Gracias @CercaniasMadrid por las sesiones de sauna gratuita. Martes 23 de junio, 14,45h. Tren dirección Fuenlabrada sin aire acondicionado y la gente asfixiada y algunos con mareos. Sino es el metro, es el tren y los currelas madrileños a joderse.
❤️ Gracias @FRAVM por recordarnos hoy una parte tan importante de la histórica lucha vecinal madrileña.
No habrá cambio sin el empuje del movimiento vecinal.
@MADRID@AlmeidaPP_ ¿Será porque los alcaldes de las capitales europeas piensan en el bienestar de sus ciudadanos, conservar sus ciudades y mejorarlas con más zonas verdes, menos vehículos y no las convierten en parques de atracciones para turistas? No sé, no sé... 🤔
Estaremos porque ya estamos. Porque siempre hemos estado. En @IzquierdaUnida. En cada rincón de la Comunidad de Madrid con @IU_Madrid .
Abriendo nuestras sedes como lugares de encuentro, involucradas en las luchas vecinales. En los ayuntamientos, en la oposición, en gobiernos.
Y lo haremos de la manera en que seamos más útiles. Con altura de miras. Porque no se nos olvida lo más importante: nos va la vida en echar a Ayuso.
¿El aire acondicionado en la línea 5 para cuándo? Esto es un infierno, @metro_madrid, y una vergüenza. ¿O hacemos caso al gobierno de Ayuso y nos llevamos una ducha portátil?
@MadridDecadente
Era il 7 giugno 1984. A Padova, Enrico Berlinguer stava tenendo uno degli ultimi comizi in vista delle elezioni europee.
A un certo punto, dalla folla, qualcuno iniziò a urlare: “Basta, Enrico! Basta!”.
No, non lo stavano contestando. Era paura.
Perché alcune di quelle diecimila persone, ammassate in piazza della Frutta sotto un cielo attraversato dai lampi, si erano accorte che qualcosa non andava: la voce che si impastava, le parole che inciampavano, le mani che avevano cominciato a tremare sul leggio.
Enrico Berlinguer stava male. E loro lo supplicavano di smettere.
Lui scosse la testa e tirò dritto. In quel discorso c’erano cose che voleva dire fino in fondo. E le disse.
Trascinò per dieci minuti ancora la voce e le mani che non gli rispondevano più, fino alla chiusura:
“Lavorate tutti, casa per casa, azienda per azienda, strada per strada, dialogando con i cittadini, con la fiducia per le battaglie che abbiamo fatto, per le proposte che presentiamo, per quello che siamo stati e siamo, è possibile conquistare nuovi e più vasti consensi alle nostre liste, alla nostra causa, che è la causa della pace, della libertà, del lavoro, del progresso della nostra civiltà”.
Furono le sue ultime parole pubbliche.
Lo accompagnarono in albergo, dove poche ore dopo entrò in coma. Lo trasferirono d’urgenza all’ospedale Giustinianeo, dove i medici diagnosticarono un’emorragia cerebrale massiva e capirono subito che non c’era più niente da fare.
Quella sera, a Padova, c’era anche Sandro Pertini, presidente della Repubblica, in città per un impegno di Stato.
Quando gli arrivò la notizia mollò tutto e corse in ospedale, si chinò sul letto di Enrico e gli baciò la fronte. Ai cronisti che gli chiedevano se sarebbe rientrato a Roma rispose con una frase sola, che bastò a far capire al Paese che legame li tenesse insieme: “Qua c’è un mio figlio”. E in quella stanza restò, accanto a lui, per quattro giorni.
L’Italia intanto si era fermata. In molte fabbriche gli operai sospendevano i turni. Davanti all’ospedale di Padova cresceva, ora dopo ora, una piccola montagna di fiori, biglietti e bandiere rosse.
Lunedì 11 giugno l’Unità uscì con quattro parole in prima pagina: “Ti vogliamo bene Enrico”. E quel lunedì stesso, alle 12.45, Enrico Berlinguer morì.
Pertini decise che la salma sarebbe tornata a Roma sul suo aereo presidenziale, accompagnata da lui in persona.
Quando Bettino Craxi e Claudio Martelli protestarono per quella che consideravano una forzatura istituzionale, Pertini rispose con una frase che sarebbe entrata nella leggenda: “Voi due fate una cosa, tornate a Verona, suicidatevi sulla tomba di Giulietta, e io vi porto in aereo a Roma. Vediamo se il PSI prende voti”.
Il 13 giugno, in piazza San Giovanni, si tennero i funerali. Scesero in strade un milione e mezzo di persone: il funerale più grande della storia della Repubblica italiana.
Verso la fine, Sandro Pertini si alzò in piedi. Aveva ottantotto anni, era pallido e sfinito da quattro giorni di veglia. Camminò a fatica fino al feretro, si chinò e lo baciò.
Quattro giorni dopo, il 17 giugno, l’Italia andò a votare per le europee. Il Partito Comunista Italiano prese il 33,3 per cento dei voti e per la prima e unica volta nella sua storia superò la Democrazia Cristiana.
Aveva chiesto di lavorare casa per casa, strada per strada. E gli italiani lo avevano ascoltato: erano andati casa per casa, strada per strada, a portarlo in trionfo un’ultima volta.
Enrico Berlinguer era morto come aveva vissuto: in piedi, su un palco, a parlare alla sua gente. Non chiese mai niente per sé. Lasciò, invece, un’idea di politica come servizio, di onestà come dovere, di coerenza come unica misura di un uomo.
Per questo, oggi, 42 anni dopo, gli vogliamo ancora bene.
Porque este Congreso no es uno más;
Porque el Partido se la juega;
Porque la clase trabajadora lo necesita;
Porque queremos cambiar el rumbo;
Porque somos más, y tenemos razón
Por los/as militantes, como tú,
#HayPartido 🚩
Aquí se ve perfectamente cómo es la Ertzaintza la que unilateralmente y sin causa alguna que lo justifique apaliza a las militantes de la Flotilla que acaban de ser liberadas del secuestro y las torturas de Israel. Asco es poco. Nauseabunda y criminal complicidad con genocidas.
İsrail’in esaretinden kurtulup ülkelerine dönen Global Sumud Filosu aktivistlerine İspanya’da polis şiddeti! 🚨
Global Sumud Filosu’na katılan İspanyalı aktivistler, İsrail’de yaşadıkları hukuksuz mahkumiyet sonrası döndükleri ülkelerinde, Bilbao Havalimanı’nda polis şiddetine maruz kaldı.