This is Marta Kostyuk from Kyiv telling you how her family survives the war.
The official US Open channel avoided posting this. Please share this video so a Ukrainian voice can be heard. 🇺🇦🙏
"Conosco bene Putin, capisce solo la forza. Il mio messaggio è: vattene dall'Ucraina! Restituisci agli Ucraini quello che è loro e ferma questa guerra che sta uccidendo oltre 30mila persone al mese della tua gente".
Il premier canadese non le manda a dire a Nonno.
🚨🇺🇸 ÚLTIMA HORA: USAID admite que más de 100 empleados de la UNRWA participaron directamente en los ataques del 7 de octubre o tienen vínculos con Hamás.
Exactamente lo que venimos diciendo desde hace tres años.
La carestia di massa a Gaza era un grande racconto mediatico. L'analisi pubblicata da un team a guida Unicef riporta risultati in netta contraddizione con la terribile carestia descritta un anno fa dalle Nazioni unite. Di @giuliomeotti https://t.co/eO4JG2uqgn
Lettera aperta a Claudio Borghi, Lucio Malan, Marco Lisei, a Maurizio Belpietro e alla redazione de "La Verità"
Una bambina è morta.
Una bambina di quattro anni è morta a Palermo, allo Zen, la notte del 20 agosto. Si chiamava Anna Rosa. Aveva la febbre da giorni, vomitava, non mangiava. Al pronto soccorso l'hanno guardata e l'hanno rimandata a casa, tonsillite. Due giorni dopo è tornata che non respirava più. L'hanno intubata, caricata su un'ambulanza, portata da un ospedale all'altro attraverso una città che ad agosto, di notte, dorme.
Una bambina è morta di difterite, che in Italia non ammazzava nessuno dal 1991. Roba da libro di storia. La tossina le ha preso il cuore, il fegato, il colon. Hanno provato tutto, anche la circolazione extracorporea. Due giorni.
Una bambina è morta perché non era vaccinata. Sua madre e suo padre avevano paura che il vaccino le facesse venire l'autismo. Non erano cattivi. Avevano paura.
Suo cugino, quattro anni pure lui, ricoverato con la difterite, sta bene. Lei non era vaccinata. Lui sì. In mezzo ci sono pochi secondi, il tempo di una puntura fatta o non fatta quando erano piccoli.
Qualcuno ha reso rispettabile quella bugia. Di questo si parla.
Una bambina è morta perché quei due hanno creduto. La bugia però non l'hanno inventata loro, non l'hanno cercata, non hanno letto niente. L'hanno respirata. Gliel'hanno passata già pettinata, già uscita dalla bocca di gente che porta la cravatta e sta in televisione.
Una bambina è morta mentre il senatore Borghi continua a ripetere che l'obbligo vaccinale non serve a niente, che siamo un'anomalia in Europa, che ci riproverà a smontare la legge Lorenzin. Il suo emendamento non riguardava la difterite. Riguardava morbillo, rosolia, parotite, varicella. Lo scrivo perché è vero.
Allo Zen però le distinzioni non arrivano. Non arriva la differenza tra i quattro obblighi vecchi e i sei aggiunti nel 2017. Arriva il video, trenta secondi, un senatore della Repubblica che dice a una madre che deve essere libera di scegliere. Lei sceglie. Poi il senatore torna a casa e la madre resta con la figlia.
Una bambina è morta dopo anni in cui il senatore Malan ha coltivato il sospetto. Le morti improvvise. Gli effetti avversi. Il malore di Ndicka in campo e quel messaggio che lasciava intendere una correlazione senza mai dirla, perché dirla sarebbe stato verificabile.
Una bambina è morta e il metodo resta quello. Non si mente, si allude. Non si dice che i vaccini uccidono, si domanda se per caso non uccidano. Una domanda non la puoi querelare. Entra e basta, poi ci mette anni a uscire, e certe volte non esce.
Una bambina è morta e sua madre aveva paura. Mentre quella paura girava per le case dello Zen, il presidente di una commissione parlamentare d'inchiesta stava su un palco ad Atreju a dire che i no vax andavano rinobilitati, che chi aveva avuto paura dei vaccini aveva avuto ragione.
Oggi quella madre ha una figlia sottoterra e un'indagine per omicidio colposo per omissione. Il senatore Lisei ha una carriera.
Una bambina è morta e quarantotto ore dopo la Verità, il giornale che si porta stampata sotto la testata la domanda di Pilato, quid est veritas, pubblicava un pezzo di Mario Giordano secondo cui se gli italiani non si fidano dei vaccini la colpa è di Roberto Burioni. Non del batterio. Non di dieci anni passati a raccontare che i vaccini fanno più male che bene. Di Burioni.
Anna Rosa era morta da due giorni e voi stavate già regolando i conti con un virologo antipatico. Chiedetevi che cos'è la verità, direttore. Ve lo chiedete in latino ogni mattina, provate una volta in italiano.
Anna Rosa è morta nella regione con la copertura vaccinale pediatrica più bassa d'Italia, 85,13 per cento contro una media nazionale del 94,46. La procura per i minorenni sta setacciando le materne della zona nord di Palermo. Cercano gli altri bambini.
Una bambina è morta e nessuno di voi l'ha uccisa. La responsabilità penale è personale, e la vostra fedina resta pulita.
A pagare saranno due poveracci dello Zen convinti di proteggerla. Loro hanno creduto. Voi avete lavorato per anni perché ci fosse qualcosa in cui credere, poi vi siete voltati dall'altra parte e avete chiamato libertà il risultato.
Una bambina è morta e voi continuerete a parlare. In aula, in televisione, in prima pagina, e nessuno vi chiederà conto di niente. Ve lo chiedo io. Quando prendete una paura ignorante e le mettete addosso la giacca di un senatore, cosa pensate che succeda dopo, nelle cucine dove quella paura arriva?
Una bambina è morta. La responsabilità penale non vi riguarda. Quella politica non prescrive, non si archivia, non aspetta l'esito di un'autopsia.
Dormite pure. Il nome però imparatelo. Anna Rosa, quattro anni, Palermo.
Rispondetene.
Timostene
Look at the greedy colonialist Jews (in red) expanding into the small territory of the Muslims (in green). Remember, Israel is a colonizing project but Islam is a peaceful religion that did not spread via colonialism.
Something very strange is happening across Europe.
In the span of a single week, NATO countries have seen a remarkable series of incidents involving ammunition production, energy infrastructure, military facilities, and russian intelligence operations.
Let me start with what we know.
🇵🇱 POLAND
On 7 August, Polish security services detained a russian citizen, recruited by russian intelligence, whose task was to execute a man holding both American and Ukrainian citizenship – in Warsaw.
Prime Minister Donald Tusk announced it yesterday. According to him, this is the first time someone acting on russian orders has tried to kill an American citizen on the territory of another NATO country.
🇩🇪 GERMANY
On 6 August, a drone carrying explosives was found near a runway at Leipzig/Halle airport – next to a Ukrainian Antonov Airlines cargo aircraft. Two days later, two drones were spotted over the Bundeswehr base at Mechernich.
Also not a rumor.
🇮🇹 ITALY
A fire in the powder compression department at the KNDS Ammo Italy plant in Colleferro, southeast of Rome, was followed by a massive explosion. No one was killed. The plant produces 155 mm artillery ammunition supplied to Ukraine through European partners.
🇳🇱 NETHERLANDS
Within a few hours at Europe’s largest port: a transformer fire, a major power failure, an emergency shutdown at the ExxonMobil refinery in Botlek, and then an explosion at the Gunvor Energy refinery and terminal that killed one worker and injured six.
I wouldn’t be surprised if russia is responsible for all these “accidents”.
I wrote about this problem two years ago. Back then, Europe was already experiencing an extraordinary wave of suspicious incidents:
🇱🇹 IKEA set on fire in Vilnius.
🇬🇧 An arson attack on a Ukraine-linked warehouse in London.
🇩🇪 Sabotage plots against military and industrial targets in Germany.
🇨🇿 Attempts to attack infrastructure in the Czech Republic.
🇪🇪 An attack on the car of Estonia’s interior minister.
🚆 Attempts to disrupt European railway systems.
📦 And later, incendiary devices sent through European logistics networks – including devices that detonated or ignited in Germany, Poland and Britain.
At the time, people could argue these were isolated incidents.
Today, we know much more. European investigators and courts have connected multiple sabotage operations directly to networks organized or coordinated by russian intelligence.
The pattern was real. It was simply diagnosed late.
That is the design. Hybrid war works by staying below the threshold at which any single incident forces a response. Every event, taken alone, is deniable. Only the sequence gives it away.
So when another extraordinary cluster of explosions, fires, drones, power failures, and intelligence operations appears across Europe in one week, perhaps we should stop treating every incident as if it exists in a vacuum.
Europe no longer has the luxury of automatically assuming accidents and coincidence.
Russia is waging a hybrid war against Europe. Sabotage. Arson. Cyberattacks. Assassination plots. GPS interference. Attacks on logistics and critical infrastructure.
These are not theoretical threats. They have already happened.
Il governo Israeliano ha iniziato a far vedere a giornalisti di tutto il mondo, a porte chiuse, un video di 45 minuti che mostra quello che è successo il 7 ottobre 2023 in Israele!
Chi l’ha visto ha ritenuto che non si possa mostrare al mondo intero per la crudeltà delle immagini ma anche e soprattutto perché dal video si comprende chiaramente l’odio verso Israele e di che pasta sono veramente fatti i palestinesi e Hamas!
Due giornalisti italiani, Minzolini e Annunziata, che lo hanno visto hanno cercato di descrivere quello che hanno visto, vi allego qui di seguito il resoconto dell’Annunziata.
Questo video è un documentario-raccolta di circa 45 minuti che documenta cosa è davvero accaduto durante il massacro compiuto dai palestinesi il 7 ottobre 2023 contro gli israeliani e realizzato utilizzando materiale proveniente dalle telecamere che si sono riuscite a recuperare.
Il governo israeliano proietta il filmato solo a porte chiuse e sotto stretta sorveglianza a giornalisti internazionali e corrispondenti esteri, Capi di Stato, ambasciatori e diplomatici, membri di governi e parlamentari stranieri.
I terroristi arrivano nel kibbutz di Be’eri con il fiatone, corsa o paura, il respiro viene registrato dalla GoPro sulla fronte, le immagini scorrono per noi come fossimo loro sui prati ordinati, i fiori, le modeste verande dei kibbutzim. Solo un cane è sveglio, va incontro festoso agli sconosciuti, l’obiettivo della GoPro inquadra la punta di un fucile. Il primo colpo è al petto, ma non ferma la corsa festosa dell’animale, e nemmeno il secondo. Solo il terzo colpo in pieno petto ferma il cane, che pare sorpreso, poi si accuccia e muore senza un guaito appoggiando la testa sulle zampe.
È forse questo l’unico racconto che posso farvi senza scadere nella pornografia del sangue, il voyeurismo della violenza. Quaranta minuti di un video, che le autorità israeliane stanno mostrando a gruppi di giornalisti intorno al mondo «perché più passa il tempo dal 7 ottobre, più sono le persone che dicono che non è accaduto nulla, o che è stata tutta una finzione organizzata dallo stesso esercito di Israele», dice l’ambasciatore a Roma del governo Israeliano.
Prima o poi il video sarà visto dal maggior numero possibile di persone, ci auguriamo. E, tanto per essere precisi ed evitare altri sospetti sul filmato, diamo conto di come è stato messo insieme: sono migliaia di video girati da diverse fonti, ognuna delle quali è indicata con precisione.
Molti di questi, io che scrivo, li ho già visti sulla rete di Al Jazeera nelle ore e nei giorni immediatamente seguenti l’attacco – in questo caso sono tutte immagini girate in soggettiva con le camere sulla fronte dei terroristi di Hamas. Ci sono poi le immagini riprese dalle telecamere delle auto degli Israeliani sulla strada. Ci sono quelle delle telecamere dell’esercito di Israele quando i soldati sono arrivati per un’operazione salvezza fatta troppo tardi. Infine, si ascoltano le registrazioni fatte dall’esercito Israeliano, quando l’operazione soccorsi è partita, fra combattenti di Hamas e i loro comandanti che controllavano i terroristi attraverso le GoPro e i telefonini.
Andrò solo per capitoli. Il più importate, perché è quello su cui ci sono più dinieghi, riguarda gli stupri alle donne. L’Onu ha annunciato in queste ore che ci sarà un’inchiesta. Sarà fatta raccogliendo tutte le prove, ma di prove ce ne sono a sufficienza nelle immagini: le giovani hanno tutte sangue che cola fra le gambe, e molte anche dalla bocca.
In una ripresa in una sorta di capannone, c’è una fila di ragazze morte, appoggiate al muro col busto, ordinatamente, i corpi con vestiti in disordine coperti di sangue un po’ dappertutto, dalla bocca, appunto, alle gambe, alla pancia. In un altro filmato una ragazza scende da una jeep con le mani legate dietro. Ha un top e un pantalone della tuta grigio chiaro. Si gira, e dietro, su quel pantalone chiaro si vede una enorme macchia di sangue, mentre viene spinta su una diversa macchina.
Questo video, ne sono spettatrice, è passato tantissime volte su Al Jazeera e poi sulle Tv di tutto il mondo. Ho visto anche di nuovo quello che per me è ancora oggi il massimo della pena: una ragazza bionda con addosso solo uno slip e il reggiseno, circondata da uomini che festeggiano, viene portata a pancia in giù sul retro di un camioncino. Per farla stare dentro le misure le hanno spezzato le gambe e gliele hanno rigirate in avanti. Sembra che sia morta.
Ascoltando le istruzioni che arrivano ad Hamas sui telefonini delle telecamere, ce ne sono del tipo «basta adesso con quel corpo, portatelo ai ragazzi e fateli giocare», «spara, spara, uccidi, uccidi il più possibile», a un certo punto sparano tanto che arriva l’ordine di «risparmiare un po’ di proiettili».
Nei kibbutz si vede la caccia porta per porta, stanza per stanza, spesso vuote, perché molti sono già andati nelle saferoom. Uno che non è scappato viene ucciso sul divano attraverso la rete anti-zanzare dell’entrata. Lo sparo è casuale, giusto passando. Un padre e due figli in mutande appena svegli cercano di fuggire. Il padre porta in braccio il più piccolo, vanno in un rifugio in giardino, e si vede un braccio che lancia una granata dentro la stanza blindata. Il padre si butta sulla granata, i bambini scappano di nuovo e tornano a casa urlando il nome del padre, uno dei due è ferito agli occhi.
Quelli di Hamas se ne sono andati. So per averlo letto come finisce questa storia – i due fratelli sono poi riusciti a scappare e sono stati trovati vivi.
Poi ci sono i ragazzi del rave, che piangono davanti al loro telefonino, e c’è la decapitazione. Due esempi per tutti: a terra ci sono due soldati uccisi, uno di loro ha la testa esplosa, all’altro la testa verrà tagliata da un civile volenteroso che sega a fatica l’osso del collo con un coltello e poi espone il bottino; anche di un’altra decapitazione è protagonista un civile: ci sono a terra due uomini uno dei quali, in mutande, è ancora vivo; arriva un civile gridando grazie ad Allah e chiede in una frenesia di urla «datemi qualcosa, datemi un coltello», gli danno una zappa e lui comincia a cercare di staccare quella testa con uno strumento che non taglia, mentre sotto di lui sobbalza a ogni colpo la vittima.
Ci sono tanti morti, trovati poi dai militari di Israele, un mare di sangue nelle case, a pozze, a strisce sul pavimento, di corpi sovrapposti immersi in questo rosso. Ci sono i corpi bruciati o semi bruciati. Ci sono i bambini uccisi: gli israeliani hanno coperto i buchi dei proiettili con nastro adesivo rosa – quelli in fronte sembrano dei fiocchi. Basta così. Al ventesimo minuto dei quaranta era impossibile continuare a guardare per la nausea. Eppure avevo evitato ogni cibo dalla mattina.
Ma forse il peggio non viene dalle immagini, ma dalle parole: i terroristi, quasi tutti giovani, che si scattano foto celebrando i morti dei nemici urlando la loro gioia, urlando a squarciagola in questo deserto; e la folla che a Gaza circonda con altrettanta gioia i camioncini che portano ostaggi mezzi vivi e mezzi morti.
Infine, il grido di un giovane nella telefonata al padre.«Abu, tuo figlio è un eroe. Ho ucciso con queste mani 10 israeliani. Con le mie mani, Abu», e il padre lo benedice, e il ragazzo chiede della madre e ripete «Sono un eroe madre», e nel sottofondo una voce, ma non si capisce se sia del padre o della madre, risponde «Uccidi, uccidi, uccidi».
Maranza, omicidi e furti in casa: perché i nostri politici parlano tanto di sicurezza? Il confronto con gli altri Paesi (e il caso della criminalità minorile) https://t.co/Pm4lwzztca
Basic History for the Uninformed:
1. Before Israel, there was a British mandate, not a Palestinian state.
2. Before the British Mandate, there was the Ottoman Empire, not a Palestinian state.
3. Before the Ottoman Empire, there was the Islamic state of the Mamluks of Egypt, not a Palestinian state.
4. Before the Islamic state of the Mamluks of Egypt, there was the Ayubid-Kurdish Empire, not a Palestinian state.
5. Before the Ayubid Empire, there was the Crusader Frankish and the Christian Kingdom of Jerusalem, not a Palestinian state.
6. Before the Kingdom of Jerusalem, there were the Umayyad and Fatimid empires, not a Palestinian state.
7. Before the Umayyad and Fatimid empires, there was the Byzantine empire, not a Palestinian state.
8. there was the Sassanid-Persian Empire before the Byzantine Empire, not a Palestinian state.
9. Before the Sassanid-Persian Empire, there was the Byzantine Empire again, not a Palestinian state.
10. there was the Roman Empire, not a Palestinian state, before the Byzantine Empire.
11. Before the Roman Empire, there was the Jewish Hasmonean state, not a Palestinian state.
12. Before the Jewish Hasmonean state was the Hellenistic Seleucid Empire, not a Palestinian state.
13. Before the Hellenistic Seleucid empire, there was Alexander the Great's empire, not a Palestinian state.
14. Before Alexander the Great, there was the Persian Empire, not a Palestinian state.
15. Before the Persian Empire, there was the Babylonian Empire, not a Palestinian state.
16. Before the Babylonian Empire, the kingdoms of Israel and Judah were not Palestinian states.
17. Before the Kingdoms of Israel and Judah, there was the Kingdom of Israel, not a Palestinian state.
18. Before the Kingdom of Israel, there was the theocracy of the twelve tribes of Israel, not a Palestinian state.
19. Before the theocracy of the twelve tribes of Israel, there was an agglomeration of independent Canaanite city-kingdoms, not a Palestinian state.
There have been many governments there, but never a Palestine.
@FBiasin Una società seria non racconta continuamente di avere un obbiettivo quando non si è in grado di raggiungerlo (si sapeva che Dumfries sarebbe andato via e si sapeva che il mercato dipendeva dalle cessioni). Quello che stupisce è la differenza tra quanto dichiarato e quanto fatto.
@FBiasin Una società seria ha un piano B se Lukaku ti lascia all’ultimo, ha un piano B se non riesci a prendere Lookman, ha un piano B se non riesci a prendere Palestra.
Una società seria non cambia continuamente obbiettivo confermando di non averne uno.
In Buddhism we understand that every action comes with a consequence. Due to my decision to stand up for my Jewish friends I am losing a few people from my life. Today I parted company with Tony Pontius who has run my record label BGP for a number of years. I wanted to release 'We Will Dance Again' but he was unequivocal and said 'I want nothing to do with this song' and I responded 'ok, we are done'.
When someone is gutless it really does not hurt to say goodbye. My faith in humanity will not diminish and the truth will always win.
I will release it!