✍🏻 Andrea Colombo
Una disgraziata pubblica un post per difendere l’osceno quadro antisemita esposto a Torre del Greco. Azzarda un paragone con il Mercante di Venezia dal quale si evince che non ne ha capito niente e conclude: “Vogliamo riscrivere la storia e la letteratura per renderle conformi alla propaganda dittatoriale sionista? Cos’è, si vergognano?”.
Seguono commenti a decine, anzi a centinaia, di questo tipo: “Se erano usurai è colpa del papa?”, “Io chiedo la rimozione della comunità ebraica”, “Per questo lo hanno crocefisso, non voleva i mercanti nei luoghi di preghiera”, “L’artista geniale con l’arte ha raccontato una verità”, “Si sono indignati perché è rappresentata una scena che rispecchia la realtà” “I più grandi usurai mai esistiti” “Tratta ferroviaria tra Germania e Polonia prima che sia troppo tardi”, “La comunità ebraica farebbe bene a vergognarsi di esistere”, “Non a caso ho sempre sentito dire. si pegg d nu breij”, “La verità fa molto male”, “Poiché siamo tolleranti gli diciamo solo prima di parlare di contare fino a 100”, “La lingua batte dove il dente duole”, “Comandano da per tutto (sic)”, “È la verità, perché occultarla?”, “Usuraiiii”, “Perché non si indignano per ogni bomba che sganciano?”, “Sono indignati perché sono costretti a vedere l’unico Dio che conoscono, il denaro”, “Non è forse vero che sono attaccati al denaro?”, “Dovremmo mettere il Cristo crocefisso da loro”, “Che non rompano le palle”, “I padroni del mondo”, “La Comunità ebraica chiede la rimozione? Bene, spero che resti lì”, “” Storicamente sono usuari e nemmeno una parola sul genocidio”, “È filologico, la lobby ebraica come i mercanti del tempio, l’anguria rosso sangue come simbolo del genocidio”, “Andatevene in Israele se non vi piace”, “Che vadano koshermente affanculo”. Più un centinaio sullo stesso tono.
Avete ragione compagni, l’antisemitismo è un’invenzione di noi sionisti.
P. S. Io di post ne avevo visto uno ma nelle ultime ore si sono moltiplicati. Ciascuno col suo codazzo di commenti più o meno identici al campione che avevo pubblicato qui. Ma tranqui compagni: l’antisemitismo non esiste.
👏👏👏👏👏
Paolo Messina
Lei è Evelina Christillin.
Se non la conoscete fate una ricerca.
In sintesi, è la Presidente della Fondazione Museo Egizio di Torino.
In questo momento è ospite di Piazzapulita.
Parla di tutto.
L'economia, gli stipendi, i tassi di interesse.
La volta prima aveva detto che Askatasuna erano dei bravi ragazzi.
E va bene.
Ora l'hanno chiamata a parlare di immigrazione.
E va bene.
Va bene, diocristo, tutti hanno il diritto di dire quello che pensano.
***
Ma a un certo punto Evelina Chrisillin, Presidente della Fondazione Museo Egizio di Torino, dice che il suo è un museo "di area islamica".
E lì il mio mondo si ribalta.
Questo non lo posso reggere.
***
Gli antichi egizi, quelli delle piramidi e delle mummie, quelli degli ideogrammi e della regimentazione delle acque del Nilo, cosa hanno a che fare con il concetto di Islam?
Quello che fino ad ora era stato un sospetto comincia a diventare una certezza: questi sono ignoranti. Ma non ignoranti per modo di dire. Sono ignoranti in un modo scandaloso, crasso, volgare, osceno.
***
L'unica cosa che hanno studiato è l'ideologia.
Quella la sanno a memoria.
Per il resto Gesù era palestinese.
I Fenici erano un popolo misterioso.
E gli Assiri un popolo di guerrieri.
***
Io non capisco per quale motivo una sgallettata che produce contenuti per adulti su onlyfans non possa parlare di Egitto e questa povera infelice sì.
Forse perché questa povera infelice era amica degli Agnelli ed è diventata direttrice di un museo di "area islamica" nella città dove Askatasuna rompe i coglioni ai poveri cristi che non sono amici degli Agnelli e la mattina devono andare a lavorare.
***
Voi non vi meritate Vannacci, vi meritate Attila.
Grazie per questo post che ci spiega chi fu #RuhollahKhomeini e come tornò in Iran grazie ai Francesi. Queste sono alcune delle sue dichiarazioni:
«Coloro che cercano di portare corruzione e distruzione nel nostro Paese in nome della democrazia saranno oppressi. Sono peggiori degli ebrei di Bani Ghorayza e devono essere impiccati. Li opprimeremo per ordine di Dio e con la chiamata alla preghiera.» (Discorso alla scuola Feyziyeh di Qom, 30 agosto 1979)
«Non adoriamo l’Iran, adoriamo Allah. Il patriottismo è un altro nome per il paganesimo. Dico: lasciate bruciare questa terra. Dico: lasciate che questa terra vada in fumo, purché l’Islam trionfi nel resto del mondo.»
«Il nostro movimento è [islamico] prima di essere [iraniano].» «Non ascoltate chi parla di democrazia. Sono tutti contro l’Islam. Vogliono distogliere la nazione dalla sua missione. Spezzeremo tutte le penne avvelenate di chi parla di nazionalismo, democrazia e cose simili.» (Discorso agli studenti e insegnanti a Qom, 13 marzo 1979)
«Felici coloro che sono partiti attraverso il martirio. Infelice sono io che sopravvivo ancora… Prendere questa decisione [il cessate-il-fuoco del 1988] è più mortale che bere da un calice avvelenato. Mi sono sottomesso alla volontà di Allah e ho bevuto per la Sua soddisfazione.» (Annuncio del cessate-il-fuoco con l’Iraq, 20 luglio 1988)
«L’Islam è una religione di sangue per gli infedeli…»
«La Scrittura comanda: Guerra! Guerra fino alla vittoria! Una religione senza guerra è una religione storpia.»
«Se si permette a un infedele di continuare nel suo ruolo di corruttore della terra, la sua sofferenza morale sarà ancora peggiore. Se si uccide l’infedele e questo lo ferma dai suoi misfatti, la sua morte sarà una benedizione per lui.» (Discorso del 1984)
E in un’intervista con Oriana Fallaci (1979): paragonò i “corrotti” a un dito con la cancrena che va amputato per salvare il corpo.
#Iran #FreeIran #IranRevolution2026
Grandi feste a Gaza negli ultimi giorni👇
Solo uno dei moltissimi video che entrano pesantemente in contrasto con la narrazione del “genocidio” e della “carestia” che i media mainstream cercano costantemente di propinarci.
The islamic regime is selling murdered Iranian women for parts.
Armenia has confiscated massive amounts of undeclared Iranian natural women's hair which was brought across the border.
This illegal trend has been skyrocketing since, wait for it, January.
Almost all the morgue victims from the massacre were men, and not women. We are beginning to learn what actually happened to the girls who were massacred back then.
La @mannocchia tempo fa in un intervista definiva #TritaParsi “La voce dell’Iran” dimenticando di aggiungere “dell’Iran del regime teocratico che massacra il proprio popolo da 47 anni”. Queste sono le giornaliste che parlano di MO dirottando l’opinione pubblica verso le menzogne della propaganda. Non hanno alcuna credibilità agli occhi degli iraniani che lottano per liberarsi dal terrorismo che ha occupato il loro paese, sono solo il megafono di lobby corrotte e sanguinarie. Trita Parsi è un mercenario e un agente sanguinario delle Guardie Rivoluzionarie iraniane, ciò che Joseph Goebbels fece per i nazisti, questo criminale lo sta facendo per le Guardie Rivoluzionarie. Non dovrebbe solo essere espulso dagli Stati Uniti, ma anche punito per il crimine di aver sostenuto un gruppo terroristico criminale. Chi lo supporta e gli dà credibilità è complice.
#Iran #NIAC #FreeIran #IRGC
https://t.co/MsGCzCb3Xm
@fattoquotidiano@antoniomassari L'Uruguay si conferma leader in America Latina per la giustizia, classificandosi al 24 posto su 142 nazioni a livello globale nel WJP Rule of Law Index.
Per dire la Russia è al 119 posto. L'Italia al 34.
Il Fatto Putiniano invece leader indiscusso nella classifica dei cazzari
𝐍𝐞𝐥 𝐂𝐨𝐫𝐚𝐧𝐨 𝐦𝐚𝐧𝐜𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐢𝐦𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞: 𝐆𝐞𝐫𝐮𝐬𝐚𝐥𝐞𝐦𝐦𝐞
di Roy Benas
Nel giugno del 2008, Mordechai Kedar venne intervistato su Al Jazeera. Kedar è un arabista israeliano, docente all’Università Bar-Ilan di Tel Aviv, con un dottorato in studi arabi e venticinque anni trascorsi nell’intelligence militare israeliana, specializzato in gruppi islamici, discorso politico del mondo arabo e media in lingua araba. Parla arabo correntemente. Kedar è uno studioso che conosce le fonti meglio di chi gli siede di fronte. Il Los Angeles Times lo ha descritto come uno dei pochi commentatori israeliani che appare regolarmente sui canali satellitari arabi a difendere Israele — in arabo, sul loro stesso terreno.
Quella sera, il pretesto era una notizia fresca: il governo israeliano aveva annunciato la costruzione di nuove abitazioni a Gerusalemme Est. Per Al Jazeera era l’occasione per un confronto in diretta. Il conduttore era Jamal Rian, volto noto della rete.
Ne seguì questo scambio:
Intervistatore:
“Si collega ora da Tel Aviv Mordechai Kedar, del Dipartimento di Studi Arabi dell’Università Bar-Ilan. Signor Kedar, questa decisione non rischia di piantare un altro chiodo nella bara dei negoziati di pace israelo-palestinesi?”
Kedar:
“Non riesco davvero a capire questo tipo di ragionamento. Forse Israele ha bisogno del permesso di qualcuno al mondo? Questa è la nostra capitale da 3.000 anni. Eravamo già qui quando i vostri antenati bevevano vino, seppellivano vive le loro figlie e adoravano al-Uzza, al-Lat e Manat. Perché dovremmo anche solo discutere di una cosa simile? Questa è la nostra città da 3.000 anni, e tale rimarrà per sempre.”
La citazione delle tre divinità preislamiche — al-Uzza, al-Lat e Manat, le cosiddette “figlie di Allah” venerate nell’Arabia pre-islamica e condannate nel Corano stesso — non era casuale. Era un affondo preciso, pronunciato in arabo perfetto, davanti a un pubblico arabo. Kedar stava dicendo, nella loro lingua e con le loro stesse categorie culturali: conosco la vostra storia meglio di quanto voi vogliate ammettere.
Intervistatore:
“Mi scusi, mi scusi, signor Kedar. Se vuole parlare di storia, allora parliamo del Corano. Lei non può cancellare Gerusalemme dal Corano. La invito a evitare espressioni offensive nei confronti degli arabi e dei musulmani. Restiamo in argomento, per favore.”
Era una mossa classica: spostare il terreno sul testo sacro, dove l’interlocutore occidentale di solito si ferma, si scusa, cambia argomento. Rian probabilmente non si aspettava quello che stava per arrivare.
Kedar:
“Gerusalemme non è menzionata nel Corano! Gerusalemme non è menzionata nel Corano nemmeno una volta!”
L’intervistatore rimase visibilmente senza parole.
Nel tentativo di riprendersi, Rian citò un versetto in cui credeva che Gerusalemme comparisse — ma si bloccò a metà frase, realizzando in diretta che il testo parlava soltanto di al-Masjid al-Aqsa, “il luogo di preghiera più lontano”, senza menzionare Gerusalemme per nome. Kedar non lasciò passare il momento: “Non puoi riscrivere il Corano in diretta su Al Jazeera.”
Il fatto è storicamente incontestabile. La sacralità islamica di Gerusalemme non si fonda sul Corano, ma su interpretazioni teologiche successive e sugli hadith — le tradizioni del Profeta — elaborati in gran parte per ragioni politiche nei secoli successivi alla conquista araba della città. Gerusalemme, che nella Bibbia ebraica compare centinaia di volte, nel testo coranico è semplicemente assente. Kedar lo sapeva. E lo disse, in arabo, in faccia al mondo arabo.
Perché questo momento conta ancora oggi.
Quello che rese straordinaria quella diretta non fu soltanto il contenuto — fu la forma. Kedar non stava parlando dell’arabo a un pubblico occidentale. Stava parlando in arabo a un pubblico arabo, su un canale arabo, smontando una narrativa che quella stessa audience dava per scontata da decenni.
Il meccanismo che Rian tentò di attivare è uno dei più collaudati nel dibattito pubblico sul conflitto mediorientale: invocare l’offesa, chiamare fuori l’interlocutore per le sue parole, spostare l’attenzione dal merito della questione alla sensibilità ferita. È una forma di immunizzazione del discorso — finché funziona. Quella sera non funzionò, perché Kedar non abbassò la voce, non si scusò e non cambiò argomento.
C’è anche una dimensione più profonda. Quando Kedar disse che Gerusalemme non compare nel Corano, non stava semplicemente correggendo un errore storico. Stava toccando un nervo scoperto dell’identità islamica: il fatto che la santità di Gerusalemme per l’Islam sia una costruzione relativamente tarda, motivata in larga parte dalla rivalità politica con l’ebraismo e il cristianesimo. Come spiegò Kedar stesso in seguito, nell’ottica islamica tradizionale l’Islam è venuto al mondo per sostituire le religioni precedenti, non per coesistere con esse. Il ritorno degli ebrei a Gerusalemme e la ricostituzione dello Stato d’Israele rappresentano quindi, per quella visione del mondo, non solo una sconfitta politica ma una sfida teologica: la storia non è andata come doveva andare.
È questo il motivo per cui quella domanda — semplice, diretta, filologica — produsse un silenzio così eloquente. Non era una provocazione. Era una verità che nessuno, su quel palcoscenico, era preparato ad affrontare.
La Goracci mi fa proprio schifo!
Roberto Damico. La Pagina
Guardo il TG3. Lucia Goracci fa un lungo servizio sulla paura in Israele per i bombardamenti iraniani. Intervistano i "passanti". Peccato che il "passante" intervistato sia Shareef Safadi, uno dei maggiori influencer anti israeliani attivi in rete. E questo dovrebbe farci interrogare sui nostri tg, sulla loro neutralità. Su quanto siano confezionati per far passare un messaggio
Il partito del Premier Nikol Pashinyan ha vinto le elezioni in Armenia con il 50% dei voti, assicurandosi una comoda maggioranza, e potrà ora rafforzare le relazioni con l'UE, allontanarsi dalla Russia e firmare un accordo di pace con l'Azerbaigian.
Ecco la mia corrispondenza di questa mattina da #Yerevan sull'analisi delle elezioni politiche in #Armenia, in onda su @RadioRadicale:
- L’esito del voto parlamentare del 7 giugno in Armenia dove il primo ministro Nikol #Pashinyan si conferma per il terzo mandato in un'elezione che si è trasformata in un referendum cruciale sulla direzione geopolitica dell’Armenia.
- Una approfondita analisi del voto.
- Il #Caucaso meridionale si configura come una sorta di laboratorio per un nuovo tipo di politica transazionale esercitata dai piccoli Stati.
- L'idea che la regione sia bipolare, intrappolata in uno scontro binario tra #Russia e Occidente, non è più valida oggi, se non nella mente degli strateghi del Cremlino. Il Caucaso meridionale è piuttosto un mercato geopolitico. L'Unione europea, la #Cina, gli Stati del Golfo, l'#India, la #Turchia e gli Stati Uniti sono tutti presenti qui. In questo scenario affollato, la Russia è ormai solo una tra tante, e il Caucaso meridionale non è più il suo cortile di casa.
- #Armenia e #Azerbaigian si stanno lentamente movendo verso un accordo di pace che porterebbe alla normalizzazione delle relazioni per la prima volta da quando entrambi i paesi hanno ottenuto l'indipendenza con la fine dell'Unione Sovietica. Il conflitto tra i due, che risale al 1988, è ormai concluso.
- Quando i confini chiusi tra Armenia e Azerbaigian e tra Armenia e Turchia saranno finalmente riaperti, il Caucaso meridionale si trasformerà da ostacolo in un crocevia, una via di transito e di collegamento tra Est e Ovest.
- La Russia pur avendo una presenza molto ridotta nella regione, cerca ancora di far valere la sua influenza, ma non è più egemonica, ha perso gran parte della sua capacità di farsi ascoltare.
Buon ascolto!
https://t.co/FwpnNrkVen...
❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️
"Arringa per la mia terra. Herbert Pagani - 1975"
#ebrei#israele#jews#herbetpagani
Di passaggio a Fiumicino sento due turisti dire, sfogliando un giornale:
“Fra guerre e attentati non si parla che di ebrei, che scocciatori…”
È vero, siamo dei rompiscatole, sono secoli che rompiamo le balle all’universo.
Che volete. Fa parte della nostra natura.
Ha cominciato Abramo col suo Dio unico, poi Mosè con le Tavole della Legge,
poi Gesù con l’altra guancia sempre pronta per la seconda sberla,
poi Freud, Marx, Einstein, tutti esseri imbarazzanti, rivoluzionari, nemici dell’ordine.
Perché? Perché l’ordine, quale che fosse il secolo, non poteva soddisfarli,
visto che era un ordine dal quale erano regolarmente esclusi;
rimettere in discussione, cambiare il mondo per cambiare destino,
questo è stato il destino dei miei antenati;
per questo sono sempre stati odiati da tutti i paladini dell’ordine prestabilito.
L’antisemita di destra rimprovera agli ebrei di aver fatto la rivoluzione bolscevica.
È vero. C’erano molti ebrei nel 1917.
L’antisemita di sinistra rimprovera agli ebrei di essere
i proprietari di Manhattan, i gestori del capitalismo…
È vero ci sono molti capitalisti ebrei.
La ragione è semplice: la cultura, la religione, l’idea rivoluzionaria da una parte,
i portafogli e le banche dall’altra sono stati gli unici valori mobili,
le sole patrie possibili per quelli che non avevano una patria.
Ora che una patria esiste, l’antisemitismo rinasce dalle sue ceneri,
o meglio, scusate, dalle nostre, e si chiama antisionismo.
Prima si applicava agli individui, adesso viene applicato a una nazione.
Israele è un ghetto, Gerusalemme è Varsavia.
Chi ci assedia non sono più i tedeschi ma gli arabi
e se la loro mezzaluna si è talvolta mascherata da falce
era per meglio fregare le sinistre del mondo intero.
Io, ebreo di sinistra, me ne sbatto di una sinistra che vuole liberare
gli uomini a spese di una minoranza, perché io faccio parte di questa minoranza.
Se la sinistra ci tiene a contarmi fra i suoi non può eludere il mio problema.
E il mio problema è che dopo le deportazioni in massa operate
dai romani nel primo secolo dell’era volgare, noi siamo stati ovunque
banditi, schiacciati, odiati, spogliati, inseguiti e convertiti a forza.
Perché? …perché la nostra religione, cioè la nostra cultura, erano pericolose.
Qualche esempio?
Il giudaismo è stato il primo a creare il sabato, il giorno del Signore,
giorno di riposo obbligatorio. Insomma il week-end.
Immaginate la gioia dei faraoni, sempre in ritardo di una piramide.
Il giudaismo proibisce la schiavitù.
Immaginate la simpatia dei romani,
i più grossi importatori di manodopera gratuita dell’antichità.
Nella Bibbia è scritto: “La terra non appartiene all’uomo, ma a Dio”;
da questa frase scaturisce una legge, quella della estinzione automatica
dei diritti di proprietà ogni 49 anni.
Vi immaginate la reazione dei papi del medioevo e degli imperatori del Rinascimento?
Non bisognava che il popolo sapesse.
Si cominciò quindi col proibire la lettura della Bibbia, che venne svalutata come Vecchio Testamento.
Poi ci fu la maldicenza: muri di calunnie che divennero muri di pietra: i ghetti.
Poi ci furono l’indice, l’inquisizione e più tardi le stelle gialle.
Ma Auschwitz non è che un esempio industriale di genocidio.
Di genocidi artigianali ce ne sono stati a migliaia.
Mi ci vorrebbero dieci giorni solo per fare la lista
di tutti i pogrom di Spagna, Russia, Polonia e Nord Africa.
A forza di fuggire, di spostarsi, l’ebreo è andato dappertutto.
Si estrapola il significato e eccoci giudicati gente di nessun posto.
Noi siamo in mezzo ad altri popoli come gli orfani affidati al brefotrofio.
Io non voglio più essere adottato, non voglio più che la mia vita
dipenda dall’umore dei miei padroni di casa, non voglio più affittare una
cittadinanza, ne ho abbastanza di bussare alle porte della storia
e di aspettare che mi dicano: “Avanti!”.
Stavolta entro e grido; mi sento a casa mia sulla
terra e ,
sulla terra ho la mia terra.
Perché l’espressione terra promessa deve valere per tutti i popoli meno che per quello che l’ha inventato?
Che cos’è il sionismo?
… si riduce a una sola frase: l’anno prossimo a Gerusalemme.
No, non è lo slogan di qualche club di vacanza;
È scritto nella Bibbia, il libro po’ venduto e peggio letto del mondo.
E questa preghiera è divenuta un grido, un grido che ha più di duemila anni, e i padri di Cristoforo Colombo, di Kafka, di Proust, di Chagall, di Marx, di Einstein, di Modigliani e di Woody Allen, l’hanno ripetuta, questa frase, almeno una volta all’anno: il giorno della Pasqua.
Allora il sionismo è razzismo?
Ma non fatemi ridere.
Il sionismo è il nome di una lotta di liberazione, e come ogni movimento democratico ha le sue destre e le sue sinistre.
Nel mondo ciascuno ha i suoi ebrei.
I francesi hanno i corsi, i lavoratori algerini; gli italiani hanno i terroni e i terremotati; gli americani hanno i negri, I portoricani; gli uomini hanno le donne; la società ha i ladri, gli omosessuali, gli handicappati.
Noi siamo gli ebrei di tutti.
A quelli che mi chiedono: “e i palestinesi?” rispondo “io sono un palestinese di duemila anni fa, sono l’oppresso più vecchio del mondo, sono pronto a discutere con loro ma non a cedergli la terra che ho lavorato. Tanto più che laggiù c’è posto per due popoli d due nazioni.
Le frontiere le dobbiamo disegnare insieme.
Tutta la sinistra sionista cerca da trent’anni degli interlocutori palestinesi, ma l’OLP, incoraggiata dal capitale arabo e dalle sinistre europee m, si chiusa in un irridentismo che sta costando la vita a tutto un popolo, un popolo che mi è fratello, ma che vuole forgiare la sua indipendenza sulle mie ceneri.
C’è scritto sulla carta dell’OLP: “Verranno accettati nella Palestina riunificata solo gli ebrei venuti prima del 1917”.
A questo punto devo essere solidale con la mia gente.
Quando gli arabi mi riconosceranno, mi batterò insieme a loro contro i nostri comuni oppressori.
Ma per oggi la famosa frase di Cartesio “penso, dunque sono” non ha nessun valore.
Noi ebrei sono cinquemila anni che pensiamo e ci negano ancora il diritto di esistere.
Oggi, anche se mi fa orrore, sono costretto a dire “mi difendo, dunque sono”
Herbert Pagani
Condanniamo l'attacco di Hezbollah a una base UNIFIL nel Libano meridionale (contingente spagnolo) che ha causato la morte e il ferimento di soldati UNIFIL. Ci aspettiamo una condanna chiara e pubblica di Hezbollah come organizzazione terroristica che ha sabotato l'accordo di cessate il fuoco tra Libano e Israele, da firmare ieri sera a Washington.
Sulla nuova serie animata di Zerocalcare si è alzato un polverone riguardo alle condizioni lavorative di alcuni collaboratori. Le accuse (per ora denunce anonime) parlano di compensi molto bassi, partite IVA utilizzate per mansioni da dipendente e carichi di lavoro superiori a quelli concordati con Movimenti Production, la società che ha prodotto la serie.
Sia chiaro: facciamo nostro il garantismo più assoluto ed evitiamo inutili speculazioni. Lo stesso fumettista, in un video pubblicato oggi su Instagram, ha infatti dichiarato di essere estraneo alla gestione dei contratti e dei rapporti di lavoro della produzione.
Detto questo, se quanto denunciato dovesse essere vero, ci troveremmo davanti a una situazione abbastanza ironica (forse un po' meno per i lavoratori). Una delle voci più critiche dei cattivoni liberali, sempre pronta a denunciare sfruttamento e ingiustizie sociali, si ritroverebbe associata a una produzione accusata di tali pratiche.
E se proprio vogliamo dirla tutta, il personaggio si racconta già da solo, indipendentemente dai fatti recenti: un uomo da centro sociale (ve lo ricordate con quelli di Askatasuna?), con la kefiah al collo e col pugno chiuso che si ritrova a produrre per una multinazionale americana ultramiliardaria.
Che grandi soddisfazioni regala il libero mercato!
Resta una domanda: se qualcuno sostenesse che il suo "non sapere" o il suo "non poter accedere a quelle informazioni" non lo assolve affatto, ma lo rende comunque complice di un eventuale sfruttamento, sarebbe d'accordo? Di solito, questo metro di giudizio viene applicato con grande disinvoltura agli altri.
Scommetto due spicci di no…
Ascolta qui la mia corrispondenza di questa mattina 3 giugno 2026, in onda su @RadioRadicale:
- Dodici prigionieri giustiziati in diverse città dell'#Iran.
- Sono oltre 700 le impiccagioni eseguite dall’inizio del 2026.
- Prosegue il valzer del negoziato tra #Usa e #Iran mentre #Teheran attacca con droni l’aeroporto del #Kuwait.
- La guerra che #Trump non potrà mai vincere.
- Lo stile di negoziazione iraniano è generalmente noto nel mondo come lo "stile del bazar", e dunque "contrattazione continua e instancabile", lo ha scritto il ministro degli Esteri iraniano Abbas #Araghchi nelle sue memorie diplomatiche del 2025.
- «Questo metodo è un processo di interazione che richiede grande pazienza e tempo», e quindi, «chi si stanca e si annoia rapidamente perderà».
- La "repubblica" islamica è uno stato fanatico ossessivo-compulsivo, un regime ossessionato da mezzo secolo dalla resistenza all'America e all'Occidente, e non dalla promozione del benessere del proprio popolo.
- Combattere l'America e l'Occidente non è la politica del regime, è la sua identità, la sua ideologia fondante.
- Le ambizioni nucleari di Teheran, il controllo dello Stretto di #Hormuz, le ramificazioni armate regionali e i programmi missilistici continueranno a rappresentare una minaccia per il Medio Oriente e l'Occidente, finché la "repubblica" islamica sarà al potere, finché esisterà la "repubblica" islamica.
- Il paradosso è che né gli Usa di Trump né i leader europei lo hanno capito. Lo ha invece ben capito la popolazione iraniana e per questo i cittadini iraniani vogliono liberarsi dell'orrifica "repubblica" islamica.
Buon ascolto!
https://t.co/0sd4Km4mhB
✍🏻 Paolo Messina
Da una parte abbiamo quello che scriveva l’Unità nel 1948, quando nacque Israele. In questo articolo, come in tutti quelli di quell’epoca, per l’Unità gli arabi erano gli invasori e Israele era uno stato assolutamente legittimo.
L’Unità era convintamente “sionista”.
***
Dall’altra abbiamo l’intervista che Anna Foa ha rilasciato all’Unità due giorni fa.
Anna Foa viene definita “una grande intellettuale, una voce libera, coraggiosa, coscienza critica della diaspora ebraica”.
Ecco cosa dice, questa grande intellettuale, di Israele:
1. **Israele peggio del fascismo** – Il fascismo storico “era piccolo piccolo” al confronto: Israele ha in più il messianismo, il fanatismo, il razzismo.“Questi sono dei pazzi scatenati che pensano di essere mossi da Dio.”
2. **Israele non è più una democrazia** – “Siamo in un campo in cui non si può più parlare di democrazia.” Uno Stato diventato “per niente democratico, in cui la democrazia è stata fatta a fettine.”
3. **Il sionismo ridotto a qualcosa di orrendo** – “Un sionismo ormai privato di qualunque principio morale, di qualunque empatia verso l’altro e ridotto a qualcosa di orrendo.”
4. **Israele come Paese-ghetto che salva sé stesso uccidendo l’altro** – “Solo uccidere il nemico può portarti alla salvezza”: una mentalità di assedio totale che giustifica qualunque crimine.
5. **La memoria della Shoah trasformata in arma** – Yad Vashem è diventato una “cassaforte identitaria” per mostrare “come hanno saputo trasformare la loro memoria in una spinta a difendersi a tutti i costi e quindi a uccidere l’altro.”
6. **La disumanizzazione come politica sistematica** – Bambini palestinesi trattati come “nemici di domani”, attivisti umiliati e picchiati: “segnali chiari di una volontà di disumanizzazione” che permea l’intera società e l’esercito.
7. **Tsahal da esercito di popolo a macchina di morte** – “Adesso Tsahal è l’esercito che porta avanti la disumanizzazione e la morte”, infiltrato da religiosi estremisti responsabili di crimini gravi.
8. **Un oltraggio a tutti gli ebrei** – Ciò che avviene è “un oltraggio alla memoria degli ebrei in generale, degli ebrei della diaspora, di quelli che sono morti nella Shoah”, con la bandiera del Terzo Tempio a “sporcare oggi Israele.”
9. **Anche l’opposizione complice** – Persino i partiti di sinistra sono prigionieri del “suprematismo ebraico” e del sionismo come “gabbia che imprigiona Israele”, rendendosi corresponsabili della deriva.
10. **Il suicidio di Israele come destino** – L’intera deriva è un processo “distruttivo e autodistruttivo” che difficilmente può essere invertito: il rischio concreto è il **suicidio di Israele**.
***
Ora, questi giudizi sono certamente legittimi.
Anna Foa pensa queste cose e l’Unità le pubblica.
Possono farlo, e se ne devono assumere la responsabilità di fronte al tribunale della storia.
***
Io, però, vorrei fare una domandina semplice semplice.
Prima di essere dei fascisti “pazzi scatenati” erano dei fascisti con qualche problema di salute mentale? E l’Unità, quando lo ha scritto?
Prima di cessare del tutto di essere una democrazia ci sono state delle avvisaglie? L’Unità ne ha informato i lettori? E nel caso ha proposto il modello della democrazia siriana, di quella giordana o di quella egiziana, come esempio da seguire?
Anna Foa dice che quello che avviene è un “oltraggio agli ebrei” e tira in ballo anche la “memoria [… ] di quelli che sono morti nella Shoah”. Lei che si è convertita a 40 anni e attacca anche lo Yad Vashem che sarebbe diventato uno strumento per “uccidere l’altro” parla a nome “di tutti gli ebrei”? E tutti gli ebrei le hanno conferito questo mandato. Se sì, quando?
Se Israele è composta da “pazzi scatenati” e, stando al suo ragionamento, anche l’opposizione è complice, quando parla di suicidio di Israele lo fa in maniera preoccupata o, comprensibilmente, compiaciuta?
***
Che coraggio, che belle “voci critiche”, che grandi maestri di libertà.
Aspettarono che il cadavere di Stalin fosse freddo, anzi decomposto, per rivendicare la loro opposizione al dittatore ormai defunto. Ed ebbero il coraggio di massacrare quelli che, quando era in vita, non gli leccavano i piedi con la stessa passione.
Ora hanno fiutato il vento e coraggiosamente credono di poter aggredire gli ebrei accerchiati.
***
Ma è una mossa disperata.
Possono provare ad allearsi con i selvaggi.
Ma i selvaggi non si scorderanno mai del loro passato sionista, né del loro eterno presente opportunista.
✍🏻 Giulio Galetti
𝗜𝗟 𝗙𝗜𝗟𝗠 𝗖𝗛𝗘 𝗡𝗢𝗡 𝗘𝗦𝗜𝗦𝗧𝗘
(𝘊𝘦𝘯𝘴𝘶𝘳𝘢 𝘦𝘵𝘯𝘪𝘤𝘢, 𝘴𝘦𝘳𝘷𝘪𝘵𝘢 𝘪𝘯 𝘴𝘪𝘭𝘦𝘯𝘻𝘪𝘰)
Nella stagione cinematografica del 2026 c’è un film che non è stato invitato, non è stato recensito, non è stato programmato in Italia nelle sale che si autodefiniscono riferimenti culturali del cinema d’autore. Il film in questione si chiama “Tuner”, lo dirige Daniel Roher, ha un cast di assoluto livello e una qualità che la stampa anglosassone ha riconosciuto con entusiasmo diffuso e motivato. In Italia, silenzio.
Non il silenzio dell’opera trascurabile ma il silenzio deliberato, quello che si esplicita per omissione sistematica.
“Tuner” racconta la storia di Niki, accordatore di pianoforti la cui ipoacusia affina l’udito fino a farne uno scassinatore di casseforti meccaniche di raro talento. Da questo innesco, Roher costruisce un ibrido elegante: dramma psicologico, thriller e storia romantica, con una cultura musicale autentica che innerva ogni sequenza. Presentato al TIFF di Toronto e al BFI di Londra, ha raccolto consensi calorosi. L’Hollywood Reporter parla di una transizione sorprendente dal documentario al cinema narrativo di Roher (Oscar 2022). In Italia non è arrivata nemmeno l’eco. Il film è uscito senza lanci, senza un circuito di sale, senza prossimamente passati a ripetizione.
1️⃣ 𝗜𝗟 𝗖𝗔𝗦𝗧 𝗘 𝗜𝗟 𝗣𝗘𝗖𝗖𝗔𝗧𝗢 𝗢𝗥𝗜𝗚𝗜𝗡𝗔𝗟𝗘
Daniel Roher è canadese, ebreo, ha vinto l’Oscar nel 2022 per “Navalny”. Dustin Hoffman, a ottantasette anni, porta sullo schermo Harry Horowitz, vecchio accordatore ebreo newyorchese, con una naturalezza impareggiabile. Lior Raz, il villain Uri, è israeliano, noto come protagonista di “Fauda”. Jean Reno interpreta un compositore sopravvissuto alla Shoah: attore di origini sefardite marocchine, porta a quel ruolo una credibilità che non si improvvisa. Tovah Feldshuh, la moglie del mentore, è un’istituzione del teatro ebraico americano. La coerenza culturale dell’insieme non è accidentale: è il progetto consapevole di un autore che racconta il suo mondo. E questo, in certi ambienti, costituisce un problema.
🔴 Il boicottaggio strisciante delle opere a forte connotazione ebraica non si annuncia, non si firma, non si argomenta. Si manifesta nell’assenza: il film che non viene selezionato dai circuiti d’essai, la recensione che non viene programmata, la programmazione che svanisce dai cinema che si autodefiniscono “di qualità” mentre proiettano qualsiasi cosa purché non evochi Israele o l’ebraismo in termini non conformi alla narrativa dominante. Una discriminazione che si traveste da scelta editoriale: nella sua opacità è difficile da smontare, perché non lascia tracce esplicite.
2️⃣ 𝗜𝗟 𝗠𝗘𝗖𝗖𝗔𝗡𝗜𝗦𝗠𝗢
Il BDS culturale, acronimo del movimento Boycott, Divestment and Sanctions nato in ambito politico contro Israele, ha contaminato nel tempo una parte non trascurabile della critica cinematografica europea. In Italia il fenomeno è particolarmente acuto nelle selezioni dei festival minori, nelle rassegne universitarie, nella programmazione delle sale d’essai. La presenza di opere con forte identità ebraica è inversamente proporzionale all’intensità del dibattito sul conflitto mediorientale. Non è teoria del complotto: è un epifenomeno documentabile attraverso le assenze sistematiche, e le assenze sistematiche parlano più chiaro delle presenze dichiarate.
3️⃣ 𝗜𝗟 𝗣𝗔𝗥𝗔𝗗𝗢𝗦𝗦𝗢
“Tuner” è un film oggettivamente ben fatto, fotografia di qualità superiore alla media del cinema indipendente, regia precisa e senza ridondanze, esecuzioni musicali in presa diretta e di livello eccelso. Leo Woodall conferma di essere tra gli attori più interessanti della sua generazione. Dustin Hoffman a ottantasette anni è semplicemente mostruoso.
Ignorare tutto questo non è una scelta politica camuffata da indifferenza estetica. La forma più vile di censura, perché non si può contestare, perché l’accusato risponde sempre con la stessa formula: “Non ho avuto modo di vederlo.”
Chi non ha avuto modo di vederlo, lo faccia e attivi il passa parola, è un film che vale tutto i soldi del biglietto.
Chi vuole approfondire trova la mia recensione alla pagina in calce
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Immagini storiche! C'è il popolo, c'è il popolo per @eczozgurozel, una folla oceanica spontanea è accorsa a #GüvenPark per sostenere il presidente deposto del #CHP Özgür Özel.
Non si vede né l'inizio né la fine di questo immenso popolo. "Congresso, Congresso, Congresso" Grida il popolo di #Ankara.
Seguitemi, sono storici, questi in #Turchia.
@RadioRadicale