La storica #Ponzani dà una lezione a #LaRussa: avere nostalgie fasciste nel 2026 è sconcertante. Il problema non è cosa pensa nel salotto di casa, ma che le spara come seconda carica dello Stato. Un insulto alla Repubblica. #25Aprile#ottoemezzo
Ci sono aggiornamenti terribili sulla vicenda dei bambini palestinesi a cui è proibito andare a scuola. Uno di loro sarebbe stato ucciso assieme a una seconda persona per mano dei coloni. L’area è interdetta dai soldati 🇮🇱 ma stiamo provando ad accedervi per verificare
Dopo aver provocato il più alto numero di bambini amputati al mondo a Gaza, Israele impedisce l’accesso di protesi nella Striscia.
Lo riferiscono all’agenzia stampa Reuters sette fonti umanitarie e mediche, descrivendo una situazione sempre più critica per i pazienti amputati.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, tra 5.000 e 6.000 persone a Gaza hanno subito amputazioni. Circa un quarto sono bambini.
La necessità è tale che alcuni centri sanitari cercano di riutilizzare vecchie protesi recuperate da persone decedute mentre altri medici realizzano arti artificiali di fortuna con tubi di plastica o assi di legno, soluzioni che però aumentano il rischio di infezioni e complicazioni.
Il piano di cessate il fuoco di ottobre prevedeva la riapertura del valico di Rafah, fondamentale per l’ingresso degli aiuti e per le evacuazioni mediche verso l’Egitto.
Ma i trasferimenti di pazienti gravemente feriti o malati – inclusi amputati, circa 4.000 bambini e altri 4.000 malati di cancro – sono stati fortemente irregolari e così l’ingresso di aiuti umanitari.
La carenza di protesi e di materiali essenziali, come il gesso, compromette il recupero dei pazienti e prolunga il trauma.
In molti casi, la perdita degli arti avrebbe potuto essere evitata con un maggiore accesso a chirurghi specializzati ma, al momento, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, nella Striscia sono presenti solo otto protesisti.
“L’amputazione non è solo la perdita di un arto, ma anche della speranza e dell’indipendenza”, ha dichiarato Heba Bashir, responsabile tecnica di protesi dell'organizzazione umanitaria Humanity & Inclusion. “Per i bambini, significa perdere il loro futuro”.
Il 2 dicembre 2024 il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, aveva denunciato che “a Gaza c’è il più grande gruppo di bambini amputati della storia moderna”.
#gazagenocide #israel #childrenarenotatarget
La storia dei 55 bambini di Umm Al-Thais, villaggio palestinese a sud di Hebron. Un gruppo di giovani studenti circondato da colonie illegali israeliane e da qualche tempo impossibilitato a raggiungere la scuola. E se ci provano, gli lanciano contro fumogeni e gas lacrimogeni
Quindi l’idea sarebbe questa: diamo due soldi in premio all’avvocato in modo che costui, commettendo infedele patrocinio, convinca il proprio assistito, migrante in Italia, a tornarsene bel bello a casetta sua, insomma a fare il contrario di ciò per cui il migrante medesimo lo aveva nominato proprio difensore. Mi stavo chiedendo se roba di questo genere sia frutto di lunga ed approfondita elaborazione teorica, tipo un qualche centro studi, o salta fuori così, per talento naturale.
Un’anziana ex parlamentare del Pci, morta il 10 aprile, ha lasciato tutti i suoi averi al Comune di Cassano Magnago (Va) per istituire una scuola di musica e teatro.
Qualcuna era comunista perché era una persona per bene
A Napoli, classi del quinto anno portate come truppe cammellate a un evento di propaganda per il SÌ.
Nessun intervento per il NO.
I ragazzi non ci stanno e fanno scoppiare un casino.
Un esempio di dignità.
#ioVoteròNO#referendumcostituzionale#referendumSalvaCasta
I maiali al Board of peace a gozzovigliare sui cadaveri dei palestinesi per spartirsi la loro terra come premio per la loro complicità con Israele.
Francesca Albanese in Giordania, nonostante le loro minacce,sanzioni e menzogne, per difendere Verità, Giustizia e Umanità.
#civiltà
Ammirate la differenza. Il nostro ministro degli esteri Tajani a fare il pagliaccio tra dittatori e criminali di guerra nel Board. Francesca Albanese a meritarsi il tripudio di tutta la Wembley Arena per il suo coraggio nel denunciare il genocidio del popolo palestinese.
Dall'inizio della tregua a Gaza, Israele ha ammazzato più di mille persone, la metà donne e bambini. Oggi sono stati presi di mira questa tre bambini mentre giocavano tra le rovine di Khan Younis. Per la gran parte dei politici e dei giornalisti, il problema è Francesca Albanese.
"Francesca Albanese è una donna straordinaria, di una competenza e di una onestà intellettuale come io rarissimamente ho incontrato nella mia vita. E affronta tutte queste aggressioni a testa alta, giustamente, perché quelle accuse sono solo squallidi pretesti. Francesca Albanese fa i suoi rapporti sulla base della conoscenza e del diritto internazionale e però questo non piace a coloro che del diritto internazionale hanno fatto carne di porco. E quindi la attaccano perché temono il confronto, dove verrebbe fuori tutta la verità che lei in anni di lavoro a cui ha dedicato se stessa ha fatto emergere, stanando l'infamia dell'Occidente.
Se la prendono con Francesca Albanese, perché lei ha rivelato semplicemente la verità e la verità è diventata davvero pericolosa. Ma la verità rende liberi. Francesca ci dona libertà perché ci dà verità, il suo coraggio è straordinario, È un'infamia questo attacco, si vergogneranno tutti, ma questi sono uomini che non sanno più cos'è la vergogna, né l'onore".
Moni Ovadia
(Sottoscrivo con timbro e ceralacca)
https://t.co/uvhb2y5sQU
Qui di seguito la dichiarazione integrale di Nicola Rossiello, segretario generale del sindacato lavoratori di polizia SILP CGIL PIEMONTE
«La narrazione del Ministro Piantedosi sui fatti di Torino appare totalmente rovesciata rispetto alla realtà che noi, come operatori e 👇
Meta #censura il video di #Barbero (quando il fact-checking sulle dichiarazioni dei politici?). L’unica é ripubblicarlo e farlo girare, perché - comunque la si pensi - non si può silenziare il dibattito e zittire voci libere. Ps: per la cronaca, anch’io #votoNO
Quello che sta accadendo a Renee Nicole Good, la donna di 37 anni uccisa a Minneapolis da un agente dell’ICE, è persino più indegno della sua morte.
Perché dopo averle sparato, stanno provando a ucciderla una seconda volta: cancellandola, deformandola, trasformandola nel mostro che serve a giustificare l’omicidio.
La ministra della Sicurezza interna è arrivata a evocare il “terrorismo domestico”.
Trump ha parlato di autodifesa, insinuando che il pericolo fosse lei.
Su Fox News, Jesse Watters ha scandagliato la sua vita privata, i “pronomi nella bio”, la compagna lesbica, l’appartenenza alla comunità queer, come se tutto questo fosse una prova a carico, come se spiegasse una pistola puntata e tre colpi sparati.
È un meccanismo che conosciamo benissimo.
Prima la violenza dello Stato. Subito dopo la propaganda che serve a renderla accettabile.
Ma Renee Nicole Good non era una terrorista.
Era una poetessa, una madre di tre figli, una donna impegnata nella difesa dei diritti dei migranti e delle persone più fragili, una figura conosciuta e rispettata nella sua comunità. Proprio per questo, oggi, diventa scomoda. E quindi va infangata.
Raccontare chi era davvero Renee Nicole Good oggi non è un gesto simbolico. È l’unica forma minima di giustizia possibile, mentre provano a cancellarla due volte.
Credit: @AUniversale
La più meschina delle storie 🧵
Dundee (Scozia).
Alcuni vigili del fuoco hanno un'idea. In caserma c'è un'autopompa in disuso "facciamo una colletta, la ripariamo e la doniamo ai colleghi palestinesi di Nablus".
(Dundee è gemellata con Nablus dal 1980 e invia costantemente aiuti umanitari).
I vigili del fuoco scoprono ben presto che l'idea è molto costosa, tra spese di riparazione (meccaniche, carrozzeria, pneumatici) e quelle di spedizione.
Bisogna coinvolgere la cittadinanza, chiedere una donazione.
Prima però interpellano i loro colleghi. Inviano mail ad alcune caserme scozzesi chiedendo di aderire all'iniziativa.
E qui accade qualcosa di straordinario: nel giro di poche ore arriva l'adesione di tutte le caserme interpellate.
Nei giorni seguenti arrivano richieste di adesione anche da caserme non interpellate di ogni angolo della Scozia.
Inviano di tutto: denaro, attrezzature, caschi, scale, tute ignifughe, autorespiratori.
Vigili del fuoco addetti alle officine meccaniche si offrono di riparare gratuitamente il mezzo fuori dall'orario di lavoro.
Il Ninewells Hoospital di Dundee dona forniture mediche.
L'idea diventa realtà, l'autopompa è perfettamente funzionante e carica di di ogni attrezzatura.
Espletano tutte le pratiche burocratiche per ottenere l'autorizzazione da Israele per lo sbarco del mezzo.
Autorizzazione concessa.
È luglio 2024, l'autopompa giunge al porto di Ashdod, i tempi tecnici per l'ispezione e poi potrà arrivare a Nablus.
Passano giorni, e poi settimane e poi mesi su mesi, e l'autopompa è bloccata lì, in un parcheggio della dogana.
I vigili del fuoco di Dundee protestano, Israele risponde: il mezzo ha la guida a destra e non può circolare.
I vigili del fuoco replicano a stretto giro mostrando la documentazione di autorizzazione concessa da Israele dove è specificato che le autorità palestinesi avrebbero provveduto alla modifica e Israele ha accettato.
Nella documentazione si fa richiamo anche a un precedente: nel 2011 Israele autorizzò lo stesso tipo di donazione con guida a destra.
Si sa, i vigili del fuoco hanno un cuore grande ma guai a prenderli in giro.
E quelli di Dundee si incazzano: arrivano fino a Londra a protestare davanti all'ambasciata israeliana.
In solidarietà con i colleghi di Dundee, accorrono i vigili del fuoco di Londra. Sono in tanti.
Si muove anche il sindacato nazionale dei vigili del fuoco con una raccolta firme in ogni città scozzese che presentano al governo.
Si muove anche la politica con un'interpellanza parlamentare al ministro degli esteri del Regno Unito.
A questo punto cosa fa Israele? Lascia che un mezzo di soccorso tanto necessario arrivi a destinazione? Niente affatto.
Se la prende con la parte debole della vicenda.
Sequestra il mezzo e fa recapitare una fattura di ben 21.271 dollari al Comune di Nablus per le spese di 15 mesi di custodia dell'autopompa. In caso di mancato pagamento scatta il pignoramento.
Somma totalmente fuori dalla portata del Comune di Nablus e oltretutto inutile da pagare visto che il mezzo resta in custodia israeliana e perciò è prevedibile l'arrivo di altre fatture.
Il sindacato dei vigili del fuoco si rivolge al ministero degli esteri del Regno Unito che contatta le autorità israeliane dalle quali riceve una proposta indecente: sono disposti a cancellare le fatture al Comune di Nablus e in cambio i vigili del fuoco di Dundee dovranno riprendersi l'autopompa e riportarla in Scozia a loro spese.
Notizia di venerdì di Middle East Eye e del Guardian: i vigili del fuoco, per non gravare sulle già disastrate finanze del Comune di Nablus, hanno accettato la proposta.
L'autopompa e le donazioni all'interno, comprese le forniture mediche, saranno riportate in Scozia.
Quando un cretino o uno in malafede vi chiede del rilascio degli ostaggi da parte di Hamas, rispondete come #FrancescaAlbanese: “e i 10.000 ostaggi palestinesi compresi tanti bambini?”
#reggioemilia