Secondo l'Unicef, quasi 200 bambini sono stati uccisi in Medio Oriente da quando, nel fine settimana, e' iniziata l'escalation militare statunitense e israeliana contro l'Iran. Almeno 181 bambini sono stati uccisi in Iran, sette in Libano, tre in Israele e uno in Kuwait
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🚨🇺🇸 Un post tragico, drammatico, ma a suo modo bellissimo - ancora di più sotto Natale - quello pubblicato dall'ex senatore repubblicano del Nebraska, Ben Sasse, 53 anni, diagnosticato con un cancro al pancreas metastatico al quarto stadio. L'ho tradotto per voi:
"Amici, questa è una nota difficile da scrivere, ma visto che molti di voi hanno iniziato a sospettare qualcosa, vado dritto al punto: la scorsa settimana mi è stato diagnosticato un cancro al pancreas metastatico, al quarto stadio, e morirò.
Il cancro al pancreas in fase avanzata è una brutta bestia; è una condanna a morte. Ma una condanna a morte ce l’avevo anche prima della scorsa settimana - ce l’abbiamo tutti.
Sono benedetto da fratelli straordinari e da una mezza dozzina di amici che sono davvero fratelli. Come ha detto uno di loro: “Certo, tu sei sotto orologio, ma lo siamo tutti”. La morte è una ladra malvagia, e quella bastarda dà la caccia a tutti noi.
Detto questo, io ho meno tempo di quanto vorrei. È dura per uno fatto per lavorare e costruire, ma ancora più dura come marito e come padre. Non riesco nemmeno a descrivere quanto siano straordinarie le mie persone. Nell’ultimo anno, mentre ci siamo temporaneamente allontanati dalla vita pubblica e abbiamo costruito nuovi ritmi familiari, Melissa e io siamo diventati ancora più uniti - e questo dopo tre decenni con la migliore amica che un uomo possa desiderare.
Sette mesi fa Corrie è entrata ufficialmente nell’Aeronautica militare ed è ora alle prese con le fasi di addestramento al volo strumentale e multimotore. La settimana scorsa Alex ha spaccato tutto laureandosi con un semestre di anticipo, pur insegnando chimica generale, chimica organica e fisica (è un fenomeno). Quest’estate, Breck, che ha 14 anni, ha iniziato a imparare a guidare. (Va detto: guidavamo già “fuori copione” da sei anni - ma ora abbiamo la carta per renderlo legale.)
Non potrei essere più grato di poter continuare ad abbracciare con forza questo gruppo sgangherato di santi e peccatori.
Non esiste un buon momento per dire ai tuoi cari che ora stai marciando al ritmo di un tamburo più veloce - ma il tempo dell’Avvento non è il peggiore. Per un cristiano, le settimane che precedono il Natale sono un tempo per orientare il cuore verso la speranza di ciò che verrà.
Non una speranza astratta nella bontà umana da favola; non una speranza in una spiritualità vaga e sdolcinata da biglietto d’auguri; non una speranza fai-da-te nella nostra forza (che sciocchezza, quel muscolo che si sta dissolvendo e di cui un tempo andavo fiero).
No - spesso usiamo pigramente la parola “speranza” quando in realtà intendiamo “ottimismo”. Sia chiaro: l’ottimismo è una cosa buona ed è assolutamente necessario, ma non basta.
Non è il tipo di cosa che regge quando dici alle tue figlie che non le accompagnerai all’altare. Né quando dici a tua madre e a tuo padre che seppelliranno loro figlio.
Una vita ben vissuta richiede più realtà - roba più dura. È per questo che, durante l’Avvento, anche mentre camminiamo ancora nelle tenebre, gridiamo la nostra speranza - spesso, giustamente, con una voce roca che avanza tra le lacrime.
Questa è la vocazione del pellegrino. Chi sa di aver bisogno di un Medico dovrebbe davvero guardare con attesa alla bellezza che resiste e al compimento finale. Cioè, speriamo in un Liberatore reale - un Dio che salva, nato in un tempo reale, in un luogo reale. Ma la città eterna - con fondamenta e senza cancro - non è ancora qui.
Ricordare le profezie di Isaia su ciò che verrà non attenua il dolore delle sofferenze presenti. Ma le colloca nella prospettiva dell’eternità: “Quando saremo lì da diecimila anni… non avremo meno giorni per cantare la lode di Dio”.
Avrò altro da dire. Non me ne vado senza combattere.
Una parte della grazia di Dio si trova anche nei progressi sbalorditivi che la scienza ha fatto negli ultimi anni, nell’immunoterapia e oltre. Morte e morire non sono la stessa cosa - il processo del morire è ancora qualcosa da vivere.
A casa nostra stiamo abbracciando con zelo una buona dose di humor da forca, e mi sono impegnato a fare la mia parte correndo fino in fondo sul nastro dell’irriverenza.
Ma per ora, mentre la nostra famiglia affronta la realtà delle cure, e soprattutto mentre celebriamo il Natale, vi auguriamo pace: “Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano nella terra dell’ombra della morte una luce è spuntata…Poiché un bambino ci è nato” (Isaia 9).
Con grande gratitudine, e con voci roche ma piene di speranza,
Ben - e i Sasse".
Gaza’s hunger crisis has reached new and astonishing levels of desperation.
🔴Nearly 1 person in 3 isn’t eating for days
🔴90,000 women & children need urgent malnutrition treatment
Food assistance is the only solution to stop starvation in its tracks. There's no time to lose.
Gaza non è più solo una strage. Gaza è uno specchio. E quello che ci rimanda è insopportabile. Non ci dice solo che stanno morendo dei bambini, ci dice che siamo il tipo di civiltà che guarda un bambino morire di fame e gira la faccia dall’altra parte. Ci dice che siamo capaci di imbastire vertici e risoluzioni, ma non di far passare un camion con sacchi di riso.
Non è più il genocidio di Gaza. È il nostro suicidio morale.
Le statistiche sono un pugno in pieno volto: almeno 115 morti di fame, secondo le autorità sanitarie locali. L’UNICEF denuncia che l’80% delle vittime da malnutrizione sono bambini. Medici Senza Frontiere ha contato un quarto di bambini e donne incinte malnutriti nelle sue strutture. La stampa internazionale – AP, BBC, AFP, Reuters – ha lanciato un appello congiunto: “fate passare gli aiuti”.
E intanto, mentre Gaza agonizza, il governo israeliano si barrica in dichiarazioni ambigue. Un ministro parla di “Gaza tutta ebraica”, Netanyahu finge sconcerto.Macron annuncia che la Francia riconoscerà lo Stato di Palestina, Israele lo accusa di premiare Hamas.
E noi? Dov’eravamo, quando i bambini morivano? Dov’eravamo mentre si discuteva di "cessate il fuoco" come fosse un’opzione diplomatica, non un’urgenza umana?
La verità è che Gaza morirà anche per colpa nostra. Perché l’unica arma che avremmo avuto era lo scandalo, e l’abbiamo messo via. Gaza morirà e noi resteremo qui, con i nostri silenzi, i nostri distinguo, le nostre frasi passive. Indifendibili.
E per la prima volta, avremo ciò che ci meritiamo: il disprezzo dei vivi.
#LaSveglia per @LaNotiziaTweet
"FINCHÉ VIVRÒ, NON VI ABBANDONERÒ MAI"
Con la voce tremolante guarda negli occhi un #bambino in fin di vita a #Gaza.
È uno sguardo che pesa come un urlo silenzioso. Un bambino che forse non conoscerà mai la #pace.
Lei gli sussurra parole che valgono più di mille promesse:
"Finché vivrò, non vi abbandonerò mai."
In mezzo a #bombe, macerie e lacrime, ci sono #medici che ogni giorno scelgono di restare. Di #curare. Di #amare.
Anche quando tutto sembra perso.
Questa #donna non è solo un medico. È una testimone del dolore e un faro di speranza in una #guerra che non risparmia nessuno, nemmeno i più piccoli.
A Gaza, ogni giorno, la guerra ruba l’infanzia, la salute, la vita. Ma non è riuscita a rubare la compassione, il coraggio, l’umanità.
Non restiamo in silenzio. Non voltiamoci dall'altra parte. Continuiamo a lottare, continuiamo a sensibilizzare, continuiamo a raccontare...
#Gaza #InfanziaSottoAttacco #MediciInPrimaLinea #Umanità #Pace #StopWar #BambiniDiGaza
In my Al Jazeera report: Shocking scenes from Gaza reveal children ravaged by famine and malnutrition, with relentless hunger and thirst striking displaced families, as the Israeli blockade continues to crush what remains of life in the strip.
The Israeli Authorities are starving civilians in #Gaza.
Among them are 1 million children.
Lift the siege: allow UNRWA to bring in food and medicines.
Israele prepara un campo di concentramento a Gaza. Non è una metafora: il progetto, rivelato da Haaretz, prevede di trasferire 600mila palestinesi in un’area recintata a Rafah, sotto controllo militare, con accessi filtrati e libertà azzerata. Lo chiamano “campus umanitario”, ma non ci saranno scuole né ospedali: solo container, torrette di guardia e “regole speciali”. L’obiettivo dichiarato è «spingere la popolazione verso l’Egitto», in violazione palese del diritto internazionale.
Il piano è firmato da funzionari del ministero dell’Intelligence e sostenuto dai ministri estremisti del governo Netanyahu. “Una città non sarà”, ha detto lo storico Amos Goldberg, “sarà un campo di concentramento”. Michael Sfard, avvocato per i diritti umani, parla apertamente di crimini contro l’umanità. Il governo, intanto, tace. E così fa buona parte della comunità internazionale.
Dopo mesi di bombardamenti, fame, esecuzioni extragiudiziali e torture nei centri di detenzione, ora si normalizza anche la deportazione. È la fase finale di una guerra condotta non solo contro Hamas, ma contro l’intera popolazione civile. Non si chiama sicurezza. Si chiama disumanizzazione sistematica. E chi la guarda in silenzio non è spettatore: è carnefice travestito da codardo.
#LaSveglia per @LaNotiziaTweet
Ognuno di noi, da piccolo, ha avuto quella #favola preferita su cui poter fantasticare per giorni interi, ma la cruda verità è che le favole sono state scritte per gli adulti, non per i #bambini; le favole ci fanno sognare ma ci trasmettono anche un grande messaggio che non è facile, ma è necessario capirlo
Vi racconto questa favola #africana
Un giorno, nella foresta, scoppiò un grande incendio.
Tutti gli animali, di fronte all’avanzare delle fiamme, scappavano terrorizzati, mentre il fuoco distruggeva ogni cosa.
Leoni, zebre, elefanti, rinoceronti, gazzelle e molti altri animali cercavano rifugio nelle acque del grande fiume, ma ormai l’incendio stava arrivando anche lì.
Mentre tutti discutevano animatamente sul da farsi, un piccolissimo colibrì si tuffò nelle acque del fiume. Dopo aver preso nel becco una goccia d’acqua, la lasciò cadere sopra la foresta invasa dal fumo.
Il fuoco non se ne accorse neppure e proseguì la sua corsa sospinto dal vento.
Il colibrì, però, non si perse d’animo e continuò a tuffarsi per raccogliere ogni volta una piccola goccia d’acqua che lasciava cadere sulle fiamme.
Ad un certo punto il leone lo chiamò e gli chiese: “Cosa stai facendo?”
L’uccellino gli rispose: “Cerco di spegnere l’incendio!”
Il leone si mise a ridere: “Tu così piccolo pretendi di fermare le fiamme?”. Insieme a tutti gli altri animali incominciò a prenderlo in giro. L’uccellino, incurante delle risate e delle critiche, si gettò nuovamente nel fiume per raccogliere un’altra goccia d’acqua.
A quella vista un elefantino, che fino a quel momento era rimasto al riparo tra le zampe della madre, immerse la sua proboscide nel fiume. Dopo aver aspirato quanta più acqua possibile, la spruzzò su un cespuglio che stava ormai per essere divorato dal fuoco.
Anche un giovane pellicano si riempì il grande becco d’acqua e, preso il volo, la lasciò cadere come una cascata su di un albero minacciato dalle fiamme.
Al che, tutti i cuccioli d’animale si prodigarono insieme per spegnere l’incendio, che ormai aveva raggiunto le rive del fiume.
A quella vista gli adulti smisero di deriderli e, pieni di vergogna, incominciarono ad aiutarli.
Quando le ombre della sera calarono sulla savana, l’incendio poté dirsi ormai diramato.
Il leone chiamò il piccolo colibrì e gli disse: “Oggi abbiamo imparato che la cosa più importante non è essere grandi e forti, ma pieni di coraggio e di generosità. Oggi tu ci hai insegnato che anche una goccia d’acqua può essere importante e che insieme si può spegnere un grande incendio.”
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Viviamo in un mondo in cui soldati israeliani ammettono di uccidere civili affamati perché Israele usa il pane come esca per attirare i bambini e sterminarli per sport…mentre per i vertici UE, Israele sta faccendo il lavoro sporco e il problema e’ la Corte Penale Internazionale.
L' ONU: “14.000 bambini palestinesi potrebbero morire di fame nelle prossime 48 ore”.
Mentre gli israeliani condannano e danno del terrorista al generale 🇮🇱 Golan per aver detto:
“Uno Stato sano non uccide i bambini per hobby e non pianifica l'espulsione di una popolazione".
Israele sta ingannando il mondo, dopo 80 giorni di assedio totale su Gaza, Israele ha fatto entrare 9 camion di cibo, mentre Gaza ha bisogno di 1000 camion di cibo al giorno.
I bombardamenti israeliani di oggi hanno ucciso 81 civili palestinesi fino ad ora, tra cui molti bambini.
Guardate cosa è successo. Io non ho più parole. Meloni tace in modo vergognoso sullo sterminio del popolo palestinese da parte del criminale Netanyahu. Ma in tv e su certa stampa le cose non vanno meglio.
Questo è un appello urgente
⚠️Siamo pronti per partire!!
📢Questa volta però, la situazione è davvero drammatica.
A causa della #guerra, il cibo #terapeutico per combattere la #malnutrizione è terminato. I rifornimenti non riescono più ad arrivare e gli #ospedali sono stracolmi di #donne e #bambini, feriti, malati, e gravemente malnutriti.
Abbiamo bisogno di aiuto. Subito!!!
Se vuoi dare una mano, puoi:
Inviare barrette #nutrizionali (caloriche) o #alimenti terapeutici pronti all’uso
Oppure fare una donazione, anche piccola: ogni contributo può davvero salvare una vita
Non possiamo chiudere gli occhi mentre tanti bambini muoiono di fame e abbandono.
Contattaci per sapere come contribuire.
Grazie a chi ci sarà accanto in questa missione così difficile.
Per chi è interessato ad inviare barrette nutrizionali INDIRIZZO ⬇️⬇️⬇️
(operatori sanitari nel mondo via Matilde serao n 10 Castel Volturno (CE) Italia
Dona ora ⬇️⬇️⬇️
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@AntonellaNapoli@PBerizzi@Sarita_Libre@FranceskAlbs@fabfazio@chetempochefa
L'esercito israeliano ha giustiziato Mohammed Bardawil, 12 anni, il testimone oculare del massacro dei paramedici palestinesi a Gaza.
Mohammed era l'unico testimone sopravvissuto, che ha visto l’IDF mentre commetteva la strage.
Stanno uccidendo tutti i testimoni del #GENOCIDIO
Gli stati devono agire per fermare questo genocidio in diretta streaming e Israele deve far entrare gli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza immediatamente.