Per decenni abbiamo vaccinato i bambini contro la difterite e la malattia è praticamente scomparsa. Non perché il batterio fosse andato in pensione, ma perché avevamo costruito una protezione collettiva fatta di vaccini, prevenzione e sanità pubblica.
Poi a Palermo muore Anna Rosa Bartolotta, una bambina di quattro anni.
Il cuginetto ricoverato all’Ospedale dei Bambini è risultato positivo alla difterite. La Procura ha indagato i genitori per omicidio colposo e, secondo quanto ricostruito, la bambina non sarebbe stata vaccinata perché i genitori ritenevano che un vaccino avesse provocato l’autismo di un familiare.
Le responsabilità penali spettano alla magistratura. Ma per stabilire che i vaccini non provocano l’autismo non serve aspettare un processo.
È falso.
Ed è una falsità particolarmente feroce perché sfrutta insieme due paure: quella dei vaccini e quella dell’autismo.
Per anni questa menzogna è stata trattata come un’opinione. Un medico spiegava cosa dicono gli studi, qualcuno raccontava che il cugino del vicino stava benissimo prima del vaccino, e noi chiamavamo tutto questo “dibattito”.
Non lo era.
La scienza può essere discussa, verificata e corretta. Ma una falsità smentita da decenni di studi non diventa una teoria scientifica perché ha molti follower.
E qui entra in scena la politica.
Perché sarebbe troppo comodo prendersela soltanto con i genitori no-vax. In questi anni forze politiche ed esponenti delle istituzioni hanno lisciato il pelo a quella galassia. Qualcuno per convinzione, altri per opportunismo, altri ancora perché avevano intravisto un pacchetto di voti.
Non serve dire apertamente che il vaccino provoca l’autismo. Basta dire che “bisogna ascoltare tutte le opinioni”, che “qualche domanda è legittima”, che bisogna “difendere la libertà di scelta”. E così, centimetro dopo centimetro, una sciocchezza diventa un’idea apparentemente rispettabile.
Ma un bambino di quattro anni non guarda YouTube, non legge Telegram, non decide se vaccinarsi.
Decidono gli adulti.
Ad ammalarsi, però, è lui.
Perciò quando sento parlare di libertà vaccinale vorrei sempre aggiungere una domanda: la libertà di chi? Del genitore di credere che un vaccino provochi l’autismo o del bambino di essere protetto da una malattia potenzialmente mortale?
E non è soltanto Palermo.
I dati nazionali mostrano ancora sacche di bambini non adeguatamente protetti e profonde differenze territoriali. In Sicilia, nei dati del Ministero della Salute relativi alla coorte 2016, la copertura antidifterica entro gli otto anni era del 74,41 per cento, contro l’86,20 nazionale.
Ma sarebbe sbagliato chiamare “no-vax” chiunque non sia vaccinato. Dietro le coperture insufficienti ci sono anche famiglie fragili, povertà educativa, marginalità, difficoltà di accesso ai servizi e disorganizzazione.
Ed è qui che entra in gioco lo Stato.
Non basta dire ai genitori: vaccinate i vostri figli. Bisogna andarli a cercare.
Servono servizi accessibili, anagrafi vaccinali che funzionino, pediatri capaci di intercettare le situazioni a rischio, campagne di informazione, recupero dei bambini che sfuggono ai richiami e un contrasto alla disinformazione che chiami una bugia con il suo nome.
Perché la vaccinazione contro la difterite in Italia è obbligatoria. E allora la domanda è inevitabile: come può un bambino arrivare a quattro, sei o otto anni senza una vaccinazione obbligatoria senza che il sistema riesca a recuperarlo?
A cosa servono gli obblighi se nessuno verifica che vengano rispettati? Un obbligo che lo Stato proclama ma non riesce a rendere effettivo rischia di essere soltanto una raccomandazione con la Gazzetta Ufficiale allegata.
C’è poi un ultimo equivoco da eliminare: la prevenzione non è autoritarismo.
Quando funziona, semplicemente non accade nulla. Il bambino vaccinato contro la difterite non finisce al telegiornale. Va a scuola, gioca, cresce. Nessuno dà la notizia che oggi milioni di bambini non sono morti di difterite.
La bandiera della libertà, dello stato di diritto, dei diritti, della democrazia. Proteggerla, difenderla, promuoverla. Non è perfetta, ma è nostra.
Forza Europa!
Oltre la satira...
Un documento di giornalismo che ha realizzato con fonti, una ricostruzione chiara che altri fanno fatica ad esporre con onestà intellettuale.
Capolavoro Crozza!
Appello per Fatena Mohanna e Al Hassan Selmi, bloccati a Gaza: il Consolato italiano non può rilasciare il visto. L’Archivio Disarmo chiede al ministro Tajani di attivarsi per farli arrivare a Roma il 18 ottobre per il Premio Colombe d’Oro per la Pace.
#PresaDiretta
“Questa è Gaza oggi: è la Shoah, è la Nakba, è pulizia etnica, è genocidio. È il collasso dell’umanità.”
Assaf David, professore di Scienze Politiche all’Università Ebraica.
#PresaDiretta
Roma, 1 ottobre - “L’aggressione contro navi civili che trasportavano cittadine e cittadini italiani, rappresenta un fatto di gravità estrema. Un colpo inferto all’ordine costituzionale stesso che impedisce un'azione umanitaria e di solidarietà verso la popolazione palestinese sottoposta dal governo israeliano ad una vera e propria operazione di genocidio. Un attentato diretto all’incolumità e alla sicurezza di lavoratrici e lavoratori, volontarie e volontari imbarcati. Non è soltanto un crimine contro persone inermi, ma è grave che il governo italiano abbia abbandonato lavoratrici e lavoratori italiani in acque libere internazionali, violando i nostri principi costituzionali”.
Con queste parole la #CGIL annuncia, in difesa di Flotilla, dei valori costituzionali e per Gaza, lo sciopero generale nazionale di tutti i settori pubblici e privati per l’intera giornata di venerdì, 3 ottobre, ai sensi dell’art.2, comma 7, della legge n.146/90.
Durante lo sciopero generale, fa sapere la Cgil “saranno garantite le prestazioni indispensabili, come stabilito dalle regolamentazioni di settore”.
From Rome to Milan, Bologna to Genoa, Livorno to Naples, Turin to Florence, Bari to Palermo, and over 60 more cities across Italy — workers are massively rising in solidarity with Palestine, demanding an immediate end to Israel’s genocide in Gaza.
This is historic 🇮🇹🇵🇸