Rendere le città più fresche non è un sogno, si può fare e i numeri lo mostrano bene.
Il progetto MIRIFICUS, coordinato dal CNR con ISPRA e finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana, ha studiato due aree test: Settecamini a Roma e la zona Piazza Artom a Firenze. L’obiettivo era semplice, capire quanto possono cambiare le temperature urbane se si interviene davvero sulla città con più alberi, più aree verdi e pavimentazioni che assorbono meno calore rispetto ad asfalto e cemento tradizionali.
Il risultato è molto interessante, nelle ore più calde della giornata, tra le 9 e le 15, la differenza tra la situazione attuale e quella simulata supera i 4°C. Su tutta la giornata, invece, la riduzione resta intorno ai 2-2,2°C. Può sembrare poco, ma in città 2°C in meno fanno una grande differenza per chi cammina, per chi lavora all’aperto, per anziani, bambini, persone fragili e per chi vive in quartieri molto cementificati. C’è poi un altro dato importante, non conta solo quanto verde c’è, ma anche come è fatta la città.
La disposizione degli edifici, la loro altezza, i materiali, l’ombra, la ventilazione e la presenza di alberi cambiano moltissimo il modo in cui un quartiere accumula calore. A Firenze, nelle zone con edifici compatti di media altezza si raggiungono temperature superficiali di 44,6°C, mentre nelle aree con boschi urbani si scende a 35,9°C. A Roma, nei quartieri industriali con grandi superfici esposte al sole, si arriva a 57,2°C. Ovviamente facciamo attenzione, in questi casi parliamo di temperatura delle superfici, non della temperatura dell’aria ma il messaggio resta chiarissimo. Asfalto, cemento e superfici scure diventano vere piastre roventi, mentre alberi e suolo naturale aiutano a raffreddare l’ambiente. Un albero in città non è decorazione è una piccolae fondamentale infrastruttura climatica. Dove c’è ombra, suolo naturale ed evapotraspirazione, il caldo non scompare, ma diventa meno aggressivo.
Dobbiamo ripensare il modo in cui costruiamo e viviamo le città perché il caldo urbano non dipende solo dal meteo, ma anche da come una città è stata progettata.
FERMATE BILL GATES: VUOLE PORTARE RICCHEZZA IN PUGLIA
Allarme rosso sulla costa di Ostuni. Non una discarica abusiva, non un depuratore che sversa in mare, non l'ennesimo scheletro di cemento armato abbandonato da trent'anni. Peggio, molto peggio: 150 camere e suite di altissima gamma, ristoranti, piscine, beach club e spa firmati Four Seasons. Il mostro ha nove ettari e una spa. La notizia è arrivata fino al Times, che racconta la rivolta contro quello che ormai tutti chiamano il Bill Gates Resort, visto che il fondatore di Microsoft controlla il 71,25 per cento della catena alberghiera attraverso Cascade, dopo un'operazione da oltre due miliardi di dollari. E così la Puglia si ritrova sui giornali internazionali non per il suo mare, non per i suoi ulivi, ma per i comitati che presidiano la costa al grido di Giù le mani. Complimenti: pubblicità mondiale gratuita, per il resort e per l'Italia del No.
Ripassiamo i fatti. Il terreno viene acquistato a fine 2020, il progetto annunciato nel 2021. Da allora, cinque anni di trafile, pareri, ricorsi. La Regione e la Soprintendenza parlano di rischio di alterazione irreversibile del paesaggio, vocabolario apocalittico che in Puglia conosciamo a memoria: è lo stesso, identico, usato per il TAP. Ricordate? Il gasdotto che avrebbe distrutto le spiagge del Salento, ucciso il turismo, devastato gli ulivi. Emiliano in prima linea, i comitati in trincea, i professionisti dell'allarme in televisione. Oggi il TAP è invisibile, le spiagge di San Foca sono intatte, e quel tubo tanto maledetto ci ha salvato le bollette quando Putin ha chiuso i rubinetti. Nessuno dei profeti dell'apocalisse ha mai chiesto scusa. Sono gli stessi che oggi ci spiegano che 150 camere su nove ettari, una densità da giardino botanico, cancelleranno per sempre l'agro di Ostuni.
Perché qui sta il punto che i comitati fingono di non capire, o capiscono benissimo. Four Seasons non è un villaggio turistico da duemila posti letto con animazione e scivoli gonfiabili. È il marchio che nel mondo intero è sinonimo di tutela del territorio, non di devastazione. A Taormina ha restaurato il San Domenico Palace, un convento del Trecento che oggi il pianeta intero ha ammirato in The White Lotus. A Firenze ha riportato in vita Palazzo della Gherardesca e il suo parco monumentale. A Milano ha recuperato un convento quattrocentesco. Ovunque arriva, il valore del territorio sale, l'occupazione di qualità esplode, il paesaggio viene curato come un asset, perché per il lusso vero il paesaggio è il prodotto. Un gruppo che vende camere a duemila euro a notte ha un interesse vitale a che il mare resti cristallino e la campagna intatta: è esattamente ciò che vende. E a pochi chilometri da Ostuni c'è la prova vivente: Borgo Egnazia, il resort di Fasano dove nel giugno 2024 l'Italia ha ospitato il G7, orgoglio nazionale, centinaia di dipendenti, i grandi della Terra a cena nella campagna pugliese. Domanda scomoda: se i comitati di oggi fossero esistiti vent'anni fa, Borgo Egnazia esisterebbe? O avremmo un altro pezzo di costa intatto, intonso e disoccupato?
E poi c'è il paradosso Gates, che da solo vale il biglietto. Per anni Bill Gates è stato il santo laico della sinistra mondiale: la filantropia, i vaccini, la crociata per il clima, i libri consigliati, le interviste riverenti. Quando spiegava agli altri come vivere, era un visionario. Ora che vuole investire i suoi soldi in Puglia, creando a regime centinaia di posti di lavoro diretti e un indotto che moltiplica, è diventato la multinazionale predatrice che viene in questo Paese e fa ciò che vuole distruggendo la nostra natura, parola di Angelo Bonelli. Il quale Bonelli, non pago, ha alzato il tiro con una dichiarazione che merita la cornice: Meloni vende la costa pugliese agli israeliani, riferendosi al gruppo Omnam che sviluppa il progetto. Fermiamoci un secondo. Provate a immaginare un esponente della destra che chieda di bloccare un investimento specificando con quel tono la nazionalità israeliana dei soci. Avremmo settimane di editoriali sull'antisemitismo strisciante, appelli, mozioni, fiaccolate. Lo fa il leader di Europa Verde e non fiata nessuno. L'indignazione, come l'ambientalismo, funziona a targhe alterne.
Già, perché la domanda vera è questa, e va posta senza timidezze: perché la mobilitazione scatta sempre e solo contro i progetti regolari, autorizzati, controllati, firmati da gruppi che rispondono a standard internazionali, e mai contro il degrado vero? Dove sono i comitati quando si tratta di abusivismo costiero, di depuratori colabrodo, di ecomostri incompiuti che deturpano il Mezzogiorno da mezzo secolo? Chi finanzia e chi coordina questa macchina del No selettivo? A chi giova che la costa resti immobile? Agli operatori già posizionati, che sulla scarsità di offerta di alto livello costruiscono la loro rendita? Alla politica dell'ecologismo militante, che senza un nemico miliardario da esibire non esisterebbe? All'industria professionale della protesta, che vive di battaglie e muore di soluzioni? Sono interrogativi legittimi, e il fatto che nessuno li ponga è già una risposta. La Puglia, ricordiamolo, è governata dalla sinistra ininterrottamente dal 2005: Vendola, Emiliano, ora Decaro. Vent'anni. Se la costa ha problemi veri, i responsabili hanno nome, cognome e tessera di partito. E non abitano a Seattle.
C'è infine il precedente, ed è il motivo per cui questa partita va oltre Ostuni. Si chiama Tavolara Bay: il resort di lusso del gruppo brasiliano JHSF a Cala Finanza, in Sardegna, autorizzato dal governo tramite ZES a febbraio e affossato il 2 luglio, quando il Dipartimento per il Sud ha revocato l'autorizzazione dopo mesi di presidi, ricorsi e pressioni della Regione Todde. La società si è detta sconcertata, e come darle torto: aveva seguito alla lettera l'iter previsto dalla legge italiana, e la firma dello Stato si è dissolta al primo sit-in. Il sindaco ha proclamato trionfante che la Sardegna non è terra di conquista. Bellissimo slogan. Peccato che il messaggio arrivato a ogni fondo di investimento del pianeta sia un altro: in Italia un'autorizzazione governativa vale fino alla prima manifestazione. Ora la stessa identica macchina si è rimessa in moto in Puglia, con lo stesso copione, gli stessi slogan, la stessa richiesta di revoca. Ecco perché il governo non può permettersi un secondo Tavolara. La ZES unica è stata creata precisamente per attrarre capitali nel Mezzogiorno tagliando la giungla burocratica che per decenni ha tenuto il Sud povero e in attesa. Se ogni autorizzazione ZES può essere stracciata sotto la pressione della piazza, la ZES muore, e con lei muore la promessa di sviluppo del Meridione. Un cedimento è un incidente. Due sono una linea. E quella linea direbbe al mondo che in Italia lo Stato firma con l'inchiostro simpatico.
Il governo tenga dunque la schiena dritta. Le autorizzazioni legittime si difendono nelle sedi legittime, il TAR farà il suo corso come è giusto, ma la politica non deve piegarsi al ricatto emotivo di chi ha già dimostrato, dal nucleare al TAP alle trivelle, di avere sempre torto sui fatti e sempre ragione sui titoli. Ogni investimento respinto per ideologia è lavoro negato a un giovane pugliese, che poi emigrerà a servire ai tavoli a Londra il turismo di lusso che gli abbiamo vietato di servire a casa sua.
Giù le mani dalla costa, dicono. D'accordo. Giù le mani dalla costa di chi la vuole tenere povera per poterla fotografare intatta, magari dal terrazzo di una masseria da mille euro a notte già esistente, la propria. Lo sviluppo di qualità è il miglior custode del paesaggio; il sottosviluppo è il suo becchino. Chi ama la Puglia la vuole viva, bella e piena di lavoro. Chi la vuole soltanto immobile non la ama: la imbalsama.
FERMATE BILL GATES: VUOLE PORTARE RICCHEZZA IN PUGLIA
Allarme rosso sulla costa di Ostuni. Non una discarica abusiva, non un depuratore che sversa in mare, non l'ennesimo scheletro di cemento armato abbandonato da trent'anni. Peggio, molto peggio: 150 camere e suite di altissima gamma, ristoranti, piscine, beach club e spa firmati Four Seasons. Il mostro ha nove ettari e una spa. La notizia è arrivata fino al Times, che racconta la rivolta contro quello che ormai tutti chiamano il Bill Gates Resort, visto che il fondatore di Microsoft controlla il 71,25 per cento della catena alberghiera attraverso Cascade, dopo un'operazione da oltre due miliardi di dollari. E così la Puglia si ritrova sui giornali internazionali non per il suo mare, non per i suoi ulivi, ma per i comitati che presidiano la costa al grido di Giù le mani. Complimenti: pubblicità mondiale gratuita, per il resort e per l'Italia del No.
Ripassiamo i fatti. Il terreno viene acquistato a fine 2020, il progetto annunciato nel 2021. Da allora, cinque anni di trafile, pareri, ricorsi. La Regione e la Soprintendenza parlano di rischio di alterazione irreversibile del paesaggio, vocabolario apocalittico che in Puglia conosciamo a memoria: è lo stesso, identico, usato per il TAP. Ricordate? Il gasdotto che avrebbe distrutto le spiagge del Salento, ucciso il turismo, devastato gli ulivi. Emiliano in prima linea, i comitati in trincea, i professionisti dell'allarme in televisione. Oggi il TAP è invisibile, le spiagge di San Foca sono intatte, e quel tubo tanto maledetto ci ha salvato le bollette quando Putin ha chiuso i rubinetti. Nessuno dei profeti dell'apocalisse ha mai chiesto scusa. Sono gli stessi che oggi ci spiegano che 150 camere su nove ettari, una densità da giardino botanico, cancelleranno per sempre l'agro di Ostuni.
Perché qui sta il punto che i comitati fingono di non capire, o capiscono benissimo. Four Seasons non è un villaggio turistico da duemila posti letto con animazione e scivoli gonfiabili. È il marchio che nel mondo intero è sinonimo di tutela del territorio, non di devastazione. A Taormina ha restaurato il San Domenico Palace, un convento del Trecento che oggi il pianeta intero ha ammirato in The White Lotus. A Firenze ha riportato in vita Palazzo della Gherardesca e il suo parco monumentale. A Milano ha recuperato un convento quattrocentesco. Ovunque arriva, il valore del territorio sale, l'occupazione di qualità esplode, il paesaggio viene curato come un asset, perché per il lusso vero il paesaggio è il prodotto. Un gruppo che vende camere a duemila euro a notte ha un interesse vitale a che il mare resti cristallino e la campagna intatta: è esattamente ciò che vende. E a pochi chilometri da Ostuni c'è la prova vivente: Borgo Egnazia, il resort di Fasano dove nel giugno 2024 l'Italia ha ospitato il G7, orgoglio nazionale, centinaia di dipendenti, i grandi della Terra a cena nella campagna pugliese. Domanda scomoda: se i comitati di oggi fossero esistiti vent'anni fa, Borgo Egnazia esisterebbe? O avremmo un altro pezzo di costa intatto, intonso e disoccupato?
E poi c'è il paradosso Gates, che da solo vale il biglietto. Per anni Bill Gates è stato il santo laico della sinistra mondiale: la filantropia, i vaccini, la crociata per il clima, i libri consigliati, le interviste riverenti. Quando spiegava agli altri come vivere, era un visionario. Ora che vuole investire i suoi soldi in Puglia, creando a regime centinaia di posti di lavoro diretti e un indotto che moltiplica, è diventato la multinazionale predatrice che viene in questo Paese e fa ciò che vuole distruggendo la nostra natura, parola di Angelo Bonelli. Il quale Bonelli, non pago, ha alzato il tiro con una dichiarazione che merita la cornice: Meloni vende la costa pugliese agli israeliani, riferendosi al gruppo Omnam che sviluppa il progetto. Fermiamoci un secondo. Provate a immaginare un esponente della destra che chieda di bloccare un investimento specificando con quel tono la nazionalità israeliana dei soci. Avremmo settimane di editoriali sull'antisemitismo strisciante, appelli, mozioni, fiaccolate. Lo fa il leader di Europa Verde e non fiata nessuno. L'indignazione, come l'ambientalismo, funziona a targhe alterne.
Già, perché la domanda vera è questa, e va posta senza timidezze: perché la mobilitazione scatta sempre e solo contro i progetti regolari, autorizzati, controllati, firmati da gruppi che rispondono a standard internazionali, e mai contro il degrado vero? Dove sono i comitati quando si tratta di abusivismo costiero, di depuratori colabrodo, di ecomostri incompiuti che deturpano il Mezzogiorno da mezzo secolo? Chi finanzia e chi coordina questa macchina del No selettivo? A chi giova che la costa resti immobile? Agli operatori già posizionati, che sulla scarsità di offerta di alto livello costruiscono la loro rendita? Alla politica dell'ecologismo militante, che senza un nemico miliardario da esibire non esisterebbe? All'industria professionale della protesta, che vive di battaglie e muore di soluzioni? Sono interrogativi legittimi, e il fatto che nessuno li ponga è già una risposta. La Puglia, ricordiamolo, è governata dalla sinistra ininterrottamente dal 2005: Vendola, Emiliano, ora Decaro. Vent'anni. Se la costa ha problemi veri, i responsabili hanno nome, cognome e tessera di partito. E non abitano a Seattle.
C'è infine il precedente, ed è il motivo per cui questa partita va oltre Ostuni. Si chiama Tavolara Bay: il resort di lusso del gruppo brasiliano JHSF a Cala Finanza, in Sardegna, autorizzato dal governo tramite ZES a febbraio e affossato il 2 luglio, quando il Dipartimento per il Sud ha revocato l'autorizzazione dopo mesi di presidi, ricorsi e pressioni della Regione Todde. La società si è detta sconcertata, e come darle torto: aveva seguito alla lettera l'iter previsto dalla legge italiana, e la firma dello Stato si è dissolta al primo sit-in. Il sindaco ha proclamato trionfante che la Sardegna non è terra di conquista. Bellissimo slogan. Peccato che il messaggio arrivato a ogni fondo di investimento del pianeta sia un altro: in Italia un'autorizzazione governativa vale fino alla prima manifestazione. Ora la stessa identica macchina si è rimessa in moto in Puglia, con lo stesso copione, gli stessi slogan, la stessa richiesta di revoca. Ecco perché il governo non può permettersi un secondo Tavolara. La ZES unica è stata creata precisamente per attrarre capitali nel Mezzogiorno tagliando la giungla burocratica che per decenni ha tenuto il Sud povero e in attesa. Se ogni autorizzazione ZES può essere stracciata sotto la pressione della piazza, la ZES muore, e con lei muore la promessa di sviluppo del Meridione. Un cedimento è un incidente. Due sono una linea. E quella linea direbbe al mondo che in Italia lo Stato firma con l'inchiostro simpatico.
Il governo tenga dunque la schiena dritta. Le autorizzazioni legittime si difendono nelle sedi legittime, il TAR farà il suo corso come è giusto, ma la politica non deve piegarsi al ricatto emotivo di chi ha già dimostrato, dal nucleare al TAP alle trivelle, di avere sempre torto sui fatti e sempre ragione sui titoli. Ogni investimento respinto per ideologia è lavoro negato a un giovane pugliese, che poi emigrerà a servire ai tavoli a Londra il turismo di lusso che gli abbiamo vietato di servire a casa sua.
Giù le mani dalla costa, dicono. D'accordo. Giù le mani dalla costa di chi la vuole tenere povera per poterla fotografare intatta, magari dal terrazzo di una masseria da mille euro a notte già esistente, la propria. Lo sviluppo di qualità è il miglior custode del paesaggio; il sottosviluppo è il suo becchino. Chi ama la Puglia la vuole viva, bella e piena di lavoro. Chi la vuole soltanto immobile non la ama: la imbalsama.
Si chiama inerzia termica. "Memoria termica" è un modo divulgativo per dire che asfalto, cemento, muri e tetti accumulano calore durante il giorno e lo rilasciano lentamente la sera.
Non serve il CEPU, basta un marciapiede caldo dopo il tramonto e un rapporto non ostile con la fisica.
Mi pare evidente che, con i suoi attacchi sconsiderati e arroganti a Meloni, Trump stia provando a tutti i costi a far vincere la destra al governo alle prossime elezioni. Ma ti abbiamo sgamato, mascherina
Le frasi di Trump sono orripilanti, come sempre. Finalmente se ne è accorta anche la presidente Meloni: buongiorno Giorgia, ben svegliata. Cara Presidente, hai finalmente capito che allearsi con quella gente lì significa essere contro l’Italia? Ora basta cappellini Maga e basta ponti con Trump: l’Italia merita una classe dirigente che si faccia rispettare nel mondo. Una classe dirigente che non implora, mai. E gli Stati Uniti meritano un inquilino alla Casa Bianca che sappia che cosa è il coraggio, che cosa è il rispetto. La destra mondiale ha fallito: oggi lo ha capito anche la Meloni.
Come vi ho detto spesso, al netto delle differenze politiche non tollero l'ingratitudine, soprattutto quando diventa dileggio. Caro @CarloCalenda , sei arrivato in politica grazie a @matteorenzi , sei stato eletto nel @pdnetwork e poi hai deciso legittimamente di metterti in proprio.
Al netto delle critiche, vedi di portare rispetto e scendi dal piedistallo perché al prossimo giro potresti rivelarti irrilevante.
La bandiera italiana spicca in tutta… la sua assenza.
Giorgia Meloni ha condannato la Nazione all’irrilevanza.
Quando millantava di essere il ponte fra Europa e Trump, eravamo gli unici a dirlo: altro che ponte, qui stiamo andando a sbattere.
E questa foto ne è la certificazione.
Da oggi nasce Spazio Pubblico: un movimento aperto, europeista, democratico. Non una corrente, non un’etichetta, uno spazio per tutti quelli che credono ancora che libertà, diritti e giustizia sociale siano il futuro, non il passato.
Serve una proposta seria, riformista, pragmatica. Per chi produce, chi investe, chi innova, chi crea lavoro. Per chi vuole un’Europa libera, forte, giusta e un’Italia che non sia condannata alla perpetua irrilevanza.
Spazio Pubblico nasce per unire i liberi e i forti, per riunire coloro che lottano contro i populismi, le oligarchie e i profeti di sventura.
Adesso tocca davvero a noi.
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Leggo parole di scherno di alcuni personaggi della “intellighenzia” di sinistra su addio di @pinapic al @pdnetwork
Ecco no, non lascia il PD per una vicepresidenza che finisce. Questa è la versione becera, buona per chi vuole archiviare tutto come una vicenda personale.
Il punto è un altro: Picierno se ne va perché il PD, così com’è, non ha più una direzione credibile. Doveva essere la casa dei riformisti, degli europeisti, dei progressisti di governo. Si è trasformato in un partito che rincorre il Movimento 5 Stelle, parla a sinistra con toni massimalisti, governa quando può con prudenza notarile, e quando deve scegliere sui dossier seri finisce quasi sempre nell’ambiguità.
I numeri raccontano una storia piuttosto brutale. Il PD nasce nel 2008 con oltre 12 milioni di voti. Nel 2022 ne raccoglie poco più di 5 milioni e mezzo. Ha perso più di metà della sua base. Non per una giornata storta. Per una linea politica che, anno dopo anno, ha svuotato il partito.
In Lombardia il PD passa da 1.007.717 voti nel 2018 a 627.826 nel 2023: circa -380 mila voti. In Lazio passa da circa 539 mila voti nel 2018 a circa 313 mila nel 2023: oltre -225 mila voti. In Emilia-Romagna, dove vince nettamente con de Pascale, il PD prende 641.704 voti nel 2024 contro i 749.976 del 2020: -108 mila voti. In Toscana, altro caso clamoroso perché vince Giani, il PD passa da 563.116 voti nel 2020 a 437.313 nel 2025: -125.803 voti. In Campania, pur vincendo Fico e risultando primo partito, il PD scende da 398.490 voti nel 2020 a 370.016 nel 2025: -28.474 voti.
Prima il PD si è fatto drenare consenso dai 5 Stelle. Poi ha provato a inseguirli. Poi ci ha governato. Adesso una parte del partito vorrebbe addirittura farne il pilastro del nuovo centrosinistra.
Ed è qui che il problema diventa gigantesco.
Il Movimento 5 Stelle non è una forza progressista. È stato, soprattutto, una macchina populista e assistenziale. Reddito di cittadinanza costruito male sul lavoro, Quota 100, Superbonus, bonus a pioggia, giustizialismo, decrescita mascherata da ambientalismo, retorica del popolo puro contro le élite cattive. Di progressista vero c’è stato poco. Di spesa facile, consenso immediato e propaganda anti-industriale, moltissimo.
Poi c’è la politica estera.
Il M5S dice di stare con l’Ucraina, ma vota contro nuove forniture militari. Parla di pace, ma evita sempre la domanda decisiva: con quali strumenti un paese aggredito dovrebbe difendersi se l’Europa smette di aiutarlo? Nel 2018 firmava un contratto di governo in cui la Russia veniva trattata come partner strategico e si chiedeva il ritiro delle sanzioni. Era dopo la Crimea. Era dopo il Donbass. Quindi prima dell’invasione totale del 2022, ma non prima dell’aggressione russa all’Ucraina.
E questo dovrebbe essere il compagno di viaggio obbligato dei riformisti democratici?
Il fallimento del PD sta tutto qui: voler tenere insieme cose che non stanno insieme. Draghi e Conte. Kyiv e l’ambiguità sulla Russia. Industria e decrescita. Europa e grillismo. Riformismo e assistenzialismo. Alla fine non convince nessuno: non i moderati, non i progressisti seri, non gli elettori popolari, non chi chiede competenza, crescita, diritti e collocazione internazionale chiara.
Picierno ha fatto una cosa che in politica si vede raramente: ha tratto una conseguenza. Politica.
Altri dovrebbero almeno porsi il problema. @giorgio_gori , @sbonaccini , @guerini_lorenzo , @LiaQuartapelle , @itinagli , @nomfup , @SimonaMalpezzi etc. Persone diverse, storie diverse, sensibilità diverse. Ma se pensano davvero che il progressismo significhi governo, Europa, crescita, diritti, responsabilità fiscale, sicurezza democratica e sostegno all’Ucraina, dovrebbero chiedersi quanto spazio reale abbia ancora tutto questo nel PD di oggi.
Perché il coraggio politico funziona così: lo devi avere quando serve.
Pina Picierno lo ha avuto.
Gli altri, ci spieghino perché credono ancora che restare non li renda complici di tutto questo
È solo la parte finale di un monologo monumentale di Paola Correllesi. Ha ricordato quanto sia stato fondamentale il contributo delle donne nella resistenza e nella stesura della Costituzione. Straordinaria nel raccontare questa pagina di storia, ancora una volta.
#2giugno
Il #2giugno. La Festa della #Repubblica che compie 80 anni. L’omaggio all’Altare della Patria del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e delle più alte cariche dello Stato.
“La Costituzione è la nostra casa comune”, dice il Capo dello Stato.
#Tg1
Per capire come funziona il magico mondo di Calenda: ad Arezzo c’è un candidato civico, Marco Donati, già parlamentare del PD. Donati arriva terzo e prende il 20%. Calenda lo sostiene con una lista che fa il 2%. Il due, non il venti. E non entra in consiglio comunale. Ma poi racconta a tutti i giornali che Donati è suo e che Calenda è decisivo. E nessuno verifica i veri numeri: Azione ad Arezzo, come nel resto del Paese, non tocca palla. Ma Calenda continua a raccontare le sue storielle a tutti.
Aujourd’hui, j’étais à la banque, dans la file d’attente devant un distributeur.
Devant moi, un monsieur très âgé. Plus de quatre-vingts ans, sûrement.
Il tenait une enveloppe dans la main, un peu tremblante.
Quand ce fut son tour, je l’ai observé discrètement.
Il touchait l’écran, hésitait, revenait en arrière…
Je voyais bien qu’il ne comprenait pas.
L’écran, les boutons, les étapes… tout semblait trop rapide pour lui.
La file derrière commençait à s’impatienter.
Lui, il s’est retourné vers moi, avec un regard gêné mais digne,
et il m’a demandé, tout doucement :
« Vous pourriez m’aider… s’il vous plaît ? »
Je me suis avancée tout de suite.
Je lui ai expliqué calmement, étape par étape.
Sans jamais toucher son argent.
Par respect. Par pudeur. Par délicatesse.
Il voulait faire un dépôt.
Il a réussi, lentement, en se concentrant.
Quand l’opération s’est terminée, il avait l’air soulagé.
Comme un enfant fier d’avoir réussi.
Il m’a remerciée avec un sourire incroyable.
Et juste avant de partir, il a sorti un billet de 10 euros de sa poche
et a voulu me le donner.
J’ai refusé.
Il a insisté. Il m’a dit que c’était « pour le petit-déjeuner ».
Pour me remercier à sa manière.
J’ai décliné encore, doucement.
Et là, je suis repartie avec un nœud dans la gorge.
Parce que ce monsieur…
ce n’est pas un cas isolé.
Ils sont nombreux, nos parents, nos grands-parents,
perdus face à un monde devenu trop numérique, trop rapide, trop froid.
Perdus devant les écrans, les bornes, les applications, les mots de passe.
Ces gens ont construit le pays dans lequel on vit.
Ils ont travaillé toute leur vie.
Ils ont payé, cotisé, élevé des enfants, tenu des familles.
Et aujourd’hui, on les laisse seuls
face à des machines qui ne parlent pas,
dans des banques sans guichet,
dans des hôpitaux sans accueil,
dans des administrations sans humain.
On parle d’innovation, de progrès, de modernité…
Mais on oublie l’essentiel : l’humain.
S’arrêter cinq minutes pour aider quelqu’un,
ça ne coûte rien.
Mais pour eux, ça change tout.
Parfois je me demande :
est-ce qu’on avance vraiment…
ou est-ce qu’on devient juste plus rapides à oublier les autres ?
La notizia più potente di questa tragedia non è soltanto il recupero dei cinque italiani morti alle Maldive.
È un’altra.
Gli speleo-sub finlandesi che hanno affrontato il buio della grotta… hanno chiesto di non essere pagati.
Fermatevi un attimo a pensare a questo.
Sono entrati in uno dei luoghi più pericolosi al mondo.
Hanno rischiato la vita tra correnti, profondità e oscurità assoluta.
Hanno visto da vicino ciò che nessuno vorrebbe mai vedere.
E quando tutto è finito, non hanno chiesto soldi.
Niente.
In un’epoca dove molti farebbero qualsiasi cosa per guadagnare visibilità, loro hanno scelto il silenzio.
In un mondo dove quasi tutto ha un prezzo, loro hanno dimostrato che esistono ancora persone che agiscono solo per umanità.
Sami Paakkarinen.
Jenni Westerlund.
Patrik Grönqvist.
Tre persone che ci stanno ricordando cosa significa avere una coscienza, un cuore, un’anima.
Perché riportare a casa quei cinque italiani non era un lavoro qualsiasi.
Era una missione umana.
Era permettere a delle famiglie distrutte di poter dire addio.
Era dare pace a chi era rimasto sospeso tra speranza e disperazione.
Era trasformare un vuoto infinito in un ultimo saluto possibile.
E certe cose non si fanno per denaro.
Si fanno perché dentro di te senti che è la cosa giusta.
Oggi viviamo circondati da gente che urla, ostenta, pretende applausi per qualsiasi cosa.
Poi arrivano persone così.
Persone che rischiano tutto… e non vogliono nulla.
E allora forse l’unica reazione giusta è questa:
stare in silenzio.
E dire grazie.
Grazie Sami.
Grazie Jenni.
Grazie Patrik.
Perché avete ricordato a tutti noi che l’umanità vera esiste ancora. 🌊❤️
- Resilienza