On Israeli national TV:
"I don't feel sorry for starving Gazans. Not for adults, not for the elderly, and not for children."
"We are the real victims. You should feel sorry for us."
"The Gazans? Let them starve to death. Why should I care about them?"
Don’t Be Fooled. The Netanyahu-Backed Plan to 'End' U.S. Military Aid to Israel Is a Scam
Israel, and its allies in Congress, want to replace military assistance with something much worse: a permanent integration of the U.S. and Israeli militaries.
https://t.co/C67zmV1IxG
"Se voi dividete il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che io non ho Patria e divido il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall'altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri miei stranieri."
#DonLorenzoMilani#27maggio 1923 #26giugno 1967
Chissà come mai centro destra e cacciatori si sostengono a vicenda. Guai a dire che i cacciatori sono una lobby! Ma andiamo un po’ a vedere quanto soldi prendono dal governo e in particolare da #Lollobrigida le associazioni di caccia e pesca #ddlcaccia#Italia#Meloni
@Moonlightshad1 Adesso però siamo seri: chi avrebbe mai creduto che questi avessero il coraggio di opporsi agli Usa? Bene ha fatto Maurizi a indagare perché la puzza c'era ma l'errore è stato astenersi alle elezioni.
Peraltro non so se la pseudo sinistra avrebbe fatto meglio
Gli attacchi mirati contro centri di terapia neonatale, strutture di maternità, orfanotrofi e scuole sono descritti come parte di una strategia calcolata per smantellare le fondamenta sociali, educative e riproduttive della popolazione di Gaza.
⚡️⭕️Erdogan:
«Israele sta cercando di sabotare l’accordo tra gli Stati Uniti e l’Iran; se la pace arriverà nella regione, lo farà nonostante Israele. Non abbiamo di fronte un Paese dotato di buon senso, ma un gruppo di fanatici radicali: un'orda assetata di sangue che non vuole che le armi smettano mai di sparare nella nostra regione».
Fai il cretino.
La tua interlocutrice ti frega con classe (va detto).
Perdi la testa.
"Per essere fascisti, bisogna essere stupidi", diceva un partigiano che conoscevo. Lui non c'è più ma la sua massima gli sopravvive ogni giorno.
L’Onu trova prove inconfutabili dell’uccisione e della tortura intenzionale e sistematica di bambini da parte di Israele! E’ Genocidio.
“La Commissione ha trovato prove inconfutabili relative all’uccisione deliberata e mirata di bambini palestinesi, all’uso della tortura e abusi , trattamenti inumani e degradanti, compreso il ricorso alla violenza sessuale, stupri contro i bambini palestinesi.
Più di 20,000 bambini sono stati deliberatamente sterminati e più di 44.000 sono rimasti feriti”.
L’ONU conferma che Israele sta commettendo un #GENOCIDIO contro i bambini palestinesi.
Nessun attacco contro Israele giustifica l’omicidio di massa dei bambini e il ricorso alla tortura e alla violenza sessuale/ stupri nei loro confronti.
I leader mondiali devono denunciare, e prevenire questi crimini: Israele andrebbe sanzionata, biscottata e punita per il crimine di prendere di mira i bambini palestinesi.
Una persona costa tra i 40 e i 300 dinari alla frontiera tra Tunisia e Libia: dodici, novanta euro a testa. Gli uomini meno, le donne di più, perché in Libiasecondo i testimoni rendono di più. A fissare il prezzo sono agenti in divisa da un lato e milizie dall’altro, e il pagamento arriva in contanti, in hashish, in barili di carburante. Lo raccontano le testimonianze del rapporto State Trafficking del collettivo RR[X], con ASGI e Border Forensics: dal giugno 2023 al dicembre 2025, circa 7.400 persone sono finite dentro questo ingranaggio.
Ora quattro di loro hanno fatto una cosa mai vista prima. Quattro persone migranti, originarie di Camerun, Costa d’Avorio, Guinea e Sierra Leone, hanno depositato altrettanti ricorsi contro la Tunisia davanti alla Corte africana dei diritti dell’uomo e dei popoli. È la prima volta che la Corte dovrà giudicare le violazioni della Tunisia ai danni di cittadini stranieri. L’ASGI, che li assiste insieme all’avvocato tunisino Ibrahim Belguith, presenta i ricorsi in conferenza stampa il 30 giugno. Le condotte contestate: detenzione arbitraria, tortura, violazione del diritto alla vita, espulsioni collettive, tratta, discriminazione razziale e di genere.
Quanto vale una persona al confine
Funziona come una catena logistica. Si viene catturati in mare, sul posto di lavoro, davanti a uno sportello bancario, e il criterio è uno solo: si dà la caccia ai neri, di ogni nazionalità. Poi i bus verso il deserto, le gabbie sotto le antenne a pochi metri dalla linea di confine, la vendita ai libici, la prigione di Al Assah dove si paga il riscatto, dai 400 ai mille euro. Il 5 aprile 2024, al largo di Sfax, secondo la ricostruzione di immagini satellitari e testimonianze una motovedetta tunisina avrebbe speronato un barcone per fermarlo: nel naufragio morirono donne e bambini. Uno dei quattro ricorrenti era a bordo.
Tutto questo accade in un paese che dal febbraio 2023, da quando il presidente Kais Saied ha evocato un “piano criminale” per modificare la composizione demografica della Tunisia, dà la caccia ai subsahariani come politica di Stato. Secondo il Forum tunisino per i diritti economici e sociali, nel 2023 e nel 2024 la Tunisia ha bloccato oltre 100.000 persone, l’ottanta per cento dall’Africa subsahariana. Amnesty International e le Nazioni Unite ripetono da anni la stessa cosa: la Tunisia non è un paese sicuro, e non è un luogo di sbarco sicuro.
Il timbro che cancella i fatti
Eppure il timbro è arrivato lo stesso, anzi due volte. L’Italia teneva già la Tunisia nel proprio elenco nazionale dei paesi di origine sicuri. E dal 12 giugno 2026 la Tunisia è entrata nella prima lista europea dei “paesi di origine sicuri”, votata dal Parlamento europeo il 10 febbraio con 408 sì e adottata dal Consiglio il 23. Relatore, in Aula a Strasburgo, è stato Alessandro Ciriani, eurodeputato di Fratelli d’Italia, il partito di Giorgia Meloni. Significa procedura accelerata e presunzione che chi arriva da lì non rischi niente. Lo decide la lista, non il caso specifico all’attenzione del funzionario.
C’è anche un problema tecnico, prima che morale. Il 1° agosto 2025 la Corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito che un paese si può dichiarare sicuro solo se la designazione regge il controllo di un giudice, poggia su fonti aggiornate e vale per “tutto il territorio”. Difficile far reggere “tutto il territorio” quando quel territorio è il deserto in cui si vendono le persone. La Tunisia, da parte sua, ha già provato a chiudere l’altra porta: ha ritirato la dichiarazione che permetteva ai singoli di rivolgersi alla Corte africana, ritiro efficace dal marzo 2026. I fatti contestati, però, sono del 2023 e del 2024, quando la porta era ancora aperta.
Chi paga, e chi sapeva
I soldi sono italiani ed europei, e sono tracciati. Il 16 luglio 2023 Meloni ha mediato, con Ursula von der Leyen e l’allora premier olandese Mark Rutte, il Memorandum tra Unione europea e Tunisia: 150 milioni di sostegno al bilancio, 105 milioni per la gestione delle frontiere. L’Italia, da sola e a partire dal 2017, ha speso quasi 75 milioni in mezzi e addestramento per le guardie di frontiera tunisine. E Al Assah, la prigione dove finiscono i venduti, è sorvegliata dalla guardia di frontiera libica che figura tra i beneficiari del programma europeo EUBAM: l’Europa addestra, da un lato e dall’altro, chi compra e chi vende.
Restano le domande, ed è qui che la Tunisia amica diventa scomoda. Il nostro governo sa cosa accade in quei campi nel deserto? Lo sanno i suoi elettori, lo sanno gli italiani che applaudono il segno meno davanti ai numeri degli sbarchi? La risposta più indulgente è che non lo vogliono sapere, perché il calo che si esibisce in conferenza stampa è fatto di gabbie sotto le antenne e di riscatti pagati al buio, mentre i corpi restano nel deserto. Un paese che vende esseri umani lo abbiamo chiamato sicuro. La Corte africana, adesso, dovrà solo dire ad alta voce quello che a Roma si sa già.
(il mio articolo per @LaNotiziaTweet)
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Arrestato e pestato dagli agenti, era in manette. Sei poliziotti sospesi dal servizio. Un cittadino cubano è stato picchiato all’interno degli uffici del commissariato Viminale. I verbali sono poi stati falsificati.
Il cesto delle mele marce