L’intervista di Buttafuoco al Fatto dimostra il suo disprezzo per la democrazia, il liberalismo e lo Stato di diritto.
Finché faceva il libero giornalista in un libero giornale, pazienza. Ma ora sta danneggiando sempre più un’istituzione italiana con proiezione globale.
No, il gas russo non è più economico di quello statunitense. Lo ha detto Conte e lo hanno ripetuto anche esponenti di Lega e Futuro Nazionale, ma le cose non stanno proprio così. https://t.co/SDu2LRPSpX
Oggi Marco Travaglio era in vena di confessioni. Confessioni importanti aggiungerei, vista la proverbiale reticenza dei giornalisti a rivelare le proprie fonti, e che ci spiegano come l’ubiquo direttore (che riesce ad essere contemporaneamente dalla Gruber, sul Nove, in teatro, in redazione e alla presentazione di uno dei libri che sforna a getto continuo, praticamente nello stesso momento) selezioni le proprie.
Racconta infatti Travaglio che, nel febbraio 2022, colto dalla sincera urgenza di aiutare il povero popolo ucraino ingiustamente invaso (cosa della quale non osiamo dubitare, vista la figuraccia internazionale inanellata due giorni prima dell’invasione deridendo i servizi USA che la ritenevano imminente ed i successivi 4 anni di onorato impegno nel campo della disinformazione), ha pensato bene di ignorare pile di rapporti OSCE e ONU, decine di report di organizzazioni internazionali, collettivi investigativi e centri studi indipendenti, i quali avrebbero permesso a Direttore di raccontare, prove alla mano, le manovre avviate dalla Russia per destabilizzare l’Ucraina fin dal 2013, e di farsi invece spiegare come stavano le cose da un “esperto”.
L’esperto in questione è il generale Fabio Mini, perché si sa che il Fatto, in tema di propaganda sceglie solo il meglio. All’epoca Mini aveva già al suo attivo dichiarazioni pubbliche che erano musica per le orecchie del lettore medio del Fatto, come il sostegno alle teorie sulle scie chimiche, a quelle del complottista Jaques Baud e di assonanza con organizzazioni quali il Fronte del Dissenso, che si era distinto per la diffusione di tesi antiscientifiche in epoca COVID.
Ma ad aver impressionato Travaglio deve essere stato di sicuro il curriculum di Mini. Dall 2009, come raccontai anche io in un altro post, l’alto ufficiale è membro del Comitato Scientifico della rivista Eurasia, che, si spiega in un dossier uscito di recente, nasce dalla necessità di una propria piattaforma da parte “di neofascisti italiani”. Nello stesso comitato sono presenti nomi come quello del fasciosuprematista Alexander Dugin (il quale sogna un impero autoritario eruoasiatico guidato da Mosca) e Sergei Baburin (ex Vice Presidente della Duma, già membro del partito di estrema destra e populista russo Rodina e poi fondatore e presidente di Rossijskij Obščenarodnij Sojuz, cioè "Unione di tutto il popolo russo"). Nel 2011 parte del team, incluso il caporedattore Tiberio Graziani (membro del consiglio supremo del movimento eurasiatico) trasloca nella rivista Geopolitica, fondato dall’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie – ISAG, dove, nel comitato scientifico approdano di nuovo Mini, Dugin e Baburin. Il nuovo progetto, a differenza del precedente viene utilizzato dalla Russia per coinvolgere un pubblico di sinistra. I suoi analisti partecipano stabilmente agli eventi organizzati dal Movimento di Dugin.
Alla fine di ottobre 2023 Mini partecipa anche alla conferenza di pace internazionale organizzata a Roma dal Fronte del Dissenso, condividendo le dichiarazioni finali, nelle quali si legge che l’Occidente mira a rendere vassalle la maggior parte delle nazioni del mondo, ma si parla anche di attacco alla Russia e provocazioni NATO contro Cina e Corea. Viene menzionata persino una “sanguinosa” ed “illegale” espansione ad est dell’Alleanza Atlantica e si indica la sua sconfitta in Ucraina come prerequisito per la pace mondiale. Lo stesso gruppo, nei primi due anni e mezzo di guerra ha organizzato almeno una dozzina di manifestazioni filorusse con l’hashtag #stopKillingDonbass, la cui piattaforma di norma include la richiesta di cancellazione delle sanzioni nei confronti della Russia e la condanna verso la richiesta di arresto di Putin emessa dalla Corte Penale Internazionale.
Neanche a dirlo, tra gli incarichi del Generale Mini spicca anche la partecipazione al comitato scientifico della rivista Limes, che annovera relatori quali Sergei Karaganov, politologo ed economista russo, nonché fondatore di piattaforme strategiche per il sostegno dell’influenza russa e più di recente coautore di un libro nel quale ribadisce, insieme all’ex colonnello del GRU Dimitrij Trenin, la necessità di una modifica della dottrina nucleare russa, passando apertamente dalla deterrenza alla minaccia esplicita, avendo entrambi parlato in passato dell’opportunità di un attacco atomico preventivo contro l’Occidente.
Con simili frequentazioni non sorprende ad esempio che Mini, in una simpatica chiacchierata con la TASS il 28 maggio 2023 si sia lasciato andare a dichiarazioni raccapriccianti come quella in cui si riferisce alle regioni illegalmente occupate dalla Russia come “territori rivendicati dall’Ucraina”, affermando anche che i vertici del Cremlino avevano sino ad allora “dimostrato la massima razionalità e moderazione”. In alcune dichiarazioni rilasciate all’Antidiplomatico, invece, parla degli eventi del 2014 come una guerra di “liberazione” dal “regime di Kyiv”.
Davanti a cotanti rigore scientifico, imparzialità e serenità di giudizio, perché il Direttore di una testata nazionale avrebbe dovuto preoccuparsi di verificare le migliaia di idiozie propalate sotto dettatura, prima di copiarle parola per parola in 4 anni di patetici editoriali, libri, spettacoli e interventi televisivi? Ma tant’è.
Dopo 50 mesi siamo ancora al tentativo di ingannare il decerebrato lettore, perché non distingua tra russofono e russofilo, tra annessione (alla Russia) e ammissione (alla NATO) e tra aggressore e aggredito. D’altra parte Travaglio ha anche le sue ragioni: ad un pubblico da circo non puoi certo proporre un convegno di storia. Al massimo puoi offrire un clown.
Punto primo: il gas russo NON COSTA MENO.
I processi estrattivi e di raffinazione costano meno ai russi (7-8 €c/Smc) che agli USA (12-14 €c), ma noi lo paghiamo al prezzo di listino, che è lo stesso (> 50 €c).
Ai russi costa meno -> hanno margini migliori.
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La Repubblica islamica ha ucciso più iraniani in due giorni di quanti ne abbiano uccisi le bombe israeliane e americane in 40, ma ha vinto la guerra dei meme quindi tutto ok
Sull'avvicendamento ai vertici di Leonardo, che vede uscire l'attuale AD Cingolani ed entrare Mariani, da MBDA, qualche ulteriore considerazione.
Il governo poteva gestire molto meglio la questione dal punto di vista della comunicazione. È suo diritto nominare i vertici e quindi, anche per anticipare le critiche, avrebbe potuto illustrare più chiaramente le ragioni delle sue scelte.
Stupisce però l'intensità del dibattito di questi due giorni, nel quale sono state dette una serie di assurdità senza senso. Tra le tante, il Governo avrebbe sostituito Cingolani su pressione degli Stati Uniti, in quanto il Michelangelo Dome non sarebbe ben visto e il caccia di sesta generazione GCAP di Leonardo farebbe concorrenza all’F-35.
Sul primo punto, manca un piccolo tassello: Michelangelo Dome, ad oggi, non ha generato adesioni concrete o una massa critica comparabile ad altre iniziative europee. Nel frattempo, è già stata lanciata un’alternativa, la European Sky Shield Initiative, che include Albania, Austria, Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Grecia, Lettonia, Lituania, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia, Svezia, Svizzera, Turchia, Ungheria e Regno Unito. In altre parole, se gli Stati Uniti avessero avuto interesse a esercitare pressioni, il tema riguarderebbe semmai iniziative con una reale trazione politica e industriale, non progetti che faticano ancora a consolidarsi.
C'è poi un piccolo particolare: Michelangelo Dome vorrebbe funzionare come una sorta di “Uber” della difesa anti-aerea, permettendo a differenti sistemi hardware di operare insieme. Tecnologicamente può anche essere plausibile. Ma politicamente, quanto è realistico che Paesi come Germania o Regno Unito si integrino in un sistema sviluppato da un Paese terzo che, in ultima istanza, ne controlla l’architettura?
Sul secondo punto, abbiamo già acquistato l’F-35, un aereo di quinta generazione operativo da oltre un decennio. Non è quindi chiaro in che modo un eventuale caccia di sesta generazione, ancora in fase di sviluppo, possa rappresentare un problema immediato.
C’è poi un aspetto più rilevante: il tema delle relazioni con gli Stati Uniti. Leonardo è presente nel mercato americano tramite Leonardo DRS, in un contesto in cui operano le più grandi aziende della difesa al mondo. È legittimo interrogarsi su quanto pesino le dinamiche transatlantiche, ma immaginare interventi diretti e ultimativi rischia di semplificare eccessivamente una realtà fatta piuttosto di incentivi industriali, accesso al mercato e interoperabilità.
C’è inoltre un elemento spesso trascurato: il peso di Leonardo DRS. DRS vale in borsa circa 12 miliardi di dollari, mentre Leonardo capitalizza circa 32 miliardi di euro e ne controlla il 72%. Qualsiasi scenario che mettesse a rischio in modo sostanziale questa presenza negli Stati Uniti avrebbe conseguenze rilevanti sull’equilibrio industriale e finanziario del gruppo. Anche per questo, il rapporto con il mercato e le istituzioni americane va letto in termini strutturali, più che attraverso ipotesi di pressioni episodiche.
Come detto ieri, sotto Cingolani Leonardo ha avuto una performance molto positiva, superiore all’indice di riferimento. Non è solo merito suo, ma certamente è anche merito suo. Nessuno può criticarmi di anti-capitalismo, ma credo qui sia necessario chiarire un punto essenziale. Il governo deve massimizzare il ritorno sugli investimenti o fare gli interessi strategici del Paese? Nel primo caso, il governo sarebbe una sorta di fondo di investimento. Nel secondo, deve mettere la sicurezza nazionale prima dei ritorni economici. Io non ho modo di valutare nel dettaglio le politiche dell’attuale governo, ma capiamoci su cosa significhi massimizzare il ritorno nel settore difesa: in astratto, vorrebbe dire espandere le vendite anche verso attori problematici, inclusi potenziali avversari, che potrebbero poi utilizzarle contro di noi.
"Se comprassimo il gas russo pagheremmo il gas il 50% in meno". Ovviamente è una cazzata.
Nel dicembre 2021 non c'erano guerre e compravamo il gas dalla Russia. Eppure il prezzo era quasi il triplo di quello attuale.
La Lega ha un accordo con Russia Unita. Giusto per ricordare.
Dice qualcuno "Conte ha smentito Patuanelli", "Conte europeista".
Sciocchi, ingenui, miopi.
L'operazione "camposanto-largo" serve ad assicurare 4 poltrone nel prossimo parlamento a chi dal 2019 prende in giro una comunità.
Fine della storia.
IL CORAGGIO DI UN MAGISTRATO
La giudice Ceccarelli si dimette dal direttivo dell’Anm non prima però di sbattere in faccia ai colleghi alcune pesanti responsabilità: “Nessun cittadino si sentirà più garantito nelle aule di giustizia dopo aver assistito alle scene di giubilo di cui si sono resi protagonisti i magistrati, con balli e cori da stadio intonati contro il massimo esponente di un altro potere dello Stato, e contro una giovane collega”. Dall’Anm “martellante campagna di disinformazione”, “manipolazione storico-giuridica”, “vero e proprio furto di verità”.
L’intervento integrale di Natalia Ceccarelli ⬇️ (notare il fuggi fuggi sdegnato dei colleghi mentre parla)
Questa è la trascrizione di una conversazione telefonica tra il ministro degli Esteri dell'Ungheria e quello russo, Lavrov, in cui il primo supplica la Russia di interferire nelle elezioni parlamentari slovacche del 2020 per far rivincere i socialisti di Fico.
Il regime di Orbán chiede a quello di Putin di interferire nelle libere elezioni di un Paese europeo sovrano. Di quale altro "scandalo" vogliono parlare i membri della mafia orbaniana?
Adesso capisco perché la strategia di Bruxelles è semplicemente quella di aspettare che Orbán perda il potere: non ha senso dibattere seriamente con un individuo tanto corrotto e abietto moralmente. Letteralmente chiunque verrà dopo sarà meglio di questa roba qui.
Questa notte i russi sull’ordine di #Putin hanno hanno lanciato le bombe su edifici residenziali di Zaporizhia, una persona è morta, altre sette sono rimaste ferite
Le bombe russe sono caduti sulle città di Poltava e Kherson danneggiando edifici privati, negozi e infrastruttura
Il ministro degli Esteri ungherese, Peter Szijjarto, durante le pause delle riunioni del Consiglio dell’Unione Europea ha telefonato regolarmente al suo omologo russo, Sergej Lavrov, per fornirgli «rapporti in tempo reale su ciò che veniva discusso». Con queste chiamate, «per anni ogni incontro dell'UE ha avuto Mosca dietro il tavolo». Dall’invasione dell’Ucraina, Szijjarto ha effettuato 16 visite ufficiali in Russia, l’ultima il 4 marzo quando ha incontrato Vladimir Putin. Fonte: https://t.co/rNclInjwmk
La banalità del male, in salsa rosso-bruna, ha trovato casa nel cuore delle istituzioni democratiche.
Il Movimento Cinque Stelle ha organizzato, all’aula dei gruppi parlamentari della Camera dei Deputati, un convegno dal titolo ‘Per un governo che attui la Costituzione’.
Ci chiediamo se il M5S stia parlando della Costituzione italiana o di quella russa, vista la presenza tra i relatori dei soliti scendiletto di regime.
Parliamo di Alberto Fazolo, ex combattente in Donbass con le milizie filorusse contro l’Ucraina, ma anche l’onnipresente professor Orsini, più volte recatosi a Mosca negli scorsi mesi per eventi con Soloviev e Russia Today.
Ma non mancano movimento ‘No Nato’, sostenitori del regime di Cuba e l’Imam di Torino Baya che fa il tifo per i missili iraniani.
Un concentrato di antioccidentalismo e propaganda putiniana.
Per questo insieme a @FilippoBlengino abbiamo consegnato loro un finto assegno gigante della Federazione Russa con scritto ‘Dalla Russia con amore’: un assegno macchiato del sangue degli ucraini morti per la loro e nostra libertà.
FAKEROOM, PIU’ CHE DATAROOM. Oggi Gabanelli sul @Corriere si improvvisa esperta della riforma costituzionale che sarà oggetto di referendum ma finisce per snocciolare una serie di bufale e notizie fuorvianti da far impallidire. Cito le principali:
1) Sulla separazione delle carriere: “Oggi un pm può diventare giudice e viceversa soltanto una volta e cambiando regione, la media dei trasferimenti è una trentina l’anno”. Di nuovo si fa confusione tra separazione delle carriere e separazione delle funzioni per trasmettere il messaggio che la riforma in realtà ha un altro intento (quello di ridurre l’indipendenza dei magistrati). Ma il passaggio tra una funziona e l’altra non ha nulla a che vedere con la separazione delle carriere: pm e giudici oggi rispondono a un unico organo di governo autonomo (il Csm) che decide su tutti gli aspetti delle loro carriere (promozioni, trasferimenti, nomine ecc.) e che è composto sia pm che da giudici, secondo una commistione illogica e assurda che ha ovvie conseguenze.
2) “Per il No i giudici non sono accondiscendenti ai pm, tant’è che le assoluzioni ci sono nel 30% dei casi con punte del 50%”. Dato fuorviante: il punto non è mai stato il tasso di assoluzione in dibattimento, bensì la tendenza del giudice ad appiattirsi alle tesi dell’accusa soprattutto nella fase delle indagini. Recenti statistiche del Ministero della Giustizia dimostrano come le richieste avanzate dai pm durante le indagini (come le intercettazioni) vengono accolte con un tasso di oltre il 90% da parte dei gip.
3) “Con un Consiglio tutto dei pm il rischio è che venga tenuta in piedi l’accusa a tutti i costi, mentre oggi devono cercare le prove anche a favore dell’imputato”. Falso. La riforma non cancella l’articolo 358 del codice di procedura penale, secondo cui il pm deve svolgere anche indagini su fatti e circostanze a favore della persona sottoposta alle indagini.
4) “Con due Csm i costi passano da 50 a 100 milioni di euro l’anno”. Falso. Non essendo ancora stato stabilito dalla legge ordinaria il numero dei componenti dei due futuri Csm è impossibile calcolarne il costo.
5) “I laici saranno sorteggiati dal Parlamento in un elenco di giuristi scelto dalla maggioranza”. Falso. Sarà la legge attuativa a stabilire il quorum richiesto al Parlamento per stilare l’elenco dei giuristi dal quale saranno poi estratti a sorte i membri laici dei Csm. La maggioranza quindi non è ancora stata stabilita, ma secondo la dottrina costituzionalistica più autorevole il quorum non potrà essere la maggioranza semplice: trattandosi di un organo di garanzia (come il Csm) dovrà essere richiesta una maggioranza qualificata, che implica il coinvolgimento delle opposizioni.
6) “Per il Sì bisogna togliere la sezione disciplinare al Csm perché troppo indulgente e affidare la funzione a un’Alta Corte. Per il No parlano i numeri: in 15 anni su 1.399 processi disciplinari ci sono state ben 644 condanne”. Falso. Qui non si comprende veramente da dove siano stati presi questi numeri. Secondo i dati forniti dalla procura generale della Cassazione, titolare dell’azione disciplinare, dal 2015 al 2025, quindi in 11 anni, i procedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati sono stati 1.443 e le condanne 382, quindi il 26% (anziché 46% come riferito da Gabanelli). Senza dimenticare che oltre il 90% degli esposti viene archiviato ancor prima di arrivare a un vero procedimento disciplinare (e senza considerare che nella stragrande maggioranza dei casi la "condanna" irrogata è costituita da sanzioni che non impediscono al magistrato di proseguire la sua attività).
7) “Inoltre è pericoloso, perché il sanzionato non potrà più come oggi fare ricorso in Cassazione, ma soltanto davanti alla stessa Alta Corte”. Falso. Data la natura di sentenza pronunciata dall’Alta Corte non può ritenersi abrogata la possibilità di impugnare il provvedimento in Cassazione per violazione di legge.
8) “Il dato certo, per voce degli stessi promotori della riforma, è che non c’entra nulla con l’efficienza della giustizia e la separazione delle carriere non renderà i processi più veloci. Come dire: i problemi nostri restano tali e quali”. Cara Gabanelli, siamo di fronte a una riforma dell’ordinamento, non a una riforma del processo penale o civile, quindi appare surreale contestare il mancato miglioramento dell’efficienza della giustizia.
Per quanto riguarda “i problemi nostri” direi che non restano affatto “tali e quali”: se non avremo una giustizia più rapida avremo sicuramente una giustizia migliore. La riforma rende pienamente terzo e imparziale il giudice e lo libera da qualsiasi contaminazione con il pm: il giudice non nascerà nella stessa ‘culla’ del pm, non farà lo stesso concorso, non si formerà insieme a lui, non si scambierà più i giudizi di professionalità, sarà più libero di decidere secondo scienza e coscienza. Con la separazione delle carriere avremo un giudice che mette sullo stesso piano le prove dell’accusa con le prove della difesa, come prevede esattamente l’articolo 111 della Costituzione, che sancisce la parità fra le parti. E' dunque ragionevole aspettarsi una riduzione dei casi di ingiusta detenzione e di errori giudiziario.
No, direi proprio che “i problemi nostri” non resteranno “tali e quali”, anzi… Ma con la diffusione di queste bufale la vittoria del Sì è ancora più in salita.
Another Russian Shahed drone strike on a passenger train. This time near Sumy.
If this happened anywhere else in the world, it would be breaking news.
So why isn’t it?
Fine dell'ipocrisia.
Il Fatto Quotidiano ha presentato domanda per il contributo straordinario all'editoria.
Contributi che per anni ha definito una forma di corruzione istituzionale, un modo per comprare il silenzio dei giornali, la prova provata della subalternità del quarto potere al primo.
Travaglio ha scritto millemila editoriali su questo tema, con la consueta sobrietà.
Ora, con la stessa sobrietà, il comunicato spiega che la domanda è stata presentata "per garantire la continuità aziendale", che è un modo elegante per dire quello che Travaglio avrebbe titolato, in altri tempi e su altri soggetti.
Sono a corto di soldi e vado a battere cassa dallo Stato.
La nota precisa però, e qui si apprezza la classe indiscussa, che l'intenzione è di non percepire il contributo, qualora il "trend positivo" del primo trimestre continuasse.
Una specie di "ho l'assegno in tasca ma giuro che non lo incasso".
Resta il fatto che l'accesso ai fondi pubblici c'è, come quello di tutti gli altri giornali che per anni sono stati processati con l'accusa di vivere attaccati alla mammella dello Stato.
Mammella che evidentemente fa meno schifo quando si è a digiuno.