La solidaridad y la empatía son opcionales.
El respeto a los tratados europeos y a los datos, no.
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Número de entradas irregulares entre 2021 y 2026 según Frontex:
Por Italia: 478.600
Por los Balcanes occidentales: 340.600
Por Grecia: 259.800
Por España: 234.760
Por la frontera oriental: 48.000
No es tiempo de dividir. Es tiempo de seguir construyendo una UE fuerte y unida.
"C’è un passaggio, in un documento ministeriale pubblicato quasi in sordina all’inizio dell’estate, che dovrebbe far tremare le fondamenta della nostra Repubblica.
È una frase contenuta a pagina 45 del nuovo Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne 2021-2027 (PSNAI), approvato con grande ritardo e redatto tra le nebbie dei dipartimenti centrali.
Si trova nell’“obiettivo 4: Accompagnamento in un percorso di spopolamento irreversibile”. E recita: “Queste aree non possono porsi alcun obiettivo di inversione di tendenza ma nemmeno essere abbandonate a se stesse. Hanno bisogno di un piano mirato che le accompagni in un percorso di cronicizzato declino e invecchiamento”.
Non è una battuta, né un refuso. È la nuova linea di indirizzo strategico dello Stato verso centinaia di Comuni italiani, per lo più montani, collinari o rurali. Si tratta di un cambio di paradigma silenzioso ma devastante: si rinuncia ufficialmente all’idea di invertire la tendenza allo spopolamento. Si pianifica il declino. Lo si accompagna. Lo si normalizza.
Per capire la portata della questione, bisogna risalire alla definizione di Aree Interne: sono quasi 4.000 Comuni italiani, sparsi in ogni regione, che si trovano lontani dai centri dove si concentrano servizi essenziali come sanità, istruzione e mobilità. Coinvolgono oltre 13 milioni di cittadini, il 23% della popolazione, distribuiti su quasi il 60% del territorio nazionale. In pratica, l’Italia profonda. Quella che custodisce boschi, pascoli, acque, borghi storici, comunità coese. E che oggi si vede diagnosticare una malattia terminale.
Nel PSNAI, approvato nel marzo 2025 ma diffuso solo ora, lo Stato compie una distinzione netta tra territori rilanciabili e territori senza speranza. I secondi, si legge, hanno una struttura demografica compromessa, con popolazione in forte declino e basse prospettive di sviluppo. E quindi, si conclude, non possono avere obiettivi di rilancio.
Ma cosa significa, in pratica? Significa che non si investirà più per trattenere giovani o attrarne di nuovi. Che non si costruiranno più servizi in quei luoghi. Che si pianificherà una dignitosa decadenza: un welfare del tramonto che fornisca badanti e medicine, ma non opportunità né speranza.
Un gruppo di studiosi, amministratori e attivisti, riuniti il 12 giugno dal CERSTE, ha avuto il coraggio di dire le cose come stanno: questo documento è un verdetto, non una strategia. E viola in spirito l’articolo 3 della Costituzione, là dove parla dell’impegno della Repubblica a rimuovere gli ostacoli che limitano l’eguaglianza e la partecipazione di tutti i cittadini. Invece di rimuoverli, li si consacra.
Si adottano criteri tecnici, tempi di percorrenza, densità, indicatori statistici che ignorano la realtà sociale e culturale dei luoghi. Si dimentica che molte fragilità sono state indotte da scelte politiche e tagli strutturali. Che non si può misurare la vitalità di un borgo solo coi numeri dell’anagrafe.
Le implicazioni economiche sono enormi. Si accentua la polarizzazione tra città affollate e campagne abbandonate. Si crea un’Italia a doppia velocità dove le periferie non sono più nemmeno oggetto di recupero, ma di gestione passiva.
Eppure, proprio in quei territori ci sarebbero opportunità strategiche: agricoltura sostenibile, turismo lento, energie rinnovabili, coesione sociale, difesa idro-geologica. Il paradosso è che nel resto d’Europa, dalla Francia ai Paesi nordici , le aree rurali sono oggetto di investimenti e valorizzazione. Hanno rappresentanza istituzionale, accesso a fondi dedicati, programmi a lungo termine. In Italia, invece, si preferisce accompagnare al tramonto.
Non è solo un errore tecnico. È un messaggio devastante: Non contate più. È anche una questione di dignità: le comunità che resistono nelle Aree Interne non vogliono compassione. Vogliono giustizia, possibilità, strumenti. Questo è il punto che il PSNAI ignora.
Le Aree Interne non sono solo problemi da contenere, come pare emergere dal documento. Sono risorse da liberare. E se l’Italia vuole davvero essere una nazione coesa, deve smettere di pensare in termini di resa amministrativa e tornare a fare politica, nel senso più alto: ascoltare, valorizzare, scegliere. Perché un Paese che dichiara la fine di sé stesso, un borgo alla volta, sta smettendo di essere una Repubblica".
tutte le volte che ho votato non è mai andata come speravo, però voto lo stesso. lo faccio per chi non ha potuto farlo in passato e per chi non può farlo oggi, lo faccio perché voglio avere il diritto di scegliere in quale italia vivere
Quick answer, Brianna:
It wasn’t Hebrew. And it sure as hell wasn’t "Israel."
Before the 7th century, the region you now call "Israel" was a crossroads of civilizations.
Aramaic was spoken. Greek. Latin. Syriac. Nabataean. Canaanite dialects.
Arabic dialects were already in the region before Islam, spoken by tribes throughout the Levant and Hijaz.
And Hebrew?
By the time of the Roman Empire, it had already faded as a spoken language.
It survived liturgically—like Latin in a medieval church—not as a living, breathing tongue of daily life.
So if your argument is "whoever spoke the language first owns the land,"
Congratulations. You’ve just erased modern Israel’s claim too.
Because modern Hebrew was reconstructed in the 19th century:
Revived in Europe.
Imposed in Palestine.
It’s not some unbroken line from Moses to Tel Aviv.
It’s a nationalist invention—ironic, given your whole "historical authenticity" spiel.
Now let’s address your punchline:
"Israel is the most successful decolonialist project in human history."
Read that again slowly.
You’re calling a Western-backed military settler colony,
Armed by the U.S.,
Funded by Europe,
Imposed on an indigenous population through displacement and war,
A "decolonialist" project?
That’s not just ahistorical.
That’s Orwellian.
Let me help you out:
You’re not witnessing decolonization.
You’re watching colonialism with better PR.
Stealing land doesn’t become justice because you slap a flag on it and teach kids to salute.
You don’t get to bomb refugee camps and call it "self-determination."
You don’t get to bulldoze homes and call it "security."
You don’t get to exile an entire population, then rewrite their absence as proof they were never there.
Israel isn’t a "return to indigenous roots."
It’s a return to biblical justification for modern imperial violence.
The same logic used by Crusaders, conquistadors, and colonizers across continents.
You say, "It was the Jews’ land historically, and it’s theirs today."
Okay, let’s apply that logic.
Should Italians reclaim all of Europe because Rome once ruled it?
Should Greece recolonize Turkey because of Alexander?
Should Muslims retake Spain because of Al-Andalus?
History is not a land deed.
And conquest 3,000 years ago doesn’t justify conquest today.
What you’re doing is hijacking history, erasing the present, and packaging ethnic supremacy as ancestral justice.
But no matter how many times you twist it,
Colonialism dressed in scripture is still colonialism.
And Palestine?
It didn’t vanish when your textbooks ignored it.
It didn’t disappear when the maps changed.
It’s still there.
In the names, the ruins, the graves, the olive groves,
And the keys passed down by generations you’ve tried to erase.
So no, Brianna.
Facts aren’t your thing.
Narrative control is.
But history remembers what propaganda tries to bury.
And the land remembers too.
If "there’s no such thing as Palestine," then tell me:
What exactly have they been bombing for 77 years?
What have they been annexing, blockading, and colonizing?
What are the checkpoints for? The snipers? The sieges?
What exactly is being erased, if it never existed?
Strange how a people who "don’t exist" need to be surveilled, imprisoned, and displaced at industrial scale.
Strange how a land that "was never there" required ethnic cleansing, land theft, and a wall to keep its ghosts out.
You don’t erase something that never existed.
You erase something you're terrified still does.
So let’s talk history—since you’ve clearly never met it.
"Palestine" is not a Twitter myth.
It’s not a hashtag.
It’s not a propaganda slogan.
It’s a name that predates the modern state of Israel by millennia.
The word "Palestine" appears in Herodotus' Histories in the 5th century BCE.
It was used by the Greeks, the Romans, the Byzantines, the Arabs, and the Ottomans.
It was printed on maps drawn by Crusaders, Arab scholars, and European cartographers centuries before 1948.
Under the Roman Empire, the province was named Syria Palaestina—part of an effort to suppress Jewish uprisings and assert imperial control.
Under the British Mandate (1920–1948), the League of Nations formally recognized the name "Palestine" as the official designation for the territory.
Passports, coins, postage stamps, and legal documents from that era all bore the name "Palestine"—in Arabic, English, and Hebrew.
So what are you actually saying, my man?
That the Romans, the Ottomans, the British, the League of Nations, and every major historical recordkeeper got it wrong?
But some guy with a meme account in 2025 finally got it right?
If Palestine "never existed," then why did Zionist leaders like Golda Meir and David Ben-Gurion spend decades insisting that "there is no such thing as the Palestinian people"?
Why deny something you claim was never there?
Because they weren’t denying a myth.
They were trying to erase a reality.
And if your argument is that Palestine doesn’t exist because it didn’t have formal statehood—then by that logic:
There was no such thing as Israel either, until Britain and the U.S. gave it a flag and a rifle.
There was no such thing as the United States, until colonists declared it on stolen land.
There was no such thing as Australia, until the British dumped their convicts on an entire continent and called it theirs.
By your logic, no one had a country until empire gave them permission.
That’s not reasoning.
That’s colonialism dressed up as common sense.
Palestine doesn’t need your recognition to exist.
Its history stretches across languages, empires, and centuries.
It was there before your talking points.
It will be there after your denial.
Because deep down—even you know this:
You can kill the body.
Bulldoze the village.
Burn the olive tree.
But you can’t kill a people’s name,
And you can’t kill a land that remembers itself.
Suicidio assistito, cosa prevede in sintesi la legge della Toscana:
📍 Le aziende sanitarie locali dovranno istituire una commissione medica multidisciplinare permanente, che valuterà le singole richieste di accesso alla morte assistita entro 20 giorni dal ricevimento dell'istanza
📍 Servirà successivamente un parere dal comitato etico territorialmente competente entro 7 giorni
📍 In caso di esito positivo, la commissione dovrà procedere alla definizione delle modalità di attuazione del suicidio medicalmente assistito entro 10 giorni
📍 In seguito, l'azienda sanitaria locale dovrà reperire il farmaco necessario alla pratica, nonché eventuali macchinari utili per la sua auto-somministrazione
📍 L'intero procedimento dovrà concludersi entro massimo 45 giorni
📍 Tali prestazioni saranno gratuite. Il farmaco verrà pagato dalla Regione. Saranno stanziati 10mila euro all'anno per tre anni
@ultimoranet
I don’t think people are connecting Chat GPT to the rise in fascism via creating a populace who’ve been propagandized on anti-intellectualism and against critical thinking. The more uneducated a populous is, the more malleable and easily manipulated they are.
Borrell: "Tutti gli Stati Ue sono firmatari dello Statuto di Roma e quindi devono seguire e applicare le decisioni della Corte Penale Internazionale. Non è qualcosa che si può scegliere di fare. Non si può applaudire la Corte quando si oppone a Putin e rimanere in silenzio quando si oppone a Netanyahu. Questo è un tipico esempio dei doppi standard per i quali siamo così criticati" @ultimoranet
Un ministro della Repubblica già imputato per sequestro di persona che chiama "cani e porci" degli esseri umani e che gioisce per l'uccisione di un uomo non è solo rivoltante e indegno del ruolo. È un propagatore di odio e violenza verbale. Chi non lo ferma è suo complice.
quindi stai dicendo che ha fatto bene la magistratura in questo caso ad applicare la legge per impedire all'esecutivo di superare i limiti del proprio potere ed infrangere i regolamenti?
- L'aborto è un diritto.
- Abortire non è per forza "un'esperienza dolorosa".
- Per ridurre gli aborti bisogna investire in educazione sessuale e contraccezione.
- L'obiezione di coscienza non può ostacolare un diritto.
Oggi è la Giornata per l'aborto sicuro. Intanto, le basi.