The house where the old dog, Bruno, lived had been destroyed by fire. When the blaze broke out, only the dog was inside, and the responding firefighters tried to save him from a horrific death. Mike, in particular, went far beyond the call of duty to snatch him from certain death, carrying him out of the burning house; Ricky, as the dog was named, was alive, though already suffering from burns. After a few weeks, the dog recovered, albeit still a bit battered, and here we see the embrace between Mike and Bruno. Everyone wonders why Mike risked so much for a dog, there is never a simple answer to such acts, which might well be called heroic. Perhaps the most remarkable thing is that, despite their brief time together, a strong bond had formed between Mike and Bruno; indeed, Bruno never left Mike’s side afterward, and visiting the fire station became part of his routine.
@SkyTG24 Nel frattempo a poco meno di 100 km, nel totale disinteresse del mondo, sussiste un campo di concentramento a cielo aperto, dove i palestinesi vivono in un contesto disumano e orribile.
Il ragazzo che sta riscrivendo la storia della F1 italiana e forse non solo ci riceve all'ultimo piano dell'hospitality Mercedes alla fine di una giornata indimenticabile, per lui ma anche per noi. Stravolto, attraversato da un fiume di felicità. Kimi Antonelli, è il giorno più bello della sua vita?
«Per ora sì, ma il più bello si spera debba ancora arrivare». […]
Tanti tifosi Ferrari l'hanno acclamata: se l'aspettava?
«Pazzesco. Mi hanno dato una carica in più, perché in uscita dalla prima variante riuscivo a vedere la tribuna e quando stavo recuperando a ogni giro si alzavano in piedi. Mi hanno spinto anche loro, hanno fatto la differenza».
L’intervista integrale dell’inviato Jacopo D’Orsi su La Stampa
#LaStampa
Ci sono due storie che apparentemente hanno in comune soltanto una cosa: i protagonisti fanno politica. Ma è il dettaglio meno importante. Entrambe raccontano qualcosa di molto più grande: la forza di mostrarsi fragili senza sentirsi deboli.
Roberta Vallacchi, consigliera regionale in Lombardia, sta affrontando un tumore e la chemioterapia. Indossa un foulard. Un verme sui social le ha scritto: «Togliti il foulard, fai schifo».
Roberta fa bene a fregarsene e a fare esattamente quello che sta già facendo: quel foulard deve continuare a indossarlo, senza nascondersi. Non c’è niente di cui vergognarsi.
Poi c’è Dario Franceschini, che ha scelto di raccontare pubblicamente di avere il Parkinson. Ha parlato della paura, dello smarrimento, di quella che definisce «una botta tremenda». E ha detto a chi soffre una cosa semplice: combattete, non isolatevi.
Due storie diverse, un solo filo: testimoniare e non arrendersi.
Viviamo in una società che ci vuole forti, efficienti, possibilmente sorridenti. Performanti.
In politica ancora di più: sempre sicuri, sempre infallibili. La malattia invece cambia il corpo e le giornate, consegna paure che gli altri non vedono, qualche volta anche la voglia di nascondersi, perché non siamo più come gli altri ci ricordavano o ci vogliono vedere.
Per questo raccontarsi conta. Non perché chi è malato debba essere un eroe: ha diritto alla paura, alla stanchezza, anche ai giorni in cui non ha voglia di combattere. Ha diritto di esserci come crede.
Ma quando qualcuno sceglie di mostrarsi anche così, la sua fragilità può diventare compagnia per quella di qualcun altro.
Un foulard indossato, una foto sui social può far sentire meno sola un’altra persona.
Raccontare il Parkinson senza paura può convincere qualcuno a uscire di casa, a parlarne, a chiedere aiuto. A non essere solo.
Roberta e Dario ci hanno fatto capire che la dignità non sta nel non cadere mai, ma nel continuare a esserci anche quando stare in piedi costa molta più fatica.
Carlo non c'è più🌈💔🐺...da due giorni lo vedevo mogio, stamattina l'ho portato in clinica e un versamento di sangue interessava tutta la zona del cuore...ipotizzavamo incontro con oncologo domani ma nel pomeriggio è peggiorato e così ho dovuto prendere la decisione più
@LaPrimaManina A Milano dicono va a dar
via e chiapp.
Il signor Roggero, lo si deve ripetere ancora,
ha sparato alle spalle
di due persone in fuga.
Aveva subito altri furti, era esasperato, infuriato, lo
comprendiamo e il giudice nel comminare la pena
ne ha tenuto conto.