Lo ammetto: Matteo Arnaldi era il mio preferito di questo assurdo Roland Garros.
Il motivo è semplice.
Tutti quelli arrivati in fondo avevano lunghe storie dal sapore letterario a precederli, la sua si era interrotta.
Berrettini dopo la finale a Wimbledon era diventato nome proprio di miracolo. Il n.6 del ranking, il tennis italiano sulle sue spalle. Gli infortuni, i ritorni impossibili. Quel corpo statuario che gli Dei invidiosi hanno tante volte sfregiato per dispetto.
Cobolli era legato dall’infazia a Berrettini, per questo è stato accolto subito come il fratellino d’italia. Come tutti i fratelli minori si è emancipato, ha trovato la sua identità. Oltre che nel tennis, anche in una capacità comunicativa straordinaria. Sa farsi comprendere con la mimica o in romanesco pure dalla Gazzetta del Peloponneso, tanto che l’ATP lo aveva scelto per gioco come Admin dei suoi social.
Eccolo in finale: guarda come s’è fatto grande.
Felix non ha in effetti una grande storia, ma è il bravo ragazzo educato e timido per cui tutte abbiamo preso una cotta alle medie. Questo a noi frivole basta e avanza.
Mensik, Fonseca e Jodar sono il nuovo che avanza, le rivalità presenti e future, gli scalpi regali, le aspettative, soprattuto la lotta per race del Fanta-terzo-incomodo.
Zverev è il campione malinconico. Tanti successi e altrettanti successi sfiorati e mai dimenticati. Poi quell’infortunio tremendo al picco della forma contro Nadal. Le grida che ci avevano raggelato, il ritorno al n.3. L’ostacolo Sinner e Alcaraz più alto delle mura di Mordor.
Per Arnaldi è stato diverso, dicevo. La sua storia ha subito una battuta d’arresto dopo l’exploit in Davis nel 2023. Quella volta era stato coniato l’arnaldismo: la straordinaria caparbietà di fare magie a casaccio fino all’alba di una gloriosa vittoria.
Poi un calo di rendimento. Poi l’assenza in Davis. Poi l’infortunio. L’arnaldismo era
sparito dai riflettori e relegato a un fenomeno dato da una congiuntura astrale. Sembrava “una cosa divertente che non farò mai più” - citando David Foster Wallace.
Invece no.
La sua storia Matteo ha ricominciato a scriverla a Parigi. Con la tenacia, coi sorrisi sotto due set e due break al quarto. Con le battaglie a notte fonda. Soprattutto, con l’incapacità di arrendersi alla sconfitta che ci ha fatto innamorare tutti.
A un passo dal sogno della finale si è abbeverato alla foce del Tigri e dell’Eufrate, come un certo amico suo. Forfait all’ultimo metro. Anche questo è un finale letterario, a dire la verità. Non quello che avremmo voluto, ma comunque un finale.
Matteo Arnaldi si è preso il cuore di tante persone, con un tennis esaltante e quello sguardo lì.
Questo, si, è il finale che merita.
#arnaldi #tennis #rolandgarros
La grande casa riformista, con Picierno, Marattin e Gennaro Migliore, sta diventando un villone che manco Arcore. Noi di qua, nella piccola casa massimalista, meno siamo meglio stiamo. PS: W la #patrimoniale
Quando avete qualche dubbio sull ottusità dei comunisti, andatevi a riascoltare le parole di questi tre pseudo giornalisti. La faccia allibita di Mieli alle loro risposte non lascia dubbi.
@Newprompt@angel_nowar Monti é stato dichiarato senatore a vita da Napolitano, perché, ha salvato l' Italia dalla bancarotta, dove Berlusconi aveva portato il nostro Paese, con uno spread a quota 500
Il RdC costava 9 Mld l’anno, il 50% andava a minorenni e inabili al lavoro, dei restanti 4,5 la metà interveniva a sostegno di lavoratori con paghe da fame, e gli altri 2,25 a sostegno dei poveri.
Un Paese giusto aiuta chi è indietro e non permette che la dignità sia calpestata.
“Falsità dal Fatto”: la Procura generale di Milano conferma il parere positivo sulla grazia a Minetti. Garantiscono gli amici dei Cipriani. Di Davide Milosa
https://t.co/eK8Vl7zlQw
Sarebbe il Fatto a doversi scusare per aver denunciato l'irritualità e le incongruenze della grazia concessa a Nicole Minetti. Non chi ha dimenticato gli anni del registro scandaloso nell'etica pubblica.
"Mignottocrazia", do you rimember?
(dal titolo del libro di Paolo Guzzanti)
Leggo post di giubilo per l’uscita di Pina Picierno dal partito. Quando qualcuno, che è tra i fondatori del PD se ne va. c’è un problema che non riguarda la Picierno, la Madia, la Gualmini o altri ma riguarda il partito. Credo che di questo dovremmo farci carico e fare una riflessione seria. Non ho mai visto vincere un partito per sottrazione
Ma chi l'avrebbe mai detto che la Procura di Milano avrebbe dato torto al Fatto Quotidiano?
E' un giornale curioso.
Testardamente.
Inguaribilmente.
A domani