"Perché i Paesi della NATO avrebbero pianificato e preparato uno scontro con la Russia".
Sun Tzu insegna se stai pianificando una guerra prima riduci del 65% gli organici poi del le 75% forze corazzate, e poi del 33%-35% marina e aviazione e già che ci sei abbassa le spese militari per 30 anni.
INCREDIBILE
Putin ammette chiaramente che l'invasione Ucraina è iniziata per la volontà ucraina di avvicinarsi all'Europa
Non la NATO, non i russofoni, non i nazisti..
@GiorgiaMeloni Essere antifascisti è requisito necessario (non sufficiente) per essere democratici. La tessera si usava invece in tempi che a lungo sono stati per te motivo di nostalgia e ispirazione. Prova a fare mezza riforma se ti riesce. Per le lezioni di democrazia è ancora presto
@michele_geraci L'Unione sovietica aveva 293 ml di persone nel 1991 e circa 493 mila appartenenti al KGB, oggi con 143ml gli appartenenti ai servizi sono 400 mila, morale procapite la Federazione russa è stato di polizia ancora più serrato dell'ex Unione Sovietica.
@phd_stranameme Eccolo qua. E ricordate sempre di ringraziare Valentina @Barbiero, è grazie al suo immenso lavoro se siamo stati capaci di recuperare e rendere nuovamente fruibile l'archivio di nfa.
https://t.co/Ae94abk7As
Uno degli episodi più squallidi e vergognosi della politica italiana fu raggiunto quando Salvini andò a manifestare sotto casa di Elsa Fornero e disse che gli prudevano le mani, “fortuna che non è in casa”. E ora Salvini vorrebbe pure andare nelle scuole a parlare…?
Mi sono divertito (si fa per dire) ad esaminare la proposta che il generale della divisione d’assalto putiniana dislocata in Italia, tal Roberto Vannacci, ha avanzato in merito alla remigrazione. Dopo qualche ricerca, ammetto di averne intuito all’inizio solo la disgustosa logica ma di averne sottovalutato la follia economica.
Il progetto viene spacciato in buona sostanza come un’iniziativa che porterà al rimpatrio forzato di tutti gli irregolari e ad un patto per il rientro volontario di quelli regolari, a fronte di incentivi che consentano a queste persone, pur già integrate in Italia, di rifarsi una vita nei loro paesi di origine.
Partiamo dagli irregolari. Il loro numero complessivo in Italia è di circa 600.000. La proposta prevede genericamente il loro rimpatrio, tuttavia solo 90.000, cioè il 15%, è effettivamente rimpatriabile.
Metà di questa platea proviene infatti da paesi in guerra, non sicuri, instabili o nei quali si rischia la morte, la tortura o l’oppressione per motivi politici, religiosi o sessuali. Queste persone non possono dunque essere espulse per vincoli costituzionali e in virtù delle convenzioni internazionali cui il nostro paese aderisce.
A questi si aggiungono altri 200-210.000 migranti che dichiarano di provenire da nazioni con le quali non ci sono accordi specifici per il rimpatrio o che non sono identificabili. Anche per loro il rientro è di fatto impossibile.
Nessuno di loro secondo l’idea di Vannacci può comunque essere accolto. La proposta prevede infatti anche la cancellazione della protezione speciale e vieta esplicitamente ogni possibilità di regolarizzazione. Avremmo quindi oltre 500.000 persone che non potrebbero essere né accolte né espulse, ma sarebbero costrette a rimanere in un limbo, invisibili per sempre, alimentando così lavoro nero, delinquenza comune e crimine organizzato, alla faccia dell’ordine e della sicurezza che la legge dovrebbe promuovere.
C’è poi una fascia di circa 150.000 migranti che hanno presentato una richiesta di protezione internazionale e che sono in attesa di risposta. La proposta include anche loro nell’elenco di coloro che possono aderire volontariamente al rimpatrio. Il punto è che tra le precondizioni per richiedere l’asilo c’è quella di trovarsi in condizioni di pericolo o di non poter esercitare liberamente le proprie libertà nel proprio paese d’origine. Perché qualcuno che è fuggito da un luogo in cui rischia di morire dovrebbe tornarci? Anche in questo caso la risposta è a dir poco controversa. La proposta prevede infatti l’azzeramento di ogni forma di tutela per i richiedenti asilo, i quali potrebbero essere alla fine costretti ad accettare soldi e rientrare nelle nazioni di provenienza dove rischiano la vita o l’arresto, piuttosto che vivere di stenti in attesa di una risposta che di solito arriva dopo anni.
Infine i regolari. Il totale dei migranti in regola è di circa 3,6 milioni. Si tratta di persone che svolgono normalmente lavori molto duri e che gli italiani non vogliono svolgere. Sono stranieri la gran parte dei lavoratori agricoli, un quarto di chi sta nei cantieri edili, quasi tutte le colf e le badanti, tantissimi operai che lavorano nelle fabbriche. La loro età media è di 36 anni, rispetto ai 47 dei cittadini italiani. I promotori della legge confidano di convincere una quota intorno al 9% in un triennio a tornare al proprio paese di origine. Parliamo di 300.000 persone alle quali si dovrà corrispondere una cifra adeguata (che la legge non quantifica, ma che dovrà essere abbastanza alta da risultare appetibile). La prima conseguenza sarà che interi settori rischiano di fermarsi, a partire dall’agricoltura, che per assurdo è quello che sta più a cuore ai sovranisti. Ma c’è anche un problema previdenziale da considerare. I migranti versano oltre il 10% del totale dei contributi che incassano gli enti previdenziali e riprendono a malapena lo 0,5% in termini di prestazioni. Oltre 640.000 pensioni oggi si pagano grazie ai contribuenti provenienti da altri paesi. Se i promotori raggiungessero il loro obiettivo di 300.000 regolari remigrati, alle casse dell’INPS verrebbero a mancare circa 1,5 miliardi all’anno, visto che si tratta, come si diceva, di lavoratori non immediatamente rimpiazzabili da altrettanti italiani. La conseguenza diretta sarebbe che non solo il genralissimo si aggiungerebbe alla lunga lista dei populisti alla amatriciana che hanno fallito nel proporre l’abolizione della legge Fornero sull’età pensionabile, ma riuscirebbe ad inasprirne i meccanismi, costringendo centinaia di migliaia di lavoratori a rimanere diversi mesi in più al lavoro per ciascun blocco di lavoratori rimpatriati, dal momento che verrebbero meno i contributi che permettono di pagare quelle pensioni.
Per fare questi calcoli non servono eccelse doti matematiche, eppure sempre più italiani sembrano attratti da slogan tanto efficaci quanto lontani dalla realtà, che si appellano agli istinti peggiori di ciascuno (egoismo, cinismo, paura, diffidenza), per evitare che si ragioni sulle reali conseguenze delle proposte che si fanno. I populismi si nutrono di nemici (l’Europa, il migrante, l’Ucraina) e di disvalori, fanno appello alla convenienza anziché alla comprensione e hanno necessità di dividere per polarizzare. Nessuno di questi cialtroni proporrà mai soluzioni utili per l’Italia. Ci chiederanno solo di ringraziarli per averci resi persone peggiori e di votarli proprio per questo.
🚨🇺🇸 Finisce malissimo fra Donald Trump e Kristen Walker di "Meet the press". Il presidente degli Stati Uniti abbandona l'intervista prima del tempo quando la giornalista gli chiede di portare prove a sostegno dell'accusa che in California le recenti primarie siano state truccate.
Trump: "Sono state elezioni truccate. E sta succedendo di nuovo proprio adesso in California. Sta succedendo proprio adesso in California. Proprio adesso, guardi, guardi che cosa sta succedendo in California. Sono quattro giorni, in California".
Welker: "Dove sono le prove? I Repubblicani stanno facendo bene in California".
Trump: "Stanno scendendo rapidamente perché è un'elezione truccata. Glielo dico io: sono quattro giorni e non sono nemmeno lontanamente vicini a scegliere il...Sa perché lo stanno facendo? Perché stanno imbrogliando sulle elezioni..."
Welker: "È così che votano in California. Ha delle prove? Non ci sono prove!".
Trump: "Tutto ciò che deve fare è guardare e ascoltare le persone. Lei pensa che sia appropriato che si tengano delle elezioni e cinque giorni dopo non siano neanche lontanamente vicini a scegliere il vincitore?".
Welker: "I funzionari statali e locali riconoscono che sono lenti. Stanno sollecitando che i voti vengano contati rapidamente".
Trump: "No, sono corrotti. Sono corrotti. Sono corrotti, proprio come lei è corrotta. La sua stampa è corrotta e Meet the Press è corrotto".
Welker: "A essere onesti, io non sono corrotta, ma...".
Trump: "Davvero? Beh, lei fa esattamente il loro gioco".
Welker: "Continuiamo".
Trump: "O è corrotta o è stupida. Fa esattamente il loro gioco con questa roba. Lei sa che queste elezioni sono truccate. La sua rete sa che sono truccate. Lei sa che ho vinto un'elezione con una valanga di voti e ho ricevuto il 94 per cento di stampa negativa. Lasci che la sorprenda. Sa perché l'ho ricevuta? Perché non avete alcuna credibilità (...) Le elezioni in questo Paese...siamo come un Paese del Terzo Mondo. Le elezioni sono corrotte, e lei è corrotta, e Meet the Press è corrotto, e lo sono anche ABC, CBS e CNN. Reti di parte e corrotte. Chiudiamola qui. Grazie, cara. Buona giornata.
Welker: La prego...Ho viaggiato fino al Wisconsin".
Trump: "Ho passato un'ora sotto la pioggia con Lei! Le ho dato abbastanza tempo. Dovrebbe mettere in ordine la sua stampa. Sa cosa le dico? Un Paese non potrà mai essere grande con una stampa disonesta. Andiamo".
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Caro @SPatuanelli, sei stato Ministro dello Sviluppo Economico, vigilante su Sogin, da settembre 2019 a febbraio 2021, mentre Ministro dell'Ambiente era il tuo collega di partito @SergioCosta_Gen. La carta delle aree idonee per la costruzione del Deposito Nazionale è pronta da giugno 2014 (la preparammo, molto bene, in Sogin). E la firma sul decreto di Pubblicazione sarebbe spettata a te e Costa, con il benestare di Conte, tutti e 3 autorevoli rappresentanti dello stesso partito 😩.
Invece per tutta la durata del governo Conte 2 ve ne siete ben guardati dal farlo. Solo gli ultimi giorni avete pubblicato tutto, quasi come petardo gettato tra i piedi di Draghi.
Sono io che ora chiedo a voi, dove pensavate di tenere i rifiuti radioattivi? Quanto è costato il pezzo di ritardo attribuibile a voi?
#TafazziLoScrivevaMeglio
L'UE pensa a un fondo sovrano per la tecnologia, con l'obiettivo di potenziare l'autonomia del continente nel settore tech e #AI. Troppo poco? Troppo tardi?
Secondo l'economista Michele Boldrin, l'approccio europeo agli investimenti sull'intelligenza artificiale non è quello corretto.
@micheleboldrin
Il maiale del Cremlino:<La crisi con l’Ucraina è iniziata per il loro desiderio di aderire alla UE>.
Putin si dimentica della balla del Donbas, della denazificazione, della Nato che abbia. E umilia Orsini, Dibba, Travaglio e gli altri cani da riporto.
Per chi ha voglia, analizziamo con occhio più critico l’editoriale di oggi di Marco Travaglio, perché si tratta di un’opportunità straordinaria per dimostrare, prove alla mano, il grado di coinvolgimento del Direttore del Fatto nella macchina della disinformazione russa.
Scrive Travaglio, all’inizio dell’articolo, che i droni che cadono sui Baltici, potrebbero essere stati “lanciati dagli ucraini da basi segrete gentilmente offerte dai tre governi”, aggiungendo anche che “quello lettone è caduto per questo”. Forse non tutti sanno che la primogenitura di questa doppia “notizia” è del SVR (il servizio di intelligence estera russa), che in un comunicato del 19 maggio 2026, scriveva: "Il regime di Kiev ha convinto la Lettonia ad autorizzare il lancio di droni d'attacco ucraini direttamente dal proprio territorio". Nel giro di poche ore queste parole vengono riprese e rilanciate dall’agenzia statale Sputnik, che lega alla vicenda la caduta del governo lettone, effettivamente connessa ai droni, ma non a basi segrete (in realtà la premier Siliņa ha rimosso il ministro della Difesa, Andris Sprūds, accusandolo di una gestione inefficiente e tardiva dell'allerta aerea, facendo saltare i delicati equilibri della coalizione e provocando il collasso dell'esecutivo) e rafforzandola con una dichiarazione del rappresentante russo presso l’ONU, il quale ha quindi fornito al tutto una copertura istituzionale internazionale.
Travaglio, nel citare quelle parole, ovviamente non può non sapere che non esistono prove di basi segrete ucraine nei Baltici, così come non può non conoscere le reali cause della caduta del governo lettone. Quello che fa è dunque prestarsi consapevolmente come distributore di ultima istanza o, se preferite, venditore al dettaglio, di menzogne fabbricate e assemblate dal regime russo, per scopi strategici e geopolitici che favoriscono un regime criminale.
Alla fine dello stesso articolo c’è poi un esempio ancora più interessante, che permette di allargare lo sguardo e comprendere come quello della disinformazione russa sia in realtà un vasto ecosistema, nel quale si può talvolta riscontrare la “firma digitale” di come la filiera si coordini.
Nell’affermazione che abbiamo appena visto la fonte non viene citata e la ragione è ovviamente che persino per Travaglio sarebbe complicato ammettere di aver fatto un “copia e incolla” delle veline di Putin. Nelle ultime righe chiude tuttavia l’editoriale riprendendo invece una notizia apparsa su “Analisi Difesa”, in un post datato 28 maggio dal titolo “La Russia mette sotto tiro i vertici politici di Kiev”, nel quale si proponeva un’intervista al direttore della testata Gianandrea Gaiani. Su AD e quasi identico sul Fatto si legge: «In un’intervista al quotidiano svizzero “Neue Zürcher Zeitung”, per di più, il ministro degli Esteri lituano Kestutis Budrys ha apertamente esortato la Nato ad attaccare Kaliningrad. “Dobbiamo mostrare ai russi che possiamo penetrare nella piccola fortezza che hanno costruito a Kaliningrad. La Nato ha i mezzi necessari per distruggere le basi russe nell’exclave”».
Qui l’errore è che in nessuno dei due pezzi si spiega che quella frase era in realtà la risposta ad una domanda del giornalista in merito ad una eventuale reazione della NATO in caso di attacco russo (una volta decontestualizzata, appare invece una minaccia esplicita contro la Russia).
Questo secondo “incidente” permette di mostrare e tracciare uno schema piuttosto comune per la propaganda filorussa, soprattutto in Italia. Quello del cosiddetto “information laundering”, cioè riciclaggio dell’informazione, che funziona in base allo stesso meccanismo di quello di denaro. In pratica gli organi di disinformazione del regime costruiscono la notizia (inventando o manipolando fatti o dichiarazioni oppure riportando frasi di funzionari o politici russi). Alcuni intellettuali, opinionisti, esperti, centri studi o organi di stampa compiacenti li riprendono e li “rietichettano” (riciclaggio, appunto), trasformandoli in propri articoli o analisi a kilometro zero. Questi scritti o interviste a quel punto non solo assumono una qualche autorevolezza, ma vengono anche ripuliti della loro reale provenienza (Mosca) e possono essere quindi liberamente citati, come avvenuto in questo articolo di Travaglio, essendo stati ufficialmente prodotti Italia, omettendo il fatto che si tratta in realtà di propaganda russa semplicemente tradotta e rinominata.
Questo editoriale, dunque, come dicevo, è indicativo, perché permette di osservare come i due sistemi di disinformazione (diretto o tramite la “lavanderia”) possano convivere. Ma schemi come questo li potrete osservare in tutte le manipolazioni proposte da Travaglio, a partire dalla bufala dei 5 miliardi che la Nuland diceva di aver investito nelle proteste a Maidan (balla fabbricata dal complottista americano Wayne Madsen, rilanciata da RT e poi istituzionalizzata poco dopo dall’allora consigliere di Putin, Sergei Glazyev per essere infine ripreso dai propagandisti internazionali), fino al fantomatico intervento di Boris Johnson nell’aprile del 2022, per far saltare gli accordi in corso in Turchia (inventato da RT e Ria Novosti, reinterpretando in modo piuttosto libero un articolo apparso sull’Ukrainska Pravda, e poi ripreso dopo un’intervista del politico ucraino David Arakhamia, della quale venne prodotta una manipolazione, anch’essa copiata parola per parola da Travaglio). Ma se ne potrebbero citare ancora molti altri.
Il perché personaggi come Travaglio (non c’è solo lui) scelgano consapevolmente di essere megafono della propaganda di un regime come quello di Vladimir Puntin è difficile da dire. Quello che vorrei che apparisse chiaro è che quando qualcuno di noi gli dà apertamente del putiniano, lo fa perché, indipendentemente dalle ragioni che lo spingono, le sue azioni dimostrano che è l’interfaccia volontaria e consenziente di una macchina di disinformazione e manipolazione, che senza lui ed altri non arriverebbe al consumatore finale. L’alternativa a tutto questo è che si tratti di un ingenuo che non si rende conto di mentire per conto di un dittatore assassino. Ma questa ipotesi fa ridere quasi più del mio finto editoriale di ieri.
Il gen @RoVannacci è PATETICO. Chi lo vota o è come lui oppure ha un serio problema di analfabetismo
Partiamo dai fatti, perché qui il giochetto del “facciamoci domande” serve solo a sporcare l’acqua.
Nella notte tra il 28 e il 29 maggio, durante un attacco russo contro l’Ucraina nell’area del Danubio, un drone è entrato nello spazio aereo romeno ed è finito su un palazzo residenziale a Galați. La Difesa romena lo ha tracciato con i radar. Sono decollati due F-16. È stato inviato anche un elicottero militare. Una donna e un bambino sono rimasti feriti. Circa settanta persone sono state evacuate.
Agerpres, agenzia nazionale romena, citando il ministero della Difesa, scrive che si trattava di un Geran-2 di provenienza russa e che l’intero carico esplosivo è detonato all’impatto. Quindi abbiamo: radar, ingresso nello spazio aereo romeno, attacco russo in corso contro l’Ucraina, identificazione tecnica del drone, feriti civili e reazione diplomatica di Bucarest contro Mosca.
Questo è il quadro probatorio.
Poi arriva Vannacci e fa il suo numero: “che interesse avrebbe oggi la Russia a colpire un Paese della NATO?”; e subito dopo: “che interesse avrebbe invece l’Ucraina a colpire un Paese della NATO facendo credere che sarebbero stati i russi?”.
Tradotto: davanti a prove che puntano su Mosca, lui sposta il sospetto su Kiev.
È una menzogna costruita bene, perché non ha bisogno di dimostrare nulla. Gli basta insinuare. Vannacci non porta un tracciato alternativo, una perizia diversa, un rottame incompatibile, una fonte militare indipendente, un elemento tecnico. Prende una responsabilità russa documentata e la trasforma in nebbia: forse i russi non avevano interesse, forse gli ucraini sì, forse ci stanno manipolando.
Il punto osceno è che questo schema è già noto. EDMO ha catalogato la narrativa secondo cui i droni russi in Romania o Polonia sarebbero in realtà provocazioni ucraine per ottenere più aiuti, creare panico e trascinare la NATO nel conflitto. Nella stessa analisi compare proprio il meccanismo usato da Vannacci: Russia presentata come priva di movente, Ucraina presentata come beneficiaria della provocazione.
Vannacci non sta facendo il libero pensatore. Sta ripetendo una linea già presente nell’ecosistema della disinformazione pro-Cremlino.
E qui non serve immaginare ordini da Mosca, bonifici o regie occulte. Un proxy propagandistico può funzionare anche così: prende il frame utile al regime russo, lo ripulisce in italiano, lo mette in bocca a un ex generale e lo vende come dubbio intelligente. Il risultato politico è perfetto per il Cremlino: confusione, sospetto verso Kiev, responsabilità russa attenuata.
L’Italia è già considerata uno dei terreni europei più vulnerabili all’influenza russa. Atlantic Council, nel rapporto sui “Kremlin’s Trojan Horses”, indicava l’Italia come particolarmente permeabile. ECFR ha scritto che il nostro ambiente politico resta favorevole alla circolazione di narrative utili a Mosca. La Difesa italiana, nel non-paper sulla guerra ibrida, descrive proprio questo metodo: disinformazione, influenza politica, proxy non formalizzati, manipolazione dell’opinione pubblica.
Vannacci si colloca lì: nel punto esatto in cui una responsabilità russa documentata viene trasformata in sospetto anti-ucraino.
Il dettaglio più grave è la divisa che ha portato. Un ex generale dovrebbe sapere che un tracciato radar pesa più di una suggestione. Dovrebbe sapere che un Geran-2 russo su un palazzo romeno non diventa “forse ucraino” perché la domanda suona furba. Dovrebbe sapere che l’analisi militare parte dai dati, non dal bisogno politico di assolvere Mosca.
Invece Vannacci prende un drone russo caduto in un Paese NATO e lo usa per insinuare contro l’Ucraina.
È la propaganda del Cremlino . Direttamente da un altro paese.
teamvannaccimarialuigia/videos/facciamo-funzionare-il-cervello-la-realt%C3%A0-non-sempre-%C3%A8-quella-che-ci-presentano-/2071713380221675/