Un centinaio di coloni entrano in quello che era villaggio palestinese, distrutto per prenderne possesso. Gli israeliani sono ladri schifosi, colonialisti e suprematisti della peggior specie. Sono la feccia dell'umanità.
Servizio @ZiaLulli1 per @RaiTre
Il generale Vannacci mi attacca di nuovo ma stavolta lo fa senza intelligenza artificiale. Anzi senza intelligenza proprio. E dice RASTRELLEREMO l’Italia. Rastrellare era il verbo usato dai nazifascisti. A Vannacci non consentiremo di rastrellare un bel nulla
Il vero sgarbo alle istituzioni italiane non è voltare le spalle a La Russa, come hanno giustamente fatto gli operai belgi a Marcinelle. Il vero sgarbo alle istituzioni italiane è La Russa
@elonmusk Only in the minds of fools were Hitler and Mussolini left-wing socialists. I may even claim to be the new Christ come down to earth, but only fools will believe me.
Ansa - ha rivendicato il gesto il sindacato belga Fgtb: "Tutti i compagni dell'Fgtb si sono girati, perché noi siamo contro la presenza di partiti fascisti, e per noi Fdi è un partito di estrema destra. Noi siamo contro la presenza di tutti i partiti fascisti.
[Il Giornale]
La donna che non ha mai tagliato
Con l’ultima sentenza della Cassazione si è chiuso il percorso giudiziario sulla strage di Bologna. Quarantasei anni, ottantacinque morti, cinque esecutori materiali condannati in via definitiva: Fioravanti, Mambro, Ciavardini, Cavallini, Bellini. Le sentenze hanno individuato, con ruoli differenti tra mandanti, finanziatori e organizzatori, Licio Gelli e Umberto Ortolani della P2, Federico Umberto D’Amato dell’Ufficio Affari Riservati del Viminale e Mario Tedeschi, senatore del Movimento Sociale Italiano, direttore del Borghese. Nessuno dei quattro è stato processato: erano già morti.
La verità giudiziaria è finita. Quella politica non è mai cominciata.
Alla guida del paese c’è una donna che in quell’ambiente si è formata. Nel 1992, a quindici anni, si iscrisse al Fronte della Gioventù nella sezione della Garbatella. Roma era piena di sezioni, di collettivi, di parrocchie, di circoli. Scelse quella. Trovò una comunità che funzionava come una famiglia allargata, con i suoi lutti, i suoi anniversari, i suoi morti da onorare ogni anno alla stessa ora. Da quel mondo, politicamente, non è mai uscita.
Ad accoglierla fu Fabio Rampelli, oggi vicepresidente della Camera. Allora era il capo di Colle Oppio, la prima sezione missina d’Italia, settanta metri interrati all’Esquilino intitolati a Stefano Recchioni, il militante ucciso ventenne nel 1978 durante gli scontri seguiti alla strage di Acca Larentia. Quando la sezione ha riaperto, nel 2023, Il Foglio ha raccontato che l’impresa dei lavori aveva cancellato dalle pareti i nomi che vi campeggiavano: Evola, Papini, Degrelle, Tolkien. Bisignani sostiene che Rampelli sia stato il vero scopritore di Giorgia Meloni, il suo padre politico, e che forse è proprio per questo che lei lo ha messo da parte.
Rampelli non ha tagliato niente neppure lui. Una informativa della Digos, depositata all’Archivio di Stato tra gli atti declassificati, lo colloca tra i tredici arrestati nel maggio 1989, durante la contromanifestazione per i combattenti di Salò organizzata a Nettuno mentre George Bush visitava il cimitero americano. A guidare il gruppo c’era Gianni Alemanno. Trent’anni dopo, in un video del 2019 pubblicato da Fanpage, Rampelli è nel picchetto durante il rito del presente. Non alza il braccio, è l’unico. Sta lì, però.
Da quella sezione si usciva con dei nomi in tasca, e tra quei nomi c’erano anche i De Angelis. Nanni, morto a Rebibbia il 5 ottobre 1980, ventidue anni, arrestato il giorno prima, in circostanze mai chiarite, diventò subito una reliquia. Marcello, tre anni scontati per associazione sovversiva e banda armata, poi direttore di Area, poi del Secolo d’Italia, poi senatore di Alleanza Nazionale. Germana, che sposa Luigi Ciavardini, trent’anni in via definitiva per la strage di Bologna, oltre all’omicidio dell’agente Francesco Evangelista e a quello del giudice Mario Amato, che sull’eversione nera indagava e per questo fu assassinato.
Una famiglia sola contiene un martire, un parlamentare della Repubblica e uno stragista. Chi è cresciuto lì racconta che era quasi impossibile non conoscerne almeno uno.
Meloni li conobbe. Bisignani e Madron, ne I potenti al tempo di Giorgia, scrivono che a sedici anni ebbe una relazione con Marcello De Angelis, allora trentaduenne e appena uscito dal carcere, e che in seguito si legò al fratello Renato. È una ricostruzione affidata a un’unica fonte e non cambia nulla, da sola. Dice però qualcosa dell’ambiente: un uomo appena uscito da una condanna per banda armata non era un imbarazzo da evitare, ma una presenza perfettamente integrata in quel mondo.
Nel 2004, presidente di Azione Giovani, Meloni è a una conferenza stampa a Catania insieme a Luigi Ciavardini: lo ha ricostruito Il Fatto Quotidiano sulla base del lavoro di Andrea Palladino. Non a quindici anni. A ventisette, con un incarico nazionale, mentre il processo che porterà Ciavardini alla condanna definitiva è ancora aperto.
Negli stessi anni Giuseppe Dimitri, detto Peppe, tra i fondatori di Lotta Studentesca e di Terza Posizione, condannato per banda armata e assolto invece dall’accusa di omicidio, otto anni di carcere scontati fino al 1988, lavora come consulente di Gianni Alemanno al ministero delle Politiche agricole. Dal 2001 al 2006, sotto il terzo governo Berlusconi. Quando muore in un incidente stradale, il 30 marzo di quell’anno, ai suoi funerali sfilano ministri e parlamentari della maggioranza in mezzo ai simboli neofascisti, Alemanno in testa. Nicola Rao li ha definiti l’ultima grande manifestazione del neofascismo italiano.
Nel novembre 2022, fresca di Palazzo Chigi, Meloni riceve un premio dalle mani di Domenico Gramazio, uno dei grandi dirigenti della destra romana. Il suo nome compare nelle vicende di Mafia Capitale per rapporti documentati con Massimo Carminati, mentre il figlio Luca sarà tra gli imputati del processo. Un’altra figura storica di quello stesso ambiente politico che occupa un posto di riconoscimento pubblico.
Nel 2023 il suo partito impone alla presidenza della Commissione parlamentare Antimafia Chiara Colosimo, classe 1986, Azione Studentesca, sezione Garbatella, la stessa di Meloni. Casellario immacolato, nessuno scheletro, il prodotto puro del vivaio. Viene eletta con i soli voti della maggioranza, mentre le opposizioni lasciano l’aula e i familiari delle vittime chiedono di non votarla. Il motivo è una fotografia scattata a Rebibbia con Ciavardini, conosciuto, dice lei, tramite l’associazione per il reinserimento dei detenuti gestita da sua moglie. Germana De Angelis. Il cerchio si chiude da solo.
Nell’agosto dello stesso anno Marcello De Angelis, portavoce della Regione Lazio, scrive su Facebook che con Bologna Fioravanti, Mambro e Ciavardini non c’entrano nulla, e che non è un’opinione ma una certezza assoluta. Tre sentenze definitive cancellate con un post. La linea del partito è che le scuse bastano e che il licenziamento è escluso. Se ne andrà tre settimane dopo per una vecchia canzone antisemita, non per la strage.
Intorno, tutto resta al suo posto. Isabella Rauti, già moglie di Alemanno, è sottosegretaria alla Difesa, figlia di quel Pino Rauti che fondò Ordine Nuovo, l’organizzazione da cui uscirono Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte, ergastolo definitivo nel 2017 per la bomba di piazza della Loggia, otto morti durante un comizio antifascista. Rauti padre in quel processo fu imputato e assolto. Resta che la sua creatura politica ha prodotto due ergastoli per strage e che sua figlia oggi firma atti in nome della Repubblica.
Nel giugno 2026 Alemanno esce da Rebibbia dopo un anno e dieci mesi per traffico di influenze illecite. In cella lo hanno visitato Ignazio La Russa, Francesco Storace, Alfredo Mantovano, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, e Fabio Rampelli. Trentasette anni dopo Nettuno, gli stessi due uomini: uno dentro e uno che va a trovarlo.
Nel frattempo Arianna Meloni dirige la segreteria politica del partito e decide candidature e nomine, e Francesco Lollobrigida, Fronte della Gioventù pure lui, resta ministro dell’Agricoltura anche dopo la fine del matrimonio con lei. Nel vivaio si smette di essere parenti, non si smette mai di essere della stessa sezione.
Nessuno di questi episodi prova responsabilità personali. Presi insieme, però, mostrano una continuità di relazioni, di simboli e di gruppo dirigente che non è mai stata oggetto di una rottura politica esplicita. È questo il punto: quel legame non è mai stato reciso.
Non è una questione penale. È una questione politica. Altre culture politiche italiane hanno attraversato, in forme diverse, congressi laceranti, scissioni, dirigenti espulsi, parole scritte una volta per tutte. Questa destra ha traghettato tutto intatto fino a Palazzo Chigi senza lasciare per strada nemmeno una valigia.
Non è nostalgia. La nostalgia si cura. È la certezza di non dover rendere conto: ogni due agosto una corona, un comunicato solenne, e nessuno che chieda perché una donna con il potere di scegliere abbia scelto sempre dentro quel perimetro.
I giudici hanno finito. Non c’è più sentenza da aspettare.
Drone riprende violenze sugli Animali in un allevamento.
Gli allevatori sono sta merda qua, per loro gli Animali sono oggetti fonte di reddito.
Niente altro. 🤬
#GoVegan#Vegan#AnimaliLiberi
https://t.co/8eocDmiE2v
A Bologna fu una strage fascista!
A Bologna fu una strage fascista!
A Bologna fu una strage fascista!
A Bologna fu una strage fascista!
A Bologna fu una strage fascista!
A Bologna fu una strage fascista!
A Bologna fu una strage fascista!
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2 agosto 1980
Il sostanziale sospiro di sollievo all’annuncio del NO di Guardiola da parte di una fetta di comunicazione italiana (una bella fetta, mascherata anche da un “te l’avevo detto”) racconta più di altre cose dello stato del nostro Calcio.
Perseguire i minori come se fossero adulti e impedire che la magistratura acquisisca le chat di Dal Mastro con un sospettato di mafia.
Questa è l' idea di giustizia della destra al governo.