Calma ragazzi, ma quale accordo! È un penoso balletto farsesco. Non è stato firmato alcun accordo tra #USA e #Iran. L'Iran non ha approvato alcun testo per un memorandum d'intesa con gli Stati Uniti, lo ha riferito l'agenzia di stampa Fars affiliata alle guardie rivoluzionarie islamiche. È davvero imbarazzante l'ottimismo che emerge da più parti. Molti non hanno ancora capito che quella a cui siamo assistendo tra Usa e Iran è una guerra ideologica ispirata da un dogma ferreo a cui Trump non potrà porre fine. Washington ha bisogno di un accordo, ma Teheran ha bisogno di un nemico. La "repubblica" islamica finge di negoziare per prendere tempo. Possibile che in molti non lo avete capito? Trump afferma che gli attacchi contro l'Iran sono stati annullati dopo i progressi nei colloqui, Teheran nega l'approvazione del memorandum d'intesa.
Seguitimi qui, per avere informazioni reali su quel che accade nella regione.
@RadioRadicale #Turchia
Ascolta qui, quanto ho dichiarato a @RadioRadicale questo pomeriggio in merito all'oscuramento in #Turchia del mio account X su richiesta del governo turco, nell'intervista rilasciata a #CristianaPugliese.
Buon ascolto!
https://t.co/l5fw7YY3mV
Ci risiamo con la censura!
Sono ancora una volta nel mirino della censura, ma, attenzione, questa volta, sembra, in quello del governo #Erdoğan.
Per questo mi rivolgo a tutti voi e a tutti gli organi di stampa, ai colleghi giornalisti e ai loro direttori nel rendere pubblico un provedimento, questa volta più serio, adottato nei miei confronti, per mettermi a tacere, così come vengono messe a tacere decine e decine giornalisti critici in #Turchia.
Cosa è successo?
Ho appreso con sconcerto, ma non con stupore, la decisione del governo turco di oscurare, in Turchia, il mio account X attraverso il quale veicolo la mia attività di corrispondente per
@RadioRadicale dal 2010.
Cosa è scritto ora sul mio profilo X?
È scritto: “Il tuo account è oscurato su richiesta legale delle autorità turche”...
Buon ascolto!
#Trump continua il suo ormai scontato balletto di massima pressione, ma la "repubblica" islamica rimane ferma, arroccata dietro le sue linee rosse. "Se non si raggiungerà un accordo, la Repubblica islamica vivrà una giornata molto brutta", ripete il presidente #Usa.
#Teheran prende tempo e ribadisce la sua intenzione di ottenere il controllo dello Stretto di #Hormuz col pagamento di una tariffa per l'attraversamento; nessuna rinuncia al programma nucleare e missilistico, nessuna intenzione di consegnare i 480 kg di uranio arricchito, ma solo fine del regime sanzionatorio e risarcimento per i danni di guerra.
#Iran
È stato impiccato, il prigioniero politico beluci #AbduljalilShahbakhsh, dopo 55 giorni di prigionia e di torture. L'orrifico regime iraniano hanno impiccato Shahbakhsh nel carcere centrale di Zahedan nel #Belucistan. Era originario della contea di Taftan nella provincia del Sistan-Belucistan, era stato accusato senza prove di "baghi" (ribellione armata) per la sua presunta appartenenza ad Ansar al-Furqan, nonché di spionaggio per conto di #Israele.
È stato impiccato all'alba di questa mattina al grido di Allahu Akbar all'insaputa della sua famiglia. Torturato per estorcergli confessioni forzate di reati mai commessi e processato senza l'assistenza di un legale.
#Iran
Ascolta qui la bellissima trasmissione di Radio 24 in ricordo di #MarcoPannella nell'anniversario della sua nascita, il 2 Maggio 1930. Grazie a Sergio Rovasio.
https://t.co/Ao0UWtlbGW
Qui, la mia corrispondenza di questa mattina 4 Maggio 2026, in onda su Radio Radicale, su:
- Il significato del vertice della Comunità politica europea in #Armenia.
- Primo vertice bilaterale #UE-#Armenia con la partecipazione della #Turchia.
- Il processo di normalizzazione di #Yerevan con #Ankara e #Baku.
- Le aspirazioni dell’Armenia all’ingresso nell’Unione europea (#UE).
- Opportunità storica per allentare la dipendenza da Mosca alla vigilia di un accordo di pace doloroso, ma trasformativo con Baku.
Buon ascolto!
https://t.co/YtA6qkCHoV
1/4- QUATTRO MIE PILLOLE SULLA SITUAZIONE IN IRAN:
- Questa settimana la guerra con l'#Iran si sta avvicinando a un punto di svolta molto doloroso per la "repubblica" islamica.
- I flussi energetici globali rimangono bloccati e le condizioni economiche stanno peggiorando terribilmente nel paese.
2/4- QUATTRO MIE PILLOLE SULLA SITUAZIONE IN IRAN:
- Questa settimana il blocco navale statunitense causerà il raggiungimento della capacità massima di stoccaggio petrolifero dell'#Iran. Una volta raggiunto questo livello, il regime sarà costretto a chiudere i pozzi, il che comporterà danni a lungo termine alla capacità produttiva iraniana. Le conseguenze di tale evento non potranno che essere devastanti per i guardiani della rivoluzione che si troveranno a reprimere un malcontento popolare che potrebbe travolge l'intera istituzione repubblicana.
- Ora che gli #ayatollah e i #pasdaran sentiranno lo strangolamento dell'economia e la pressione della popolazione, si aprirà la strada al cambio di regime?
- L'esito di tutto questo è quanto mai incerto.
- I lavoratori del settore pubblico in Iran non sono pagati da 34 giorni. Nonostante le rassicurazioni ricevute di recente sul fatto che sarebbero stati pagati, è stato comunicato loro che riceveranno gli stipendi tra non meno di 22 giorni. Questo ritardo avviene in mezzo a una terribile crisi economica in corso, con la povertà che colpisce duramente i segmenti più vulnerabili della popolazione.
3/4- QUATTRO MIE PILLOLE SULLA SITUAZIONE IN #IRAN:
- Domenica il presidente degli Stati Uniti Donald #Trump ha annunciato che lunedì mattina gli #Usa lanceranno il Progetto Freedom per aiutare le navi in difficoltà a uscire dallo Stretto di #Hormuz.
- Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha annunciato che le sue forze inizieranno a supportare il "Progetto Libertà" a partire dal 4 maggio, al fine di contribuire al ripristino della libertà di navigazione per le navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz.
- "La 'repubblica' islamica ha dimostrato di considerarsi la custode e la protettrice dello Stretto di Hormuz", ha dichiarato oggi il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil #Baghaei.
- Lunedì le guardie rivoluzionarie islamiche hanno avvertito che i movimenti marittimi che violano le regole da loro annunciate correranno seri rischi, aggiungendo che le compagnie di navigazione e le compagnie di assicurazione dei trasporti dovrebbero prestare attenzione agli avvisi dei guardiani della rivoluzione riguardanti Hormuz, secondo quanto riportato dai media iraniani.
4/4- QUATTRO MIE PILLOLE SULLA SITUAZIONE IN #IRAN:
- La "repubblica" islamica considera il controllo di Hormuz una linea rossa nei negoziati come lo sviluppo del nucleare e quello del programma missilistico. La Marina delle guardie rivoluzionarie hanno svelato la nuova mappa di controllo di #Hormuz, mostrando quella che ha definito l'area dello Stretto di Hormuz controllata e amministrata dalle forze armate iraniane.
- L'area si estende da una linea tra Kuh-e Mobarak in Iran e a sud di Fujairah negli Emirati Arabi Uniti, e da un'altra linea tra l'estremità dell'isola iraniana di Qeshm e Umm Al Quwain negli Emirati Arabi Uniti.
- Non è chiaro se e in che misura la loro area di controllo dichiarata sia cambiata.
URGENTE! Nelle carceri iraniane ci sono centinaia di giovani condannati a morte. Ogni giorno il regime iraniano impicca i ragazzi che hanno manifestato la loro voglia di libertà. Mi chiedo, cosa vogliamo fare per salvarli? Cosa intendano fare l'#Italia, la #Germania, la #Francia, il #RegnoUnito, la #Spagna, il #Vaticano e tutti gli altri paesi europei per salvare queste giovani vite?
#Iran
A Olivier Dupuis, su @HuffPostItalia:
"Olivier Dupuis. L’ultima battaglia. E tutte le prossime" di Mariano Giustino.
L'Addio a un caro amico, che con il cuore e le idee ha ispirato ogni nostra lotta contro i dittatori, i prepotenti, i guerrafondai, a favore del diritto che deve stare sempre sopra la forza. Righe commosse e nessuna resa.
https://t.co/lm4jXtVa33
Mio carissimo Olivier,
dolce guerriero della nonviolenza, ti scrivo non con l’illusione che queste parole possano alleviare il profondo dolore che provo e che provano quanti ti hanno saputo apprezzare e amare, ma perché ho bisogno di abbracciarti un’ultima volta seppur così distanti e dirti “Grazie!”, prima che il sipario si abbassi.
Sentivo la tua assenza ancor prima dell’ultima volta che ti incontrai quando i nostri occhi pieni di tristezza per la scomparsa di un altro nostro amato fratello compagno di lotte nonviolente, Paolo Pietrosanti, si incrociarono nella sala del Campidoglio a Roma. Il mio primo ricordo va al tempo in cui appresi che tu in Belgio, in pieni anni Ottanta, facesti la tua prima disobbedienza civile. La tua fu un’azione che esprimeva una grande visione federalista europea, spinelliana. Ti rifiutasti, Olivier, di prestare il servizio militare nel tuo paese di origine sottolineando l’assoluta inadeguatezza di quell’esercito nazionale, al pari di quelli degli altri stati membri, a garantire la sicurezza del Belgio e dell’Europa.
Andrai a sederti accanto al grande Marco, a Gianfranco, ad Adele, ad Adelaide, a Roberto, a Paolo, a Sergio, a Massimo, ad Antonio, ad Andrea, a Lucio e a Marino.
Era da un po’ di tempo che non ricevevo più i tuoi auguri di compleanno e che non ci scambiavamo più i nostri pareri sul da farsi per fermare la violenza di Putin che si era abbattuta di nuovo contro l’Ucraina dopo aver schiacciato la Cecenia.
Mentre tu te ne vai, il mondo intorno a me sembra fermarsi per un istante e l’aria si riempie dei ricordi e della tua presenza nelle stanze di Torre Argentina, sede storica del nostro Partito radicale, nelle aule del Parlamento europeo, nelle strade e nelle piazze, durante le marce per la libertà dei ceceni, per i popoli oppressi, contro le dittature e i totalitarismi.
Ora una luce nuova, limpida, invita a respirare a pieni polmoni e ad abbandonarsi a quei ricordi e al turbinio della vita a Torre Argentina, a scrivere appelli, mozioni, agli influenti e ai potenti del mondo perché si fermasse la mano di SlobodanMilošević e quella di Putin nella sua guerra nichilista in Cecenia e a quando con Paolo e Marino ci recammo all’Aia, per consegnare al Procuratore del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia le oltre centomila firme di intellettuali, leader politici e cittadini, che raccogliemmo in tutta Italia in calce all’appello, che scrivesti di tuo pugno, per l’incriminazione di Milošević per le gravi violazioni dei diritti umani in Croazia, Bosnia e Kosovo di cui era responsabile. Fu grazie anche al tuo impegno che nel luglio del 1991, su iniziativa del Partito radicale assieme a Marco, ad Emma e a tutti noi, che fu istituito quel Tribunale per perseguire i crimini di guerra e contro l’umanità commessi nella ex Jugoslavia. Milošević fu poi incriminato il 27 maggio del 1999. Sei stato uno degli artefici di una straordinaria stagione trentennale del Partito radicale costellata di incessante iniziativa e lotta politica contro i regimi di Milošević e di Putin, per la difesa degli aggrediti e per la giurisdizione internazionale.
Ci battemmo, instancabilmente, per la promozione dei Tribunali penali internazionali per l’ex Yugoslavia nel 1993 e per il Ruanda nel novembre 1994 e poi per la Corte Penale Internazionale e la Corte Speciale per il Sierra Leone. Furono quelli, dal 1993 al 2002, gli anni tra i più entusiasmanti del Partito radicale che tu hai guidato con estrema dedizione e passione dal 1995 al 2003 mentre a Bruxelles, da parlamentare europeo, tra il 1996-04, prodigavi il tuo prezioso impegno e la tua lotta. Mai un partito nella sua storia ha ottenuto risultati così prestigiosi che hanno influito notevolmente sul diritto internazionale per costituire quei segmenti di giurisdizione che sono alla base del rispetto del diritto e della giustizia internazionale.
Il ricordo va anche a quando nella notte di Capodanno del 1991, in una trincea della città assediata di Osijek indossasti la divisa dell’esercito croato assieme a Marco Pannella, Roberto Cicciomessere, Lorenzo Strik Lievers, Alessandro Tessari, Lucio Berté e Sandro Ottoni.
E a quei ricordi del tuo impegno per curare il mondo quando nel 2001, assieme a Silvja Manzi, Bruno Mellato, Massimo Lensi e Nicolai Kramov ti recasti a manifestare a Vientiane e finisti nelle carceri laotiane per rivelare al mondo quel feroce regime.
La tua preziosa lotta politica e civile ora lascia spazio al valore della bellezza e della generosità del tuo cuore. Grazie a te, il Partito radicale ha offerto rifugio al ministro della Sanità dell’ultimo governo ceceno regolarmente eletto, al militante nonviolento della democrazia e dei diritti umani che fu membro del Consiglio generale del Partito radicale, esule in Europa e mi riferisco a Umar Khanbiev ministro del Governo del presidente Aslan Mashkadov, morto l’8 agosto del 2014. Intervennedavanti alla Commissione dei diritti umani delle Nazioni Unite denunciando i crimini commessi dalle forze russe durante la guerra in Cecenia e invocando l’aiuto della comunità internazionale, rivelando al mondo il sistema punitivo russo.
Grazie soprattutto a te le iniziative sulla Cecenia del Partito radicale si moltiplicarono in quegli anni. Il 13 marzo 2002 lanciastiuna mobilitazione nonviolenta di sciopero della fame a difesa dei diritti umani e civili dei ceceni alla quale aderirono 12 mila rifugiati ceceni compresi membri del governo in esilio.
E il 15 marzo del 2003, Ilyas Akhmadov, ministro ceceno degli Affari esteri, presentò un piano di pace che prevedeva l’istituzione di un’amministrazione provvisoria delle Nazioni Unite sulla Cecenia, che grazie a te il Partito radicale inviò ai ministri degli Affari esteri dei Paesi membri dell’Unione europea e dei Paesi candidati così come all’allora Alto Rappresentante per la politica estera, Javier Solana, e al Commissario alle relazioni estere, Chris Patten, nel tentativo di facilitare una soluzione diplomatica al conflitto in Cecenia.
Il sogno di una Europa federalista, unita, aperta, solidale, ha sempre guidato le tue scelte. Hai saputo unire cuori e idee, costruire legami che hanno superato confini e divisioni.
Grazie, Olivier, per tutto ciò che hai fatto, per come hai amato la libertà, per la tenacia con cui hai difeso i diritti di chi non poteva farlo. Sei stato, e sei, un esempio raro: una di quelle persone che, come diceva Sofri, “cambiano il mondo con la forza della gentilezza e del coraggio”. In questo momento, ti abbraccio con tutta la gratitudine, l’ammirazione e l’amore che ho nel cuore. Il tuo percorso resterà nella memoria di chi crede che ogni battaglia civile nonviolenta per la pace, per la libertà e per la giustizia, per chi ovunque è oppresso, meriti di essere combattuta fino in fondo. È impossibile non sentire l’urgenza di dirti quanto la tua lotta abbia ispirato chi ti ha conosciuto, quanto il tuo esempio continui ad essere linfa per chi crede ancora che è possibile cambiare il mondo.
Con amore profondo,
tuo Mariano
@OlivierDupuis3
Questa mattina, all'alba, ancora un'altra impiccagione di un giovane manifestante per la liberazione dell'#Iran. È #MehrabAbdollahzadeh, un prigioniero politico curdo di 27 anni, arrestato durante le proteste del movimento "Donna, Vita, Libertà", originario di #Urmia. L'esecuzione è avvenuta all'alba, nell'ora della prima preghiera del mattino, al grido di Allahu Akbar, all'interno del carcere centrale di Urmia. Accusato senza prove di ribellione armata" (baghi) e "corruzione sulla terra" (efsad-e fel-arz). Torturato brutalmente per estorcere confessioni di reati mai commessi. Il processo è durato pochi secondi e senza l'assistenza di un avvocato.
Eccolo! Il video integrale della presentazione del mio libro "Iran a mani nude" edito da @rubbettinobooks, nel bellissimo palazzo della Fondazione Monte di Pietà di #Vicenza. Salone pieno, gente in piedi, abbiamo dovuto aggiungere sedie. Pubblico molto attento e grande partecipazione con tantissime domande. Copie del libro, esaurite! Abbiamo analizzato quel che è necessario sapere dell'orrifica Repubblica islamica:
- Cosa sta realmente accadendo in #Iran?
- Cosa chiedono le popolazioni iraniane?
- L'essenza della rivoluzione della generazione Z in Iran.
- La vera guerra tra #Usa e Iran è quella geoeconomica, non quella dei bombardamenti.
- La strategia della repubblica islamica.
- La guerra, a un punto di svolta?
- Perché la sinistra estrema, quella dei centri sociali e dei pro pal sostiene la repubblica islamica e le diramazioni terroristiche del regime iraniano in medioriente?
- Cosa dovrebbero fare le cancellerie occidentali nei confronti della terroristica repubblica islamica?
- E tanto altro ancora.
Evento patrocinato dal Comune di Vicenza, organizzato da #ForgiareIdee.
Purtroppo è stato impiccato! È avvenuta questa mattina all'alba e al grido di Allahu Akbar l'impiccagione del giovane atleta #SasanAzadvar. Sanan era un manifestante di 21 anni ed era un atleta di #Karate arrestato durante la rivolte anti regime del gennaio scorso.
Il karateka ventunenne di #Isfahan, si trovava detenuto nel carcere di Dastgerd, aveva vinto diversi campionati a livello provinciale.
Era stato accusato di “moharebeh”, di “guerra contro dio”, torturato per estorcergli confessioni forzate di reati mai commessi. La sua vera colpa era quella di lottare per la libertà e per la liberazione del proprio paese dalla repubblica islamica e di poter vivere come i suoi coetanei in occidente.
Impiccatoo dopo un processo farsa durato pochi minuti senza l’assistenza di un avvocato.
#Iran
L'#Ue ha dimenticato Osman Kavala. È assurdo il fatto che la #Turchia detenga ancora in prigione il filantropo e attivista dei diritti umani #Kavala. #Ankara sta operando un suo processo di russificazione con una magistratura eterodiretta dalla presidenza della repubblica. La Turchia continua a non rispettare le sentenze della #Cedu, pur facendo parte del Consiglio d'Europa e dunque sottoscrittrice della Convenzione europea dei diritti dell'Uomo.
Il 25 marzo, all'udienza tenutasi dinanzi alla Corte europea dei diritti dell'uomo in merito alla seconda richiesta di scarcerazione dell'attivista per i diritti umani Osman Kavala, gli avvocati del filantropo e i rappresentanti del governo hanno presentato oralmente le loro argomentazioni. La Corte annuncerà la sua decisione a breve.
Nella sua decisione del 2019 relativa al suo arresto, la Cedu stabilì che la detenzione senza prove di Kavala era politicamente motivata e che costituiva una grave violazione dei diritti umani e per questo ne chiese l'immediata scarcerazione.
Nella sentenza del 2022, la Cedu constatò che la Turchia non aveva soddisfatto i requisiti della prima sentenza e ribadì che la perdurante detenzione di Kavala rappresentava una gravissima violazione dei suoi diritti umani.
Il rispetto delle decisioni della Cedu e della Corte costituzionale turca è un obbligo costituzionale per la Turchia. Il Consiglio d'#Europa dovrebbe procedere con urgenza nel processo di espulsione della Turchia dalla principale organizzazione internazionale europea per la difesa dei diritti umani, la democrazia e lo stato di diritto. Occorre prendere atto che la Turchia non è un paese democratico. @FreeOsmanKavala
ULTIM'ORA: Lo hanno impiccato! È atroce! Terribile! Orribile! Rivoltante! La Repubblica islamica ha impiccato Amirhossein #Hatami, 18 anni.
Sì, il brutale regime iraniano, come le squadracce delle SS naziste! Questa mattina, subito dopo il discorso del presidente Trump, all'alba, in nome di Allah, il regime iraniano ha impiccato anche questo giovane manifestante di 18 anni.
Trump aveva detto che non ci sono più leader radicali in #Iran. No, in #Iran ci sono al poter leader molto radicali come ci sono sempre stati. In Iran c'è al potere da 47 anni un sistema terroristico che si chiama "Repubblica islamica che giustizia i propri figli per rimanere al potere.
Il "crimine" di Amirhossein? Aver rivendicato libertà, dignità e una vita normale come quella dei suoi coetani in occidente. È stato impiccato dopo un brevissimo processo farsa, senza alcun assistenza legale. Nessuno in occidente gli ha dato voce nonostante lo abbiamo denunciato per giorni da questo account. Nessun processo equo. Nessun ultimo saluto alla sua famiglia. Torturato e impiccato dopo una confessione estorta alla televisione di Stato, dopo essere stato torturato per essere costretto ad ammettere un crimine che non aveva mai commesso.
Ora, nelle carceri iraniane ci sono altre centinaia di giovani come lui che sono condannati a morte.
Il cuore si sta spezzando!