Qualche giorno fa mi è capitato tra le mani questo articolo del 2 Aprile 1974, pubblicato sulla terza pagina de l’Unità (i miei erano abbonati), la pagina dedicata ai “commenti e attualità”. Lo scrive Lucio Libertini, più volte deputato e senatore del PCI (una breve biografia esiste su wikipedia). Il titolo è “Il Futuro dei Computers”. L’ho letto, e sono rimasto davvero colpito. Libertini analizza in modo asciutto e senza fronzoli la nuova rivoluzione dell’informatica (fine anni 60, inizio 70), con epicentro in America e qualche velleitario tentativo europeo. Cita l’arretratezza condita talvolta da buone intenzioni tipica del nostro Paese. E si schiera apertamente per un “grande piano nazionale per il calcolo”, italiano (e anche europeo), sollecitando una discussione pubblica. Il rischio, per Libertini, è la marginalizzazione e diventare solo acquirenti di tecnologie sviluppate altrove. E la marginalizzazione, per Libertini, non è solo un dramma economico; ma rappresenta anche la perdita della possibilità concreta di emancipare le persone più deboli nel mercato del lavoro. La similitudine con l’attuale scenario tecnologico che riguarda l’Intelligenza Artificiale è stupefacente.
Ma ancora più stupefacente è la critica che Libertini fa ad un certo pensiero di sinistra, parte politica in cui milita: per contestare la natura “di mercato” della rivoluzione informatica, si finisce per mantenere l’arretratezza esistente o sconfinare in un neo-luddismo che “invece di modificare i rapporti di produzione, nega utopisticamente la produzione.” Suona familiare, no?
Ecco, mi mancano molto intellettuali così ed è triste vedere che dopo cinquanta anni il dibattito italiano non si è pressoché mosso. Ho quindi deciso di pubblicare questo articolo (link 1mo commento), sperando che qualcuno -leggendolo- capisca che emancipazione dal bisogno e progresso passano innanzitutto attraverso la porta dello sviluppo tecnologico e della produttività.
Sento spesso parlare di coerenza come di un valore in sé: se sei coerente con un pensiero intelligente e non lo cambi anche quando dei deficienti cercano di fartelo cambiare, sì. Ma se sei coerente con un’idea da deficiente, resti soltanto coerentemente un deficiente.
This is a healing grid by Japanese artist Ryota Kanai. If you stare at the center, the irregularities start to heal themselves because your brain strongly prefers to see regular patterns.
Una domanda standard che porrò da qui in avanti a tutti i filo israeliani che incontro qui su X: se è tutta colpa di Hamas ed Hezbollah perché in Cisgiordania, ove non ci sono, I. continua ad opprimere i palestinesi e i coloni ad ucciderli impunemente?
Ma certo, come no.
Il rischio che questo paese corre non è perdere gran parte dei giovani che se ne fuggono a gambe levate.
Non è quello di avere i salari fermi da 30 anni (e mediamente molto più bassi della media europea).
Non è quello di non avere nessuna reale possibilità di primeggiare nelle produzioni del futuro.
Non è quello di avere, tra poco, il secondo debito pubblico più alto del pianeta (ora è il terzo).
Non è quello di essere il paese che negli ultimi 30 anni è cresciuto di meno al mondo (e di continuare ad esserlo).
Non è quello di avere il ceto medio più tartassato di tasse del mondo occidentale.
Il vero rischio del paese è che nel 2029 si lavori 3 mesi in più prima di andare in pensione.
Technological innovation can be a form of participation in the divine act of creation. It carries an ethical and spiritual weight, for every design choice expresses a vision of humanity. The Church therefore calls all builders of #AI to cultivate moral discernment as a fundamental part of their work—to develop systems that reflect justice, solidarity, and a genuine reverence for life.
Molti si dicono sbalorditi dagli insulti, riportati dai giornali, emersi dalla chat “Fascistella”, dove alcune tra le più note attiviste e i più noti attivisti del web si scambiavano commenti che poco hanno a che vedere con i valori che professavano.
Sotto la patina di empatia, di linguaggio inclusivo e di post moralistici, si celava una sostanza fatta di livore, disprezzo e arroganza elitaria.
Selvaggia Lucarelli, ottenute le chat dai magistrati, ha pubblicato le conversazioni private di Vagnoli, Carlini, Fonte e altri, in cui si dileggiavano figure come Mattarella, Segre, Cecilia Sala, Murgia e molti altri ancora.
Tra i partecipanti figurava anche il famigerato “Karem from Haifa”, lo stesso che, appena una settimana fa, aveva rifiutato un confronto con Francesco Giubilei a Pulp Podcast, sostenendo che certi interlocutori non meritano diritto di parola.
È vero: nelle chat private, spesso, ognuno di noi dà il peggio di sé. Quelle conversazioni non avrebbero mai dovuto finire sulla prima pagina di un giornale.
Ma resta significativo osservare come proprio coloro che per anni hanno messo alla gogna ogni “nemico” oggi invochino il garantismo, quando i metodi che hanno alimentato si ritorcono contro di loro.
È questo atteggiamento, elitario, autoreferenziale e moralmente tossico, ad aver svuotato di senso la causa progressista.
L’ha ridotta a un club esclusivo, accessibile solo a chi possiede il patentino distribuito da influencer che, alla prova dei fatti, non hanno alcuna legittimità per dare lezioni a nessuno.
Per anni, in nome dell’inclusione, hanno costruito recinti morali.
O sei con noi, o sei il male.
Hanno sterilizzato la complessità, reso marginali le battaglie che dichiaravano di voler universalizzare.
Hanno brandito la censura come strumento di giustizia, convinti che un fine “più giusto” potesse giustificare ogni mezzo.
Hanno inscenato processi sommari in nome dell’urgenza rivoluzionaria, perché un post indignato, si sa, non può attendere le cautele del garantismo.
E alla fine, questa pletora di censori, innalzati a giudici supremi della morale pubblica dalle proprie bolle digitali, si ritrovava a parlare di “rivoluzioni” e “metodi Mangione” in una chat privata.
La verità è che “Fascistellə” non rivela nulla di nuovo.
Solo l’ovvio: dietro la facciata dell’impegno civile si nasconde spesso la superbia di personalità narcisiste e livorose.
E tutto questo, più che una notizia, sarebbe potuto restare una nota a margine in un fascicolo giudiziario, quello che vede due delle protagoniste indagate per stalking nei confronti di un uomo messo alla gogna proprio sui social.
Io credo questi attivisti non siamo di alcun aiuto.
È tempo di riappropriarsi di quelle parole, libertà, diritti, progresso, e di restituirle a chi ancora crede nel loro significato autentico.
Senza più ascoltare la morale dei progressisti senza progresso.
Questa è l’immagine della vergogna.
Poliziotti in antisommossa che fanno irruzione in una chiesa per portare via 4 migranti malati.
Don Biancalani li curava, li accoglieva.
Il sindaco di Fratelli d’Italia ha firmato lo sgombero.
Questa non è giustizia. È barbarie di Stato.