Presidente @Linkiesta Club, former Fastweb. Tra i fondatori de @ilfoglio_it. Direttore @C_dellaCultura '83/92. Già di sinistra, molto interista. Viva Israele.
Il decadimento morale del PD è tutto nell’intervento del senatore @ale_alfieri. Alfieri è troppo intelligente per non sapere che la parte che ha scelto di interpretare, il pacifista che accetta come base di partenza la propaganda russa della “avanzata inesorabile”, è il tradimento dei valori della resistenza partigiana.
Non solo, Alfieri è troppo intelligente per non conoscere la realtà delle ultime settimane: la Russia in tremenda difficoltà, con soldati che muoiono come mosche, con un’industria degli idrocarburi parzialmente distrutta, con la Crimea isolata.
Questo PD ha scelto di fare quello che chiede all’Ucraina: ha ceduto una parte del proprio territorio e dei propri valori all’agenda di Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni, Chiara Appendino, Marco Travaglio, Alessandro Di Battista.
Ma la relatrice speciale dell’ONU, #ReemAlsalem, sulla violenza contro le donne e le ragazze, che scuote la testa, spazientita, perché non crede all’israeliana #IlanaGritzewsky, che racconta degli stupri subiti da #Hamas e altri orrori, fa parte delle #SS?
✍🏻 Gloria F. Turacchi
Giuliano Ferrara è uno dei pochi giornalisti italiani che continua a ragionare in termini di storia, strategia e geopolitica.
A volte lo trovo persino prolisso.
Fa giri larghi, apre parentesi, richiama eventi lontani decenni.
Ma chi lo legge con attenzione capisce che non sta riempiendo spazio: sta cercando di spiegare una realtà che non può essere compressa in uno slogan, in un hashtag o in una fotografia.
Nel suo ultimo articolo sul Foglio difende Netanyahu, ma soprattutto difende un concetto che oggi in Occidente sembra diventato quasi rivoluzionario:
__la storia conta.
Ferrara scrive che il problema di Israele non è Netanyahu.
E qui arriva il punto che molti non vogliono vedere.
I suoi principali avversari politici non contestano l’esistenza della minaccia rappresentata da Hamas, Hezbollah o dal regime iraniano.
Molto spesso contestano Netanyahu perché ritengono che non sia riuscito a raggiungere completamente gli obiettivi che si era prefissato.
__Bennett, Eisenkot, Lapid, Golan sono personalità diverse, ma nessuno di loro pensa
**che Hamas debba restare armata a Gaza,
**che Hezbollah possa continuare a trasformare il Libano meridionale in una piattaforma missilistica contro Israele
**o che l’Iran nucleare rappresenti un dettaglio trascurabile.
Ed è qui che Ferrara colpisce nel segno.
Perché gran parte del dibattito occidentale non discute Israele.
Discute Netanyahu.
__Come se eliminato lui sparissero Hamas, Hezbollah, gli ayatollah, il 7 ottobre, i razzi, i tunnel, gli ostaggi e quarant’anni di terrorismo regionale.
È una lettura infantile della realtà.
E purtroppo a sostenerla sono spesso persone che fino al 7 ottobre non sapevano distinguere
**Hamas da Fatah,
**Hezbollah dall’Autorità Palestinese,
**la Guerra dei Sei Giorni dagli Accordi di Oslo.
Persone
> che non hanno mai letto una pagina di storia del Medio Oriente,
> che ignorano cosa sia accaduto nel 1948, nel 1967, nel 1973, in Libano, durante la Seconda Intifada o dopo il ritiro israeliano da Gaza nel 2005.
Eppure, dopo aver visto *qualche fotografia,
*qualche video su TikTok, *qualche post ideologizzato sui social
*e qualche titolo costruito per suscitare indignazione,
si sentono improvvisamente autorizzati a emettere sentenze definitive su una delle questioni più complesse della storia contemporanea.
La verità è che la storia non comincia il giorno in cui qualcuno decide di interessarsene.
E il Medio Oriente non può essere spiegato da chi osserva soltanto gli ultimi fotogrammi ignorando tutto il film.
__Ferrara ci ricorda una cosa semplice ma fondamentale.
Se domani Netanyahu uscisse di scena, gran parte delle sfide esistenziali di Israele resterebbero esattamente le stesse.
Cambierebbero i nomi.
Non cambierebbero i problemi.
E probabilmente non cambierebbe nemmeno l’ostilità di chi ha trasformato Israele in un imputato permanente.
Perché il bersaglio, troppo spesso, non è Netanyahu.
Il bersaglio è Israele stesso.
@ferrarailgrasso
Raggiunti i 500 accreditati all’iniziativa all’iniziativa di https://t.co/FtyK0dg7rv del 15 giugno a Milano. Eravamo partiti prenotando il foyer del teatro, ora ci spostiamo nella sala grande. 😅
Per aiutarci a gestire le numerose presenze, usate per favore il link sotto nei commenti ⬇️
Spazio Pubblico cresce ancora, Picierno, Calenda e Marattin sul palco di Milano il 15 giugno. L'evento organizzato da @europeisti_eu
di @aldotorchiaro
https://t.co/0gKlnEo3CG
Al teatro Parenti di Milano il 15 giugno il movimento Europeisti riunirà per la prima volta insieme con una bandiera sola e un progetto unitario: Pina Picierno, Carlo Calenda, Luigi Marattin, Mario Monti, Carlo Cottarelli, Gianni Vernetti, Daniele Nahum e Piercamillo Falasca.
Può essere un nuovo inizio: solo uniti si vince.
E sì, ci sarò anche io.
Perché in questa battaglia, Il Riformista è e sarà sempre in prima linea.
@ilriformista@s_pubblico@europeisti_eu
La procura di Milano continua a violare la legge e puntualmente viene smentita dal Tribunale del Riesame e dalla Cassazione. Ma loro continuano, tanto non rischiano nulla e le vite che tritano sono quelle degli altri.
ONU e Corte Penale Internazionale hanno assistito all’uccisione di 10.000 Yazidi, al rapimento e stupro di 7.000 donne e all’esodo di 500.000 persone senza intervenire.
Da 11 anni si continua a ignorare il genocidio degli Yazidi da parte dei musulmani.
Sapevate che i guardiani della rivoluzione islamica iraniana hanno un corpo specializzato nella "tortura sessuale"? Ebbene, sì! Esiste un reparto dei #pasdaran specializzato nella "tortura sessuale". Fate girare, per cortesia. Aiutatemi a far conoscere questi orrori.
Il compito di noi giornalisti che ci occupiamo di Medio Oriente e nello specifico di #Iran è non smettere mai di documentare quanto è orrifica la "repubblica" islamica; denunciare i suoi orrori è parte della nostra deontologia professionale.