@tvdellosport@MCriscitiello Ma che analisi è? Son 9 anni che l'Ata rimane nelle prime 4/6 e lotta proprio con l'obiettivo qui criticato di tener dietro le big storiche. Nel '21 e '25 ha lottato per lo Scudetto. Ragionamento senza alcuna logica.
Operazione simpatia la puoi fare 1/2 anni, non 10. Zero senso.
"Con Ranucci rapporto lacerato,al suo posto avrei fatto un passo indietro."
"Ranucci non ha niente di sinistra, bloccate tre mie inchieste dal simbolo del giornalismo indipendente."
A 'sto punto dire che volano gli stracci mi sembra riduttivo.(Giorgio Mottola e Alberto Nerazzini)
Un magistrale #Cerno : "assisteremo ad una campagna elettorale violenta.. ".
Da 80 anni a questa parte un governo rischia di vincere per la seconda volta, e c'è chi per impedirlo prima aveva un Ranucci, il semi dio messo apposta per infangare la Meloni, e oggi non c'è più..
Si potrebbe essere indotti a pensare che il woke non sia altro che un’altra delle innumerevoli manifestazioni di cecità ideologica identitaria (violenta) anti-fattuale (in una parola: dissociativa) di questa nostra era del disagio. Tuttavia, e lo dico da uno che si è ritrovato spesso a dover affrontare la furia delle orde di anti-covidisti, anti-vaxisti, anti-climatisti, ultra-sovranoidi ed extra-putinisti che costellano il perimetro della destra, il woke ha avuto un carattere molto più pervasivo che, negli effetti, l’ha reso molto più devastante. Con conseguenze che rimarranno con noi per molto più a lungo di quanto molti pensino.
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Vorrei sapere chi ha ordinato alla sinistra globale "basta woke". Perché un ordine è partito, su questo non ci piove, sennò non avrebbero obbedito come soldatini. Identificare chi muove i fili di questa banda di bestie di satana, o non ce ne libereremo mai.
Gran parte della cultura anti-occidentale e del fenomeno woke propagatisi nell’ultimo decennio si basa su un assunto tanto semplice quanto sbagliato: che il razzismo sia la caratteristica strutturale principale (se non esclusiva) dell’“uomo bianco”.
Niente di più falso. Il razzismo (o etnocentrismo) è una tendenza umana universale. L’essere umano è un animale tribale: preferire il proprio gruppo – etnico, culturale, religioso o linguistico – e guardare con sospetto gli outsider non è un’invenzione dell’Occidente, ma una caratteristica antropologica dell’uomo, di qualsiasi colore.
Basta leggere studi di psicologia sociale o di antropologia per capire che bastano differenze minime e arbitrarie per generare discriminazione. Questo meccanismo è presente in tutte le popolazioni, a ogni latitudine. Nessuna cultura ne è immune.
Gli esempi sono innumerevoli: le guerre tribali, lo schiavismo interno e la tratta araba alimentata da regni africani (Ashanti, Dahomey, Kongo…) nell’Africa sub-sahariana; il sistema delle caste in India; lo sterminio e la discriminazione di coreani e cinesi in Giappone; il trattamento di uiguri, tibetani e mongoli in Cina; la tratta degli schiavi africani nel mondo arabo-islamico, durata secoli e molto più a lungo di quella atlantica. L’elenco potrebbe continuare: non esiste società umana storicamente documentata in cui l’etnocentrismo sia assente.
Il presupposto “woke”, cioè che l’Occidente sia “strutturalmente razzista”, è selettivo e ideologico e poggia su due operazioni subdole e false:
• ignorare o minimizzare il razzismo di tutte le altre culture;
• attribuire a priori l’origine di ogni disparità tra gruppi (di reddito, istruzione, criminalità) al razzismo dell’uomo bianco invece che a differenze culturali, cognitive medie, strutture familiari o scelte comportamentali.
L’Occidente è, al contrario, la civiltà che nella sua evoluzione ha prodotto la critica più radicale al razzismo e che oggi applica standard di non-discriminazione istituzionale tra i più elevati al mondo. Questo non significa che il razzismo individuale o i pregiudizi residui siano scomparsi; significa solo che il quadro “Occidente = peccato originale razziale” è una narrazione politica di comodo, non un’analisi storica o scientifica.
Il razzismo non è un’anomalia occidentale: è una tendenza umana comune, più o meno contenuta a seconda delle istituzioni, della cultura e del livello di prosperità. Pretendere che sia un peccato strutturale esclusivo dell’Occidente serve a giustificare politiche identitarie, non a capire la realtà. La via più onesta è riconoscere questa tendenza universale e costruire istituzioni che la limitino, invece di fingere che esista solo dove fa comodo politicamente.
Tagliata è un piccolo paese in provincia di Bergamo diventato un punto di riferimento per gli appassionati della lettura. In questo angolo magico della Valle Serina si lotta contro lo spopolamento con inizative che puntano sulla cultura e su pratiche di booksharing. Così la strada principale del borgo si è riempita per il secondo anno di fila di copertine colorate a disposizione dei visitatori. "Questo posto stava morendo e ora rinasce", ci ha detto l'ideatore del progetto Giovanni Cortinovis https://t.co/CNQadhDJly
#Bernasconi alla Gazzetta: «Sono nato atalantino e per me poter rappresentare la Dea è la cosa più bella che c'è. Da bergamasco sento di portare in campo con me i tifosi. È un orgoglio rappresentare il popolo nerazzurro, soprattutto in Europa. L'#Atalanta è una società ambiziosa»
@DanielaConsoli2@thedirectormov Se leggi attentamente ciò che ho scritto, ho detto che si rivela il contenuto delle conversazioni tra lui e il suo legale, non ho detto che sta parlando con il suo legale, sono due sfumature diverse. Rimane una cosa gravissima. La gogna mediatica è sbagliata, sempre, come allora.