Succede. Ma non sai cosa realmente ti sta per succedere. Nel giro di una mezza giornata la mia vita è cambiata. La minaccia. Quella minaccia. Ti telefona il Prefetto Claudio Sgaraglia, pensi sia una cosa di routine, una notizia che ha bisogno dell’attenzione del direttore del giornale, un appuntamento istituzionale, ma improvvisamente arriva un colpo di vento gelido che sbatte le imposte: «Devo metterti sotto tutela». Protesto: «Non voglio la scorta, non l’ho mai chiesta, sollecitata, desiderata. Non fa parte del mio stile di vita». Replica secca: «Non puoi decidere tu, è necessario, ora passa da te il questore e ti spiega tutto». Clic. Cerco di riordinare le idee, trovare una via d’uscita. Bruno Megale, il questore, arriva a casa, è accompagnato dal coordinatore delle scorte, preparo un caffè, insisto con il mio manifesto di libertà: «Non posso avere la scorta».
Il questore è netto: «È una minaccia diretta, sulla tua persona». È andata così. Sono diventato un bersaglio del terrorismo anarchico perché penso e scrivo. Quando in quei minuti, nel veloce riassunto delle puntate precedenti che non conoscevo, ho sentito la parola “anarco-insurrezionalista” i miei sensi hanno cominciato a rispondere velocemente, l’algoritmo del cronista ha preso il comando, è stato un attimo collegare il pericolo con l'esplosione che a Roma ha ucciso due anarchici - Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone - mentre fabbricavano una bomba all’interno di un casolare abbandonato nella zona di Capannelle. Appartenevano al “gruppo Cospito”. Per un cronista quelle parole sono la spia rossa che si accende. Alfredo Cospito è la star in prigione del movimento anarchico, nel 2006 partecipò a un attacco con ordigni davanti alla scuola allievi carabinieri di Fossano, nessuna vittima. Nel 2012 gambizzò l’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi. È un duro condannato al carcere duro. È la sua figura a ispirare gli anarchici italiani. La mia memoria su questi punti è selettiva, scarta il superfluo e conserva l’essenziale, punta la notizia: «È gente pericolosa», questo ho pensato. Da quell’istante ho smesso di lagnarmi per la mia condizione futura di prigioniero-libero, ho guardato gli occhi di mia moglie e di mia figlia che erano con me e ascoltavano in silenzio, incredule. E mentre il questore mi spiegava cosa sarebbe successo nelle mie giornate da quel momento, la mia mente stava da un’altra parte, con mio figlio che non era ancora rientrato a casa. Avevo commentato su Libero l’esplosione letale nel “Casale del Sellaretto”, è bastato questo per trasformarmi in un nemico della galassia anarchica.
Un obiettivo facile da colpire, non ho mai avuto alcuna protezione, ma l’escalation della sicurezza era un dato di fatto: andavo al giornale in metro all’inizio, mi piaceva osservare le persone, parlarci, capire i bisogni degli italiani, è l’abitudine di chi ha fatto la cronaca e ha sempre il taccuino in tasca; poi le cose sono cambiate, i mezzi pubblici sono diventati impossibili da prendere senza subire l’assalto di qualcuno che nel migliore dei casi ti insulta e cerca di menarti, così sono passato al taxi e pensavo di aver risolto il problema, di continuare a vivere con i miei orari, la mia agenda imprevedibile, i miei pochi amici tra Milano e Roma. È tutto svanito di colpo. C’è il mio nome e c’è un disegno. E non è l’invio di un mazzo di amati gelsomini. Mi sveglio prima dell’alba, leggo tutto quello che serve per sapere, scrivo le mie note, alle 8 di solito ho consumato già tre caffè. È sparita del tutto l’invenzione dell’agenda all’ultimo momento, la variazione sul tema per andare a incontrare qualcuno prima della riunione di redazione del mattino. La mia giornata è programmata in anticipo, i miei spostamenti sono monitorati, gli agenti di polizia stanno sempre con me. Sto imparando a farmi guidare, ad affidarmi a loro, a capire come funziona la mente di un uomo addestrato a proteggere il prossimo. Sono persone eccezionali, servitori dello Stato che hanno tutta la mia ammirazione. Non è solo “il nostro lavoro”, come mi rispondono quando mi preoccupo per gli orari che devono condividere con me, per le giornate lunghissime, per le preoccupazioni e le tensioni che respirano, sentono, percepiscono anche nel silenzio, perché sono mie e qualche volta esplodono nelle mie incazzature per questo titolo, questa foto, questo servizio, questo buco che abbiamo preso. No, non è solo il “nostro lavoro”, quello dei poliziotti che hanno il compito di difendermi dai fanatici, dai nemici della democrazia che vogliono ammazzarmi, il “loro lavoro” si chiama spirito repubblicano.
Oggi ho chiamato mamma: «Scusa, non te l’ho detto prima, non preoccuparti. Sono sotto scorta». Lei, una donna che ha superato la povertà, partecipato con mio padre e altri milioni di italiani di quella generazione all’avventura della Ricostruzione, mi ha risposto con la sua disarmante saggezza: «Lo immaginavo. Fai da bravo». Per lei sono sempre una piccola canaglia. Non sa che cosa sia il “gruppo Cospito”, ma intuisce con precisione i confini del Bene e del Male, gli istinti assassini che sono confusi nelle idee di tanti che coltivano il campo dell’odio. Si comincia con le parole, poi si spara, si piazzano le bombe, si progettano attentati contro i giornalisti. Ho studiato il caso di Marco Biagi, ucciso dalle Nuove Brigate Rosse (sempre assassine), so bene che chi scrive è una preda potenziale del terrorismo, un trofeo da esibire nella lotta ideologica. La sera dell’assassinio di Marco Biagi ero al Giornale, ero il capo della redazione romana, una mia fonte mi chiamò: «Hanno ucciso un professore a Bologna, si chiama Biagi». Un brivido, ricordo solo quello. Era il 19 marzo del 2002, Marco Biagi fu ucciso davanti al portone di casa. Era un professore, un esperto di lavoro. Un intellettuale. Sono trascorsi 24 anni, sono padre, ho consumato le mie primavere nei giornali, il clima là fuori è fetido. La violenza verbale è uno tsunami, ci sono tanti esagitati che promettono grandi imprese criminali, sono i “leoni da tastiera”, ma qui siamo dentro un’altra sceneggiatura, lo spartiacque tra la minaccia degli esagitati dei social e l’essere diventato un bersaglio degli anarchici legati al “gruppo Cospito” è nella polvere da sparo. Eccomi qua, cannibali, avete cambiato la mia vita, ma io continuo a scrivere. Per non perderla.
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Woody Allen sobre el antisemitismo hoy 1/2
Woody:
«Saben, siempre pensé que la mayor ventaja de Nueva York era que uno podía ser neurótico y nadie lo notaba. En otras ciudades te mandan al médico si hablas contigo mismo. En Manhattan te ofrecen una columna en una revista por ello.
Ayer salí a comprar salmón. Por cierto, es la única tradición judía estable que ha sobrevivido a Babilonia, Roma y a mis relaciones con mujeres.
Caminaba por Brooklyn pensando en la muerte. No porque sea filósofo. Sino porque ya tengo más de noventa, aunque originalmente había planeado llegar como mucho hasta los setenta.
Y de repente —una multitud frente a una sinagoga. Al principio pensé que allí actuaba un famoso psicoanalista. En Nueva York la gente hace cola durante horas para escuchar por qué su madre tiene la culpa de todo. Aunque los judíos eso ya lo saben sin necesidad de conferencia.
Pero no. Estaban gritando algo sobre “intifada”. ¿Y saben qué me sorprendió más? La cantidad de energía que tiene esa gente. ¿De dónde la sacan? Yo después de subir dos tramos de escaleras ya empiezo a escribir mi testamento. Y ellos listos para una revolución sin haberse tomado ni un café decente.
Un tipo gritaba algo sobre “descolonización”. Dios mío. Cuando yo era joven, “colonización” significaba que la tía Frieda ocupaba nuestro sofá durante tres meses y se negaba a irse. Hoy de repente es una conspiración sionista.
En general, el antisemitismo moderno se ha vuelto demasiado intelectual. Antes simplemente nos odiaban. Sin rodeos. Hoy no.
Hoy alguien con bufanda, que parece que escribe poemas sobre su propia barba, te explica con ayuda de Heidegger y Nietzsche por qué la existencia de los judíos es una forma de agresión y una amenaza para la humanidad.
Y yo estaba allí pensando: antes al menos nos pegaban personas sin título universitario. Hoy los organizadores de pogromos tienen diploma de Columbia University.
Luego una chica a mi lado dijo: “Estamos contra el sionismo, no contra los judíos”. Eso es como si mi exmujer hubiera dicho: “No tengo nada contra ti. Solo estoy contra todo lo que dices, haces, sientes —y especialmente contra acostarme contigo”. El significado es el mismo.
Y entonces alguien gritó: “¡Los sionistas son nazis!”. En ese momento sentí que mi abuela se habría girado en su tumba tan rápido que podría haber abastecido de electricidad parte de Queens.
Mi abuela, por cierto, vivió a auténticos nazis. Se escondió en un sótano en Polonia con un hombre que tosía tan fuerte que los alemanes podrían haberlos encontrado solo por el sonido bronquial.
Y ahora un chico de una universidad de élite, cuyo mayor trauma en la vida es un café frío de Starbucks, me explica qué significa fascismo.
Realmente vivo en tiempos sorprendentes.
Hoy la gente habla como si se hubiera tragado accidentalmente una biblioteca universitaria. Nadie dice ya: “Perdón, soy un idiota”. No. Hoy se dice: “Estoy deconstruyendo el relato dominante”.
Escuchen, yo crecí entre judíos. Nosotros no deconstruimos relatos. Nosotros creamos relatos.
Llegué a casa y encendí la televisión —porque cuando uno tiene ansiedad, la televisión parece una idea excelente. Es como tratar el alcoholismo con un martini con hielo.
Allí Roger Waters volvía a explicar el mundo. Los músicos de rock siempre me dan miedo cuando envejecen y empiezan a hablar como paranoicos que ven conspiraciones al mirar un gato negro.
Luego apareció Kanye West. En mi infancia, los locos al menos parecían locos. Pelo despeinado, abrigo, palomas, conversaciones con cubos de basura. Este tipo simplemente se pone una máscara negra y dice que ama a Hitler. Y ahí entendí: la humanidad ha avanzado mucho —de “nunca más” a “discutamos los matices”.
¿Y los políticos? Los políticos dicen: “La situación es complicada”.
No.
Complicado es explicar a una madre judía por qué su hijo de cuarenta años aún no está casado.
#nucleare
Non-normodotato tipo adepta setta greenpiss (pippa @gonufrio, per esempio):
“ no al nucleare perché tutto l’uragno viene dalla Russiah!”
Realtà:👇🏻
Meno di 1/6, nel 2024… in calo continuo🙄
Sánchez perde le elezioni in Andalusia, storico feudo socialista, ottenendo il peggior risultato storico. Il Psoe aveva candidato María Jesús Montero, numero 2 del Psoe, vicepremier e ministro delle Finanze dal 2018: una protesi politica del premier. Lo stesso era accaduto a febbraio, con la disfatta in Aragona, dove Sánchez aveva candidato la portavoce del governo Pilar Alegría.
Il governo non ha più una maggioranza, non ha mai approvato una legge di Bilancio e perde praticamente ogni elezione. Mentre in Italia prevale l’agiografia, due settimane fa avevo scritto perché in Spagna🇪🇸 il modello Sánchez è alle corde. 👇
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@Frances22449915 Ha molto senso. Con solo 2 h/sett, solo le regole grammaticali del Latino possono essere insegnate, e l'unico obiettivo ragionevole è sperare che almeno quegli strumenti vengano appresi.
🧵
La centrale termoelettrica di Marghera Levante, di proprietà di Edison S.p.A., è la centrale a ciclo combinato gas-vapore (turbogas) più efficiente d'Italia e tra le più avanzate al mondo. L'impianto ha subìto un profondo rinnovamento tecnologico ed è stato inaugurato nella ⤵️
@GustavoMichele6@BMitraglia@bastet1965 La non irragionevole caduta di fiducia nelle fonti di informazione, ormai divenute presidi di schieramento politico, è la causa principale del disfacimento della coesione sociale, sia quando le tecniche manipolatorie raggiungono il loro scopo, sia quando producono l’opposto.
Mah…
1) Le università fanno ricerca di base (TRL-1/3). La “produzione, sviluppo e perfezionamento di armi e sistemi d’arma” (TRL-7/9) viene svolta dalle aziende in quanto è collegata ad un prodotto. Quindi con questa iniziativa le università si impegnano a non svolgere una funzione che già non svolgono.
2) Con tutto il rispetto, ma l’università per stranieri di Siena ha corsi di laurea in mediazione culturale e lingua italiana: non sono sicuro potrebbero davvero contribuire alla produzione, sviluppo e perfezionamento di armi.
3) La ricerca di base ha sbocchi civili e militari: il Pentagono può finanziare uno studio sui delfini, ma poi serve per comprendere la lotta sottomarina, la difesa può finanziare uno studio su materiali più sostenibili, che possono poi essere utilizzati per sviluppare armamenti. Non mi è dunque chiaro dove si voglia andare, se bloccare la ricerca di base finanziata dalla difesa (basta dunque una partita di giro per ovviare il possibile vincolo) o semplicemente lanciare un’iniziativa senza effetti pratici.
4) La difesa della patria è un obbligo costituzionale. Se le università, pubbliche, non vogliono assolvere a questo obbligo, qualcuno potrebbe porsi una serie di domande.
5) C’è infine un tema etico: vale la stessa opposizione anche per la ricerca contro minacce cyber, per difese anti-aeree, contro armi chimiche e batteriologiche. In altre parole, questa opposizione avverrebbe anche a rischio di lasciare inermi i cittadini italiani?
Je veux présenter mes excuses, au nom des Français, pour avoir enfanté la French Theory (qui a enfanté la pire des merdes idéologiques : le wokisme).
Nous avons donné au monde Descartes, Pascal, Tocqueville. Et puis, dans les ruines intellectuelles de l'après-68, nous avons donné Foucault, Derrida, Deleuze. Trois hommes brillants qui ont fabriqué, dans l'élégance de notre langue, l'arme idéologique qui paralyse aujourd'hui l'Occident.
Il faut comprendre ce qu'ils ont fait. Foucault a enseigné que la vérité n'existe pas, qu'il n'y a que des rapports de pouvoir déguisés en savoir. Que la science, la raison, la justice, l'institution médicale, l'école, la prison, la sexualité, tout n'est qu'une mise en scène de la domination. Derrida a enseigné que les textes n'ont pas de sens stable, que tout signifiant glisse, que toute lecture est une trahison, que l'auteur est mort et que le lecteur règne. Deleuze a enseigné qu'il fallait préférer le rhizome à l'arbre, le nomade au sédentaire, le désir à la loi, le devenir à l'être, la différence à l'identité.
Pris isolément, ce sont des thèses discutables. Combinées, exportées, vulgarisées, elles forment un système. Et ce système est un poison.
Car voici ce qui s'est passé. Ces textes, illisibles en France, ont traversé l'Atlantique. Les départements de Yale, de Berkeley, de Columbia les ont absorbés dans les années 80. Ils y ont trouvé un terreau qui n'existait pas chez nous : le puritanisme américain, sa culpabilité raciale, son obsession identitaire. La French Theory s'est mariée à ce substrat, et l'enfant de ce mariage s'appelle le wokisme.
Judith Butler lit Foucault et invente le genre performatif. Edward Said lit Foucault et invente le post-colonialisme académique. Kimberlé Crenshaw hérite du cadre et invente l'intersectionnalité. À chaque étape, la matrice est française : il n'y a pas de vérité, il n'y a que du pouvoir, donc toute hiérarchie est suspecte, toute institution est oppressive, toute norme est violence, toute identité est construite donc négociable, toute majorité est coupable.
Voilà comment trois philosophes parisiens, qui n'ont probablement jamais imaginé leurs conséquences pratiques, ont fourni le logiciel d'exploitation à une génération entière d'activistes, de bureaucrates universitaires, de DRH, de journalistes, de législateurs. Voilà comment on a obtenu une civilisation qui ne sait plus dire si une femme est une femme, si sa propre histoire mérite d'être défendue, si le mérite existe, si la vérité se distingue de l'opinion.
C'est de la merde pour une raison simple, et il faut la dire calmement. Une civilisation se tient debout sur trois piliers : la croyance qu'il existe une vérité accessible à la raison, la croyance qu'il existe un bien distinct du mal, la croyance qu'il existe un héritage à transmettre. La French Theory a entrepris de dynamiter les trois. Pas par méchanceté. Par jeu intellectuel, par fascination du soupçon, par haine de la bourgeoisie qui les avait nourris. Mais le résultat est là. Une génération entière a appris à déconstruire et n'a jamais appris à construire. Une génération entière sait soupçonner et ne sait plus admirer. Une génération entière voit le pouvoir partout et la beauté nulle part.
Je m'excuse parce que nous, Français, avons une responsabilité particulière. C'est notre langue, nos universités, nos éditeurs, notre prestige qui ont donné à ce nihilisme son emballage chic. Sans la légitimité de la Sorbonne et de Vincennes, ces idées n'auraient jamais traversé l'océan. Nous avons exporté le doute comme d'autres exportent des armes.
Ce qui se construit maintenant, en silicon valley, dans les labos d'IA, dans les startups, dans les ateliers, dans tous les lieux où des gens fabriquent encore des choses au lieu de les déconstruire, c'est la réponse. Une civilisation se reconstruit par les bâtisseurs, pas par les commentateurs. Par ceux qui croient que la vérité existe et qu'elle vaut qu'on s'y consacre. Par ceux qui assument une hiérarchie du beau, du vrai, du bon, et qui n'ont pas honte de la transmettre.
Alors pardon. Et au travail.
Les 55 centrales nucléaires construites en France entre 1973 et 1980, c'est environ 100 milliards de nos euros actuels pour 75 % de notre électricité.
La facture éolienne elle, représente plus de 150 milliards pour en fournir 8% de manière aléatoire.
Effarant !
Ottant'anni. Quella nucleare è una delle tecnologie più straordinarie che l'uomo abbia concepito.
Solo i mentecatti pseudo ambientalisti nemici del progresso non l'hanno ancora capito.
Sono nemici dell'umanità.
Una fesseria.
Borrel fu preso a pesci in faccia da Lavrov, Macron tentò fino alla notte del 23 febbraio di convincere Putin a non invadere, nei mesi successivi tutta la diplomazia europea, del regno unito e degli Stati membri chiese alla Russia di fermarsi. Agli incontri di Istanbul UE e regno unito parteciparono chiedendo garanzie contro una ripresa delle ostilità
Renzi mente. Lo fa forse per narcisismo, forse per calcolo politico
@annapaolaconcia A me pare che lo siano sempre stati, finché sono rimasti al potere: Stalin, Pol Pot, Mao, senza contare i tiranni africani di ispirazione marxista. È solo dopo la loro caduta che inizia il fuggi fuggi generale.
Dice Buttafuoco che la borghesia occidentale non riesce ad accettare l’idea che la Russia si sia gettata alle spalle il suo ingombrante passato. Cosa non gli è chiaro (o finge di non vedere)?
Nelle zone occupate dell’Ucraina molte statue di Lenin abbattute durante decomunistizzazione sono state ripristinate. In alcune, come Melitopol così come in tutta la Russia (addirittura nella Metro a Mosca) sono riapparse varie rappresentazioni di Stalin. La riabilitazione del più grande assassino della storia è una delle missioni tacite dell’“operazione storica speciale” avviata da Putin con la sua ascesa al potere. Il dittatore viene infatti presentato come il "manager efficace" e il condottiero della vittoria, separando la sua figura dai crimini delle purghe.
In città come Mariupol molte vie sono tornate a onorare eroi sovietici o date della rivoluzione. Mentre l'uso della Bandiera della Vittoria (quella issata sul Reichstag) è ormai diventato la norma in ogni parata e cerimonia, spesso affiancata alla "Z", per creare un ponte diretto tra la Seconda Guerra Mondiale e l'invasione dell'Ucraina.
A partire dal settembre 2024 e con nuovi aggiornamenti previsti per il settembre 2026, nelle scuole russe sono stati introdotti libri di testo unificati curati da Vladimir Medinsky, nei quali si ridimensionano la portata delle repressioni staliniane, presentandole come una necessità pragmatica per la sicurezza dello Stato. In quei manuali il collasso dell'URSS viene descritto come la "più grande catastrofe geopolitica" (riprendendo testualmente la celebre frase di Putin) e l'attuale conflitto in Ucraina viene insegnato come una logica prosecuzione della lotta contro il nazismo.
Il processo di "lobotomizzazione" della memoria storica, come è stato definito da vari analisti, ha ovviamente coinvolto le ONG impegnate nella tutela della memoria. L’organizzazione Memorial, dopo la liquidazione del 2021, pochi giorni fa è stata dichiarata estremista dalla Corte Suprema, la quale ha così reso di fatto illegale qualsiasi attività legata alla documentazione dei crimini sovietici. Intanto l'ex campo di lavoro del Gulag Perm-36, un tempo museo indipendente e centro di dibattito (il forum Pilorama), è stato completamente riconvertito. Oggi la narrazione interna non si focalizza più sulle sofferenze dei prigionieri politici, ma sul "ruolo educativo" del sistema correttivo e sulla vita quotidiana delle guardie.
Sorprende poi che proprio il presidente della @la_Biennale scriva simili assurdità visto che la stessa messa al bando di artisti definiti "anti-sovietici" o "non patriottici" (che alla rassegna ovviamente non hanno potuto prendere parte), ricorda le campagne di epoca zdanovista, dove l'arte deve servire esclusivamente gli interessi dello Stato.
Chiunque celebri la vastità della cultura di Buttafuoco deve prendere atto che le sue parole sono intrise di una profonda IGNORANZA o sono dettate da una forma di spontaneo COLLABORAZIONISMO nei confronti di un regime che si ispira ad un mix criminale di imperialismo zarista, nostalgia per la potenza militare sovietica e conservatorismo religioso, che qualunque uomo democratico e di cultura dovrebbe criticare e non esaltare.
Ma mi parte di capire che su almeno una di queste due caratteristiche, il nostro difetti un po’…
“Ci sono voluti 40 anni per capire il progetto dei Fratelli Musulmani, perché gli studi sull'islamismo sono stati ostracizzati e privati di fondi a favore di studi sull'islamofobia. L'UE smetta di finanziare le associazioni antirazziste che li finanziano.”
Sembra che nella discussione del DDL nucleare al Senato sia passato un emendamento che esplicita il riferimento al nucleare di generazione corrente come tecnologia da autorizzare. Sto verificando, nel caso sarebbe un'OTTIMA notizia.