This may be the image that defines America's 250th birthday.
A woman sits calmly on a Washington Metro train as masked members of the white nationalist and domestic terrorist group Patriot Front surround her.
They covered their faces.
She didn't.
Earlier in the day, Patriot Front marched through the nation's capital carrying Confederate flags and chanting that America must be "reclaimed," the latest expression of a white nationalist movement that has grown increasingly visible, violent, emboldened, and politically influential in recent years.
Their ideology is explicit.
Their courage, apparently, is not.
Not one of them was willing to show his face.
And then there is her.
No mask. No uniform. No fear.
Just an American woman refusing to surrender an inch of her dignity to a group of men who appeared to be seeking exactly that.
The symbolism is almost too perfect.
250 years after the Declaration of Independence, and six decades after Americans marched and died to make its promises apply to everyone, a group of masked white nationalists rode the socialist Metro home in anonymity.
The woman they tried to intimidate is the one America will remember.
The people who hide their faces do not define this country.
The people who refuse to be afraid do.
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In under 2 minutes, use these links to push international authorities to demand Dr. Abu Safiya's immediate release & hospitalization.
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A definire “autoritaria” la riforma della legge elettorale di Giorgia Meloni è il Financial Times, il quotidiano della City di Londra, una testata che nessuno sospetterebbe di simpatie per i centri sociali. Nell’articolo del 26 giugno 2026, a firma di Amy Kazmin, il giornale parla di un “tentativo autoritario” e dà conto dell’allarme delle opposizioni, che hanno ribattezzato il testo “Melonellum”: cambiare le regole del voto rischia di erodere la democrazia. Kazmin descrive un premio di maggioranza che può valere fino al 17,5% dei seggi e nota che l’obbligo di indicare in anticipo il candidato premier è l’eco del premierato, il progetto di elezione diretta del capo del governo che la stessa Meloni aveva poi accantonato.
Conta proprio la firma. Quando a parlare di svolta autoritaria è il foglio della finanza globale, l’accusa pesa il doppio. E il Financial Times non è solo. Bloomberg descrive la stessa riforma senza eufemismi: un intervento congegnato per migliorare le chance della premier al voto del 2027 e per garantire al vincitore una maggioranza comoda in Parlamento. L’Irish Times, sullo stesso filo dell’agenzia, riprende la denuncia di un piano per blindare la prossima legislatura, e gli analisti citati dai giornali esteri leggono la mossa come un sintomo d’ansia per le urne. La lettura dei mercati coincide con quella delle piazze.
La stampa estera in coro
Politico rilancia da mesi le accuse di election rigging, di brogli scritti dentro la legge. La squadra di fact-checking di Euronews, The Cube, era arrivata alla stessa conclusione già a marzo: un tentativo di manipolare il voto del 2027. Il filo che lega le testate è uno solo: una premier che, davanti a un’opposizione finalmente capace di allearsi, riscrive il sistema con cui si conteranno i seggi. Le voci dell’opposizione italiana, che i giornali stranieri amplificano, vanno nella stessa direzione. Angelo Bonelli (Avs) parla di un disegno per pilotare le elezioni; Riccardo Magi (Più Europa) di una legge cucita sulle misure della maggioranza per restare al potere.
Il politologo Lorenzo Castellani, della Luiss, lo ripete agli stessi giornali stranieri: cambiare la legge elettorale è sempre un segnale di debolezza, perché chi è sicuro di vincere le regole non le tocca. È la chiave con cui la stampa internazionale legge la fretta del governo, deciso a incassare il primo via libera entro l’estate con oltre un anno di anticipo sul voto. Nel 2022 il centrodestra aveva travolto un’opposizione divisa; oggi che Elly Schlein (Pd) e Giuseppe Conte (M5S) provano a correre insieme, la maggioranza preferisce cambiare lo schema prima del fischio d’inizio.
Cosa ha acceso l’allarme
A far scattare l’allarme è la sostanza. La riforma cancella i collegi uninominali del Rosatellum e introduce un proporzionale con premio: chi supera il 42% in entrambe le Camere incassa 70 seggi in più a Montecitorio e 35 al Senato, fino a un tetto di 220 deputati, con liste bloccate e candidato premier indicato in anticipo. Il modello è il “Porcellum” del 2005, la legge di Silvio Berlusconi che la Corte costituzionale annullò nel 2013. C’è poi la clausola che il Financial Timesriassume nell’obbligo, per i piccoli partiti, di raccogliere 500.000 firme: una norma letta come un argine a Roberto Vannacci e al suo Futuro Nazionale, il movimento che erode voti a destra. Oltre cento costituzionalisti hanno già segnalato profili di illegittimità.
Meloni difende il testo come argine all’instabilità e ripete che «chi prende più voti governa». Schlein lo bolla come «chiaramente incostituzionale» e promette battaglia. Sullo sfondo resta una posta che i costituzionalisti segnalano da subito: indicare il premier già al deposito delle liste comprime il margine del Quirinale nella nomina del capo del governo. Stavolta, però, la parola più dura porta la firma della City.
(il mio editoriale per @LaNotiziaTweet in edicola)
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Immaginate il telegiornale che stasera non vi faranno vedere. Apre con l’Onu: a Gaza è genocidio, almeno 20.179 bambini palestinesi uccisi, presi di mira di proposito. Il governo italiano, che ancora non riconosce lo Stato di Palestina, fa rispondere il ministro Antonio Tajani: «Vediamo le cose che usciranno e poi valuteremo». Le cose, intanto, sono già uscite.
Poi la scaletta corre. L’Istat conta 5,7 milioni di poveri assoluti, 1,28 milioni sono minori, mai così tanti in dieci anni. I salari reali sono fermi ai primi anni Novanta, e l’Ocse ci consegna il calo peggiore tra le grandi economie. Nel 2025 i morti sul lavoro superano i mille, e la ministra Marina Calderone parla di «segnali incoraggianti».
Si cambia argomento. La manovra Meloni porta la spesa militare a 33,9 miliardi, record storico, 13,1 solo in armi nuove: per i poveri i soldi mancano, per i caccia mai. I centri in Albania, venduti come modello, costano oltre 153mila euro a posto letto, e il carcere da 20 posti non l’ha aperto nessuno: soldi nostri, scenografia loro. Ultima prima dello sport: Reporters Sans Frontières ci mette 56esimi per libertà di stampa, con la «legge bavaglio» in dotazione.
Questo telegiornale non andrà in onda. Al suo posto, un delitto di provincia in apertura, l’allarme cinghiali, l’influencer con la borsa nuova. È comodo chiamarla distrazione, del resto distrae da chi ci governa. La propaganda regge per quello che tace, non per quello che dice. È l’unico telegiornale che il governo può ancora permettersi, e ce lo manda in onda ogni sera.
Buon venerdì.
(il mio #buongiorno per @left_rivista)
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@archros123364@OfficialTozzi Abito in campagna. Alcuni cacciatori mi entrano addirittura in giardino. Non rispettano le distanze dalle case e dalle strade. Poi scappano quando telefoni ai forestali perché sanno di aver la coda di paglia. Molti non rispettano le norme attuali. Figuriamoci poi.
Scorrono da giorni sui gruppi TikTok e nelle storie di Instagram: screenshot di offerte che un tempo si accettavano in silenzio. 800 euro al mese per sette ore al giorno, sabato compreso. Turni che finiscono alle due di notte senza un euro di maggiorazione. Stavolta la risposta è un secco no, fotografato e messo in rete. Lo racconta oggi La Stampa, che ci legge un manifesto della Generazione Z contro il lavoro malpagato e senza contratto.
Liquidarli come la solita gioventù indolente, cresciuta col telefono in mano, è comodo. Solo che i numeri raccontano altro. Secondo l’ultimo rapporto AlmaLaurea, fra i laureati che a un anno dal titolo cercano ancora un impiego, la quota disposta ad accettare meno di 1.250 euro netti è scesa al 33% e al 26%. A Milano, dove l’affitto si mangia quasi tutto, quella cifra è la soglia della sopravvivenza.
La sociologa Chiara Saraceno, sulle stesse pagine, lo scrive senza troppi giri di parole: chiedere a quali condizioni si lavora è un diritto da esercitare, altro che pretesa da viziati. E quegli screenshot condivisi sono già una bacheca sindacale per una generazione che un sindacato quasi non ce l’ha più. Cambiano gli strumenti, non la sostanza: è organizzazione del disagio, con i mezzi di oggi.
Quelle richieste, del resto, sono politiche. Parlano di salari, di contratti, di welfare, di una pensione che a questi ragazzi nessuno osa più promettere, di affitti che si mangiano lo stipendio. La domanda, a questo punto, è se la politica saprà ascoltarle, o se preferirà raccontarsi ancora la favola dei nativi digitali sdraiati sul divano. Aspettiamo.
Buon mercoledì.
(il mio #buongiorno per @Left_rivista)
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Due collaboratori di giustizia hanno rivelato l’esistenza di un piano per colpire la magistrata antimafia di Milano, Alessandra Cerreti. Secondo le indagini, in ambienti legati al consorzio mafioso lombardo si stava pianificando un attentato contro la pm con bombe a mano.
Un senatore italiano, Francesco Silvestro di Forza Italia è stato denunciato da un’imprenditrice per violenza sessuale. Sentito da Repubblica lui risponde così: “modestamente io sono un bel ragazzo, la signora è normale”. Non c’è bisogno di aggiungere altro. O forse sì.
Chiunque voglia capire qualcosa della rivoluzione islamica, dovrebbe leggere Persepolis. Oggi, a 56 anni, muore di creapacuore la sua autrice: l’artista franco iraniana Marjane Satrapi 💔
La truffa del ponte a carico degli italiani:
114 dipendenti
21 sono dirigenti
93 funzionari
Salvini ha annunciato la posa della prima pietra nel 2024
Ad oggi non è stato messo un sassolino
Nel frattempo i dirigenti vengono pagati da 200 a 350 mila € all'anno
Votateli coglioni
Ben-Gvir è il regalo che il governo italiano stava aspettando. Un volto così feroce da rendere accettabile tutto il resto: i settantamila morti a Gaza, l’annessione strisciante della Cisgiordania, le navi sequestrate in acque internazionali, l’export di armi italiane verso Tel Aviv mai sospeso. Tutto sparisce dietro la maschera del ministro kahanista che fa inginocchiare gli attivisti e ride.
Antonio Tajani chiede a Kaja Kallas sanzioni Ue contro Itamar Ben-Gvir. Un mese fa, il 21 aprile a Lussemburgo, lo stesso Tajani con la Germania bloccava la sospensione dell’Accordo Ue-Israele. Sei settimane fa l’Italia si opponeva in sede europea proprio alle sanzioni contro Ben-Gvir e Smotrich. Adesso, dopo il video di scherno, la Farnesina scopre la linea rossa.
Il giochetto è chiaro. Ben-Gvir ha otto condanne in Israele, una definitiva nel 2007 per istigazione al razzismo e sostegno a organizzazione terroristica. A diciotto anni aveva decine di incriminazioni, l’esercito lo esentò dalla leva perché troppo estremista. Per anni in salotto, a Kiryat Arba, ha tenuto il ritratto di Baruch Goldstein, autore della strage di Hebron del 1994: ventinove musulmani uccisi in preghiera. È il curriculum di un uomo protetto dal governo italiano fino a martedì.
E ieri, mentre Tajani scriveva a Kallas, gli eurodeputati di FdI, Lega e Forza Italia votavano contro l’embargo armi a Israele al Parlamento Ue. Indignarsi per Ben-Gvir costa zero. Sanzionare il sistema che lo nutre costa il prezzo degli F-35.
Quindi Ben-Gvir è l’utile idiota. Serve a far passare i bombardamenti come incidente di stile.
Buon giovedì.
(il mio #buongiorno per @left_rivista)
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I nuovi dati Istat dipingono un quadro inaccettabile: l’Italia resta un Paese in cui le donne fungono da ammortizzatore sociale, pagando il prezzo più alto di profonde asimmetrie culturali e mancanze istituzionali.
I numeri parlano chiaro: nel 2023 le donne hanno dedicato al lavoro familiare in media 4 ore e 44 minuti al giorno, contro le 2 ore e 6 minuti degli uomini. Perfino nelle coppie di occupati dove entrambi lavorano, quasi il 69% del lavoro di cura grava sulle lavoratrici.
Questa asimmetria strutturale blocca l’occupazione e la crescita professionale, alimentando un divario occupazionale di circa 20 punti percentuali e un gap salariale cronico. In media, una donna percepisce 2.000 euro in meno rispetto a un collega maschio a parità di impiego standard; una disparità che disincentiva pesantemente anche l’ingresso delle ragazze nelle carriere STEM, dove la penalizzazione occupazionale e retributiva supera i 9 punti.
Di fronte a questa fotografia, le dichiarazioni d’intenti non bastano più. Lo ribadiamo: oltre al salario minimo, servono norme strutturali per garantire la reale parità salariale tra uomini e donne, unite a forti investimenti in servizi di welfare che supportino attivamente le lavoratrici. La conciliazione tra vita e professione deve diventare un diritto, non un ostacolo.
Fiorella Zabatta
La giovane che ha accusato Leonardo Apache La Russa di violenza sessuale ha dovuto provare a rimettere insieme i pezzi della sua vita trasferendosi all’estero. Il Tribunale di Milano ha archiviato le accuse di violenza sessuale e ha lasciato cadere l’accusa di revenge porn.