Avete capito chi è Vannacci?
Roberto Vannacci vuole modificare l’articolo 48 della Costituzione. Quello che dice che il voto è personale ed eguale.
Vuole dare ai genitori più schede elettorali: tante quanti sono i figli, divise tra padre e madre e, quando il numero è dispari, assegnate a turno.
Fermiamoci su questa cosa.
In Italia il suffragio universale ed eguale è arrivato nel 1946, dopo vent’anni di fascismo e una guerra mondiale. Ottant’anni dopo un partito rappresentato in Parlamento scrive nel proprio programma che vuole modificare proprio l’articolo 48 per dare ad alcuni cittadini più voti di altri.
È un programma per governare l’Italia.
Forse sarebbe il momento di capire con chi abbiamo a che fare.
Perché è possibile che Roberto Vannacci dica cose del genere e continui a essere trattato come folklore? È possibile mettere in discussione l’uguaglianza dell’articolo 3 della Costituzione, l’eguaglianza del voto dell’articolo 48, i diritti civili, la parità tra uomini e donne, la libertà delle persone e continuare a raccontare tutto come l’ennesima provocazione del generale?
Adesso basta.
Vuole cancellare le unioni civili. Vuole il matrimonio come unico istituto riconosciuto per la coppia perché soltanto la procreazione avrebbe «rilievo pubblico». Vuole riservare le adozioni alle famiglie composte da un padre e una madre. Vuole limitare l’accesso all’aborto e riconoscere giuridicamente il concepito. Vuole impedire che contenuti definiti «genderisti» e «omosessualisti» arrivino in televisione quando potrebbero vederli i bambini, con una fascia protetta che arriverebbe fino alle undici di sera. Vuole portare l’educazione militare nelle scuole.
Prima c’erano stati il «patriarcato mediterraneo» e la battaglia contro il riconoscimento specifico del femminicidio. Adesso nel programma c’è anche la preferenza esplicita per gli immigrati provenienti da Paesi a maggioranza cristiana, considerati più compatibili culturalmente con l’Italia.
Mettete insieme i pezzi e smettono di essere sparate.
Compare un’idea precisa di società. Lo Stato decide quale famiglia merita di essere riconosciuta, quali coppie possono avere determinati diritti, fino a dove arriva la libertà di una donna, quali identità devono essere tenute lontane dai bambini, quali stranieri sono più desiderabili degli altri. Arriva persino dentro la cabina elettorale e decide che un cittadino con figli può contare politicamente più di uno senza figli.
Avete capito dove vuole andare?
Vannacci vuole uno Stato che entri nelle famiglie, nelle relazioni affettive, nelle scelte delle donne, nelle identità personali, nelle televisioni, nelle scuole e nella cabina elettorale. Uno Stato che stabilisca il modello giusto e costruisca le proprie leggi intorno a quel modello.
La chiama libertà.
La libertà è poter vivere diversamente da Roberto Vannacci senza che Roberto Vannacci possa usare lo Stato per decidere come devi vivere tu.
Poi c’è Dio.
Vannacci prende la parte più tradizionalista e reazionaria del cattolicesimo, la trasforma in identità nazionale e la porta dentro lo Stato.
Per ottenere la cittadinanza italiana vuole che uno straniero sottoscriva una dichiarazione di assimilazione alla civiltà greca, romana e cristiana. Per scegliere gli immigrati ai quali consentire l’ingresso propone di privilegiare quelli provenienti da Paesi a maggioranza cristiana. Per gli altri il suo programma arriva a parlare di «invasione maomettana di massa».
A quel punto la fede diventa politica. La religione diventa un criterio per scegliere chi è più adatto a diventare italiano. Una determinata morale cristiana diventa il modello sul quale costruire famiglia, sessualità, riproduzione e diritti civili.
Questa strada ha un nome antico.
È la strada che porta uno Stato laico verso uno Stato confessionale e, spinta fino in fondo, verso un’idea teocratica del potere: una verità religiosa assunta dallo Stato come verità pubblica e trasformata in regola anche per chi quella religione non la professa.
È proprio qui che torna in mente l’Afghanistan.
Da anni guardiamo i talebani e vediamo una società nella quale una concezione religiosa diventa legge dello Stato. Vediamo qualcuno decidere in nome di Dio come deve vivere una donna, quale famiglia sia conforme alla morale, quali comportamenti siano leciti, cosa possa essere insegnato, mostrato, detto.
Cambiano la religione, la storia, i metodi, la misura della repressione. Resta una domanda terribilmente semplice: quanto della propria fede ha diritto di imporre agli altri chi governa uno Stato?
Se la risposta è «quanto ritiene giusto», abbiamo già abbandonato un pezzo dello Stato laico.
Allora apriamoli davvero, questi Vangeli che vengono continuamente sventolati in nome della «civiltà cristiana».
Dove insegna Gesù Cristo a selezionare gli stranieri in base alla loro religione? Dove assegna più dignità a una famiglia rispetto a un’altra? Dove stabilisce che un uomo debba avere più potere politico perché ha avuto più figli?
Nei Vangeli trovo molto più facilmente lo straniero, il povero, l’ultimo, l’escluso.
Il cristianesimo di Vannacci assomiglia invece sempre più a una frontiera: serve a stabilire chi sta dentro e chi resta fuori.
Questa è la parte che dovrebbe inquietare anche un cattolico.
Una fede può essere conservatrice senza diventare uno strumento dello Stato. Può avere una morale severissima senza trasformarla nella legge di tutti. Può considerare sacro il proprio modello di famiglia senza togliere allo Stato il dovere di riconoscere cittadini che vivono secondo modelli diversi.
Vannacci vuole oltrepassare quel confine.
Dov’è allora il Governo? Dov’è Giorgia Meloni? Dove sono quelli che parlano ogni giorno di Costituzione, libertà e Occidente?
Giovanni Donzelli ha chiuso la porta a un’alleanza con Futuro Nazionale. Vannacci gli ha risposto che se Meloni è disposta a perdere le elezioni, lui è pronto a vincerle.
Poi arrivano i numeri.
Nella rilevazione Ipsos Doxa per il Corriere della Sera del 25 luglio, Futuro Nazionale è al 7,1%, in crescita di 1,1 punti in un mese. La Lega è al 5,1%, in calo di mezzo punto.
Ma il numero che conta per Giorgia Meloni è un altro.
Con Futuro Nazionale dentro, il centrodestra arriva al 47,9%.
Senza Vannacci si ferma al 40,8%.
Sette punti.
Eccolo, il peso politico di Vannacci.
Sette punti spiegano molto meglio di cento dichiarazioni quanto potrebbe costare alla destra rompere davvero con lui. Donzelli può chiudere tutte le porte che vuole davanti ai microfoni. Quei numeri restano lì.
Ed è per questo che il silenzio sul merito delle sue proposte diventa politicamente enorme.
Perché qui non stiamo parlando di una frase infelice del generale. Stiamo parlando dell’articolo 48 della Costituzione, dell’uguaglianza del voto, dei diritti civili, dell’aborto, delle unioni civili, della cittadinanza, della religione usata come criterio di appartenenza.
Su questo Giorgia Meloni dovrebbe dire agli italiani una cosa molto semplice: questo progetto di società è compatibile oppure no con la destra che governa l’Italia?
Dove sono i liberali della destra italiana? E dove sono i giornali capaci di raccontare questa storia per quello che è, invece di aspettare la prossima frase del generale buona per un titolo e un talk show?
La magistratura qui c’entra fino a un certo punto. Le idee si combattono politicamente finché restano idee. La responsabilità è di chi le normalizza, di chi le minimizza, di chi le trasforma in spettacolo e di chi pensa di poterle usare per prendere qualche voto senza pagarne il prezzo.
Vannacci ormai ha ben altro che un microfono.
Futuro Nazionale ha otto deputati alla Camera: Laura Ravetto, Rossano Sasso, Edoardo Ziello, Emanuele Pozzolo, Domenico Furgiuele, Gianangelo Bof, Attilio Pierro e Davide Bergamini. Provengono da Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia. Alla Camera siedono nella componente del gruppo Misto «Futuro Nazionale Vannacci - Free».
Quel «Free» racconta una storia meravigliosa.
Free era una lista che alle politiche del 2022 aveva raccolto 829 voti.
Ottocentoventinove.
Il suo simbolo ha consentito ai parlamentari di Futuro Nazionale di utilizzare la deroga prevista dal regolamento della Camera e costituire una componente politica pur senza raggiungere il numero normalmente necessario.
Gli otto deputati erano stati eletti con altri partiti. Futuro Nazionale alle elezioni del 2022 neppure esisteva. Oggi siedono sotto un nome nuovo, agganciato al simbolo di una lista da 829 voti.
E qui la storia diventa quasi oscena.
Il partito che vuole cambiare l’articolo 48 per dare ad alcuni italiani più voti degli altri ha costruito la propria presenza organizzata alla Camera utilizzando il simbolo di una lista votata da 829 persone.
Adesso vuole decidere quanto deve pesare il nostro voto.
Dietro Vannacci c’è ormai una struttura politica. C’è un coordinatore nazionale, ci sono responsabili regionali e dipartimenti, c’è Lorenzo Gasperini come responsabile nazionale del programma. Il documento che stiamo leggendo è stato elaborato, organizzato e presentato come progetto politico per l’Italia dei prossimi dieci anni.
Quindi basta con la macchietta.
Le democrazie possono essere consumate molto prima di vedere i carri armati davanti al Parlamento. Basta abituarsi. Una cosa aberrante diventa una provocazione. La provocazione diventa una posizione politica. La posizione politica entra in un programma. Il programma prende voti.
Poi arriva il giorno in cui qualcuno ha abbastanza voti per provarci davvero.
Roberto Vannacci ha un partito. Ha otto deputati. Ha una struttura. I sondaggi gli attribuiscono milioni di potenziali elettori.
E ha scritto il Paese che vuole.
Ha scritto quali famiglie riconoscere, quali diritti restringere, quali stranieri preferire, quale morale portare dentro lo Stato.
Ha scritto persino quale articolo della Costituzione vuole cambiare per modificare il peso del voto degli italiani.
Il 48.
Leggetelo.
Poi almeno smettiamo di dire che non avevamo capito.
Seconda lezione per i no vax
Visto che continuate a ripeterlo: «I vaccini provocano l’autismo».
No.
L’autismo non è qualcosa che un bambino prende o sviluppa dopo essere nato. Le sue basi biologiche sono già presenti alla nascita. In gran parte si formano ancora prima, durante lo sviluppo del cervello nel grembo materno. La genetica ha un ruolo molto importante, anche se non è l’unico fattore coinvolto.
Detto nel modo più semplice possibile: un bambino non diventa autistico perché gli fanno un vaccino.
Quello che può succedere dopo la nascita è un’altra cosa: l’autismo comincia a vedersi.
Un bambino può crescere per mesi senza mostrare nulla che i genitori riescano a riconoscere e manifestare i primi segnali durante il secondo anno di vita. In alcuni casi può accadere qualcosa di particolarmente impressionante: il bambino perde alcune capacità che sembrava avere già acquisito. Parla meno, smette di usare alcune parole, cambia il modo di comunicare o di stare con gli altri.
Questa si chiama regressione. Ed è uno dei motivi per cui è nata la storia dei vaccini.
Perché proprio nei primi anni di vita i bambini ricevono diverse vaccinazioni. Così può succedere che un genitore veda comparire i primi segnali dell’autismo qualche settimana o qualche mese dopo un vaccino e colleghi le due cose.
È comprensibile che un genitore faccia quel collegamento.
È falso che quel collegamento dimostri una causa.
Se domani piove dopo che avete lavato la macchina, non avete provocato la pioggia. È successa una cosa dopo l’altra. Non significa che la prima abbia causato la seconda.
Con l’autismo il punto è lo stesso, soltanto molto più serio: il momento in cui l’autismo diventa evidente non è il momento in cui nasce.
E infatti questa storia è stata studiata per decenni, su milioni di bambini. Se i vaccini provocassero l’autismo, nei bambini vaccinati dovrebbe esserci più autismo che nei bambini non vaccinati.
Non c’è.
Quindi potete continuare a scrivere «prima del vaccino stava bene» sotto ogni articolo che trovate.
Ma avete soltanto confuso due momenti della vita di un bambino.
Quello in cui l’autismo c’era già.
E quello in cui avete cominciato a vederlo.
🚨 ULTIM'ORA:
Il Re Filippo VI di Spagna si è rivolto all'ONU:
"Noi gridiamo, imploriamo e pretendiamo: Fermate ora il massacro a Gaza.
Non possiamo rimanere in silenzio o chiudere gli occhi sui bombardamenti di scuole, ospedali e campi."
Piccola lezione per i no vax
Visto che lo ripetete tutti in massa: se era vaccinato, perché si è ammalato?
Perché il vaccino non è un muro. Non è uno scudo magico che tiene virus e batteri fuori dal vostro corpo.
Essere vaccinati non vuol dire che un virus o un batterio non possa mai entrarvi. Vuol dire che il sistema immunitario è già pronto a riconoscerlo e a combatterlo. A seconda del vaccino, può impedire l’infezione, impedire la malattia oppure renderla molto meno grave.
In alcuni casi la malattia si sviluppa lo stesso, anche in forma seria, perché la difesa immunitaria non basta. Succede molto meno spesso nei vaccinati. Ed è proprio per questo che quei casi finiscono sui giornali: sono l’eccezione, non la regola.
Non tutti i vaccini funzionano nello stesso modo. Quello contro il morbillo, con due dosi, protegge molto bene dalla malattia. Quello contro la difterite fa una cosa diversa: prepara gli anticorpi a neutralizzare la tossina prodotta dal batterio. Il batterio può anche arrivare, ma trova un organismo pronto a difendersi.
Molti vaccini riducono anche la possibilità di infettarsi e di passare l’infezione agli altri. Non la azzerano quasi mai. La riducono.
Ed è qui che entra quella cosa che chiamate immunità di massa senza sapere cosa vuol dire. È la cosiddetta immunità di gregge. Non significa che siamo tutti vaccinati per legge. Significa che quando abbastanza persone sono protette, un virus o un batterio fa molta più fatica a passare da una persona all’altra. La malattia diventa rara e in certi casi può smettere di circolare in un intero Paese. Se poi torna da fuori e trova abbastanza persone non protette, ricomincia a circolare.
Poi ci sono gli effetti avversi. Esistono, nessuno lo nega. Esistono anche per la Tachipirina che ingoiate al primo mal di testa. Esistono per l’aspirina, che può rovinarvi lo stomaco. Esistono per gli antibiotici, che vi fate dare al primo raffreddore convinti che servano, quando il raffreddore è causato da virus e l’antibiotico non li tocca nemmeno. Quelli li prendete senza pensarci un secondo. Nessuno di voi si sveglia la mattina terrorizzato dalla Tachipirina.
Il punto è il confronto. Il rischio di un effetto avverso serio da vaccino è piccolissimo. Il rischio della malattia vera è molto più grande. Non è una questione di opinioni. Sono numeri.
E c’è un’altra cosa che non considerate. La cura non è un interruttore, acceso o spento. Non è che ti ammali, ti curi e sei a posto. A volte la diagnosi arriva tardi. A volte la cura non funziona. A volte la malattia lascia danni che restano per sempre, anche quando ne esci vivo.
Il vaccino agisce prima. La cura arriva dopo, quando i danni possono essere già cominciati e non sempre si torna indietro.
La faccio breve, perché siete no vax e fate fatica a leggere: un vaccino non deve costruire una barriera magica intorno al vostro corpo per funzionare. Deve preparare il sistema immunitario prima che arrivi la malattia.
Può impedirvi di ammalarvi, rendere molto più difficile la circolazione dell’infezione o, se vi ammalate lo stesso, evitare che la malattia diventi grave.
Facile, semplice, lineare.
Direi a prova di no vax, se non mi fossi scontrato con qualcuno di voi particolarmente idiota.
"NEGLI ALTRI PAESI EUROPEI NON C'È L'OBBLIGO VACCINALE!!!"
... negli altri Stati europei non c'è bisogno di un obbligo per indurre a vaccinare e proteggere i propri figli perché le persone sono intelligenti, responsabili e informate e lo fanno di spontanea volontà.
@heather_parisi Il vaccino per la difterite non è obbligatorio in Germania, Spagna, Portogallo, Austria, Svezia, Danimarca, Irlanda, Lussemburgo, Islanda, Norvegia e Regno Unito perché in quei paesi non c'è una ballerina in disuso invecchiata male che spaventa i genitori con pericolose bugie.
Lettera aperta a Claudio Borghi, Lucio Malan, Marco Lisei, a Maurizio Belpietro e alla redazione de "La Verità"
Una bambina è morta.
Una bambina di quattro anni è morta a Palermo, allo Zen, la notte del 20 agosto. Si chiamava Anna Rosa. Aveva la febbre da giorni, vomitava, non mangiava. Al pronto soccorso l'hanno guardata e l'hanno rimandata a casa, tonsillite. Due giorni dopo è tornata che non respirava più. L'hanno intubata, caricata su un'ambulanza, portata da un ospedale all'altro attraverso una città che ad agosto, di notte, dorme.
Una bambina è morta di difterite, che in Italia non ammazzava nessuno dal 1991. Roba da libro di storia. La tossina le ha preso il cuore, il fegato, il colon. Hanno provato tutto, anche la circolazione extracorporea. Due giorni.
Una bambina è morta perché non era vaccinata. Sua madre e suo padre avevano paura che il vaccino le facesse venire l'autismo. Non erano cattivi. Avevano paura.
Suo cugino, quattro anni pure lui, ricoverato con la difterite, sta bene. Lei non era vaccinata. Lui sì. In mezzo ci sono pochi secondi, il tempo di una puntura fatta o non fatta quando erano piccoli.
Qualcuno ha reso rispettabile quella bugia. Di questo si parla.
Una bambina è morta perché quei due hanno creduto. La bugia però non l'hanno inventata loro, non l'hanno cercata, non hanno letto niente. L'hanno respirata. Gliel'hanno passata già pettinata, già uscita dalla bocca di gente che porta la cravatta e sta in televisione.
Una bambina è morta mentre il senatore Borghi continua a ripetere che l'obbligo vaccinale non serve a niente, che siamo un'anomalia in Europa, che ci riproverà a smontare la legge Lorenzin. Il suo emendamento non riguardava la difterite. Riguardava morbillo, rosolia, parotite, varicella. Lo scrivo perché è vero.
Allo Zen però le distinzioni non arrivano. Non arriva la differenza tra i quattro obblighi vecchi e i sei aggiunti nel 2017. Arriva il video, trenta secondi, un senatore della Repubblica che dice a una madre che deve essere libera di scegliere. Lei sceglie. Poi il senatore torna a casa e la madre resta con la figlia.
Una bambina è morta dopo anni in cui il senatore Malan ha coltivato il sospetto. Le morti improvvise. Gli effetti avversi. Il malore di Ndicka in campo e quel messaggio che lasciava intendere una correlazione senza mai dirla, perché dirla sarebbe stato verificabile.
Una bambina è morta e il metodo resta quello. Non si mente, si allude. Non si dice che i vaccini uccidono, si domanda se per caso non uccidano. Una domanda non la puoi querelare. Entra e basta, poi ci mette anni a uscire, e certe volte non esce.
Una bambina è morta e sua madre aveva paura. Mentre quella paura girava per le case dello Zen, il presidente di una commissione parlamentare d'inchiesta stava su un palco ad Atreju a dire che i no vax andavano rinobilitati, che chi aveva avuto paura dei vaccini aveva avuto ragione.
Oggi quella madre ha una figlia sottoterra e un'indagine per omicidio colposo per omissione. Il senatore Lisei ha una carriera.
Una bambina è morta e quarantotto ore dopo la Verità, il giornale che si porta stampata sotto la testata la domanda di Pilato, quid est veritas, pubblicava un pezzo di Mario Giordano secondo cui se gli italiani non si fidano dei vaccini la colpa è di Roberto Burioni. Non del batterio. Non di dieci anni passati a raccontare che i vaccini fanno più male che bene. Di Burioni.
Anna Rosa era morta da due giorni e voi stavate già regolando i conti con un virologo antipatico. Chiedetevi che cos'è la verità, direttore. Ve lo chiedete in latino ogni mattina, provate una volta in italiano.
Anna Rosa è morta nella regione con la copertura vaccinale pediatrica più bassa d'Italia, 85,13 per cento contro una media nazionale del 94,46. La procura per i minorenni sta setacciando le materne della zona nord di Palermo. Cercano gli altri bambini.
Una bambina è morta e nessuno di voi l'ha uccisa. La responsabilità penale è personale, e la vostra fedina resta pulita.
A pagare saranno due poveracci dello Zen convinti di proteggerla. Loro hanno creduto. Voi avete lavorato per anni perché ci fosse qualcosa in cui credere, poi vi siete voltati dall'altra parte e avete chiamato libertà il risultato.
Una bambina è morta e voi continuerete a parlare. In aula, in televisione, in prima pagina, e nessuno vi chiederà conto di niente. Ve lo chiedo io. Quando prendete una paura ignorante e le mettete addosso la giacca di un senatore, cosa pensate che succeda dopo, nelle cucine dove quella paura arriva?
Una bambina è morta. La responsabilità penale non vi riguarda. Quella politica non prescrive, non si archivia, non aspetta l'esito di un'autopsia.
Dormite pure. Il nome però imparatelo. Anna Rosa, quattro anni, Palermo.
Rispondetene.
Timostene
Anna Rosa Bartolotta aveva 4 anni.
È morta a Palermo con un quadro ritenuto compatibile con la difterite; gli accertamenti definitivi sono ancora in corso. Non era vaccinata. I genitori hanno riferito ai medici di aver temuto il vaccino perché convinti che l’autismo di un cugino fosse stato provocato dal trivalente.
Quella storia è falsa.
Non “controversa”.
Non “da approfondire”.
FALSA.
L’ISS ricorda che gli studi non hanno trovato alcun nesso causale tra vaccino MPR e autismo.
E allora basta raccontare che l’antivaccinismo italiano sia spuntato dal nulla su Facebook.
Per anni pezzi della POLITICA gli hanno dato palco, microfoni e rispettabilità.
Alcuni esempi:
@PaolaTavernaM5S, @Mov5Stelle:
«C’è una sentenza che sostiene che il vaccino può causare l’autismo».
Poi:
«Un bambino non vaccinato è un bambino sano».
@beppe_grillo, fondatore del @Mov5Stelle:
spettacoli e blog hanno rilanciato per anni materiale contro i vaccini e il presunto rapporto con l’autismo.
@AlfonsoBonafede, allora @Mov5Stelle:
sul blog di Grillo celebrava una decisione giudiziaria perché non escludeva il vaccino come concausa dell’autismo.
E il @Mov5Stelle nel 2014 riuscì persino a depositare una proposta di legge in cui si evocavano collegamenti tra vaccinazioni e LEUCEMIE, immunodepressioni, mutazioni genetiche, TUMORI, AUTISMO e allergie.
Non una chat Telegram di qualche matto.
UN ATTO PARLAMENTARE.
@BartolomeoPepe, eletto con @Mov5Stelle:
tentò di portare al Senato “Vaxxed”, il film di Andrew Wakefield, l’uomo all’origine della frode scientifica vaccini-autismo.
Poi arriva la @LegaSalvini.
@matteosalvinimi, @LegaSalvini, nel 2018:
«10 vaccini obbligatori sono inutili e in parecchi casi PERICOLOSI se non DANNOSI».
Non disse soltanto:
“sono contrario all’obbligo”.
Disse PERICOLOSI.
Disse DANNOSI.
@SimoPillon
«Non si possono costringere vaccini che sono ancora nella fase sperimentale».
@ClaudioBorghi, @LegaSalvini:
uno dei volti politici più rumorosi della battaglia contro obblighi e Green Pass. Lui si dichiarava vaccinato, ed è corretto ricordarlo. Ma il megafono politico al mondo “free-vax” c’è stato eccome.
E continuiamo.
@SaraCunial, eletta e poi espulsa con @Mov5Stelle:
arrivò a definire le vaccinazioni un «genocidio gratuito».
@BarillariDav, eletto con @Mov5Stelle:
si puntò una pistola al braccio per rappresentare il vaccino come una «roulette russa».
Se va male?
«Ictus cerebrale, trombosi e morte».
@gparagone, ex @Mov5Stelle:
«Sono un free-vax», parlando di vaccini ancora in «fase sperimentale».
@SERGIOBERLATO, @FratellidItalia:
«Siamo tutti topini bianchi».
«Sperimentazione di massa».
«Sostanze geniche sperimentali».
@ladyonorato, eletta al Parlamento europeo con @LegaSalvini:
per anni ha rilanciato tesi contro i vaccini Covid, comprese affermazioni poi smentite sulla presunta cancerogenicità di un componente del vaccino Pfizer.
Ora, sia chiaro.
Nessuno può dimostrare che una frase di uno di questi politici abbia determinato la scelta dei genitori di Anna Rosa.
Ma è altrettanto indecente fingere che LE PAROLE NON CONTINO.
Se per raccattare qualche voto dici alla gente che i vaccini causano l’autismo, sono una “roulette russa”, “sostanze geniche”, “pericolosi”, “dannosi” o addirittura un “genocidio”, stai seminando paura contro uno degli strumenti che ha salvato più vite nella storia della medicina.
Poi passano gli anni.
La bufala resta.
E quando nel 2026 una famiglia crede ancora che un vaccino provochi l’autismo, improvvisamente tutti diventano prudenti, scientifici e responsabili.
Troppo comodo.
I #novax sono un pericolo bisogna prenderne atto
Diciamolo chiaro e forte:
I genitori che hanno lasciato morire di difterite una bambina di quattro anni erano stati convinti dalla gentaglia che abbiamo al governo che i vaccini provocano l’autismo.
Giocano con l’ignoranza per fare propaganda e i bambini muoiono.
Siano maledetti.
Tomoko Akane, Presidente della Corte Pena Internazionale, è stata sanzionata dagli Stati Uniti perché fa il suo lavoro: persegue criminali di guerra e crimini contro i diritti umani.
Beni e conti bloccati.
Chi è indagato si vendica contro chi indaga. Metodo mafioso.
"Guardate questo scatto e convincetevi che conciliare maternità e professione sia un gioco da ragazzi":
l’ennesima favola raccontata da Giorgia Meloni.
Facciamo un rapido esperimento sociale. Lunedì mattina, tutte a lavoro con i propri
figli.
Sei una cassiera al supermercato? Posiziona il passeggino accanto alla cassa.
Fai i turni in ospedale? Portalo tra i letti del reparto.
Lavori alla catena di montaggio? Trova un angolino sicuro in fabbrica.
Perché quella non è la vita delle lavoratrici normali, ma il privilegio concesso alla Presidente del Consiglio.
Lei sale sui voli di Stato con la figlia a carico e poi si erge a testimonial dell’emancipazione femminile.
Che maestosa lezione per il Paese!
E tu sei ancora lì a disperarti tra graduatorie bloccate, liste d'attesa interminabili, rette d'oro e nonni usati come ammortizzatore sociale?
Evidentemente sei solo una disfattista che si piange addosso.
Perché nella narrazione dell’Italia della "madre cristiana", la rete dei servizi brilla: un posto al nido pubblico garantito per appena tre bambini su dieci.
Un traguardo memorabile!
Per il restante 70%? Soluzione a portata di mano: gli utilissimi asili privati.
Un dettaglio da poche centinaia di euro al mese. Che vuoi che sia per chi percepisce stipendi da capogiro?
Un po' meno banale, magari, per chi ne guadagna 1000/1200 euro al mese.
Quella foto non celebra il riscatto delle donne.
Smaschera semplicemente la disparità: chi possiede risorse, coperture e potere vive in un altro mondo. È
la classica logica del Marchese del Grillo riadattata a uso e consumo dei social network.
Nel frattempo, la cruda realtà racconta di decine di migliaia di madri che ogni anno sono costrette a rassegnare le dimissioni perché schiacciate dall'assenza totale di sostegni.
Non è stata una loro scelta: sono state messe con le spalle al muro.
Il dovere di chi guida un Paese non è ostentare quanto sia agevole fare la madre quando si ha la strada spianata.
È azzerare gli ostacoli per chi non ha le stesse tutele.
Altrimenti non parliamo di conquiste femminili, ma di puro ed esibito privilegio.
“I did a leg amputation on a 5-year-old girl, and the only anesthesia that we had was the anesthesia doctor singing to her… We were praying for her to faint. She stayed awake the whole amputation.”
Absolutely devastating testimony from doctors in Gaza.
Il ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir chiede una quota giornaliera di uccisioni a Gaza:
“Penso che a Gaza si dovrebbero effettuare ogni notte operazioni di eliminazione mirata, farne fuori 30-40.
Non solo quelli che ti mettono in pericolo in quel preciso momento.
Lì ci sono persone che non dovrebbero essere vive. Non dovrebbero vivere.
Sono già generoso nel definirli ‘persone’”.
Il ministro ISRAELIANO chiede che OGNI NOTTE vengano uccisi dai 30 a 40 CIVILI a Gaza.
Ben Gvir dice pubblicamente ciò che l’establishment politico israeliano fa regolarmente in silenzio, camuffando il genocidio da “lotta al terrorismo”.
Al culmine del genocidio in corso in Palestina, Israele uccideva ogni giorno centinaia di persone tra cui tra i 20 e i 30 bambini palestinesi.
Come mai il governo Meloni insiste nell’armare e non sanzionare nazisti come Ben Gvir?