UNA STORIA DAZNESCA
Cari amici di @DAZN_HELP_ITA, questa è la storia di un vostro abbonato dal 2020 che quest’anno avete deciso di prendere in giro.
Tutto comincia quando, complice l’ennesimo aumento indiscriminato su noi fedeli abbonati, decido di disdire.
In Italia #Dazn e #Sky raccontano un campionato che esiste solo nei loro monitor.
Un campionato parallelo. Falso.
Lo fanno perché devono venderti un prodotto.
Gonfiano partite mediocri con un’enfasi artificiale, grottesca.
Un’epica da discount.
Sul campo il vuoto. Tecnico, tattico, umano.
Ma se paghi cifre folli per quello spettacolo, devi crederci.
Devi convincerti che siano soldi ben spesi.
Che quello in TV sia un Clásico eterno, non una partita di livello assai mediocre.
È ipnosi.
Voce suadente, parole scelte, bugie ben pettinate.
Operatori di call center travestiti da telecronisti.
Che schiumano illusioni mentre sono rinchiusi nei loro sgabuzzini.
#SerieA
Qualche addetto ai lavori pensa che io ce l’abbia col giornalismo per partito preso.
No, per niente.
Non sopporto il giornalismo miope, che dedica tre quarti di prima pagina a Inter Sassuolo invece che alle 6 medaglie olimpiche in un giorno. In Italia.
Non è una crociata contro il calcio, capisco la logica editoriale: attira di più. Ma è una scusa che ha fatto il suo tempo.
Considerato che in queste Olimpiadi, noi - un fiume di italiani - ci stiamo appassionando a discipline di cui non conoscevamo nessuna regola, grazie alla competenza e alla passione dei commentatori di Eurosport.
Grazie al fatto più semplice: chi ama lo sport, sa amarlo in tutte le sue forme quando ne ha l’occasione.
È solo la prova della resa, la rinuncia ad avere un ruolo. Scomodo un termine che sa di naftalina: culturale.
A chi avrà voglia di commentare questo post, chiedo di non scrivere parole insultanti verso il giornale, perché qui si tratta di un Truman Show da scardinare: loro e nostro. Profondo, radicato.
Un gioco delle parti che non produce niente.
Per loro, ogni insulto è una comoda scusa per non fermarsi capire il senso di ciò che diciamo. Per noi, un sasso scagliato contro una montagna.
Alla Gazzetta auguro prima o poi di tornare a farsi seguire dal pubblico, invece di inseguire il pubblico. Tra l’altro facendolo male, perché non comprende i cambiamenti intorno a sé.
Per il momento, però, dovrebbe togliere “sport” dal suo nome. Significa troppe cose: traguardi, rispetto, diversità.
Cose che mancano in questa prima pagina.
#olimpiadi