Fun fact: l’ammanco di produzione delle centrali nucleari 🇫🇷 dovuto alla riduzione di potenza per i fiumi troppo caldi è del 7%.
L’ammanco di energia da fotovoltaico dovuto al calo di efficienza alle alte temperature viaggia tra il 10% e il 20%.
@ElicrinaMacrina@chiadegli@ares982 Anche al San Martino di Genova più di 20 anni fa mi fu dato un appuntamento per una Tac dopo cena, con impegnativa del medico curante, quindi non urgenza da P. S.
Questa notte gli USA hanno attaccato l’Iran sganciando sei testate bunker-buster e 30 missili tomahawk contro i siti nucleari militari iraniani. La centrale di Bushehr non è stata toccata.
Perché i reattori civili non sono obiettivi militari.
Come vado dicendo da una settimana.
@shampo64 @codex_tweet Basterebbe ascoltare il prof. Andrea Graziosi, uno dei principali esperti di Storia ucraina, per rendersi conto delle fregnacce raccontate da Barbero sull'argomento. Barbero spaccia le sue opinioni per fatto e questo è decisamente in malafede
“Dov’eravate dal 2014 al 2022 quando bombardavano il Donbass?” Scrivo questo post una volta sola, così da poter condividere il link ogni volta che i troll filocremlesi me lo chiederanno.
Allora, dov’ero io, cittadina russa, dal 2014 al 2022? Beh ovvero che ho vissuto in Russia e:
1.Sono sempre stata contraria all’annessione della Crimea. Per me è stato uno shock enorme, sia il fatto che ciò sia accaduto, sia il vedere molti russi gioirne. Ho trascorso ogni estate in Crimea fin da bambina, e per me non c’era mai stato alcun problema. La Crimea, ovviamente, è Ucraina.
https://t.co/T5qFSGqpxp guerra in Donbass non sarebbe mai iniziata senza l’intervento della Russia nel 2014. L’obiettivo era creare un punto di destabilizzazione in Ucraina per aumentare la propria influenza. Cito le parole dell’ufficiale del FSB Igor Strelkov (Girkin), L’ex ministro della Difesa dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk ed ex comandante dei reparti militari delle milizie, che attualmente si trova in prigione in Russia:
“Io ho premuto il grilletto della guerra”, ha dichiarato in un’intervista al giornale Zavtra. Secondo lui, se il suo distaccamento “non avesse attraversato il confine, tutto sarebbe finito come a Kharkiv o Odessa”. Qualche decina di morti, feriti, arrestati, e sarebbe finita lì.”
Pertanto, ogni discorso del tipo “Dov’eravate negli ultimi 8 anni?” non ha senso. La guerra in Donbass non ci sarebbe mai stata se la Russia non l’avesse scatenata.
La Russia non ha mai avuto interesse a trasformare il Donbass in una sorta di “Alto Adige ucraino”. Al contrario, la Russia voleva una guerra e un punto di destabilizzazione, come la Transnistria in Moldavia o l’Abcasia in Georgia.
3.Putin ha iniziato l’invasione su vasta scala per noia, non certo per i residenti del Donbass. Anche le statistiche ufficiali russe mostrano che negli ultimi anni in Donbass morivano alcune decine di civili all’anno — un dato comunque tragico, certo, ma enormemente inferiore rispetto alle migliaia di vittime provocate dall’inizio della guerra. Di nuovo, per colpa della Russia. Inoltre, i combattimenti si sono estesi anche alla Crimea, dove prima non c’erano.
Ricordo benissimo il febbraio 2022: il regime di Putin non si è nemmeno sforzato di inventare un pretesto formale per iniziare la guerra, neanche un’incidente inscenato. Putin ha iniziato la guerra semplicemente perché si annoiava e voleva “giocare ai soldatini”. Per lui la guerra è questo, ed è totalmente indifferente al fatto che decine di migliaia di ucraini e russi stiano morendo.
Quindi, per quanto riguarda il Donbass, non si accettano argomenti: finché non ci siamo entrati con gli stivali, lì non moriva nessuno.
🚨 SHOCKING RUSSIA COVER UP🚨
The 2018 Syrian chemical attack witnesses who testified in The Hague all told us they were FORCED to lie by Russian officers.
They showed us PROOF they were flown to Moscow and forced to write statements saying the attack never happened.
They are all willing to re-testify.
Now that Assad is gone, they are finally free to talk about their horrendous experience without fear of being killed.
Russia put out a giant propaganda campaign to cover up the crimes by the Assad Regime in Douma and this is one of the most egregious examples.
@MacalpineAudrey and I have released this while in Syria, at great risk, to ensure the world sees what we have found.
Please share this to raise awareness on this extremely disturbing evidence that implicates Putin and Assad directly 🚨
Se @marcotravaglio non fosse ormai ridotto ad una macchietta da avanspettacolo, lo si dovrebbe forse internare per manifesta incapacità di intendere e di volere, dopo che, ripetendo come un disco rotto ogni giorno tutto il rosario della propaganda putiniana, dimostra di vivere in un mondo fantastico in cui i russi sono buoni e così invincibili da aver piegato l'Europa e la NATO in un colpo solo.
Purtroppo per lui la realtà è che in tre anni Putin non è riuscito a vincere una guerra che avrebbe dovuto chiudere in tre giorni. In compenso può vantarsi di aver perso 700 mila suoi concittadini (leggasi sudditi) tra morti e feriti, aver devastato l'economia del suo paese, essere diventato un latitante in 123 paesi, aver reso russofobe decine di nazioni che fino al 2022 compravano da lui petrolio e gas, aver triplicato i confini di una NATO che voleva tenere lontana e aver perso la Siria e con essa gli unici sbocchi nel Mediterraneo.
Tutto questo e molto altro in cambio di uno scarso 20% di un paese che aveva un quarto dei suoi abitanti e un decimo del suo PIL, territori che si è premurata di bombardare, ridurre in macerie e disseminare di fosse comuni e che quindi dovrà a sue spese sminare, bonificare e ricostruire.
Dati che bastano da soli a far sorridere (si fa per dire) mentre Travaglio, da quella succursale del Ministero della Propaganda del Cremlino che è ormai diventato il @fattoquotidiano, si sbraccia per alimentare il mito dell'invincibilità della Russia, che pure tutto riesce a fare fuorché vincere, anche quando combatte con un avversario grande la metà della metà di lei e con una mano legata dietro la schiena, ma semmai solo ad aumentare le aree che tiene sotto occupazione militare e che nessuno riconoscerà mai come russe.
Ma nella sua versione distorta della realtà succede anche che sia un decreto di Zelensky ad impedire la pace e non i bombardamenti di Putin, mentre i colloqui di Istanbul sono falliti per le goliardate di Boris Johnson e non perché, come provato dal New York Times, la Russia ha provato ad infilare in quegli accordi una clausola, che evidentemente per lui non è poi così paradossale, che concedeva proprio a Mosca, l'aggressore, il potere di veto sull'eventuale diritto di difesa dell'Ucraina, l'aggredito.
Ma tanto basta a far scrivere al nostro che pare quasi che Zelensky abbia letto con tre anni di ritardo il @fattoquotidiano, visto che è da tempo che loro queste pillole di saccenza le dispensano ogni giorno. Mi permetto anche su questo di dissentire sommessamente, visto che, se così fosse, il presidente ucraino starebbe ancora aspettando l’invasione, definita da Travaglio, 24 ore prima, una fake news, e magari avrebbe creduto anche lui che quella in Donbass era in realtà una guerra civile e non un’invasione come invece tutti, tranne Travaglio e una manciata di dittature, hanno ampiamente riconosciuto.
Su questo racconto del nostro Goebbels in salsa 5 Stelle, che continua imperterrito a confondere i suoi sogni con la realtà, potrei continuare a lungo. Anche se credo sia più utile chiedere al caro Direttore di porsi per un attimo nella prospettiva in cui le cose vadano effettivamente come lui e Putin si augurano, cioè con il congelamento del conflitto e la cristallizzazione delle occupazioni militari dei 4 oblast' (non l'annessione, che il diritto internazionale non consente). Con un'Ucraina in pace finalmente candidata ad entrare nell'UE e nella NATO e le sanzioni contro Mosca che diventano perenni, facendo esplodere i già vistosi squilibri dell'economia russa, gli stessi che all'epoca fecero cadere l'URSS, tagliandola fuori per sempre dalle rotte commerciali delle maggiori economie del mondo, è così sicuro che sarebbe Zelensky ad aver perso la guerra e Putin ad averla vinta?
Il mio viaggio ormai è agli sgoccioli, ma non posso andare via da qui senza aver fatto tappa in un luogo simbolo per Kyiv e per l’intera Ucraina. Un luogo che di sofferenze ne ha purtroppo tante, troppe da raccontare.
Appena fuori dal centro, in un grande fossato, tra il 29 ed il 30 settembre del 1941, in soli due giorni furono uccisi e gettati i corpi di 33.771 ebrei di Kyiv ad opera degli ufficiali nazisti. Quella di Babij Jar, dal nome di questo angolo della città, è la terza peggiore strage della storia dell’Olocausto.
Oggi intorno a questo fossato sorge un grande e bellissimo parco, all’interno del quale è stato eretto un imponente monumento alla memoria delle vittime di questo orrore, che assume un significato ancora maggiore ora che contro l’intera popolazione ucraina i russi hanno scatenato la loro guerra criminale, che definiscono di “denazificazione”, retorica rievocata propagandisticamente ad ogni occasione, come nella recente intervista di @ilario82 ad un uomo con indosso un berretto con simboli nazisti.
Chiunque conosca anche solo i rudimenti della storia complicata di questo paese, sa bene che il nazismo qui non ha avuto lo stesso peso e ruolo che nel resto d’Europa, sebbene abbia prodotto gli stessi orrendi crimini. Al contrario per un certo periodo di tempo, per alcuni nazionalisti, tra i quali l’arcinoto Stephan Bandera, rappresentò persino l’illusione di una emancipazione dallo stalinismo, che qui aveva prodotto una sistematica oppressione della nascente identità nazionale ucraina ed eventi terrificanti come l’Holodomor, lo sterminio per fame di almeno 5 milioni di ucraini all’inizio degli anni ‘30.
Ripercorrere qui la storia di quegli anni richiederebbe un intervento a parte. Per evidenziare la natura propagandistica delle argomentazioni putiniane basta ricordare come la Russia si preoccupi sempre di rievocare i 200.000 collaborazionisti ucraini, ma mai gli altrettanti partigiani e soprattutto i 4 milioni che si arruolarono nell’Armata Rossa per combattere contro le truppe tedesche, pagando peraltro un tributo di sangue molto superiore a quello dei russi, in rapporto alla popolazione. La Russia stessa di collaborazionisti ne ebbe almeno il doppio, anche se è sostanzialmente vietato parlarne in un paese che, da quando lo zar è al potere, ha scelto di non fare i conti col proprio ingombrante passato, fatto anche di oppressione e morte, e dove anzi la storia si riscrive sulla base delle esigenze del regime, con le conseguenze che oggi sono evidenti a tutti.
Gli stessi monumenti a Bandera presenti in due città ucraine, tanto cari alla propaganda russa, non inneggiano certo al collaborazionista dell’invasore nazista, del quale comunque questo controverso personaggio approvò i crimini, ma al nazionalista che sognava l’indipendenza per il proprio popolo e che i tedeschi per primi non esitarono ad arrestare non appena dichiarò l’Ucraina uno stato libero.
D’altra parte alla propaganda non resta che cercare di gettare fumo negli occhi dell’opinione pubblica internazionale con le solite manovre della disinformazione. Altrimenti qualcuno potrebbe cominciare a fare paragoni “pericolosi” per un regime che ha fatto della lotta al nazismo il proprio maggior motivo di vanto. Notando come ad esempio le rivendicazioni russe sulle regioni russofone tanto somiglino alle pretese di Hitler sui Sudeti di lingua tedesca - con tanto di medesimi pretesti legati ad inesistenti discriminazioni ed oppressioni - cui seguirono le invasioni che oggi fanno il paio con l’operazione speciale di Putin in Ucraina. Per non parlare della fin troppo simile retorica legata alla presunta superiorità etnico-culturale, che, per quanto declinata in modo differente, mira ad affermare, al pari di quello nazista, un suprematismo nazionalista, condito con un revanscismo che strizza l’occhio all’approccio imperiale zarista e sovietico.
Va anche detto che la facilità con cui si è diffusa l'idea che a dover essere denazificato sia un paese con un presidente ebreo e dove i partiti di estrema destra ottengono percentuali dello zero-virgola, anziché chi lo aggredisce, denota il grande lavoro che la propaganda e la disinformazione hanno saputo mettere in piedi in questi anni.
Ma al di là di tutti gli argomenti, sui quali alla fine la quella propaganda continuerà a dare la sua versione, guardando il fossato nel quale i nazisti gettarono i cadaveri di migliaia di persone, colpevoli solo di essere ebrei, ripenso alle immagini orrende mostrateci da Dmytro a Bucha, con centinaia di sacchi neri ammassati in fosse comuni solo perché ucraini. E mi domando quanto l’incapacità di imparare le lezioni che il passato ci impartisce, possa far sì che la storia, a partire dalle sue pagine più buie, si ripeta.
Lui l’hanno visto praticamente tutti.
Lui è il tiratore turco che si è presentato alla gara del Giochi olimpici con la magliettina non stirata, nessuna attrezzatura speciale, le mani in tasca e ha vinto l’argento.
Da quel momento Yusuf Dikec è diventato un meme globale.
Ma c’è un fatto che dovete sapere.
Yusuf Dikec ha vinto l’argento con la collega Sevval Ilayda Tarhan, tiratrice di 24 anni.
Nella narrazione prevalente è stato raccontato come unico vincitore dell’argento. Invece c’era anche lei.
Stessa maglietta, stessa posa, stessa mano in tasca.
Dikec è sempre stato un ottimo tiratore ma per arrivare sul podio olimpico c’è voluta lei (nella gara individuale, Tarhan è arrivata 7°, Dikec 13°).
Assange, che non è un giornalista ma un hacker che ha commesso dei reati, è libero perché il governo degli Stati Uniti decide di concedergli il patteggiamento (plea bargaining) previsto dal diritto processuale degli USA. Se non si fosse dato alla macchia, magari sarebbe potuto accadere anche prima. Poi c’è sempre Travaglio, che ti ammorba che però la democrazia è cattiva come e di più delle dittature solo che noi servi degli yankee non ce ne accorgiamo. Intanto Assange, dipinto come un martire dalla propaganda antioccidentale che come lui flirta con il regime criminale e liberticida russo, è libero e gli tocca pure di mettersi a dieta. A poco a poco tutte le balle della propaganda travagliesca e dei suoi accoliti vengono a galla. Il tempo, a differenza di questi mestatori, è galantuomo. #Assange #Travaglio
Abbiamo ascoltato per quasi tutta la campagna elettorale i vari @GiuseppeConteIT, @Serv_Pubblico e @matteosalvinimi scagliarsi ad ogni occasione contro l’utilizzo di armi occidentali da parte dell’Ucraina per colpire il territorio russo ed evocare di continuo il pericolo di terza guerra mondiale.
Dove sono ora tutte queste cassandre (che a differenza dell’originale non hanno mai fatto vere previsioni ma solo becera propaganda) ora che gli uomini di Kyiv hanno dimostrato che non intendono fare stragi di civili russi ma solo colpirle e le postazioni dalle quali vengono bombardate le città ucraine? Quando li sentiremo tuonare anche contro l’utilizzo da parte dei russi di armi iraniane e nord coreane sul territorio ucraino?
Eppure dopo i risultati delle europee dovrebbero aver capito che gli italiani hanno ben presente la differenza tra una pace e una resa e che in genere puniscono quelli che spacciano la seconda per la prima
A Vladimir Putin sono bastati pochi minuti, l’altro ieri, per mandare all’aria - ingenuamente, sia chiaro - quasi due anni e mezzo di propaganda basata sulla narrazione di una Russia smaniosa di sottoscrivere un accordo di pace, ostacolata però da un Occidente provocatore e guerrafondaio, che, pur di perpetrare il predominio americano, è disposto a sacrificare la vita di milioni di ucraini, mandati al macello.
Il capo del Cremlino ha infatti personalmente posto fine alle fantasiose fandonie che tanto hanno attecchito soprattutto in Italia, rilanciate dai Santoro, dai Travaglio, dai Conte e dai Salvini, rivelando la sua “seria proposta di pace”, i cui contenuti erano in realtà in parte già noti, che altro non sarebbe se non una richiesta di resa praticamente incondizionata.
La proposta, se così si può chiamare, prevede in sintesi il ritiro delle truppe di Kyiv dai 4 oblast’ ufficialmente annessi da Mosca, i cui confini però sono da intendersi come corrispondenti a quelli amministrativi delle regioni e non vanno confusi con l’attuale linea del fronte. Considerato che la Russia occupa attualmente il 98% del Luhansk, il 65% del Donetsk e dell’oblast’ di Zaporizhzhia e il 60% di quello di Kherson (negli ultimi due casi senza neanche controllare le rispettive capitali), si tratterebbe di consegnare all’invasore un’altra bella fetta del paese, nel quale risiedono quasi 2 milioni di persone.
Altre condizioni sarebbero il non allineamento internazionale, la rinuncia all’ingresso nella NATO, la denazificazione (cioè un cambio di governo), la smilitarizzazione (contingentamento di forze armate e mezzi), il divieto di dotarsi di armi nucleari, la rimozione delle sanzioni e il riconoscimento internazionale di tutte le annessioni fatte finora. Una proposta così sbilanciata in favore di Mosca e palesemente contraria al diritto internazionale da far sorgere il sospetto che sia stata redatta con il chiaro intento di essere rigettata per poi far passare nuovamente l’idea che sia l’Occidente a non volere la pace.
Chissà se dopo questa uscita di Putin il fronte pacifinto ricomincerà la solita litania dell’intesa mancata nel 2022 in Turchia, sposando di nuovo la narrazione della propaganda del Cremlino - in realtà già ampiamente smentita dalla rivista specializzata Foreign Affairs - secondo la quale furono i leader occidentali a fermare la mano di Zelensky, il quale era sul punto di firmare. Stavolta però potrebbe essere un po’ più complicato, visto che proprio ieri il New York Times ha reso note diverse bozze dei famosi accordi di Istanbul, quelle redatte a seguito delle trattative partite all’indomani dell'inizio della “operazione speciale”, rivelando la ragione per la quale l’ultima, quella del 15 aprile, saltò. Dopo che nella versione precedente l’Ucraina aveva accettato di non entrare nella NATO, in cambio di garanzie date da alcuni paesi, tenuti ad intervenire in caso di ulteriore violazione della sua integrità territoriale, la Russia aveva infatti aggiunto una postilla non proprio di poco conto. E cioè che l’intervento in difesa dei confini ucraini sarebbe scattato solo previo accordo di tutti i paesi garanti, definizione nella quale rientrava la stessa Russia. Insomma Mosca avrebbe potuto invadere, potendo per assurdo porre il veto ed impedire la reazione occidentale, obbligando Kyiv, disarmata e rimasta fuori dalla NATO, a capitolare. Non proprio gli elementi di una trattativa in buona fede.
L’obiettivo, almeno per una volta, è però dichiarato e fa riferimento ad un revanscismo, una forma di riscatto dopo la caduta dell’URSS che da 25 anni spinge Putin ad inventare guerre e che ha già causato 1 milione di morti e 25 milioni di sfollati. Era stato lui stesso a parlarne il 17 aprile del 2014, agli inizi dell’invasione mascherata del Donbas, quando il leader del Cremlino aveva espressamente nominato la Novorossiya, la Nuova Russia, una fascia di terra (quasi corrispondente a quella denominata così dal XVIII secolo), che include le regioni dell’est e del sud dell’Ucraina sulle quali Putin da sempre rivendica diritti, perché storicamente russe e abitate da popolazioni russofone. In una delle risposte date ad una intervista aveva lamentato l’ingiusta attribuzione di quelle aree all’Ucraina agli inizi del ‘900, come aveva fatto anche per la Crimea, donata a Kyiv da Krusciov nel 1954 e quindi, nella visione putiniana, legittimamente riannessa nel 2014.
Basta unire i puntini per ricavarne un disegno chiaro. Provare ad ottenere subito per via negoziale territori che la Russia, di questo passo, conquisterebbe in circa 15 anni e garantirsi un’Ucraina “nuda” e legata, pronta per il prossimo inevitabile stupro. Quello che con un pretesto qualunque (copione già visto innumerevoli volte) permetterebbe alla Russia di violare gli accordi, addossandone la responsabilità a Kyiv, e con pochi sforzi militari conquistare le regioni di Mykolaiv e Odessa, le ultime due che a quel punto la separerebbero dalla Transnistria (dove si trova anche un enorme deposito di armi sovietiche, attualmente non utilizzate), la lingua di terra occupata dall’inizio degli anni ‘90, la cui riunificazione, richiesta proprio pochi mesi fa dalle autoproclamate autorità di Tiraspol, comporterebbe la quasi immediata caduta della Moldova, alla cui destabilizzazione la Russia lavora ormai da anni con continue minacce e provocazioni. Ciò che resterebbe dell’Ucraina, privata delle risorse industriali e minerarie dell’est e dell’accesso al mare a sud, oltre che della risorse energetiche derivanti, tra gli altri, anche dall'impianto di Zaporizhzhia , il più grande d'Europa, diventerebbe una sorta di moncherino moribondo bisognoso di continua assistenza economica da gettare sulle spalle di Europa e Stati Uniti, mentre la Russia si appresterebbe a ricostituire qualcosa di molto simile ad una nuova Unione Sovietica.
Questa e non altro è la sostanza delle richieste di Vladimir Putin, accompagnate da esplicite minacce all’Occidente in caso di rifiuto. Quella che anche dalle nostre parti qualcuno insiste a chiamare “proposta di pace”, ma che in realtà altro non è un ultimatum in stile puramente mafioso.
Sempre più convinta che gli attentati del 7 ottobre in Israele siano stati organizzati con la Russia di #putinwarcriminal (giorno del suo compleanno) in collaborazione ovviamente con l’Iran, per sviare l’attenzione dall’Ucraina, per mettere in difficoltà gli aiuti e dare la possibilità ai vari pupazzi prezzolati (pseudo giornalisti e politici) di portare l’attenzione altrove.
Non ho ancora visto una ferma condanna per gli atti terroristici del esercito russo contro il supermercato di #kharkiv, per le dighe distrutte, per i bombardamenti contro scuole e ospedali, per i bambini rapiti, senza che gli ucraini abbiano compiuto attentati o sequestri contro i russi.
I pupazzi prezzolati da oltre due anni ignorano completamente ogni crimine disumano computo dal esercito 🇷🇺, piuttosto accusano #stoltenberg, la #nato, il presidente #Zelenskyy, accusano di essere guerrafondai elmettati chi sostiene uno stato ferocemente aggredito senza che l’esercito ucraino abbia compiuto gli stessi attentati di Hamas.
I pupazzi prezzolati fanno il loro sporco e indegno lavoro:
Tacciono completamente sulle vittime ucraine ma li sta a cuore qualsiasi cosa succeda contro Hamas, ripetono i dati di Hamas o giornali affigliati.
I pupazzi di Putin
Sembrano impostati per ignorare l’Ucraina (attaccata per imperialismo russo) e portano l’attenzione solo su Gaza e contro Israele, contro chiunque ma mai una critica contro Putin e soci. Collaborazionisti criminali senza dignità.
#RussiaIsATerroristNaziState #putinwarcriminal #ucraina #standwithukraine
Gli stessi che si girano dall’altra parte quando la Russia bombarda ospedali, scuole, biblioteche e centri commerciali, ci dicono adesso che gli ucraini non possono colpire obiettivi militari in Russia.
Gli stessi che gridano sdegno per un razzo su una fabbrica di missili a Belgorod, non solo giustificano le bombe russe sugli ospedali ma anzi ieri, dopo la strage in un centro commerciale, hanno cercato di spiegarci che è Stoltenberg che cerca la terza guerra mondiale e che quello che aveva detto era gravissimo (sì, insomma, avete capito, le parole di Stoltenberg erano gravi, mica un razzo su un centro commerciale e centinaia di morti). Sono quelli che in una distorsione mentale imputano candidamente le morti civili alle vittime e accusano un paese invaso di essere “guerrafondaio”.
Tra questi ci sono gli pseudo pacifisti pronti a ribatterti “eh ma allora vuoi la terza guerra mondiale” (noi chi? Quelli che difendono il diritto territoriale di un paese invaso?)
Poi ci sono quelli che si ammantano di conoscenze geopolitiche che ribatteranno con la loro logica da Realpolitik “siate realisti, ma davvero pensate di voler battere la Russia?”. Puntano poi tutto sulla colpevolizzazione di chi difende i diritto dell'Ucraina alla difesa presagendo scenari apocalittici di distruzione atomica globale. Questi ultimi sono la fascia più ipocrita, quella che mira a giustificare le proprie posizioni sostenendo che “odio Putin ma, dovete pure capirlo che l’Ucraina non ha scampo”. Infatti si propongono anche come benefattori “è per il bene dell’Ucraina”, dal che deriva che se Zelensky non si arrende è lui a volere il male degli ucraini, mica Putin che li bombarda. Una logica da baraccone che non fa una grinza. Poi, naturalmente, gli eloquenti geopolitici da Realpolitik giungono alle stesse conclusioni degli altri: “è l’Ucraina che se la va a cercare”. Insomma, anche loro, con le proprie contorsioni mentali, ci spiegano che se il paese invaso cerca di limitare la capacità bellica dell’avversario è un guerrafondaio, mentre l'invasore bombardando gli edifici civili fa il suo dovere.
Dopo 2 anni e mezzo, questo gioco perverso sta diventando ridicolo, tanto più quando, una volta smascherata l’ipocrisia del discorso, ti senti ribattere (come ultima spiaggia) che “l’Ucraina è piena di corruzione”. Mavà? Davvero? E allora? (Che sarebbe come dire che se una donna è un po’ sporca e magari anche malvestita ci sta pure che venga aggredita e violentata, mica è una signora).
Ecco, a queste persone rispondo che se dopo due anni e mezzo non hanno ancora capito che nessuna contorsione mentale, nessun appello al pacifismo de noantri, nessuna previsione apocalittica da conflitto atomico o pseudo ragionamento da Realpolitik riesce a celare l’apoteosi dell’ipocrisia alla base del ragionamento, devono continuare. Ecco, insistete pure a mostrarci quotidianamente la vostra ipocrisia mentre giustificate l’invasione di un paese e magari ci spiegate pure che “in Russia non si vive poi così male” (ma poi, chi se ne frega, che cavolo di punto è? Se il diritto all'invasione fosse direttamente proporzionale alla qualità della vita, la Svizzera dominerebbe il pianeta) e certo, sì, continuate pure ad accanirvi contro chi è sotto le bombe gridando che si devono arrendere e che sono loro che non vogliono la pace.
Continuate. Fateci vedere chiaramente chi siete perché “noi”, i cosiddetti “guerrafondai”, siamo il vostro specchio.
Difficilmente ho avuto modo in questi quasi due anni e mezzo di guerra di ascoltare un così vomitevole e controfattuale concentrato di propaganda come questo video di @ale_dibattista, strapieno di finti “purtroppo” e di “drammatica realtà sul campo” ed altri ipocriti tentativi di mostrarsi preoccupato per la sorte degli ucraini, ma in realtà intriso di biliosa avversione contro il “blocco occidentale” e di riconoscimento ormai aperto e tronfio dell’imbattibilità della Russia putiniana.
C’è qualcosa di profondamente malvagio, ad esempio, nel sostenere e legittimare la falsa disponibilità di un criminale ricercato in 124 paesi a trattare ed a farlo “come è ovvio” sulla base della realtà sul campo. Così come non può che apparire raccapricciante sostenere che i veri responsabili del disastro ucraino sono “quelli che dicono SLAVA UKRAINI”, quel blocco occidentale che nel mondo parallelo di Di Battista ha “provocato ed alimentato” questa guerra, con lo scopo, dice, riferendosi a USA e Gran Bretagna, di “indebolire l’Europa e soprattutto la Germania”, sfoderando un complottismo geopolitico da far invidia al peggiore dei terrapiattisti. Colpa di chi, aggiunge, ha in questi anni “drogato” Zelensky di armi per fargli credere che avrebbe riconquistato i territori persi. Un termine non certo scelto a caso, ma una esplicita citazione di Travaglio, uno che le parole le usa sempre nel più vile e scorretto dei modi.
E ovviamente c’è spazio anche per i poveri ucraini mandati a morire (senza mai dire da chi vengono uccisi), sull’abbassamento dell’età della leva obbligatoria (“pensate che tragedia”) e sull’offensiva russa su Kharkiv, sempre chiamata col suo nome russo, Kharkov. Ma anche un ossequioso riconoscimento dell’invincibilità di Mosca (“ma veramente pensavano di battere la Russia?”, visto che “non ci è mai riuscito nessuno” da Napoleone in poi), e ancora per la teoria fasulla della “promessa tradita” di non allargamento della NATO.
Sul finale Di Battista cita poi un articolo del @fattoquotidiano, nel quale vengono riportate dichiarazioni del politologo ed economista statunitense Jeffrey Sachs, noto per aver assunto una posizione smaccatamente filo-russa, in cui si fa un lungo elenco delle colpe dell’Occidente e della NATO, responsabili di aver causato quella che, in modo osceno, definisce “guerra preventiva”, avvalorando in tal senso una visione distorta secondo la quale l’Ucraina fosse sul punto di attaccare la Russia e Mosca si sia quindi in realtà solo difesa.
Un quadro distorto, tipico della realtà alternativa che i disinformatori di professione cercano di spacciare come verità assodata ed incontestabile, peraltro arricchito, nel caso di Di Battista, da quel tono assertivo e la gesticolazione che acquisisci naturalmente, quando, come lui, passi anni a difendere ed osannare tutti i peggiori dittatori del mondo.
Il video si conclude con il Che Guevara di Roma Nord che si chiede retoricamente chi, alla luce di tutto questo, abbia realmente alimentato la distruzione dell’Ucraina. A uno come lui che vede il mondo al contrario è sicuramente inutile rispondere quello che per tutti gli altri è più che evidente, e cioè che a distruggere il paese è chi da due anni e mezzo incessantemente lo bombarda.
Prof. Barbero, metodologia della ricerca sociale: bocciato; valutazione etica sulla sua ricerca: bocciato; competenza analitica nella sua ricerca: bocciato. Storia delle dottrine politiche: bocciato.
1) i fatti si giudicano dalle loro conseguenze, non dalle intenzioni ANCHE/1