@welikeduel
il G7 a Borgo Egnazia? Ma è il nome di un albergo... Come a dire il G7 allo Sheraton.
Ma non è che il coniuge di qualche ministro importante è di Ostuni?
@welikeduel
Domando ...
@pierpi13 L'ironia napoletana è un'arma potentissima.
Però, penso che fu Bari, all'inizio di settembre, la prima città che venne liberata dai tedeschi.
@Italiantifa Aveva 18 anni ed era uno studente di ragioneria. Un altro ragazzo, di diciassette anni, si era fermato per aiutarlo a scappare. Venne ferito gravemente anche lui.
@ldibartolomei La quarta potrebbe essere la foto dell'omicidio di Marta Russo a La Sapienza di Roma il 9 Maggio del 1999. La sera prima la Rai aveva trasmesso Schindler's List
#22luglio
Caro @alesallusti, scrivo a te perché ti so persona diversa, almeno nel comportamento minuto, dalla spranga che dirigi. Anche per questo, perché ho la tendenza ad amare il dialogo e le persone, abbiamo periodicamente intrattenuto rapporti civili. Alla fine di queste righe ti chiederò un favore.
Dopo avermi fatto spiegare la meritocrazia in prima pagina da un articolo di tuo nipote – ne converrai: curioso – oggi mi onori di un nuovo pezzo in prima nel quale, attraverso il solito copincolla capzioso che è un po’ lo stile della casa, vengo dipinto come vittima di protagonismo per un post su Twitter in cui cito la biografia di Giorgio Almirante. Il senso è che invento presunte stragi del fondatore missino, il quale si limitò a fare da passacarte di ordini altrui. Anzi: manco quello. Era praticamente un usciere.
Ricapitoliamo: Giorgio Almirante fece affiggere in Maremma, nel maggio 1944, quello che i locali chiamavano “il manifesto della morte” in virtù del quale furono fucilati alcune centinaia di italiani che avevano rifiutato di andare a fare i camerieri di Hitler, tra cui 83 minatori nella sola notte tra il 13 e 14 giugno. A mio padre andò meglio: si fece solo due anni di vacanza in un lager tedesco. Tornò a casa che pesava 38 chili.
Inizialmente, Almirante disconobbe il manifesto che aveva firmato e sostenne fosse “vergognosamente falso”, “calunnioso”, stampato ad arte contro di lui, “un’infamia”, “una vergognosa campagna stampa” e querelò l’Unità che l’aveva definito “fucilatore di partigiani e “servo dei nazisti”.
Durante i sette anni di processo per la presunta diffamazione, funestato da una serie di tattiche dilatorie, improvvise sostituzioni della pubblica accusa, fandonie sbugiardate una via l’altra, emerse che il manifesto era autentico, come da copia notarile, ma soprattutto fu rinvenuto un telegramma di Almirante, datato 8 maggio 1944, che dava l’ordine di esporre la grida e applicarne le disposizioni.
Inoltre emerse che il fondatore del Movimento Sociale, il quale aveva esordito davanti ai giudici sostenendo di non aver mai subito alcun provvedimento per collaborazione con le forze occupanti, era stato oggetto di un confino di polizia di due anni per la sua attività filonazista. Il Pubblico Ministero che trasformò Almirante da accusatore ad accusato si chiamava Vittorio Occorsio: fu ucciso il 10 luglio 1976 dai terroristi neri di Ordine Nuovo.
Dopo la sua morte, l’Unità venne comunque assolta da ogni accusa di calunnia e oggi possiamo a buon titolo definire Giorgio Almirante “servo dei nazisti” e “fucilatore di partigiani”.
Quanto alla corresponsabilità morale degli italiani morti nei lager, poco mi cale che “la matrice” dell’attuale partito di maggioranza abbia balbettato qualche parola di scusa. La sua parabola politica testimonia una coerenza col passato nazifascista e con i suoi articoli antisemiti che innervarono la nostra servile partecipazione all'Olocausto. Per questo, a differenza di altri che scrissero su La Difesa della Razza, ogni tentativo di lavarsi la coscienza mi risulta falso e ipocrita.
Quindi sì: come ho scritto e ribadisco, Giorgio Almirante aveva sulle mani il sangue di più italiani rispetto a Jozip Tito. Quello vero, non l'imperatore che il tuo Giubilei voleva far cancellare per errore dalla toponomastica di Roma.
Questo significa forse giustificare i crimini di guerra jugoslavi? Certamente no. Come ho già scritto, gli italiani infoibati, come le decine di migliaia di civili sloveni massacrati da Mussolini prima delle foibe, sono vittime innocenti. Le prime, di una vendetta ingiustificabile dei partigiani comunisti. Le seconde, dell’imperialismo nazifascista.
Concludo: il tweet che hai dato ordine di attaccare non ambiva a rilanciare il pericolo fascista ma solo a significare che Galeazzo Bignami, invece di occuparsi delle onorificenze di Tito per gettare fumo negli occhi identitario, farebbe meglio a far sbloccare i fondi per la terra da cui proviene, magari anche per i Comuni non amministrati dalla Destra.
Quanto al protagonismo, ti chiederei una cortesia. Io non sono come te, non sono come voi. Non meglio, non peggio: sono altro. Del teatrino di opinionisti, botte, risposte, tra gente che se le dà di santa ragione e poi va a fare comunella coi denari incassati simulando guerre di carta, non mi frega nulla.
Anche perché quelle guerre di carta fanno danno, proprio come certi manifesti.
Io scrivo quando ne sento l’urgenza. Per passione. Per volontà. Talvolta addirittura per senso civico. Se un Bignami spara sciocchezze e intanto non fa nulla per la sua terra, lo rilevo. Se un fucilatore di partigiani passa per un turista del fascismo (dal quale fuggì passando per una porta secondaria di palazzo Marino, travestito da partigiano) sento la necessità di farlo notare. Perché rappresenta la base ideologica di un partito, e di un Paese, che mai hanno fatto i conti con le proprie responsabilità.
Mentre Tito, o Stalin, o addirittura Togliatti, che pure contribuirono a toglierci i nazisti dai coglioni, sono la nostalgia di quattro gatti che peraltro albergano nella galassia rossobruna. Quindi dalle tue parti.
Ma se davvero pensi che le mie posizioni nascano da una volontà di esibirmi, fa’ così: puniscimi. Ignorami. Avete già tanto odio da distribuire, sul tuo giornale: inutile perdere tempo con un pesce piccolo come me, che i tuoi lettori manco sanno chi sia.
Ah, Almirante era un fucilatore di partigiani e servo dei nazisti.
Un caro saluto.
Luca Bottura
Meloni all'opposizione urlava sempre, poi una volta al governo sono bastati i casi Santanchè, Del Mastro e La Russa per farle perdere improvvisamente la voce.
Facci (un giornalista, a quanto pare) scrive una clamorosa volgarità sessista e quando si accorge che potrebbe pagare il prezzo delle sue parole (perdendo la conduzione di un programma Rai), molto coraggiosamente cerca di ritrattare. Applausi (pochi), fischi, pernacchie, sipario.
@MPSkino Ma lei al Salone del Libro aveva ragione ad esserci considerato quanto ami la lettura.
Al punto da farsi rimborsare, per la sua attività politica, il libro Sexploration
@Sonotornato6@pisto_gol Il Bari era GIÀ in azione d'attacco.
La palla era stata passata all'indietro.
Il tocco dell'arbitro stava per favorire un giocatore avversario; in tal caso avrebbe fermato il gioco.
Fra l'altro si vede che l'arbitro stava per fischiare. Decisione corretta. Anche per l'osservatore