Mike Brown dropped a definition about winning in life.
“If you get knocked down in life and you’re able to get back up and keep fighting - that’s a fricking win.”
You need to hear this.
Success isn’t always winning.
Sometimes it’s refusing to stay down
Trento battuta 73-60: l'Olimpia vince il suo scudetto giovanile numero 29, il quinto nelle ultime tre stagioni. Questo spetta all'Under 17: nella categoria non succedeva dal 2013
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COMPLIMENTI CAMPIONI 🇮🇹
"Ciao, sono una mamma di Milano e vorrei raccontarvi una storia che penso rappresenti una lezione di umanità. Mio figlio Giorgio ha 12 anni, gioca a basket qui a Milano, tifa per l'Olimpia ma il suo giocatore preferito è Riccardo Visconti. Si è avvicinato a lui perchè è rapito dal suo vlog 'Prohoops in the island': lo segue con una devozione pura, studiando i suoi consigli e la sua quotidianità.
Per questo domenica scorsa era lì, fuori dal Forum, con indosso la canotta biancoblu della Dinamo (chiesta e ricevuta come regalo di compleanno) ed un cartellone preparato tutto da solo.
È stato bellissimo vedere Giorgio gestire da solo la sua emozione, fino a quando Riccardo non l'ha visto.
Non è stato il solito autografo sfuggente: sono stati abbracci, parole vere, un incontro tra due persone. Riccardo lo ha persino inserito negli ultimi minuti del suo ultimo vlog, chiamandolo con affetto 'il ragazzo di Milano'.
In un'epoca di idoli distanti, vedere un giocatore di Serie A che si ferma, ascolta e abbraccia un ragazzino ci ricorda che gli atleti sono persone, non entità irraggiungibili. Riccardo ha dimostrato a Giorgio che i sogni si possono toccare con mano, ma soprattutto che per essere grandi atleti bisogna prima restare umani.
Finché ci saranno campioni capaci di fermare il tempo per un bambino che ha saputo aspettare con educazione, c'è ancora speranza che questo mondo conservi la bellezza della gentilezza."
(Ingrid Tanini) | @visco_9
“Ciao a tutti, mi chiamo Diarra è nella vita sono una istruttrice nazionale minibasket
Di recente, al termine di una partita di DR1 (la vecchia Serie D) in Toscana tra la mia società e un’altra squadra, si è verificato un episodio che ritengo grave e, soprattutto, inaccettabile.
Ero presente sugli spalti e sono stata oggetto di offese razziste da parte di adulti sostenitori avversari. “Scimmia”, “mangia banane”, insomma il solito repertorio in questi casi.
Fa strano doverlo scrivere nel 2026.
Ancora più strano se si pensa che queste parole sono arrivate da due donne, probabilmente due madri, rivolte a una ragazza più giovane.
Da istruttrice ogni giorno lavoro con bambini, insegno, educo e cerco di trasmettere valori sportivi e umani. Bambini che sono lo specchio dell’Italia di oggi: diversi, mescolati, reali.
Per questo colpisce ancora di più.
Perché è facile parlare di sport come strumento educativo, di rispetto e inclusione.
Poi però basta un episodio come questo per rendersi conto che, per qualcuno, il colore della pelle viene ancora prima di tutto il resto.
Dopo quanto accaduto, la mia società si è mossa immediatamente per segnalare l’episodio e sono arrivate le scuse da parte della società avversaria. Ma non sono stati individuati e nemmeno puniti i responsabili.
Di fatto, non è successo nulla. Come al solito con qualche riga si é chiusa la questione.
E questo, forse, è l’aspetto più triste.
Perché episodi del genere non dovrebbero passare sotto silenzio, né essere trattati come qualcosa di normale o inevitabile.
Continuerò a fare il mio lavoro, in palestra e in campo. Continuerò ad educare anche i figli di chi oggi dimostra di avere ancora pregiudizi e di usare parole che non dovrebbero più esistere. Continuerò a cercare di fare ogni giorno un lavoro migliore con i loro bambini.
Ma è giusto dirlo chiaramente: non è normale, e non dovrebbe essere accettato.”
Non abbiamo nulla da aggiungere a ciò che ha scritto questa ragazza. Avendola sentita privatamente, sappiamo quanto sia rimasta male per l’accaduto, molto più di ciò che traspare dalle sue parole. Sarebbe bello che il mondo del basket, tutto, le facesse sentire un’ondata di affetto.
Un affetto che riuscisse a lenire, almeno in parte, il male che continua a fare il razzismo.
Il fatto che uno dei migliori giocatori di basket al mondo, Anthony Edwards, indossi da 101 partite un braccialetto arancione che gli ha regalato un bambino di nome Luca, il fatto che se ne porti in panchina sempre 4/5 di scorta perchè è già successo che si rompesse dopo un fallo subito, il fatto che il bambino gli aveva regalato quel braccialetto 14 mesi fa come simbolo della sua lotta al cancro, il fatto che la vita di quel bambino fosse appesa a un filo, e il fatto che Edwards abbia in questo periodo dedicato spesso le vittorie a Luca e sia andato più volte a trovarlo in ospedale fornendo anche aiuti economici alla famiglia, e il fatto che ieri i genitori di Luca hanno comunicato che il cancro è stato sconfitto, è una delle storie sportive più belle che siano mai state scritte.
(@SkySportBasket@NOWTV_It@anthonyedwards)
Il fatto che uno dei migliori giocatori di basket al mondo, Anthony Edwards, indossi da 101 partite un braccialetto arancione che gli ha regalato un bambino di nome Luca, il fatto che se ne porti in panchina sempre 4/5 di scorta perchè è già successo che si rompesse dopo un fallo subito, il fatto che il bambino gli aveva regalato quel braccialetto 14 mesi fa come simbolo della sua lotta al cancro, il fatto che la vita di quel bambino fosse appesa a un filo, e il fatto che Edwards abbia in questo periodo dedicato spesso le vittorie a Luca e sia andato più volte a trovarlo in ospedale fornendo anche aiuti economici alla famiglia, e il fatto che ieri i genitori di Luca hanno comunicato che il cancro è stato sconfitto, è una delle storie sportive più belle che siano mai state scritte.
(@SkySportBasket@NOWTV_It@anthonyedwards)