La cosa assurda è che chi dice queste cose vive in un mondo a parte. Perché i tentativi diplomatici ci sono stati:
- 10 round negoziali
- 15 tentativi bilaterali
- 6 conferenze ucraine per la pace
- 10 iniziative di paesi terzi.
Da professore di storia russa, da marito e padre di donne russe, da amico di dozzine di russi:
La russofilia di struscio di questi scribacchini e intellettuali del menga fa una gran pena.
Da studioso e professore di storia del discorso sulla guerra: questo pacifismo superficiale e incapace di generare solidarietà—rispetto alle vittime di questa guerra fa ribrezzo.
Mi fanno ribrezzo il manto di idealismo e l’umanitarismo di maniera che nascondono posizioni politiche irresponsabili. Un discorso che è un deserto etico, in cui puoi chiacchierare fino alla nausea di pace e diplomazia senza dover rendere conto di nulla, lavandoti le mani delle conseguenze pratiche per le vittime ucraine. In cui eviti di ragionare sulle scelte difficili e i comportamenti che NOI avremmo la possibilità di adottare per migliorare la condizione delle vittime.
Cioè: umanitarismo un corno.
È un’ipocrisia disgustosa.
L’ex Sottosegretario Michele Geraci, uno dei personaggi più singolari di quel bestiario del populismo che è stato il Governo giallo-verde, si presenta al Forum Economico di San Pietroburgo, la kermesse organizzata da Putin per riunire tutti quelli che vogliono ancora fare affari con lui, con un pass con scritto “Ministero dello Sviluppo Economico dell’Italia”.
Dal Governo nulla da dire?
Cari amici,
Quelle che vedrete nei prossimi numeri saranno le ultime storie che ho scritto per Topolino.
Qualche settimana fa, infatti, il Direttore ha terminato la mia collaborazione, dopo 23 anni e circa trecento storie, tra brevi, lunghe e altro.
(segue nei commenti)
Forse dalla segretaria del PD iscrittasi al PD solo per partecipare alle primarie ed eletta da non iscritti al PD? Quella rimane imbattibile secondo me
Questa vergogna che giustamente sta facendo il giro del mondo, non sarebbe stata possibile in nessun altro Paese Ue.
In tanti in queste ore mi hanno chiesto: ma come è possibile che in Italia un network illegale, riconosciuto come al servizio del Cremlino e per questo bannato in tutta Ue, possa impunemente tenere il suo “festival” a Bologna?
Le responsabilità sono tante e diffuse: -c’è certamente quella gravissima del Governo italiano che non ha ancora adottato un dispositivo nazionale per l’attuazione delle sanzioni UE che sospendono la diffusione di Russia Today e Sputnik (Reg. UE 833/2014 e successive modifiche);
-ci sono quelle delle forze politiche di opposizione che su questi temi perdono la voce, quando non sono smaccatamente d’accordo con la narrazione pro Putin, come nel caso del Movimento 5 Stelle.
Ed è per me particolarmente doloroso e complicato da comprendere, ma i fatti raccontano che, soprattutto nel mio “campo”, sono da sola a combattere contro la guerra ibrida del Cremlino;
e c’è anche quella, altrettanto grave e seria, dell’ecosistema informativo italiano: se in tv e nei luoghi pubblici si continuano ad ospitare D’Orsi, Lorusso insieme all’oscena compagnia dei propagandisti e proxy italiani del Cremlino, sostenendo che sia giusto ascoltare le loro voci in ragione di una malintesa idea di libertà di espressione (che non ha mai significato libertà di intelligenza con un Paese ostile o di apologia di regimi criminali) poi non ci dobbiamo sorprendere se ci portano Russia Today in casa.
L’Italia è un colabrodo per grave e precisa responsabilità di tanti, a tutti i livelli. Spero che essersi ritrovati con Russia Today a Bologna, segni l’inizio di una reazione doverosa e necessaria, prima che sia davvero troppo tardi.
Per parte mia io continuerò a battermi per essere argine, e per impedire con tutta la forza che ho, che il tentativo di manipolazione cognitiva messo in campo da Putin, possa produrre ancora frutti pericolosi in italia.
Sui social c’è una bolla - che fa tanto la figa qui perch�� è minoranza nel Paese - che (per contratto o per convinzione) pensa una cosa molto peculiare.
E cioè che il fatto che due liberaldemocrazie come USA e Israele siano temporaneamente guidate da leadership - regolarmente elette dai loro popoli - giudicate particolarmente scellerate, dia loro il diritto di equipararle in tutto e per tutto a spietati regimi dittatoriali che reprimono la loro popolazione e minacciano o aggrediscono (direttamente o tramite proxy) i paesi vicini.
Gli Usa e Israele hanno la bomba atomica? E allora la può avere anche l’Iran, anzi sarebbe un fattore di giustizia.
Gli Usa e Israele in passato hanno fatto guerre sbagliate? E allora le può fare Hamas, che problema c’è.
Per costoro, non fa alcuna differenza che in Usa e Israele le leadership siano elette dal libero voto popolare e da esso confermate o revocate ogni 4 anni.
E che, durante il loro periodo al potere, la loro azione sia limitata dalla legge e da altri organismi (come la Corte Suprema o la Corte Costituzionale, che spesso ha annullato le decisioni assunte da quei governi).
Non fa alcuna differenza che in quei paesi si possa andare in piazza a criticare quei governi (e che oceaniche manifestazioni abbiamo visto in questi mesi, sia negli Usa che in Israele), persino a bruciare la bandiera, senza che nulla ti possa accadere.
E non fa alcuna differenza che in quei paesi ci siano giornali e media che ospitano - e sostengono - opinioni radicalmente differenti, in un dibattito libero, acceso, passionale.
No, non conta nulla. Tutto ciò è messo sullo stesso piano di regimi dittatoriali dove un’opinione contraria viene punita con la prigione, con la tortura, con la morte. Dove la democrazia è un miraggio, la libertà non esiste, e l’informazione è gestita dal regime. E dove i diritti civli, sociali ed economici sono una chimera.
Costoro, dicevo, nel paese sono una piccola minoranza. Potenze straniere fanno grossi investimenti affinché qui sui social (e anche sui media tradizionali) appaiano invece come l’opinione dell’italiano medio.
Ma non è così. Nonostante in Italia ci sia un forte sentimento anti-occidentale (e anche in alcuni aspetti antisemita), la maggioranza degli italiani considera spazzatura questo genere di opinioni.
E per quanto detesti Trump o Nethanyau, neanche con una pistola alla testa sarebbe disposta a mettere sullo stesso piano quei paesi con Iran, Corea del Nord, Russia, Hamas o Hezbollah.
Il vero problema è che questa maggioranza silenziosa di italiani, quasi si tratta di organizzazione politica, partecipa al dannoso circo del bipolarismo italiano.
In cui i due schieramenti hanno dentro di sé, entrambi, proprio coloro per cui Usa, Israele e Iran, in fondo, sono la stessa cosa.
Eccoci qua caro @lucatelese . Qui video del 27/2/22 dove tu richiami accordi (facevi riferimento a Minsk probabilmente) non rispettati, espansione della Nato e pure presunti crimini ucraini nel Donbas: frame della propaganda di Mosca. https://t.co/qshs8YGJ2a?
La dichiarazione di Putin a favore del piano USA chiariscono, oltre ogni ragionevole dubbio, il perché dobbiamo respingerlo. Questo è in realtà il piano di #Putin intermediato da #Trump
Ecco una bella inchiesta pronta per @reportrai3. Quali sono i paesi non europei da cui la società Loft, ramo della società editrice del Fatto, ricava la maggior parte delle sue entrate?
Il limite di Orsini è proprio nella sua formazione: da esperto di sociologia del terrorismo, gli studi strategico-militari gli sono estranei. Specie gli sviluppi più recenti del "warfare". Orsini quindi si limita a fare i conti dei mezzi e danni materiali, i droni e gli aerei distrutti da un lato, le bombe e la distruzione che lancerà la Russia sulle città, dall'altro. Tutto molto meccanicistico. Orsini non vede gli effetti di un capolavoro di guerra asimmetrica messo a punto dagli ucraini. Non vede il livello di insicurezza e di vulnerabilità immesso nel sistema russo da questa operazione. Oggi ogni Tir che circola sulle strade russe sarà un potenziale minaccia, dovrà essere controllato, ispezionato ogni autista un potenziale nemico: ci saranno costi elevatissimi da sostenere, distruzione di filiere, risorse per la sicurezza interna da sottrarre al fronte. Con l'attacco di ieri è diventata lampante la permeabilità russa all'infiltrazione ucraina, non solo quella operativa russofona inviata da Kiyv, ma anche quella costituita dai milioni di russi di etnia ucraina che vivono in Russia. Orsini non vede e non considera gli effetti psicologici di tutto ciò sulla leadership politica e militare russa, sulla gente comune, sugli alleati di Mosca. Lui pensa: quelli sparano 10, gli altri sparano 100! E si convince di aver sempre ragione.
https://t.co/Fj1PX7G8xz
Un bollettino di guerra.
Del resto: sosta selvaggia, photored e autovelox, lotta ai comportamenti scorretti e pericolosi (uso del telefono cronico e diffuso, ad esempio)...su queste cose NULLA è stato fatto in quasi 4 anni di consiliatura.
Nulla.
Stazione Termini, ingresso metro. h. 06:00
8 della "security" ridono e scherzano davanti ai tornelli. Nel frattempo ho smesso di contare quanti a frotte di 4 saltano gli stessi tornelli, un Utente entra fortunosamente col monopattino e un altro Utente fuma allegramente.
1/
Ricordatevi questo post di Orsini. Segnatevi queste parole, che sono la controprova - semmai ne servisse una - della gravità del momento che viviamo.
Perché non solo questa uscita del professorissimo dimostra che la propaganda russa ha già iniziato ad abituare l’opinione pubblica all’ipotesi di una possibile invasione dell’Estonia, ma sta anche preparando il terreno per quello stesso ribaltamento di responsabilità che vediamo nella guerra d’Ucraina.
Lo schema è sempre lo stesso. Se la Russia invade la colpa non è mai della Russia, ma del paese invaso, che puntualmente se la va a cercare.
Siamo alla legittimazione spudorata della legge del più forte, all’esaltazione plateale dell’idea di un ritorno al medioevo. E in vista di questa eventualità, che lo eccita e lo fa fremere, Orsini ha anche un utile consiglio per l’Italia: quello di restarne fuori. Come, è presto detto. Perché siccome a lui non la si fa, per chi pensasse di contestargli il fatto che siamo legati agli altri paesi NATO dall’art. 5 del patto atlantico, che ci obbliga all’intervento in caso di attacco contro uno stato membro, lui ha già la soluzione pronta. Mandiamo scarponi ed elementi e l’impegno è aggirato.
Per carità di patria e tutela della mia salute mentale, intendo evitare di cercare una logica nell’idea espressa disinvoltamente nel post, secondo cui sarebbe l’Estonia ad aver deciso di fare la guerra alla Russia, ma sarebbe la Russia ad invadere. Credo piuttosto che sia utile notare come Alessandro Cuor di Leone abbia, senza alcuna vergogna, eletto ormai l’ignavia a valore del quale andar fieri e la codardia a strumento determinante per la gestione delle relazioni internazionali.
Insomma, le guerre lasciamole a quelli che le provocano e assolviamo ai nostri obblighi concedendo il minimo contrattuale. Come se lo stesso Orsini non sia libero di sproloquiare senza che qualcuno lo porti via come succede nella sua amata Russia, solo perché per la nostra democrazia hanno combattuto, oltre a 100.000 eroici partigiani, anche 600.000 soldati stranieri, i quali hanno pensato - stupidamente a questo punto - che meritassimo anche noi, che all’epoca eravamo i cattivi, una chance di vivere in un paese libero.
Vorrei tanto limitarmi a considerare queste parole ridicole, patetiche e cialtrone, ma purtroppo sono innanzitutto PERICOLOSE. Perché la riesumazione, con simile leggerezza, di aberrazioni della storia che sarebbero dovute rimanere sepolte lì dove i nostri padri e nonni le hanno sotterrate 80 anni fa, oltre allo sdoganamento di disvalori ed alla irresponsabile mortificazione della logica sono un pessimo segnale, soprattutto se simili idiozie guadagnano centinaia di like.
Nessuno di noi può abbassare la guardia o pensare che queste siano goliardate per vedere copie (sotto il post, immancabili, foto del libro e link ad Amazon). Perché un aforisma come “anche in una dittatura i bambini possono essere felici”, che di Orsini è probabilmente il più celebre, oggi più che mai, non sembra solo una inopportuna provocazione, ma piuttosto la negazione premeditata di ciò che sta realmente accadendo non lontano da noi.