Il miglior regalo che possiate farvi oggi è ascoltare, e divulgare, le parole di Angela Procida, nuotatrice di 24 anni che ieri sera ha perso il Bronzo per soli 2 centesimi nella finale dei 50metri dorso alle Paralimpiadi.
(via @grande_flagello)
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Il TIME mi definì “Atleta dell’anno 2021”.
La motivazione?
Per quello che era successo intorno alle ore 21:00 del 27 luglio dello stesso anno alle Olimpiadi di Tokio.
Mi ero allenata per cinque anni.
Mi pronosticavano, data la mia bravura, almeno cinque medaglie d’oro.
Sulla narrazione e l'odio per i poveri.
Quello che stiamo vedendo sulla casa, lo abbiamo già visto di recente sul Reddito di Cittadinanza. Così come sulla casa, puntualmente smentito dai dati, persino quelli del governo stesso. Un lungo 🧵
L’articolo di Denis MacEoin (scomparso nel 2022) pubblicato oggi è stato scritto nel 2011: lo abbiamo messo in pagina commettendo l’errore di non indicare la data originaria. Errore per il quale ci scusiamo con i lettori. I contenuti restano di evidente attualità e sono un contributo al dibattito sulla guerra in Medio Oriente.
Nikola Jokic è ufficialmente l'MVP della regular season. L'annuncio è stato dato questa notte. Ha battuto la concorrenza di Doncic e Gilgeous-Alexander, vincendo per la terza volta questo riconoscimento. E, come al solito, ha dato spettacolo:
- la foto è un frame di un video di questa notte. Le telecamere della NBA erano con lui nel momento in cui è stato annunciato in tv il vincitore del premio. La NBA sperava di riprendere delle emozioni per un premio così importante. Jokic ha leggermente mosso le braccia e ha detto "Evviva... sono contento". Poi si è girato e ha bevuto una pepsi.
- "Sì certo sono felice per questo premio. Ma onestamente ero molto più felice l'anno scorso quando non l'ho vinto, ma ho portato a casa il titolo NBA".
- "A chi dedico questo premio? Alla mia famiglia, a mia moglie, a mia figlia e ai miei cavalli".
- giornalista: "Ti dispiace che questa volta hanno annunciato l'MVP mentre sei qui negli USA e non a fine stagione come due anni fa quando eri in Serbia ed è venuto il coach (Mike Malone) a farti una sorpresa e poi avete festeggiato insieme? (Jokic ride... quella serata è finita con Mike Malone trasportato a casa a braccia dagli amici di Jokic...). La replica di Jokic: "Sì un po' mi dispiace. Però ora sono qui perché stiamo giocando i playoff... E comunque chi lo dice che a fine stagione non replichiamo quella serata?"
- "Davvero, non riesco a rendermi conto di aver vinto 3 titoli di MVP. Forse un giorno, quando non giocherò più, e sarò vecchio, magari mia figlia e i miei nipoti verranno da me a dirmi 'Ehi nonno, abbiamo trovato dei video di quando giocavi, non te la cavavi male!"... ecco forse in quel momento realizzerò davvero che giocatore sono stato".
- per tutta la serata, e in ogni intervista o collegamento in tv, ha indossato questa maglietta. È una t-shirt dedicata al vice-allenatore di Golden State, Dejan Milojevic, prematuramente scomparso a gennaio, al quale Jokic era legatissimo. "Perchè indosso questa t-shirt? In realtà la indosso tutti i giorni, non solo oggi. C'è scritto 'Brate' che in serbo significa 'fratello'. Quello che lui era per me. È la persona che ha creduto in me, che mi ha insegnato tutto, a palleggiare meglio, a tirare meglio, a passare meglio, mi ha fatto crescere come giocatore e come persona. Senza di lui io non sarei qua. Io stasera sono qui a rispondere alle vostre domande perchè nella mia vita ho incontrato lui".
Ironico, fuori dagli schemi, anticonvenzionale, ma anche profondo ed emozionato: meravigliosamente Nikola Jokic.
Ecco, la guerra è finita.
Si è fatto silenzio sull’Europa.
E sui mari intorno ricominciano di notte a navigare i lumi.
Dal letto dove sono disteso posso finalmente guardare le stelle.
Come siamo felici.
A metà del pranzo la mamma si è messa improvvisamente a piangere per la gioia,
nessuno era più capace di andare avanti a parlare.
Che da stasera la gente ricominci a essere buona?
Spari di gioia per le vie, finestre accese a sterminio,
tutti sono diventati pazzi, ridono, si abbracciano,
i più duri tipi dicono strane parole dimenticate.
Felicità su tutto il mondo è pace!
Infatti quante cose orribili passate per sempre.
Non udremo più misteriosi schianti nella notte
che gelano il sangue e al rombo ansimante dei motori
le case non saranno mai più cosi ‘ immobili e nere.
Non arriveranno più piccoli biglietti colorati con sentenze fatali,
Non più al davanzale per ore, mesi, anni, aspettando lui che ritorni.
Non più le Moire lanciate sul mondo a prendere uno
qua uno là senza preavviso, e sentirle perennemente nell’aria,
notte e dì, capricciose tiranne.
Non più, non più, ecco tutto;
Dio come siamo felici.
Aprile 1945, Dino Buzzati
#25aprile
Questa mattina è accaduta una cosa meravigliosa, una delle più belle in assoluto da quando esiste il nostro blog: prendetevi due minuti di tempo e proseguite nella lettura, anche per capire lo straordinario significato di questa foto.
Ousmane Diop è il centro della @dinamo_sassari, un ragazzo di 23 anni con una storia complicata alle spalle. Ha lasciato la famiglia in Senegal a 13 anni facendo una promessa a mamma e papà: "Tornerò quando diventerò un giocatore di basket e avrò i soldi per comprarvi una vera casa".
A 13 anni, in Italia, ha dormito per la prima volta in un letto da solo: prima lo condivideva con due fratelli.
Tra Udine, Torino e Sassari, è esploso il suo talento che gli ha permesso oggi di diventare un grande giocatore di Serie A.
L'anno scorso, dopo non aver visto la sua famiglia dai 13 ai 22 anni, è tornato in Senegal e ad accoglierlo c'erano i genitori in lacrime davanti alla porta di quella nuova casa comprata dal loro bambino, nel frattempo diventato uomo.
Questa mattina, all'Istituto Comprensivo San Donato, la scuola e il rione più multietnico e problematico di Sassari, le maestre hanno proiettato in classe il video che abbiamo realizzato due mesi fa nel quale Ousmane racconta la sua storia (questo https://t.co/rYhwRL6xnn).
Nella saletta-cinema della scuola c'erano un centinaio di bambini dai 6 ai 13 anni.
L'obiettivo era quello di dare un messaggio di speranza a dei bambini che vivono in condizioni non facili.
Alla fine della proiezione alcuni bambini si sono commossi, altri erano impazziti per la presenza di Ousmane.
Il bambino al centro della foto è un bambino di 6 anni nigeriano, che è rimasto particolarmente colpito dalla storia di Ousmane.
Ousmane, vedendolo piangere, è corso ad abbracciarlo.
L'abbraccio che vedete in questa foto rappresenta secondo noi la grandezza dello sport.
Lo sport abbatte confini, dà speranza, è inclusivo, crea condivisione, rafforza i legami, permette di divulgare messaggi positivi.
Ringraziamo @LegaBasketA che ci ha dato la possibilità di realizzare questo video che ha colpito molte persone. Ringraziamo la @dinamo_sassari che ha dato una grande mano per la realizzazione di questo incontro, e la @bibliopopsport che per prima ha avuto l'idea di portare il nostro video in una scuola.
Se qualcuno ci ponesse la domanda "Ma perchè 12 anni fa avete creato un blog di basket?", risponderemmo mostrando questa foto.
Il video dell'Atlético Madrid per le feste di Natale mi ha distrutto. Ci ho messo i sottotitoli in italiano per chi non fosse pratico con lo spagnolo.
Fantastico 👏