Andate a vedervi il video in cui la deputata della Lega Matone critica il Ministro Nordio per aver fatto rimontare il "no" al referendum avendo detto delle cose che "tutti noi pensiamo" ma "che non si possono dire pubblicamente". Non è altro che la conferma che stanno provando a nascondere ai cittadini i veri obiettivi della riforma. Solo che Nordio se ne é fatte scappare tante: che il Csm è un sistema “paramafioso”, che la riforma conviene a chiunque vada al Governo (anche alla sinistra). Insomma via via arrivano tante conferme: questa riforma non serve ai cittadini per migliorare la giustizia, né tantomeno serve per separare carriere già oggi nei fatti ben separate. Piuttosto serve, come si lasciano sfuggire di tanto in tanto per mettere al riparo i politici dalle inchieste della magistratura e dai controlli che loro percepiscono come "invadenza". Per loro “primato della politica” significa privilegio dei politici che ridiventano casta di intoccabili. Votiamo no!
Referendum, la leghista Matone: “Tutti noi pensiamo le cose che ha detto Nordio, ma sono cose che non si possono dire pubblicamente”.
Cosa aveva detto Nordio?
Nordio aveva ammesso che vogliono controllare la magistratura con l’alta corte disciplinare.
Ci sono ancora dubbi?
🔴 "NON SI PUÒ DIRE IN PUBBLICO": Il clamoroso fuorionda della Lega che fa esplodere la "truffa" del Referendum
Se avevate ancora qualche dubbio sul reale obiettivo dell'imminente Referendum Costituzionale sulla Giustizia voluto dalla destra, oggi è arrivata la prova definitiva. Direttamente dall'interno della Lega, ecco un clamoroso autogol che smaschera l'intera propaganda governativa e fornisce ai comitati per il NO la vittoria su un piatto di argento.
Nel video allegato, che sta facendo il giro del web, si sente la deputata leghista Simonetta Matone strigliare il Ministro della Giustizia Carlo Nordio per aver parlato troppo. Le sue parole sono una pietra tombale sulla campagna per il SÌ:
"Lui confonde ciò che si può dire in un salotto da quello che si può dire pubblicamente. Tutti noi pensiamo le cose che lui ha detto, ma non si possono dire pubblicamente perché diamo il là al fronte del NO".
Il tutto prima di essere gelata da un collega che le fa notare la presenza della stampa in sala. 😂
Cosa significa questo per noi cittadini?
È la confessione palese di un segreto di Pulcinella! Anche chi sta spingendo questa riforma sa perfettamente che non risolverà i veri problemi dei tribunali italiani (come la lentezza dei processi o le carenze di organico). La verità (che loro vorrebbero si dicesse solo nei salotti privati), è che questo referendum è un'operazione di potere.
Vogliono venderci la favola della giustizia efficiente, ma l'obiettivo reale è mettere il guinzaglio alla magistratura per garantirsi privilegi, immunità di fatto e magari qualche comodo sconto di pena per i colletti bianchi.
Perché sennò sarebbe stata una riforma fortemente voluta anche dalla P2 e da Berlusconi?
Nordio, semplicemente, ha fatto l'errore di dire ad alta voce ciò che la maggioranza pensa in segreto, terrorizzando la Lega che ora teme (giustamente) la reazione degli elettori.
Non è un caso che i sondaggi più recenti mostrino un elettorato sempre più freddo e diffidente verso questa "riforma". E non è un caso che addirittura il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sia dovuto intervenire a più riprese, con la sua consueta fermezza, per ricordare l'importanza dell'indipendenza e dell'autonomia della magistratura, pilastri democratici che non possono essere smantellati per convenienze di palazzo.
La destra lo sa: la loro narrazione sta crollando. Hanno gettato la maschera e ora hanno paura. Non solo di perdere il referendum, ma di perdere il potere in generale. Dunque quando sarà il momento di votare, ricordiamoci di questo video. La loro giustizia non è la nostra giustizia.
#ReferendumGiustizia #IoVotoNO #AllertaMedia
Francesca Ghio, consigliera comunale dei Verdi a Genova, oggi pomeriggio si è alzata in piedi, ha preso la parola durante il dibattito sulla violenza di genere e ha raccontato per la prima volta pubblicamente la sua storia di vittima di violenza sessuale ripetuta, a 12 anni, da parte del “vostro bravo ragazzo della Genova bene”.
Non esiste risposta più forte, dura, coraggiosa a Meloni, Salvini, Valditara, ai negazionisti di genere, agli sciacalli, a tutti quelli che si rifiutano di chiamare le cose col proprio nome.
Da leggere tutta d’un fiato.
“Avevo 12 anni, vivevo nel cuore della Genova Bene, avevo appena iniziato la seconda media.
Avevo 12 anni quando sono stata violentata fisicamente e psicologicamente tra le mura di casa mia, ripetutamente, per mesi e mesi, da un uomo di cui mi fidavo, da un uomo che nessuno avrebbe pensato potesse essere un mostro, un dirigente genovese, il vostro bravo ragazzo.
Lui mi diceva di stare zitta e che dovevo essere il nostro segreto, dovevo giurargli di non raccontare niente a nessuno mentre sottostavo alle sue torture, il dominio dell'uomo, del padre, la mia mente e il mio corpo sotto la sua autorità, l'emblema del patriarcato.
Ma altro io non potevo fare, perché nessuno mi ha mai detto che potevo parlarne, nessuno mi ha mai chiesto perché ero diventata introversa all'improvviso, eppure non sono mai stata una bambina silenziosa.
(…) Per un pezzo di vita mi sono rassegnata fino a credere che me lo ero meritata, me la sono cercata, non so bene come, ma non avevo alternativa. Sono arrivata a colpevolizzarmi al punto di ferirmi fisicamente, mi sono coperta le cicatrici sulle braccia per anni, nessuno mi ha mai chiesto perché tenessi sempre le maniche lunghe, ma il dolore era l'unica emozione che mi faceva provare ancora qualcosa.
Non ho mai denunciato quell'uomo, non sapevo neanche che cosa fosse una denuncia a 12 anni. A scuola studiavamo Napoleone Bonaparte, nessuno parlava di emozioni, consenso, sessualità, sostegno alla fragilità. Nel mondo degli adulti non c'era un singolo volto in cui potevo trovare rifugio e protezione.
Quando ho provato a parlarne, anni dopo, mi sono sentita giudicata, iniziavo il discorso e notavo disgusto, ma poi dicevo sto scherzando, chiudevo velocemente il discorso. Ho iniziato a fumare a 13 anni, non mi piaceva fumare, ma mi consolava l'idea che qualcosa bruciasse dentro di me. Quel dolore andava soffocato in qualche modo, nessuno voleva ascoltarlo e io non avevo gli strumenti per capirlo.
Mi guardo indietro oggi e a distanza di decenni nulla è cambiato, gli uomini continuano a violentare nel silenzio complice di una società che non dà gli strumenti, che non vuole fermarsi a capire, che ritiene più facile e dignitoso nascondere il problema piuttosto che ammettere che questo cortocircuito è responsabilità del profondo vuoto che le istituzioni scelgono di non colmare.
(…) Il 25 novembre è passato, ci vediamo l'anno prossimo con la conta dei numeri che sull'elenco dei morti, dei cadaveri, chi nel silenzio muore dentro, vittima due volte dello stupratore e della società che guarda dall'altra parte.
L'unica differenza è che non staremo più zitte, della mia fi** farò una bandiera che brillerà nella notte.”
Grazie Francesca per il tuo coraggio e la tua forza.
Tosa
DIALOGO CON ANTIABORTISTA BE LIKE:
A: L'ab**to è un crimine! Ammazzate i babbbini!!11!1!
IO: L'interruzione volontaria di gravidanza, chiamiamola per nome, non ammazza un bel niente. Al massimo interrompe lo sviluppo di un embrione.
A: Ma quell'embrione è un bambino!
ATTENZIONE: brutti deficienti che andate al MC Donald (e simili) per via delle offerte IMPROVVISAMENTE E MISTERIOSAMENTE stracciate fatevi due domande del perché stanno abbassando di brutto i prezzi e sentitevi COMPLICI di ciò che accade
Ma magari ve ce strozzate #freepalestine
40. Oggi troverete questo numero ricorrere negli attacchi maschili a chi si occupa di femminicidio e patriarcato.
Sui canali di comunicazione della destra è passato l’ordine: ridurre il numero di femminicidi a 40, contestando il dato ufficiale. (segue)
“Mai stata una società patriarcale in Italia”, però:
- La fattispecie del delitto d’onore è esistita fino al 1981
- Il matrimonio riparatore è stato abolito nel 1981
- Abortire è legale solo dal 1978
- Fino al 68 una donna poteva stare in carcere fino a due anni se tradiva il +
"Turetta non è un mostro, lui è un figlio sano della società patriarcale che è pregna della cultura dello stupro"
A #Drittoerovescio parla la sorella di Giulia
THE UGLY TRUTH OF ISRAEL
In this thread i’ll post brutal and inhuman violations committed by Israeli police and army against Palestinian civilians
It’s time to expose THE TRUTH
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في الثريد ده هنزل ڤيديوهات إعتداءات شرطة وجيش الإحتلال على أهلنا في فل.سط.ين
6 ore di lavoro per 20 euro.
Non sono 6 ore di lavoro, dice il ristoratore, è una prova. Dunque nella sua mente malata è giusto che venga retribuita meno.
Per l'esattezza 3,3 euro all'ora.
In nero.
E non tirate in ballo il costo del lavoro, perché chi sottopaga in nero non ha alcun costo del lavoro da sostenere.
6 mesi fa, il ministro dei Trasporti @matteosalvinimi prometteva che se il costo della benzina avesse raggiunto i 2 euro al litro, il Governo sarebbe intervenuto con il taglio delle accise.
Oggi il prezzo della #benzina è salito, riporta l'Ansa, a 2,1 euro al litro.
E sempre oggi, in Consiglio dei Ministri, il Governo si occuperà non di questo ma di come togliere il cellulare ai 14enni che delinquono.
Vi pisciano in testa e vi dicono che è champagne.
Giorno nuovo, nuova querela. Dalle parti del governo mentre promettono di difenderci da un’inesistente sostituzione etnica continuano a usare l’intimidazione giudiziaria per completare la loro sostituzione etica. Arianna Meloni, sorella della presidente del Consiglio e incidentalmente moglie del ministro all’Agricoltura Francesco Lollobrigida, ha querelato l’ormai celebre vignetta del vignettista del Fatto Quotidiano Mario Natangelo che trattava della “sostituzione etnica” evocata dal marito e derisa dai giornali di mezzo mondo.
Su quella vignetta, dopo gli strepiti della maggioranza, era già stato aperto un procedimento disciplinare dall’Ordine dei giornalisti che aveva archiviato il tutto riconoscendo il diritto di satira. Ma la sorella di Giorgia Meloni non ci sta e ora si rivolge alla magistratura. Il finale è già scritto, sarà archiviazione. Ciò che conta in fondo è solo l’intimidazione giudiziaria, il provare a punirne uno per zittirne cento che la prossima volta ci penseranno due volte prima di esercitare il loro doveroso senso di critica. Le querele da parte del governo però stanno oggettivamente scappando di mano.
Tre giorni fa il ministro delle Imprese e del made in Italy Adolfo Urso ha querelato per l’ennesima volta la trasmissione Report intravedendo “testimonianze manipolate” e “una chiara volontà diffamatoria”. Non contento il ministro si è rivolto anche all’Ordine dei giornalisti “affinché proceda nei confronti del sig. Ranucci per la clamorosa e perdurante violazione della deontologia professionale”. Sigfrido Ranucci risponde chiarendo di avere “invitato più volte” il ministro che lamenta di non essere stato interpellato. Intanto la querela è lì, perché suocera intenda.
Roberto Saviano di querele ne ha prese addirittura due, dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dal ministro Matteo Salvini. La prima ha chiarito di averlo querelato “non da presidente del Consiglio, ma da presidente dell’unico partito di opposizione”. “Io non politicizzo, lui sta cercando di farlo”, ha spiegato a dicembre dell’anno scorso la presidente del Consiglio. Una persona a capo del governo che accusa uno scrittore di “politicizzare” una sua querela è roba da commedia all’italiana.
Tra Salvini e Saviano è invece in corso un processo che dura ormai da 5 anni. Un ministro che querela uno scrittore è già deprimente, un ministro che non si è mai fatto vedere nel processo che lui stesso ha intentato è disgustoso. Piccola postilla: Saviano continua a definire Salvini “ministro della mala vita” e Salvini qualche giorno fa ha annunciato di avere depositato un’altra querela. E via. A settembre dell’anno scorso Giorgia Meloni ha querelato la giornalista Rula Jebreal che aveva scritto “il padre di Meloni è un noto criminale colpevole di traffico di droga che è stato detenuto in carcere”.
La notizia era sui media di tutto il mondo e non è mai stata smentita. Meloni ha mirato una giornalista per parlare a tutti. A proposito di giornalismo: Meloni ha querelato anche il quotidiano Domani. “Da cittadino, giornalista e politico, non da premier”. Ancora: tra i querelati da Giorgia Meloni c’è anche il filologo Luciano Canfora per un intervento in un Liceo a Bari. Nelle scorse ore tra le grinfie giudiziarie della premier è finito anche il cantante della band britannica Placebo.
Ci siamo ovviamente anche noi, de La Notizia. La colpa? Un titolo, “Fratelli d’Italia e di ‘Ndrangheta”, dopo la condanna per mafia (20 anni) al consigliere comunale di Piacenza, Giuseppe Caruso. L’Italia ha conquistato il primato in Europa per le querele scagliate da componenti del governo contro scrittori, autori, cronisti, disegnatori. Anche in questo assomigliamo sempre di più all’Ungheria e alla Polonia.
(il mio pezzo per @LaNotiziaTweet in edicola)
https://t.co/pQb0TBliqC
- hai visto? una donna sotto effetto di droga sostiene di essere stata violentata da un ragazzo che si chiama apache
- sti stranieri di merda vengono in italia drogano e violentano le nostre donne
- guarda che apache è il figlio di la russa
- sta troia di merda!