@Pinperepette Il concetto è ripreso e approfondito da un aneddoto riportato ne La Convergenza, N. Dalla Chiesa. Ai mafiosi (il potere) al governo è più utile un cretino di un corrotto o di un criminale.
@MirkoBifano Un buon metodo per capire il problema è NON partire da questi video, ma dalla realtà e casomai ascoltare l’esperienza di chi ha vissuto e vive queste situazioni.
Perfino la iena ieri mi ha linkato l'articolo di @Ruffino_Lorenzo . Ho controllato: i numeri sono giusti. Il 52% del calo sono antifurti delle auto, un altro 12% un reato abolito nel 2016, e il resto è aumentato. La media di Trilussa, con la fondina. Conti e codice qui:
https://t.co/p978JPDQmV
🇺🇸In 2004, hundreds of insurgents surrounded an American compound in Najaf, Iraq. On the rooftop, only eight Blackwater contractors, several allied soldiers, and a single U.S. Marine held the line under relentless enemy fire.
The Marine was shot near the spine, suffered a devastating eye injury, and kept fighting. Ammunition was nearly gone. The wounded kept piling up. The military rescue they were counting on never came.
Filipinler Ordusu 2017 yılında Marawi kentinde Daeş'e yakın gruplarla giriştiği 5 ay süren ve 167 kayıp(ölü), 1400 yaralı verdiği Meskun Mahal Çatışmalarından sonra bu dünyada bu konuda ciddi tecrübe sahibi birkaç Ordudan birisi haline geldi.
Her zaman anlattığımız el bombasını yoğun şekilde kullanmaları, sokak geçişleri, açı kapatmaları ve cadde sokak ilerlemeleri bu acı tecrübeden kazanımları.
🇫🇷 | Lors du #défilé du 14 Juillet, un #militaire a aidé une spectatrice à monter sur un véhicule militaire et a détourné le regard par #respect, afin de préserver son #intimité 👏
Je lance l’initiative Exit Chat Control.
https://t.co/GCt0vLw7YF
Ce site est un guide complet qui vise à répertorier tous les outils nécessaires pour contourner tout système de surveillance de vos messageries privées.
Le site est open source et sera amélioré en continu.
#ChatControl vient de passer au parlement européen, puisque la majorité absolue de 361 voix contre n'a pas pu être atteinte (271 si je dis pas de bêtises)
Voici une liste des messageries que vous pouvez utiliser et qui ne seront en aucun cas soumis à cette réglementation :
In questi giorni, tanti lettori hanno ricordato #BrigateRusse, uscito quando molti esperti di oggi manco sapevano cosa fosse la #guerraibrida. Grazie di cuore, siete la mia soddisfazione più grande.
Spionaggio per la Russia, i due ex membri dell'intelligence italiana arrestati sono: Gavino Raoul Piras, 59 anni, nato a Sassari; e Vincenzo Di Pasquale, 59enne originario di Matera. I nomi degli altri cinque indagati: Davide Piantanida, foggiano di 46 anni; Gianluca Nardella, foggiano di 47 anni; Giuseppe Tempesta, barese di 55 anni; Sergio Romeo, messinese di 57 anni; Antonio Guerra, barese di 69 anni
Ho chiesto all'Intelligenza artificiale di immaginare un discorso di Churchill alla Camera dei Comuni britannica, ma fatto oggi. Il risultato secondo me è da brividi.
Signor Presidente, Onorevoli Colleghi, Signore e Signori,
Sono vecchio, e i vecchi hanno un solo privilegio che vale la pena rivendicare: quello di aver visto abbastanza per riconoscere i disegni che si ripetono sotto costumi diversi. Non vengo qui per raccontarvi una storia nuova. Vengo per dirvi che la storia che conoscete sta bussando di nuovo alla porta, e ha imparato, in ottant'anni, a bussare con maggiore pazienza.
Permettetemi di iniziare da dove ogni lezione seria di libertà deve iniziare: dal riconoscimento che la libertà non è mai stata la condizione naturale degli uomini. È un'invenzione fragile, sostenuta da istituzioni che possiamo costruire in un secolo e smantellare in una settimana di viltà. L'Europa lo ha dimenticato più volte, e più volte lo ha pagato con fiumi di sangue che i libri di scuola oggi riducono a paragrafi.
Nel secolo che ho attraversato ho visto una tirannia annunciarsi con precisione quasi contabile: prima le parole, poi i confini, poi i corpi. Ho visto un continente intero scegliere di non ascoltare, perché ascoltare avrebbe imposto di agire, e agire costava caro, e il costo sembrava sempre rinviabile a un domani più conveniente. Quel domani non arrivò mai a condizioni migliori. Arrivò, quando arrivò, a Dunkerque, con gli uomini in mare e la Manica come unica trincea rimasta.
Chi oggi guarda a Kyiv e pensa che la distanza geografica sia una protezione morale, ripeta questa lezione a memoria: la distanza non ha mai fermato un aggressore che aveva già deciso di misurare il mondo in chilometri... di debolezza altrui.
E qui devo essere onesto con voi, come si deve essere onesti quando si parla da questo scranno e non da un editoriale.
Io stesso, in quella guerra, strinsi la mano a un uomo che sapevo essere un macellaio del proprio popolo. Stalin non era un alleato che avessi scelto per affinità: era il prezzo che la geografia e la disperazione imponevano contro un nemico anche peggiore, per un'ora in cui l'Inghilterra combatteva sola e non poteva permettersi il lusso della coerenza morale integrale. Dissi allora, e lo confermo oggi senza vergogna e senza vanto, che se Hitler avesse invaso l'Inferno avrei trovato una parola gentile per il Diavolo alla Camera dei Comuni. Non fu un errore di giudizio. Fu un calcolo fatto con gli strumenti che la sopravvivenza consentiva, in un'ora in cui la Wehrmacht era alle porte di Mosca e la Gran Bretagna non aveva altro fronte orientale da difendere se non quello altrui.
Ma sarei un pessimo maestro se non aggiungessi ciò che venne dopo, e che la Storia mi impose di osservare da vicino, a Yalta e oltre: quell'alleanza necessaria coltivò, in provetta, il mostro che avremmo dovuto affrontare per i quarant'anni successivi. Non lo dico per assolvermi né per condannarmi. Lo dico perché è vero, e perché le verità scomode sono le uniche che meritano di essere tramandate ai posteri. La necessità non è innocenza. È soltanto necessità. E chi la scambia per virtù, o la vergogna di essa fino a negarla, non ha imparato nulla dalla propria storia.
Vi dico questo perché oggi non abbiamo la scusa che avemmo allora. Non stiamo scegliendo tra un male e un male peggiore. Stiamo scegliendo, semplicemente, se onorare o tradire ciò in cui diciamo di credere.
Il Cremlino di oggi non è la Berlino del 1940, e sarebbe disonesto pretendere il contrario. Ma il Cremlino di oggi condivide con quella Berlino un'unica, identica convinzione: che le democrazie, essendo litigiose per natura e riluttanti al sacrificio, si stancheranno prima dell'aggressore. È una scommessa antica quanto la tirannia stessa, ed è, temo, l'unica strategia di cui Mosca davvero dispone.
Contro questa scommessa non bastano i cannoni, per quanto necessari. Serve qualcosa di più difficile da armare: la memoria. Un popolo che dimentica perché ha vinto le proprie guerre passate è un popolo che si prepara, senza saperlo, a perderne una futura. E vedo, in quest'Aula come nelle cancellerie d'Europa, il medesimo torpore compiaciuto che precedette ogni disastro che ho conosciuto: la convinzione che la pace sia uno stato naturale delle cose, anziché il risultato quotidiano, faticoso, di uomini disposti a difenderla.
E qui la memoria non ha nemmeno bisogno di risalire troppo lontano, Onorevoli Colleghi. Non serve evocare Monaco come un fantasma di altri tempi: ne abbiamo già scritto una copia recente, con la stessa mano tremante e la stessa illusione di aver comprato tempo a buon mercato.
Nel settembre del 1938 un primo ministro tornò da Monaco sventolando un pezzo di carta e promettendo che aveva assicurato la pace per la nostra generazione. Gli bastarono sei mesi per essere smentito dai fatti, e altri sei per essere smentito dalla guerra. Dissi allora, a chi in quest'Aula preferiva l'illusione alla verità, che gli era stata data la scelta tra il disonore e la guerra: avevano scelto il disonore, e avrebbero avuto la guerra comunque — con l'aggravante di averla dovuta combattere in condizioni peggiori di quelle che avrebbero potuto scegliere prima.
Nel 2014 l'Europa ha ripetuto l'esperimento con notevole fedeltà al modello originale. Un pezzo di territorio sovrano — la Crimea — fu strappato con la forza, sotto gli occhi delle stesse cancellerie che oggi si dicono sorprese dalla guerra che ne è seguita. La risposta fu un pacchetto di sanzioni concepito con la cura di chi vuole punire senza davvero scoraggiare, e con esso l'illusione, tanto europea quanto lo fu quella del 1938, che un'aggressione digerita in silenzio sia un'aggressione conclusa. Non lo fu. Fu, come Monaco, un anticipo. Mosca non lesse in quella debolezza una ragione per fermarsi: vi lesse un prezzo, lo trovò sostenibile, e nel 2022 tornò a incassare il resto del conto che riteneva ancora aperto.
Non ripeterò qui l'errore di scambiare la storia per un oracolo: nessuna guerra è la fotocopia di un'altra. Ma il meccanismo — questo sì — si è ripetuto con la puntualità di un orologio che nessuno, in Europa, ha voluto sentire suonare. E se qualcuno in quest'Aula pensa che la lezione della Crimea sia già stata imparata, gli chiedo di spiegarmi perché, una manciata di anni dopo, ci troviamo a discutere se sia «pragmatico» concedere anche il resto.
Non vi parlo soltanto di eserciti. Vi parlo di una guerra che si combatte nelle menti prima ancora che sui campi — una guerra che ai miei tempi avremmo chiamato propaganda, e che oggi si è fatta più sottile, più capillare, capace di insinuarsi nei salotti e nei parlamenti travestita da dubbio ragionevole. Il Cremlino non ha bisogno di convincere l'Europa che ha ragione. Gli basta convincerla che nessuno ha torto, che ogni posizione vale l'altra, che la fatica di discernere il vero dal falso sia essa stessa un'imposizione ideologica. È un'arma più economica delle divisioni corazzate, e altrettanto efficace, perché non conquista territori: corrode la volontà di difenderli.
Onorevoli Colleghi, l'Europa che ho conosciuto nascere dalle macerie non fu costruita per essere comoda. Fu costruita per essere libera, il che è cosa ben più esigente. Chi oggi propone che l'Ucraina ceda provincie in cambio di una pace che chiamano «pragmatica» non sta proponendo la fine di una guerra: sta proponendo l'inizio di un precedente, e i precedenti, nella storia dei tiranni, sono sempre l'anticipo di un conto più salato.
Non vi chiedo eroismo. Ve ne ho chiesto abbastanza, in un'altra vita, e so quanto costi. Vi chiedo soltanto la memoria di ciò che accade quando le democrazie confondono la stanchezza con la saggezza. Vi chiedo di ricordare che ogni generazione crede di aver ereditato la pace come un diritto, e ogni generazione riscopre, con sorpresa che dovrebbe farle provare vergogna, che la pace era un prestito, non un dono, e che il prestito va onorato con la vigilanza, non con l'oblio.
Il secolo che ho attraversato mi ha insegnato una sola certezza, ed è questa: i tiranni non si fermano davanti alla ragionevolezza altrui. Si fermano davanti alla determinazione altrui, e solo davanti a quella. Sta a questa Camera, e a chi verrà dopo di essa, decidere di quale delle due l'Europa vorrà essere ricordata come portatrice.
La fragata Libertad anoche, en la tormenta que azoto New York .
Habia llegado el dia anterior junto a otros buques miticos , como la Vepucci Italiana para participar del #Sail2026Parade
Io mi sento molto male, perché noi giornalisti abbiamo aspettato giorni e giorni prima di poter entrare a Bucha perché era occupata dai russi. Chi provo a entrare bella vicina Irpin - come Brent Renaud - fu ucciso. Appena le truppe della federazione russa si sono ritirate, siamo entrati immediatamente. E la mia vita è cambiata dopo aver visto quello che ho visto. I numeri di persone a cui è stato sparato alle spalle mentre stava cercando di lasciare la città sono troppo alti perché si possa anche solo immaginare una finzione.
#ucraina il ritmo della distruzione della logistica russa, delle infrastrutture di medio raggio e delle capacità produttive russe da parte ucraina è incredibile e sopratutto in aumento costante. Dubito che anche una mobilitazione possa risolvere almeno parte di questo problema, anzi potrebbe accentuarlo.