto noi questa povertà energetica. Non è un incidente. Non è Putin che chiude il rubinetto stanotte. Non è un mistero meteorologico. È il conto di una politica.
Invece no. Arriva la lettera. Arriva l’invito a consumare meno. Arriva la predica sull’efficienza. Arriva, puntuale, la morale a senso unico: il cittadino deve sacrificarsi perché i decisori non debbano mai ammettere di aver sbagliato.
È una infamia precisa. Non è un errore di calcolo. È il trasferimento sistematico del costo di una strategia geopolitica sulle spalle di chi non l’ha disegnata e non può revocarla. Si bombarda il mercato dell’energia e poi si chiede alla famiglia di abbassare il riscaldamento. Viene
chiamata responsabilità. È predazione con timbro europeo.
Basta con questa follia. Basta con la finzione che il razionamento sia virtù e la continuità della stessa linea sia coraggio. Il coraggio sarebbe dire che si è preferito il conflitto al calore, la posa morale al pane, la comunicazione alla verità. Finché non lo si dice, ogni nuova lettera su gas ed elettricità è solo l’ultimo capitolo di un ricatto: prima vi abbiamo portato qui, ora spegnete la luce.
💬 Yaklaşık 30 yıl boyunca kadın gibi yaşamaya çalışan İsviçreli Chris Brönimann:
─ Ameliyattan önce sahip olduğum sağlıklı bedenimi sadece bir günlüğüne yeniden alabilmek için neler vermezdim. Böyle bir gün artık hiçbir zaman olmayacak.
─ 19 yaşındayken "trans" bir kadınla tanıştım, ondan etkilenelerek "Kadın olursam ben de mutlu olurum" diye düşündüm. Ölümcül bir yanılgıymış.
─ Önce İsviçre televizyonu, ardından tüm LGBT oluşumları gece-gündüz benim haberlerimi yapmaya başladı. Adeta "LGBT'nin bir rol modeli" hâline getirilmeye çalışıldım.
─ O dönemde doğru olanı yaptığıma inanıyordum. Trans geçmişi olan insanlara yönelik hoşgörü ve saygı konusunda insanları bilinçlendirdiğimi düşünüyordum. Dünyanın renkli ve çeşitli olduğunu göstermenin benim misyonum olduğuna inanıyordum.
─ 16 kez ameliyat oldum, çok sayıda komplikasyon yaşadım ama hiçbir zaman gerçekten ciddi biçimde "Neden?" ya da "Burada tam olarak ne yanlış gitti?" diye sorgulanmadı.
─ Aslında bir illüzyona hizmet ettim ve aynı zamanda bir illüzyon sattım. Bugün bundan gerçekten utanıyorum.
─ Umduğum özgürleşmenin aksine kendimi daha da fazla sıkışmış hissettim. Beni daha da az anladılar, ben de ruhsal ve psikolojik olarak kendimle daha da az başa çıkabildim. Bu o kadar aşırıydı ki, birkaç kez hastanede yatmam gerekti, 2006’da artık tahammül edemediğimi düşündüğüm için hayatıma son vermek istedim. Tüm bunlar geçiş sürecinden sonra yaşandı.
─ Detranzisyon (geri dönüş) yapmak, tranzisyon (geçiş) yapmaktan çok daha zordur. Sözde başarılı ve kapsamlı bir tıp sistemimiz var, geçiş sürecini teşvik ediyor ve insana tüm seçenekler yelpazesini sunuyor. Ancak geri dönüş söz konusu olduğunda aynı tıp sistemi ortadan kayboluyor. Aynı doktorlar artık orada değil ve size yardım etmek istemiyorlar.
─ Neredeyse 30 yıl "trans kadın" olarak yaşadım ve 30 yılı aşkın süredir cinsiyet hormonları kullanıyorum. Bunun ne anlama geldiğini, ne tür etkileri olduğunu gençler bilmiyor. Söz konusu olan çocuklar ve gençler. Onların korunmaya ihtiyacı var.
─ Ben sessiz kalmayacağım. Evet, "trans" aktivistlerin tüm öfkesini üzerime çekiyorum. Nefret mesajları, ölüm tehditleri alıyorum. Neden? Sırf bu çılgın konuda tüm sonuçların farkında olmamızı istediğim için.
In 2003, feminist journalist Norah Vincent spent 18 months living as a man in a social experiment to see if life was really easier for men.
She ended up in a psychiatric hospital instead.
Disguising herself as a man named "Ned," she altered her voice, flattened her chest, and wore prosthetics to pass as male in everyday life.
She joined a men's bowling league, lived in a monastery, and even went on dates with women.
Expecting to expose male privilege, she instead discovered men who were lonely, emotionally shut down, and shown no sympathy by anyone.
After 18 months as a man, Norah suffered a severe depressive breakdown and voluntarily checked into a psychiatric facility.
She concluded that "men are suffering," admitting the experience made her appreciate being a woman more than ever.
She struggled with depression for the rest of her life. On July 6, 2022, Norah Vincent died by assisted suicide in Switzerland. She was 53.