Ieri mattina in Tv mi è capitato un confronto con una sindacalista della FIOM che - oltre a chiedere che “lo stato decidesse dove si investe” - aveva idee un po’ confuse anche sul fisco.
Noi del @Partito_Libdem la pensiamo sempre allo stesso modo: un paese che applica l’aliquota del 43% a chi guadagna 2.500 euro al mese (e il tutto per mantenere un apparato elefantiaco di spesa pubblica), a crescere non ci torna più.
Oggi alla Camera il capogruppo del M5S (Riccardo Ricciardi) ha presentato un ordine del giorno in cui si chiedeva al governo di nazionalizzare Eni, così da destinare tutti gli utili a scopi sociali.
Allora gli ho fatto tre domande, sperando di poter discutere nel merito.
Purtroppo a queste domande poi nessun collega ha risposto.
Eccole qui, in 3 minuti.
Ho letto questa intervista di @marattin ieri al @ilriformista e penso che abbia ragione: Italia Viva e Più Europa non sono più partiti di centro liberale. Sono nel Campo Largo, e ci restano perché hanno scelto così.
Parlo di Più Europa, perché di quel partito sono stato tra i fondatori. La separazione delle carriere è una battaglia da sempre nel DNA dei radicali e dei liberali. L’assemblea di Più Europa aveva scelto di sostenere il Sì. Poi Magi è sparito, si è finto morto, tradendo decenni di garantismo pannelliano.
Enzo Tortora diceva: “Sono liberale perché ho studiato, sono radicale perché ho capito.” Con Magi abbiamo: “Sto zitto perché devo essere candidato.” Da Schlein e Conte, aggiungo.
Ma l’europeismo italiano non muore con un partito. Quella pulsione esiste, è fortissima, e va rimessa in campo.
Con tanti amici ci stiamo già organizzando. Non per scegliere un modello istituzionale, ma per difendere la civiltà europea. Il nostro modo di vivere da ateniesi, in un mondo di barbari. Se ci sei, se vuoi aiutarci — fatti vivo. Scrivimi nei commenti o in privato.
Il Riformista @ilriformista
Il sociologo Luca Ricolfi, presidente della Fondazione Hume, analizza dalle colonne del Riformista le macerie del riformismo dopo il referendum del 22-23 marzo. Secondo Ricolfi, la vittoria del No non è un trionfo del progresso, ma il sigillo su una sinistra "iper-conservativa" che ha deciso di seppellire trent'anni di evoluzione per tornare al massimalismo delle origini. 🏛️🥀
⏪ La Retromarcia Ideologica: Ricolfi definisce la sinistra schleiniana "retrograda". L'obiettivo non è il futuro, ma la "correzione" degli anni di Prodi, Veltroni e Renzi per tornare a un alveo vetero-comunista, percepito come più "puro" ma totalmente privo di una strategia per il Paese.
🏗️ Schlein la "Demolitrice": La leadership attuale viene descritta come una forza d'urto che ha cancellato tre decenni di riformismo. Invece di offrire analisi sulle crisi globali (guerra, energia), il PD si è trincerato dietro un "No" sistematico a ogni cambiamento, alimentando l'immobilismo.
🇪🇺 L'Anomalia europea: Il percorso italiano è l'opposto di quello dei socialisti europei. Su temi come l'invio di armi o i rapporti con i regimi sudamericani, il PD si posiziona più vicino a Mélenchon o alla Linke che alla socialdemocrazia tedesca, scivolando verso un radicalismo estremo.
⚖️ Il Potere Giudiziario Inviolabile: Ricolfi rintraccia le radici della crisi nell'equilibrio post-bellico, alterato dopo Mani Pulite. La sinistra, festeggiando l'esito referendario, conferma di voler mantenere la supremazia del potere giudiziario sugli altri, rifiutando ogni riequilibrio democratico.
💪 Conte vs Schlein: Nel "campo largo", il populismo di Giuseppe Conte appare più efficace della demagogia di Schlein. Nonostante le critiche tecniche (Superbonus), Conte gode di una percezione pubblica rassicurante e "fresca", che lo pone in vantaggio competitivo per la leadership della coalizione.
👉 Leggi l'intervista integrale di Aldo Torchiaro - @aldotorchiaro su Il Riformista
Link diretto: https://t.co/SuMmWXVrNS
Verissimo, questa la chiave di lettura della vittoria del no.
Lo slogan ‘la Costituzione non si tocca’ è figlio della diffusa diffidenza nei confronti di governo e parlamento, considerati come un unicum non distinguibile.
Che almeno la Costituzione, hanno ritenuto i tanti sostenitori del no, resti intatta per consentire ai suoi custodi, i giudici, di partire dalla legge per inventare (nel senso latino, direbbe Paolo Grossi) il diritto.
Con buona pace della democrazia.
La conclusione. Una grande occasione perduta per risalire la china.
P.s.: l’anti politica perde però nelle due regioni, Lombardia e Veneto, che da sole fanno il 32 per cento del Pil italiano. Su questo occorre riflettere. Da qui occorre ripartire.
5 CONSIDERAZIONI
1) Quando il popolo parla, la politica obbedisce. Complimenti al fronte del NO per la vittoria netta.
Il @Partito_Libdem si è schierato senza dubbio a favore del Sì, lo rivendica e ancora pensa - differentemente dalla maggioranza degli italiani - che era una riforma giusta.
Noi non siamo abituati a non dire come abbiamo votato, persino a urne chiuse.
2) Dopo tre tentativi in 20 anni (Berlusconi 2006, Renzi 2016 e Meloni 2026) pare ormai chiaro che l’unico modo per cambiare la Costituzione per le cose “pesanti” è farlo in Parlamento con il consenso di tutte le forze politiche o quantomeno la stragrande maggioranza di esse.
Perché ogni volta che si portano queste domande al popolo, accadono due cose:
a) le contrapposizioni politiche che si registrano in Parlamento si riflettono inevitabilmente nel voto popolare, indipendentemente dal merito della riforma o persino dal fatto che in passato la stessa riforma era patrimonio della propria parte politica.
b) una parte importante dell’elettorato - di qualsiasi orientamento politico - è sensibile quando qualcuno gli racconta che toccare la Costituzione, fosse anche solo per una virgola, equivale a mettere in discussione le libertà democratiche e far arrivare i carri armati.
3) Una parte importante dello schieramento politico - il centrosinistra - non sembra essere disposto in nessun caso a toccare la Costituzione, considerata più come una reliquia che come un testo scritto 80 anni fa e di cui gli stessi Padri Costituenti, in alcuni casi, chiedevano modifiche a breve.
Ne’ per la giustizia, ne’ per i rapporti tra livelli di governo, ne’ per il bicameralismo, ne’ per l’architettura istituzionale.
Ne deriva che, ragionevolmente, non vi è più alcuna speranza di toccare la Costituzione, in nessun aspetto rilevante, nei prossimi anni o forse persino oltre.
E se c’è qualcuno che pensa che questa sia una buona notizia per la vita quotidiana degli italiani, beh, noi no.
E sicuramente con noi non avrà nulla a che fare.
4) Sul piano politico, io da sempre sono convinto di una cosa di cui praticamente non è convinto quasi nessuno: non esiste NESSUN canale di trasmissione tra due elezioni differenti.
Le amministrative di Pisa non influiscono sulle regionali in Piemonte, le regionali in Sicilia non influiscono sulle elezioni europee.
Così come un referendum sulla giustizia non influisce sulle elezioni politiche che si svolgono più di un anno dopo.
Gli italiani sono abituati (molto più della classe politica) a capire che schede elettorali diverse servono a cose diverse, soprattutto in momenti temporali diversi e in un paese non caratterizzato da una grande memoria collettiva.
E lo diciamo noi che non abbiamo alcun interesse a difendere né l’attuale centrosinistra ne’ l’attuale centrodestra.
5) per noi del Partito Liberaldemocratico non cambia nulla: nei mesi che ci separano dalle elezioni continueremo a lavorare per costruire un’offerta politica - più grande della nostra - di stampo liberale e in grado di indirizzare il governo del Paese verso alcuni temi “””””scomodi”””””” ma che in realtà sono cruciali per evitare il declino.
Sto vedendo dei video in cui un gruppo di persone festeggia per la vittoria del NO intonando cori da stadio (“chi non salta … è”, laddove a posto dei puntini mettete nomi di politici o di loro colleghi) e cantano le canzoni della Resistenza contro il nazi-fascismo.
E ho pensato che è comunque bello vedere militanti politici festeggiare, anche se nella fattispecie sostengono un’opinione diversa dalla mia.
Poi ho guardato meglio: quelle persone sono magistrati della Repubblica, ovviamente in servizio.
Persone che, con le proprie inchieste, hanno il potere di privare una persona della propria libertà o comunque rovinarle la vita.
Che strano paese che siamo.
Le regole democratiche si rispettano, le sconfitte politiche si accettano. Il Comitato Si Separa della Fondazione Einaudi, che ho avuto l’onore di presiedere, ha avuto un solo impegno, quello cioè di rendere per quanto possibile chiaro ai cittadini il contenuto della riforma sulla quale essi erano chiamati a votare. Lo scontro referendario però è divenuto politico, e d’altronde -come ho imparato da Marco Pannella- del diritto di voto ciascuno fa ciò che ritiene utile. Resta però, di questo scontro, una eredità con la quale il Paese comprenderà da subito di doversi misurare. La magistratura italiana si è fatta partito, assumendo nello scontro referendario addirittura la leadership politica di una parte del Paese. Chi immagina che dal superamento di questa linea rossa si possa tornare indietro facilmente, temo abbia fatto male i conti. Intanto, complimenti ai vincitori.
Oggi in Aula il centrosinistra ha portato una proposta di riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario che non solo è più indietro rispetto a Renzi 2014.
Non solo è più indietro rispetto a Veltroni 2008.
Ma è più indietro rispetto a D’Alema 1995.
Allora gli ho detto, a loro e al centrodestra, tutto quello che pensavo. In due minuti.
Ritengo che sia il più bel video che pubblicizzi il SI al referendum. E' da applausi perchè chiaro ed incisivo. Trattasi anche di una lezione a tanti magistrati. Ringrazio questa Avvocatessa per le straordinarie capacità dimostrate.
Sulla riforma della giustizia bisogna restare sul merito. Non si può utilizzare la retorica dell’autoritarismo e del ritorno al fascismo, come viene fatto ogni volta che c’è un referendum sulla Costituzione, a partire dal nostro del 2016.
La separazione delle carriere è un principio liberale, presente in moltissimi Paesi democratici e che era sostenuta anche dalla sinistra riformista.
Per questo abbiamo appoggiato questa riforma in Aula e lo faremo anche alle urne.
Il fronte del NO sta reclutando molti attori comici per sostenere le loro tesi. Dopo Pif, un altro grandissimo: Giovanni (di “Aldo, Giovanni e Giacomo”).
Non c’è nulla di male: ogni cittadino ha il diritto e il dovere di dire la propria su un argomento così importante, e su cui è chiamato a esprimersi.
Peccato che anche Giovanni, come Pif, ha raccontano una falsità e una mistificazione.
Scopriamo quali sono.
Ripetete a pappagallo i soliti slogan.
Nessuno di voi risponde alle affermazioni che smontano una a una le vostre balle:
1) l’articolo della Costituzione che prevede l’indipendenza della magistratura non viene assolutamente toccato (se non grammaticalmente per tenere conto del fatto che i Csm sono due e non più uno).
2) l’articolo della Costituzione che prevede la dipendenza funzionale della polizia giudiziaria dal Pm non viene minimamente toccato.
3) continuare a dire che il sorteggio per l’organo che decide le carriere dei magistrati è chissà quale violenza alla democrazia, ma nessuno di voi si è mai lamentato perché vengono sorteggiati coloro che decidono la carriera dei professori universitari (o i membri popolari delle corti di appello, o decine di altri casi). La verità è che terrorizza il fatto che le carriere dei magistrati non potranno più essere decise da accordi tra le correnti della magistratura.
4) continuate a ignorare che la riforma che prescrive che Pm e giudice fanno due mestieri differenti e’ del 1988; e la riforma costituzionale che fissa questo principio nella nostra carta fondamentale e’ del 1999 (e passo’ senza voti contrari). Ma in nessuna di queste due occasioni nessuno di voi ha proferito sillaba.
QUELLE VOLTE IN CUI PENSO CHE NON CE LA POSSIAMO FARE.
Se lo pensassi sempre, non solo non farei più politica ma probabilmente farei anche altre scelte sulla mia vita personale.
Ma non vi nascondo che non sono affatto poche le volte in cui non l’istinto o la rabbia ma la pura ragione mi suggerisce che sarà molto difficile per questo paese evitare il declino.
C’è un aspetto che - più di tutti - me lo fa credere.
Tutte le principali componenti della classe dirigente di questo paese sono MEDIAMENTE peggiori, e in misura consistente, rispetto al passato. E con una chiara indicazione all’ulteriore peggioramento.
I politici sono (siamo) mediamente peggiori.
Il livello è infinitamente più basso rispetto ai decenni scorsi; non ha aiutato essere passati dai partiti tradizionali - che formavano e selezionavano classe dirigente - a formazioni personali che competono su slogan e promuovono “yes men”.
I professori universitari e scolastici - coloro che formano il capitale umano di domani - sono (siamo) mediamente peggiori.
Tutti dicono che è avvenuto per via delle retribuzioni progressivamente sempre meno attraenti, e forse hanno ragione. Ma io penso sia successo anche e soprattutto perché università e scuola si sono incancrenite nel baronato e nella conservazione, facendo sì che i migliori - semplicemente - andassero a perseguire all’estero la propria vocazione.
Gli imprenditori sono mediamente peggiori.
C’è una generazione di imprenditori che nei decenni scorsi ha letteralmente fatto l’Italia, e l’ha resa grande nel mondo. I loro successori o hanno venduto a fondi americani per vivere di rendita, o non sono neanche lontanamente paragonabili ai loro genitori o nonni.
I giornalisti sono mediamente peggiori.
Lo dicevo qualche giorno fa: siamo passati da monumenti che facevano della corretta informazione una religione civile (e di cui era impossibile intuirne l’orientamento politico) a capi ultra’ o agitatori di questa o quella parte politica.
E gli esempi potrebbero continuare.
Ovviamente la parola chiave di tutto questo discorso è MEDIAMENTE: grazie a Dio esistono ancora politici, professori, imprenditori e giornalisti di assoluto valore.
Semplicemente, non hanno la massa critica (o forse solo la voglia) di produrre un cambiamento di sistema.
Ed eccola allora la domanda fondamentale: ma se gli individui che, materialmente e in diversi ruoli, “guidano la nave” sono mediamente peggiori, e di tanto, rispetto al passato, per quale motivo la nave non dovrebbe andare a schiantarsi o quantomeno impantanarsi in acque basse?
Noi, alcuni di noi, continuiamo a lavorare per mettere in rete le (tantissime) eccezioni di cui parlavo prima, e dar loro una rappresentanza politica forte, autorevole, stabile e soprattutto unitaria.
Nel frattempo però quella domanda fondamentale continua a ronzarmi insistentemente in testa.
Nel caso ronzi anche a voi, e abbiate una risposta, sono qui ad ascoltarla.
Più quelli del NO condividono il video dove Barbero dice cretinate sul referendum, più occorre rilanciare contenuti in cui illustri giuristi, quali il prof di diritto costituzionale ed ex vicepresidente della Corte Costituzionale Nicolò Zanon, smontano le suddette cretinate.
Anche oggi il Comitato per il No dell'Anm ci dà la sua bufala quotidiana, e anche stavolta è enorme. Dopo aver affisso cartelloni in cui si prefigura la sottomissione alla politica dei giudici (ma non erano i pm?), il Comitato rivendica e rilancia: ci sarebbe una "confessione" sul fatto che questo sia il vero scopo del governo. Una confessione, cioè quello che "in un processo è la prova regina". Urka. A confessare sarebbe stato il ministro Nordio quando ha detto: "Mi stupisce che Elly Schlein non capisca che questa riforma gioverebbe anche a loro, nel momento in cui andassero al governo". Peccato che il Comitato abbia tagliato la parte subito precedente della frase di Nordio. La riporto io: "Il governo Prodi cadde perché Mastella, mio predecessore, fu indagato per accuse poi rivelatesi infondate. Mi stupisce che Elly Schlein non capisca che questa riforma gioverebbe anche a loro, nel momento in cui andassero al governo". Avete visto come è cambiato il senso della frase? Nordio nella sua intervista ricorda che un ministro della Giustizia fu costretto a dimettersi a causa di accuse poi cadute (dopo 9 anni, bella prova di giustizia...) e che contribuirono a far cadere il governo Prodi, di centrosinistra. Per questo si rivolge a Schlein affermando che "la riforma gioverebbe anche a loro": perché rafforzando l'autonomia e la terzietà del giudice, soprattutto nella fase delle indagini, la riforma ridurrà i casi di ingiustizia come quello di cui fu vittima Mastella. Magari evitando che un futuro governo di centrosinistra cada a causa di accuse infondate.
A rendere particolarmente inquietante l'ennesima bufala del Comitato per il No è la premessa dal taglio "giudiziario": "Se parliamo di prove, sappiamo che 'confessio est regina probationum': la prova regina, in un processo, è la confessione. E la confessione, in questo caso, c’è".
Se i magistrati italiani trattano le prove allo stesso modo con cui il Comitato istituito dall'Associazione nazionale magistrati (e che da questa prende ordini) tratta l'intervista di un ministro, cioè tagliandola a piacimento e sostenendo che è una confessione, c'è da tremare.
Da Marte, anche per oggi, è tutto.